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Fermenti

“FERMENTI”
PERIODICO A CARATTERE CULTURALE, INFORMATIVO, D’ATTUALITÀ E COSTUME
n. 236, anno XL, (2011)
e-mail: [email protected] – sito: www.fermenti-editrice.it

Fermenti

L'ultimo numero della rivista "Fermenti"

Sommario

SAGGISTICA
5 “Frequentare la letteratura” (su Giuliano Manacorda, 1919-2010)
di Antonella Calzolari
9 Testimonianza per uno storiografo del Novecento
di Francesco De Nicola
11 I luoghi e gli incontri
di Rodolfo Di Biasio
16 Poesia-valore e Poesia-mercato
di Donato Di Stasi
su Alda Merini
28 Soprascritte
di Marcello Carlino
34 Il libro e la lettura – un inedito di Giorgio Manganelli
a cura di Gualberto Alvino
37 Panorama mimetico
di Francesca Fiorletta
40 Giovanni Fontana e gli attriti dei linguaggi
Massimiliano Borelli
con testi poetici di Giovanni Fontana Continua a leggere

Prove generali di «Horcynus»

Il Licantropo

Valente darrighista (ricordiamo almeno Il folle volo. Lettura di Horcynus Orca, Roma, Ponte Sisto, 2005), Siriana Sgavicchia raduna in un’elegante plaquette a tiratura numerata (Stefano D’Arrigo, Il licantropo e altre prose inedite, Pistoia, Via del vento Edizioni, 2010) quattro prose mai edite in volume (due scene tratte da un’«operetta in un atto», un racconto in forma di lettera, una novella e un frammento diaristico finora sparsi in quotidiani e riviste) risalenti agli anni formativi dello scrittore siciliano (1942-1948), offrendo così un “ritratto dell’artista da giovane” che consente finalmente — parola della studiosa — «non solo di arricchire di spunti l’interpretazione dell’opera maggiore alla luce di nuovi reperti, ma anche di apprezzare, già a partire dalle primissime prove, in porzioni ridotte ma di gusto molto raffinato, il talento di uno scrittore che merita di far parte del canone del Novecento, non solo italiano, e che pur avendo ottenuto l’apprezzamento di illustri critici e di studiosi, anche stranieri (George Steiner è uno di questi), ha in alcuni casi prodotto resistenze e idiosincrasie». Continua a leggere

E sono già via

di Elisabetta Bordieri

Semaforo rosso.

Oggi poi li becco tutti io.

Si insomma non è proprio rosso, è giallo.

Dicono sia la stessa cosa e che ti devi fermare lo stesso.

Allora a che serve il giallo?

Come sempre inchiodo, perchè a questo serve il giallo.

Altrochè a farti rallentare! Regolarmente freni bruscamente per paura delle multe, delle telecamere nascoste sugli alberi e ti pianti sull’asfalto, sperando che quello dietro non ti entri dentro con tutta la famiglia.

Mi fermo.

In testa solo questa maledetta storia, quel maledetto incontro. Continua a leggere

Confutationes (I)

«Il critico vive di seconda mano. Egli scrive su qualcosa. La poesia, il romanzo o il dramma bisogna darglieli; la critica esiste in virtù del genio altrui» (George Steiner, Linguaggio e silenzio, Milano, Garzanti, 2001, p. 15).
Assunto delirante, giacché postula l’assurdo d’un’arte priva di utenti, sganciata dagli ormeggi della fruizione e indifferente agli acidi dell’azione ermeneutica. La quale, viceversa, ne rappresenta la necessaria catalisi, il vero atto di nascita, essendo non solo in grado di rivelarne struttura e segrete ragioni, inafferrabili ai più (non di rado allo stesso autore), ma di tramutarli in edificio di pensiero, stile: ossia in un’opera a sua volta autonoma e originale che, no, non sarebbe sorta senza il suo referente, ma neppure questo avrebbe potuto compiutamente costituirsi, posto che la realtà estetica si determina ? esattamente come avviene in fisica subatomica ? nel momento in cui lo sguardo dell’osservatore si dispiega sulla cosa osservata. È indubbio che l’artista scavi nell’uomo e nel mondo, mentre al critico incombe il dovere d’esaminare esiti e procedure d’esso scavo; ma non è forse altrettanto indiscutibile che anche l’operato dell’artista sia parte integrante del mondo e dell’uomo?

