Archivi categoria: Letture

Paginauno: intervista a Giovanna Cracco

Intervista di Marino Magliani

 

Giovanna Cracco è cofondatrice della casa editrice Paginauno e della rivista “Paginauno”, di cui è anche vice-direttrice; è anche docente del corso di giornalismo d’inchiesta della scuola di scrittura Paginauno

– Paginauno è una nuova sigla editoriale. L’impressione che dà il nome è di una specie di: voltiamo la pagina e ricominciamo a parlare delle cose importanti che sono il narrare.
Ci può raccontare come è nato questo progetto? La figura di Walter Pozzi, docente di scrittura narrativa e di narratore per Tranchida…

Paginauno, in effetti, è una realtà editoriale che quest’anno festeggia il suo quinto compleanno. Nel 2007 è nata infatti la rivista Paginauno, che si occupa di analisi politica, culturale e sociale, e nel 2010 il progetto si è ampliato divenendo anche casa editrice. Il tutto, poi, affonda le radici in una realtà ancora precedente, quella della scuola di scrittura creativa, nata nel 2003 e che dal 2005 ha preso il nome di Paginauno. È lì che ho incontrato Walter, nel 2004. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XXXIII)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI, XXVII, XXVIII, XXIX, XXX, XXXI, XXXII)


VICENZA

Vicenza è una città molto bella, incastonata fra le Prealpi e la collina ricca di invenzioni paesistiche.

Io la conoscevo da quando studiavo a Padova, all’Università; per Mario invece e per le nostre figlie fu un incontro nuovo che destò un comune interesse, non superficiale, di conoscere l’intima essenza dei luoghi e delle cose e l’anima della gente, nel suo globale vissuto, forgiato dalla storia. Dire Vicenza vuol dire Palladio perché in ogni via del centro palazzi case chiese torri ne riecheggiano il nome che risuona nel mondo. Punto di riferimento obbligato per architetti che operano non solo in Europa, ma anche in America e altrove: proposta dell’architettura degli antichi per l’uomo moderno. In ogni via del centro ci si trova davanti ad edifici palladiani di gran mole, ma stupisce che appunto quelle strade siano relativamente strette, mentre la città nel suo impianto segue il tracciato di un accampamento romano situato in pianura, dove lo spazio non mancava per dare respiro a tanta grandiosità, che si può ammirare con godimento solo nei pochi spazi aperti. Incerte vie secondarie invece sono particolarmente attraenti i palazzetti gotici e i loro effetti scenografici vi si scoprono con lieta sorpresa.
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I sapori di un’epoca perduta

di Marco Grassano

Non di rado, scorrendo le pagine di qualche libro, mi tocca di pensare: “Ecco qui una cosa che piacerebbe a Mario Mantelli” (mi riferisco, è ovvio, al nostro autore, non all’omonimo sindaco di Carbonara Scrivia). Si tratta di opere che, pur se non sempre di natura strettamente autobiografica, tendono comunque a un’evocazione, a una ricomposizione quasi alchemica dell’infanzia e dei dettagli che l’hanno caratterizzata, e in più sono scritte in una prosa compatta, come incisa nel marmo, con parole selezionate, soppesate e definitive. Che so io, testi quali Infanzia berlinese di Walter Benjamin, o Istanbul di Orhan Pamuk, o Le botteghe color cannella di Bruno Schultz. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XXXII)

di
Maria Frasson

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SPLENDE IL SOLE SULLE CIME
MENTRE SI FA PRESTO BUIA OGNI VALLE



Libertà, com’era bello il tuo volto!