“Oltre la fine dei viaggi”

Recensione di Giovanni Agnoloni

Oltre la fine dei viaggi, di Luigi Marfè (ed. Leo S. Olschki, 2009)

Oltre la fine dei viaggi, opera dello studioso di Letterature Comparate Luigi Marfè (Premessa di Maurizio Bossi, responsabile del Centro Romantico del Gabinetto Vieusseux, e Prefazione di Franco Marenco), è un’opera dai molteplici sapori. Tante quante sono le sfumature del tema del viaggio (e della sua crisi), colte dal punto di vista dei diversi scrittori che l’autore ha presi in esame. Continua a leggere

Luca Mastrantonio – Francesco Bonami – “Irrazionalpopolare” – Einaudi, Torino 2008. Massimiliano Panarari – “L’egemonia sottoculturale. L’ Italia da Gramsci al Gossip”- Einaudi, Torino 2010

di Alfio Squillaci

Ho letto questi due libri durante la mia vacanza di “Natale con crociera sul Nilo”, in una situazione da cinepanettone quindi, tipicamente  “irrazionalpopolare” secondo il neologismo di Mastrantonio/ Bonami. Non essendo né Des Esseintes né Vivant Denon *, né un esteta né un viaggiatore d’eccezione, era ovvio che la mia scelta di uomo-massa fosse condivisa con altri uomini-massa, tutti italiani. Ma se vuoi andare per geroglifici, piramidi e templi non hai altra scelta oggi: il risultato è stato di ritrovarmi felicemente intruppato in una campionatura di connazionali del nord Italia davvero variegata per composizione sociale e reddituale, con il commento live di una sposina veneta dietro me che annotava tutto ciò che le passava sotto gli occhi (dall’annichilente periferia del Cairo all’ultimo geroglifico) con una ciacola sciolta e impressionistica e tutta egoriferita a mondi culturali minimi, perlopiù televisivi, totalmente governata ossia dall’egemonia sottoculturale di cui discute Panarari nel secondo libro. In certi momenti – ricordo l’ultimo giorno a Luxor ed eravamo sulla tolda della nave ancorata all’attracco –, ho visto però la potenza della penetrazione  della subcultura italiana quando una canzone di Laura Pausini, proveniente dall’altoparlante della nave, si fuse, in un  raccapricciante mix culturale, con i  richiami cantilenanti dei muezzin provenienti dall’alto dei numerosi minareti; o allorché, durante l’escursione in un villaggio nubiano, siamo stati assaliti da una torma di mocciosi che ci adescava coi loro manufatti rigorosamente made in China cantando “Quel mazzolin di fiori” (terribile!) e anche al grido ossessivo di “Italia Uno!” – ma ho colto anche un mostruoso “ItaliaUnoCanaleCinqueReteQuattro!”–. E dunque, anche i bimbi niobi irretiti, è proprio  il caso di dirlo, dal palinsesto delle “quattro c”: calcio, cosce, canzoni e cazzate col quale si trastullano i connazionali dalla metà degli anni Settanta? E giunto laggiù attraverso chissà quali percorsi di trasmigrazioni culturali?… Non saprei: avvistate però antenne paraboliche dappertutto al Cairo… Continua a leggere

La vita oscena

di Marilù Oliva

La vita oscena” è l’ultimo romanzo di Aldo Nove, uscito nel 2010 per Einaudi nella collana Stile libero, stessa dei precedenti Puerto Plata Market (1997), Superwoobinda (1998), Amore mio infinito (2000) e La più grande balena morta della Lombardia (2004), Mi chiamo Roberta, ho 40 anni, guadagno 250 euro al mese… (2006).

Bildungsroman inverso che parte dalla fanciullezza e arriva alle soglie dell’età adulta senza comportare una crescita intesa come acquisizione di consapevolezza, questo struggente romanzo è un tracciato tutto interiore che conduce il lettore dall’infanzia alla perdizione del protagonista, perdizione intesa come vita svuotata – la recherche, semmai, potrebbe acquisire valore di significato se questa non portasse ogni volta al non-sense dell’esistenza.

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Tolkien. Schegge di Luce e vibrazioni di pensiero.