Dopo il 25 aprile restammo a Scaldasole fino all’autunno, alla riapertura delle scuole. Intanto nella sede provvisoria di Sannazzaro si lavorò tutti, professori e alunni con una gran buona volontà fino alla conclusione degli esami che andarono splendidamente. Io avevo avuto dal Provveditore di Milano la nomina di commissaria straordinaria d’esami che mi fece sentire molto importante e, alla fine, spedita la mia brava relazione superfirmata da tutti i colleghi, mi sembrò anche di essere diventata molto ricca per quella indennità che, senza averla chiesta, mi fu elargita oltre il mio normale stipendio.
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Le 30 canzoni migliori di tutti i tempi

Le 30 canzoni migliori di tutti i tempi

a cura di Loris Pattuelli

Per riscoprire i capisaldi della cultura musicale rock, Rolling Stone ha stilato una classifica speciale, le 500 migliori canzoni di tutti i tempi. Ecco le prime 30.

1. Like a Rolling Stone Bob dylan
2. (I Can’t Get No) Satisfaction The Rolling Stones
3. Imagine John lennon
4. What’s Going On Marvin Gaye
5. Respect Aretha Franklin
6. Good Vibrations The Beach Boys
7. Johnny B. Goode Chuck berry
8. Hey Jude The beatles Continua a leggere

In libreria “Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm”, a cura di Wu Ming 4

Dal sito dell’Associazione Romana Studi Tolkieniani

È in libreria la nuova edizione del testo di J.R.R. Tolkien Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm (Bompiani) a cura di Wu Ming 4. Oltre al testo di Tolkien, emendato da alcuni smaccati errori di traduzione presenti nella precedente edizione (Albero e Foglia, 2000), il libro contiene la traduzione italiana del poema breve La Battaglia di Maldon e un articolo monografico di Tom Shippey, massimo esperto tolkieniano vivente. Qui di seguito l’intervista al curatore (di Roberto Arduini), pubblicata su L’Unità del 21 dicembre 2010. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XXXI)

di
Maria Frasson

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La “santa libertà”


Ma venne la primavera, prorompente di vita e di speranze rinnovate. Tu, Signore, dicesti finalmente: “Basta!” Qualcuno avrebbe potuto commentare che era ora; ma non era quello il momento di scherzare. Quello era un “Basta!” grandiosamente biblico per il tuo popolo che aveva tanto sofferto e tanto pianto. La sentimmo tutti, intuitivamente, quella poderosa voce, dentro di noi. Anche i Tedeschi, avvezzi alla crudeltà, che cominciarono a fuggire.

Con la Signora Esterina perlustravamo i sotterranei del castello sorretto da enormi potentissime volte, dove pensavamo di attrezzare un rifugio nel caso che alla fine si scatenasse la ferocia dei vinti. Come quei fuochi d’artificio che alla fine sparano più forte e più in alto. Eravamo quasi divertite: pensavamo di mettere delle panche, di preparare dei cesti di pane biscottato, dei salami, delle bottiglie di acqua minerale… E intanto i Tedeschi fuggivano, spesso rubando quello che potevano, spesso senza nemmeno averne il tempo, a volte anche perdendo per strada la refurtiva nella fuga precipitosa. A volte la gente li aiutava indicando le strade e regalava loro dei viveri per compassione umana. Erano tutti fuori di casa a guardare, stupiti e felici: come se dapprima stentassero a credere, poi via via acquistavano coscienza della realtà ed esplodeva la gioia. Mario mandò ad avvertirmi un suo giovane aiutante, il quale, entrando, disse a voce alta: “Quando un popolo si desta, Dio si mette alla testa”. Mi perdoni il mio unico lettore se questa gli pare retorica, ma in quel momento sentivamo tutti così.
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«Holy Night (un solstizio notturno)» di Francesco Randazzo

Stava lì ad aspettare
che qualcosa accadesse
Camminava come uno
che cerca ma non sa
ancora che cosa chi
La strada come lama
a tagliare piedi e forze
Il vento un respiro prestato
Montagne di ricordi
Nessun rimpianto
Qualche sogno stanco
Sotto i passi fango
tra le mani polvere
La città insolente
alle spalle nel buio
crescente della statale
Andava spedito avanti
ma sembrava fermo
nell’oscurità intorno
Un camionista strombazzò
evitandolo Sussultò e rise
alzando il dito medio teso
È natale pensò Perché
Nessuna stella particolare
soltanto nebbia densa
E un cartellone rotto
pendeva sulla strada
tutto rosso e dorato
Lo irritò e scese giù
scavalcando il guard-rail
giù in un campo sterposo
Inciampando cadde
e rimase là seduto
a guardare niente
mentre una mucca
silenziosa sul collo
gli alitava calore
All’alba quasi
si ricordò uno smash
di John Newcombe
Un ufo un dinosauro
e quarantaquattro gatti
lo chiamarono per nome
Si alzò e riprese a camminare