Recensione di Giovanni Agnoloni

Ritornare alla luce. Questo potrebbe essere lo slogan per sintetizzare il contenuto di questo mirabile saggio di Verlyn Flieger, Schegge di luce. Logos e linguaggio nel mondo di Tolkien, edito dalla Casa Editrice Marietti 1820 (2007), per la collana “Tolkien e dintorni” diretta da Emmanuele Morandi e Claudio Antonio Testi (che è anche autore della “Presentazione” dell’opera, con cui il volume si apre) (trad. di G. Bencistà e M.R. Benvenuto).

La Flieger, una delle massime studiose di J.R.R. Tolkien a livello mondiale, ci offre la chiave per comprendere il pensiero filosofico che sottende l’intero Legendarium del Professore di Oxford. Una filosofia che fa tutt’uno con la sostanza linguistica dell’opera del creatore della Terra di Mezzo. E che ha alle spalle il pensiero di un altro Inkling, non certo il più noto ma uno di quelli più influenti: il filosofo, poeta e critico Owen Barfield. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XXXV)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI, XXVII, XXVIII, XXIX, XXX, XXXI, XXXII, XXXIII, XXXIV)


IV
PRESTO TRAMONTA IL SOLE SULLE ONDE DEI RICORDI

Mario aveva accettato dalla Curia Vescovile l’incarico di perito-ginecologo nelle cause di annullamento di matrimoni da parte della Sacra Rota, che si discutevano per lo più nelle zone di confine sopra tutto in base a leggi di stati diversi. Vi andava circa una volta al mese, stando lontano di solito per tre o quattro giorni. Andava via volentieri perché gli piaceva molto viaggiare e per variare un poco il suo lavoro consueto. Sempre soddisfatto, come diceva, telefonandomi ogni giorno. Io scherzavo ad ogni partenza: “Sei contento di andare a trovare la bionda o la bruna!” Sorrideva: “Ne ho abbastanza di donne!” In realtà le donne gli correvano dietro: io mostravo di non interessarmene, sopra tutto per orgoglio. Comunque in queste faccende ognuno deve rispondere della propria coscienza.
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“La spiaggia dei cani romantici”

LA SPIAGGIA DEI CANI ROMANTICI

di Marino Magliani

(da qui)

 

 

 

 

 

Alla fine di febbraio a Lincoln finiva anche l’estate. Con la negra i posti dove farci a pezzi si riducevano a due o tre. Negra solo perché era ordinaria, a Lincoln se uno è ordinario è negro anche se è biondo, ma scura di pelle la negra lo era davvero. Per me era semplicemente negrita e la cominciai a chiamare così prima ancora di impalmarla. Questa parola che sentirete parecchio da qui in avanti non significa mica sposarla, da noi si impalma quando a una donna le si conosce il cuoio, e si scende al presepe. Continua a leggere

I custodi del Talismano di Valter Binaghi. Altra recensione

Scopro con piacere che il romanzo di Valter Binaghi, I custodi del talismano (in vendita anche qui), ha trovato finalmente casa editrice (Sottovoce edizioni, 2010).

Ho avuto la fortuna di leggerlo ancora inedito alcuni anni fa e ne ho scritto una scheda/recensione. Credo che sia un romanzo che merita attenzione e (perché no?) buona sorte, perché è un lavoro serio, ben fatto, appassionante da leggere, opera di un bravo artigiano di storie.

  ***

I custodi del talismano ha tema e impianto di romanzo storico, ma in esso la narrazione si eleva a consapevole meditazione sull’aura dell’oggetto simbolico, sul significato del conoscere e sulla difficile trasmissione della cultura (nel senso di sapienza) attraverso gli uomini e i tempi, e del suo intrecciarsi con la Storia. L’autore giostra con perizia attraverso i molti piani di lettura dell’opera, ed è capace di dispiegarli senza appesantire il testo, anzi arricchendo di senso un intreccio narrativo serrato, ben scritto, avvincente, divertente nel senso pieno della parola, a tratti entusiasmante.
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Analfabeti di civiltà

di Tiziano Scarpa

Nel 2004, all’epoca dell’appello contro la richiesta di estradizione di Cesare Battisti dalla Francia, mi sono informato su questo caso che prima conoscevo poco. Ne ho ricavato la convinzione che su un singolo uomo siano state rovesciate addosso le responsabilità dell’intero gruppo terroristico di cui faceva parte. Come tutti sanno, i benefici concessi ai cosiddetti “pentiti” rendevano conveniente accusare gli ex compagni per ottenere sconti di pena. È ciò che ritengo sia accaduto nei processi a carico di Cesare Battisti.

(continua a leggere su Il primo amore)

“Lettera da Roma”

di Luigi Preziosi

da qui

Nella primavera del 1849 il tenente Iacopo Marchetti, volontario nei Bersaglieri lombardi, partecipa con il suo reparto alla difesa della Repubblica Romana. Poco prima dell’alba del 3 giugno, l’esercito francese sferra il suo attacco sul Gianicolo, e la battaglia si protrae per l’intera giornata tra la Porta san Pancrazio e i parchi di alcune ville poste oltre la cinta muraria della città, tra cui Villa Corsini, il Vascello, Villa Valentini, Villa Pamphili. Questa che segue è la parte finale della lettera che il tenente Marchetti scrisse al fratello quella stessa sera. Continua a leggere

Giampaolo De Pietro: inni svaniti e una nota

 

di un pomeriggio fuori dal portone

 

Gli aspetti fioriti appena dopo

come i passi coltivati mentre.

 

Vivi e premi, nulla

che si premediti, qualcosa

di speranza, altro di

fiducia scappatoia

via d’uscita, dentro

un volo di braccia che

il ragazzino prova

per meglio risvegliare

l’aria fitta che imprigiona

madre e padre e il corso grande quasi tutto,

vorrei nient’altro che volare

[…] 

  Continua a leggere

Il Capitano Mario (XXXIV)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX, XX, XXI, XXII, XXIII, XXIV, XXV, XXVI, XXVII, XXVIII, XXIX, XXX, XXXI, XXXII, XXXIII)


I nipoti

Ciascuno di questi bambini ha vissuto nella sua infanzia, in gran parte, nella casa dei nonni, anzi, più che nella casa, in quel grande spazio verde che la circonda. Nessuno di loro, in una qualsiasi delle fasi dell’esistenza, potrà non ritrovare, anche solo per un attimo, il centro profondo di se stesso e della propria vita interiore, nel ricordo del suo tempo primo e dello schiudersi trasognato delle sue prime esperienze legate ad un luogo, a quel luogo, come ad un incantesimo. L’infanzia infatti racchiude in sé un mistero che oserei dire sacro. Il Vangelo lo dimostra, come lo dimostrano anche altre religioni. Non soltanto la mitologia pagana ha descritto Cupido “fanciul nudo con l’arco faretrato”, Amore, il più potente di tutti gli dei a cui tutto il mondo divino e umano è sottomesso, ma anche i più antichi popoli orientali adorano in un fanciullo il piccolo Krishna della religione indù. Continua a leggere

Narrazioni: voce plurale. Conversazione con Alba Donati.


(Vajont)

di Nadia Agustoni

Le storie, come la poesia, non bastano. Bisogna che qualcuno le racconti. Alcune storie si tramandano perché divengano coscienza civile e siano qualcosa di più d’un racconto. Una narrazione è più ampia di un racconto: è il sangue di un paese, un guardarsi e riconoscersi in quelle storie, movimenti, gesti e parole; riconoscersi perché se ne riconosce la gente. Una narrazione ha delle radici. Non può essere inventata, deve avere il genio dei luoghi e del tempo. Deve abitare in noi prima che noi la ascoltiamo. In seguito, l’ascolto e l’attenzione, rafforzano le radici e la voce che narra le cose ci porta alla terra e ai corpi, unisce il passato e il presente, interroga il futuro. Un epos riguarda un popolo, non una semplice famiglia o un solo nucleo di persone, e affiora affidandosi alla materia del caso, alla sua precisione che incastra i tasselli uno ad uno, come nessuna invenzione può fare. Continua a leggere