La Terra Santa

Maurice Riordan

Padre Burns ci ha lasciato Basil, il suo cucciolo di levriero,

mentre lui è via per il viaggio in Terra Santa.

Basil ha un nome per le gare, lo chiamano Goldfinger.

Crediamo che sia il cane più veloce di tutta Christendom.

Quando corre attorno alla casa il suo naso appare

a un davanzale prima che la coda sia sparita dall’altro,

ma se lo portiamo a Buttevant per l’allenamento

si blocca per via del ronzio che fa la lepre elettrica.

Mia madre non vorrebbe insultare un animale

in cui il prete ha riposto tante speranze,

però quando quello sradica i gigli dall’aiuola

sento che gli dice piccolo bastardo a bassa voce.

Basil continua a sfrecciare intorno a casa nostra

anche adesso che padre Burns è tornato e ha proiettato

le vedute dei luoghi santi su nel solaio degli Smart: mosaici,

e basiliche; il Getsemani, il Monte degli Ulivi.

Poi il minibus risale a nord, attraverso Giudea

e Galilea – verso Cafarnao e Cana,

l’acqua su cui Egli ha camminato e Nazareth,

dove fu Bambino. Anche laggiù c’è una basilica.

Maurice Riordan (da “The Holy Land”, 2007: la traduzione è mia)

Pret(re) à porter di Fabrizio CENTOFANTI

Fino in fondo

Credi che non abbia dubbi? Che non sia angosciato dall’idea che tutto finirà, che questo corpo, come il tuo, sarà corrotto lentamente dal tempo spietato, che l’affetto, i sogni, l’infinita catena della gioia e del dolore, e tutto quanto ci ha tenuti sul filo del rasoio nella tenace speranza di un riposo, ogni risata, ogni pianto, ogni fiato sospeso, siano destinati a spegnersi in un silenzio senza volto, finita la felice e terribile avventura che chiamiamo coscienza? Eppure so, e stamattina l’ho ripetuto a bassa voce mentre il mondo si svegliava pigramente intorno, eppure so che in qualche luogo, in qualche modo, riprenderemo il filo, sorrideremo come allora e ci diremo l’un l’altro: Lo sapevamo, hai visto? Qualcosa, contro tutto, ci prometteva questo, e la vita, anche piangendo e bestemmiando, mantiene le promesse fino in fondo.
(Da Pret(re) à porter)

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“L’invisibile canto del silenzio”

Recensione di Giovanni Agnoloni

L’invisibile canto del silenzio – Parole e immagini nell’Abbazia di Chiaravalle
Foto di Andrea Aschedamini
Testi di Davide Sapienza

(ed. e distrib. EDUCatt – Ente per il Diritto allo Studio Universitario dell’Università Cattolica)

Si dice che le foto siano mute. Io non sono d’accordo. Soprattutto dopo aver letto e visto L’invisibile canto del silenzio, testo poetico di Davide Sapienza che dialoga con le foto di Andrea Aschedamini, aventi ad oggetto vedute e dettagli altamente evocativi dell’Abbazia di Chiaravalle, ai margini di Milano. Continua a leggere

Cimitero di Père Lachaise: Oscar Wilde

di Massimo Sestili

(da qui)

Oscar Wilde 1

Viaggiando, negli anni, gradualmente ho preso l’abitudine di passeggiare lentamente scrutando ogni centimetro dei luoghi visitati. Non si conosce veramente una città se non si va in giro per i suoi quartieri ozieggiando, disponibili ad entusiasmarsi e a farsi rapire dall’immancabile sorpresa. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XXX)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI, XXVII, XXVIII, XXIX)