TI VOGLIO CREDERE, di Elisabetta Bucciarelli

?Immaginate di essere ligi e rispettosi della legge, di credere nei concetti di Giustizia e di Verità (per scelta interiore, ma anche per ragioni professionali), di essere un ispettore di polizia e di trovarvi, in maniera inattesa, coinvolti in un caso di omicidio.
È quello che accade all’ispettore Maria Dolores Vergani – personaggio letterario della scrittrice milanese Elisabetta Bucciarelli – nel romanzo “Ti voglio credere” (Kowalski/Colorado Noir, 2010, pagg. 298, € 15). La Vergani si ritrova, appunto, agli arresti domiciliari. È indagata per omicidio volontario e si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Nei fatti è segregata, rinchiusa tra le pareti domestiche dell’appartamento dei genitori.
Cos’è successo esattamente? La Vergani non ricorda. Sa soltanto che ha accoltellato una donna. Secondo le indagini sembrerebbe sia avvenuto per legittima difesa. Il suo avvocato le consiglia, con insistenza, di assecondare questa tesi. Del resto, lei non è un’assassina. E ha sempre creduto nella giustizia, nella verità, nella legge. E poi quella donna era una poco di buono. Tuttavia, come si sono svolti i fatti, la Vergani non è in grado di dirlo. La sua mente ha rimosso.
Intanto la tragedia personale di Maria Dolores si incrocia con altre vicende: la notizia del suicidio di una giovane dal ponte di viale Forlanini; la comparsa di tre enormi croci piantate nel giardino di una villetta nel quartiere di San Siro (a cui fanno seguito altri casi simili). Il poliziotto Achille Maria Funi, che nel corso della storia verrà nominato a sua volta ispettore, decide di informare la Vergani di questi fatti (nonostante le difficoltà che la donna sta vivendo, o forse proprio per questo; per farla uscire da se stessa, per farla distrarre).
È un ottimo romanzo esistenziale, il nuovo libro della Bucciarelli. Una storia a incastro che indaga sulla crisi della società, sul fanatismo religioso, sulla piaga dell’anoressia e su come – a volte – i concetti di Giustizia e Verità si sfiorino senza arrivare mai a incrociarsi. Un’ulteriore, convincente, prova narrativa di questa regina del noir milanese, che con il precedente romanzo “Io ti perdono” aveva già ricevuto una menzione speciale della giuria al Premio Scerbanenco 2009 e ha vinto il XIII Premio Franco Fedeli.
Massimo Maugeri

(Articolo pubblicato sulla pagina cultura del quotidiano “La Sicilia” del 28.11.2010)

p.s. Elisabetta Bucciarelli, con “Ti voglio credere” (Edizioni Kowalski), ha vinto il Premio ‘Giorgio Scerbanenco 2010-Courmayeur Noir in Festival’ in collaborazione con ‘La Stampa’, per il miglior romanzo noir italiano edito nell’anno

Edwin Drood: il mistero risolto?

Qualche mese fa lanciavo questo appello:

“Leggete questo romanzo, leggetelo e ditemi come finisce… Aiutatemi a risolvere il mistero più intrigante della storia della letteratura.
Il romanzo è stato lasciato incompleto da Dickens per il sopraggiungere della morte, ma la storia è così ben congegnata che quando pensiamo di esserci fatta un’idea della soluzione, subito dopo la scartiamo e ripartiamo…”

La prima risposta è questa che propongo di Giovanna Ciracì. Sarà questa la soluzione? Cosa ne pensano gli altri appassionati di Dickens?

The Mystery of Edwin Drood: l’enigma della letteratura inglese
di Giovanna Ciracì

Introduzione
Nell’aprile del 1870 i più importanti giornali londinesi accoglievano con entusiasmo la pubblicazione del primo numero di un nuovo romanzo a puntate (1) intitolato The Mystery of Edwin Drood e firmato da uno dei geni della letteratura inglese, Charles Dickens. Il romanzo in questione è incentrato, come il titolo lascia supporre, su un mistero: la scomparsa di un ragazzo, Edwin Drood, per l’appunto. Continua a leggere

Animali, creature di Dio

Articolo di Evi Mibelli


Padre Luigi Lorenzetti è considerato, negli ambienti ecclesiali, un assoluto punto di riferimento nel campo della teologia e della dottrina morale. Sacerdote dehoniano, laureato in teologia morale, è stato Presidente dell’Associazione Teologica Italiana per lo studio della morale (Atism) e insegna teologia morale presso lo Studio Teologico S.Antonio di Bologna e all’Istituto Superiore delle Scienze di Trento.
Perchè parlare di lui? Per cosa si distingue dai suoi colleghi di fede? Tra i tanti valori cristiani promossi nel suo operato ecumenico uno, apparentemente ‘secondario’, appare foriero di profonde riflessioni sull’agire dell’uomo e del suo rapporto con Dio: gli animali. Continua a leggere