C’era la guerra e non finiva mai


La situazione si faceva ogni giorno peggiore: mancava tutto e mancavano specialmente le comunicazioni. Le linee ferroviarie erano spesso interrotte, come i ponti e le strade: la buona volontà di soldati e civili cercava di ripristinare la viabilità, ma con scarso successo. Restava qualche autocarro, sopra tutto militare e funzionava quando poteva qualche autocorriera. Io mi trovavo su una di queste un giorno in cui tornavo a Scaldasole da Pavia. Improvvisa frenata del conducente, tutti fuori a nascondersi sotto una grande pianta fronzuta che la Divina Provvidenza aveva piantata proprio lì, a lato della strada, come un grande ombrello per proteggerci. Era passato su di noi, a volo rasente, un aereo, col suo rumore infernale. Non ci vide e il batticuore cessò. Evitammo il pericolo che l’autoveicolo venisse mitragliato e incendiato con il suo carico umano, come era avvenuto pochi giorni prima tra Milano e Pavia. Lo stesso capitò a Mario, che era appena partito da Scaldasole con un automezzo militare mentre portava all’ospedale con urgenza una donna: fu mitragliato ma riuscì a fuggire. Io, che in quel momento ero in chiesa, avevo sentito con indicibile spavento, la scarica di mitragliatrice dell’aereo, che tuttavia si stava allontanando senza essere riuscito a colpire l’obiettivo. Si viveva pericolosamente perché questi episodi erano frequenti dovunque, anche in aperta campagna.
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Editoria low cost, una via d’uscita dal Grande Terrore

di Mauro Baldrati
(da Nazione Indiana)

“I librai prenotano pochissime copie dei libri di narrativa. Non si fidano. Sanno, o qualcuno ha detto loro, che venderanno solo un piccolissimo numero di romanzi italiani, e solo di alcuni autori” scriveva Enrico Piscitelli su Alfabeta 2.

Qualcuno ha detto loro.

Ma non solo ai librai. Quel “qualcuno” è per esempio il distributore, che valuta un autore unicamente dalla pesatura di mercato, senza avere necessariamente letto un solo rigo della sua opera. Anche ai piccoli editori capita di sottoporre un progetto editoriale al loro distributore, per sentirsi rispondere che è destinato al fallimento perché il tale autore “non vende”. Così un’opera che potrebbe essere stata generata da una rispettabile macchina di produzione di immaginario non vedrà la luce perché l’addetto al mercato decide che non possiede una serie di requisiti essenziali per renderla competitiva. Di cosa parli, con quale stile, di quale sfida letteraria sia portatrice non è importante. I requisiti richiesti sono altri. Continua a leggere

Jean Arp, il grande sadico eccezionale

a cura di Loris Pattuelli

la farfalla impagliata diventa una fafarfalla impapagliata la fafarfalla impapagliata diventa una granfafarfalla grandinpapagliata. Davanti alla sua immensa finestra alta quanto quella di una cattedrale, il grande sadico eccezionale vibra come una budella elettrica piena di caucciù di niente. Il grande sadico eccezionale è completamente nudo e strofinato di fosforo, questo lo rende macabro e decorativo. I suoi occhi come la sua lunga femminea capigliatura sono bianchi come aria strigliata. Il suo portamento è fiero e senza pietà come in tutti i veri grandi sadici stilizzati, brevettati, e che hanno diritto a una pensione di stato. Il grande sadico eccezionale disdegna di mangiare il suo tempo profumato nell’erba spenta, di portare i guanti bianchi rosati di coloro che trasportano i loro riscatti in una lettiera di luce tarata. Vibra come una budella elettrica piena di caucciù di niente, ho detto, e lo ripeto e lo ripeterò tante volte quanto sarà necessario. E’ ansioso di continuare il suo penoso lavoro augusto o alfonso come volete chiamarlo. Già i suoi domestici arrivano con coccodrilli, nonne, damerini, aeroplani, mosche eccetera deponendoli di fronte alla grande finestra.
In uno slancio diabolico e remunerato, con un grido gioioso di tirolese defenestratore che danza attorno a un lago di morchia, si precipita sugli oggetti accumulati e li getta dall’alta finestra maestosa. E’ la sua vita gettare dalla finestra tutto ciò che esiste. Piano, piano, piano supplicano gli elefanti intrepidi ma terrorizzati. Il grande sadico eccezionale non si arresta nel suo venerabile slancio. Continua a leggere

“Spaesamento” – Intervista a Giorgio Vasta

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Giorgio Vasta, dopo il grande successo de Il tempo materiale (ed. Minimum Fax) è tornato quest’anno in libreria con Spaesamento (ed. Laterza), una cronaca-reportage in prima persona che è la storia di un ritorno alla sua Palermo, e dell’osservazione dei numerosi e vari tipi umani che popolano il capoluogo siciliano di oggi. Luogo principe di osservazione: la spiaggia di Mondello. Ma non solo. In un quadro d’insieme che in realtà è un’istantanea dello stato mentale ed emotivo dell’Italia dei nostri giorni. Continua a leggere

Valentino G. Colapinto recensisce “1975” su Liberidiscrivere.

di Valentino G. Colapinto.

1975. Nonostante Pasolini, e purché Buzzanca non lo sappia, al liceale piacciono le donne” Franz Krauspenhaar: 120 pp. rilegato, prezzo di copertina €12 [Caratteri Mobili 2010].

Caratteri Mobili è una casa editrice barese appena nata, che ha posto tra i suoi obiettivi quello di pubblicare letteratura sperimentale o comunque non ovvia e di qualità. Una mosca bianca, quindi, nel panorama editoriale pugliese e non solo, cui indirizziamo i nostri migliori auguri per il coraggio dimostrato in tempi di crisi come questa.

“1975” di Franz Krauspenhaar è il titolo che inaugura la collana Molecole, dedicata per l’appunto ad “aggregazioni narrative poliatomiche, legami letterari covalenti, meccanica quantistica della materia scrittoria (…); avendo sempre come punto di partenza la letteratura, far collidere mondi narrativi tra i più disparati, intersecando gli orizzonti del racconto con i multiformi linguaggi dell’arte e dell’espressione umana.”

Franz Krauspenhaar (Milano, 1960) è uno scrittore con molte pubblicazioni alle spalle in dieci anni circa di attività ed è ben noto a chiunque frequenti i blog letterari italiani più importanti. Per anni redattore del lit-blog Nazione Indiana, è stato poi tra i fondatori de La poesia e lo spirito e della neonata rivista letteraria online Torno Giovedì. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XXIX)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI, XXVII, XXVIII)


Audaces fortuna iuvat


che non è sempre vero.

Mario comunque camminava sul filo di un rasoio. I suoi ricoverati non erano molti e generalmente non gravi. Se qualcuno era tale, veniva trasferito nei vari reparti del Policlinico debitamente attrezzati. Alcuni degenti erano partigiani scampati alla cattura, per i quali il medico vietava visite inopportune, altri erano per lo più innocui militi dell’Esercito Repubblichino di Salò, fra i quali tuttavia si annidavano delle spie, o accertate o probabili, secondo il sempre attivo servizio informazioni OI 40. Mario era per tutti il medico che cura il malato.

Al momento del ricovero, venivano tutti invitati a togliersi la divisa e a deporre le armi, con la promessa che sarebbero state loro restituite al momento del congedo. Nell’attesa invece venivano dirottate in uno sgabuzzino segreto nei vasti sotterranei del Policlinico, oppure nelle cantine della nostra parrocchia di S. Francesco. Il vice-parroco era un animoso giovane affiliato alle organizzazioni segrete: Mario lo aveva voluto come cappellano militare per il suo ospedale; l’anziano parroco era al corrente di tutto e consentiva in silenzio. Continua a leggere