Archivi categoria: Letture

Nicola Lagioia – “Riportando tutto a casa”- Lettura

Riporto il conciso risvolto di copertina di questo libro per soddisfare i lettori curiosi delle trame. «La città di Bari. Il momento gli anni Ottanta. Il denaro corre veloce per le vene del Paese. I tre adolescenti che si aggirano per le strade di questo libro hanno in corpo una sana rabbia, avvelenata dal benessere e dalla nuova smania dei padri. Si azzuffano e si attraggono come gatti selvatici, facendo di ogni cosa – la musica, le ragazze, le giornate – un contorto esercizio di combattimento. Ma negli angoli dei quartieri periferici li aspetta il lato in ombra di quel tempo che luccica: qualcosa che li costringerà a mettere in discussione le loro famiglie, i loro sentimenti, e perfino se stessi. Ci metteranno vent’anni per venirne a capo»

La storia in una narrazione, come si sa, lungi dall’essere una benevola concessione al lettore è il momento in cui un significato tocca terra. Qual è il significato segreto di questo libro? A me è sembrato Continua a leggere

Cuore comune. Renata Morresi

di Nadia Agustoni

“Cuore comune” peQuod 2010, è il titolo della prima raccolta poetica di Renata Morresi, libro in sei sezioni, che sono una summa del suo lavoro con le parole. Diverso e ampio il respiro di questi testi a segnare una ricerca che mai abbandona una propria coerenza e ha in sé potenzialità tutte da esplorare. Nella nota di copertina Massimo Gezzi sottolinea: “un dettato teso, percussivo, trapunto di versi anche brevi interessati da un disinvolto plurilinguismo, dove spesso uno scarto minimo del significante spalanca voragini di significato”.(1)
Il segno di molta poesia è la pazienza con cui si lavora con le parole, il duro rendere conto del poeta di una realtà che sembra scavalcarlo lasciandolo in una sospensione dove difficile è trovare al loro posto tempo e spazio: “ infine fuori/ comincia chiunque/ tutto era spazio dopo e quando […]”; e subito, entrando nel vivo, toccando il segreto delle immagini “sola tra-/ sparire, vibrare/ di più- / ma appesa alla finestra/ (credo che sappiate come resta appesa al vetro)/.” Continua a leggere

“L’imperfezione” – Un romanzo giovanile di Raul Montanari

Suppongo che il titolo di questo post farà incazzare come una bestia Raul Montanari.
Anzi, no, meglio scrivere farebbe incazzare come una bestia, Raul Montanari. Scrivo farebbe perchè figurati se Raul Montanari si mette a leggere questo post. E comunque ora ho poco tempo per ragionare sui modi verbali, veramente ho sempre meno tempo per fare qualunque cosa: dico, possibile che più si invecchia e meno si ha tempo per tutto? Così scrivo questo post di getto, dopo aver letto di getto questo romanzo giovanile di Raul Montanari preso di corsa ieri sera nella piccola ma agguerrita biblioteca del mio paese (agguerrita perchè la capo bibliotecaria è una mia vecchia amica appassionata di questi scrittori di gialli non gialli alla Raul Montanari e ha piazzato vicino all’ingresso uno scaffale di legno bianco intitolato “Primizie” dove lascia le preziosità che scova chissàdove, tipo questo semisconosciuto romanzo giovanile di Raul Montanari che dovrebbe essere la sua opera prima).
Ammetto che non è corretto parlare di romanzo giovanile a proposito di un autore che è tutt’altro che vecchio Continua a leggere

“Jean-Claude Izzo”, di Stefania Nardini

Riporto qui di seguito il comunicato stampa dell’editore Perdisa relativo alla presentazione del 21 ottobre alle 18,30, alla Libreria Edison di Firenze, del libro Jean-Claude Izzo, di Stefania Nardini, dove, insieme a Luigi Bernardi, interverremo il Prof. Giuseppe Panella e io. Continua a leggere

Homo abulico

Tra le 2900 «Parole da Salvare» dell’italiano della memoria, parole destinate ad un rapido oblio, secondo l’Osservatorio Zanichelli sulla lingua italiana, c’è anche ‘abulico’, un lemma dolcissimo ed insostituibile, la cui paventata scomparsa indica non solo un ennesimo affondo contro la bellezza, fin troppo offesa e sciupata, della lingua ‘dove’l sì suona’, ma anche il congedo da un modo di essere e di concepire il mondo. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XX)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII, XIX)


LA RESISTENZA


Ebbe dunque inizio con l’8 settembre 1943, e fu un fatto nuovo, nato come conflitto ideologico in difesa della libertà e dei diritti della persona umana, quando il popolo si sentì solo nel vuoto e trovò nella Resistenza la sua grande forza morale, attraverso sofferenze mai prima sperimentate nella sua storia. Intanto gli Alleati procedevano sia pur lentamente attraverso la penisola verso il Nord per formare quella linea di sbarramento che si chiamò “linea gotica” contro i Tedeschi che durò – e non avrebbe dovuto durare tanto – quasi due anni. Si estendeva dal Piemonte e dall’Oltrepò pavese (che a noi interessava particolarmente) fino all’Emilia e Romagna e divideva l’Italia in due: lacerante divisione, le cui conseguenze – oltremodo drammatiche – si protrassero negativamente per anni e anni ancora. Forse ne risentiamo anche oggi.

Mussolini, liberato, ma non libero, fondò, per volere di Hitler, quella Repubblica di Salò che contribuì ulteriormente a dividere gli Italiani tra partigiani e fascisti, detti Repubblichini, complici della raccapricciante ferocia con cui i nazisti opprimevano specialmente l’alta Italia. Fantasma tragico e grottesco aleggiante sulle rovine del paese.


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Attraverso la tela. Marco Bellini

di Nadia Agustoni

Leggendo la poesia di Marco Bellini si ha l’impressione che l’impegno che richiede seguirne il dettato sia dovuto ad un “cadere” verticale, un cedere alla profondità della parola. Questa breve raccolta Attraverso la tela Edizioni La Vita Felice 2010, con prefazione di Gabriella Fantato e postfazione di Piero Marelli, si apre con un intenso poemetto “…Della linea” in cui si riflette un dire che partendo dalle cose sembra ricordarci con Hofmannsthal che la profondità è nascosta proprio alla superficie. “Credevo di non poterla accettare/ quella linea tesa, annodata all’orizzonte/ e allora ho chiesto di uscire dal tempo/ […] per avere tutte le età […]”, e non inganni quell’uscire dal tempo perché Marco Bellini non ha tentazioni di fuga dalla storia e dall’epoca, ma piuttosto risponde a un andare oltre, tanto più nei momenti legati al quotidiano e a quella linea tesa iniziale, che se segna un confine, restituisce anche una misura. Continua a leggere

Il noir è morto?

di Marilù Oliva

Al di là delle mode, i generi letterari hanno una conclusione? Se ne può fare un uso ed abuso tale da farli divenire obsoleti o ripetitivi? O si sottopongono a rivisitazioni cicliche? Se così fosse, ad esempio, il fatto che il Cinque e Seicento siano stati i secoli della trattatistica dovrebbe imporre che il genere non venga oggi più trattato, pena il rischio di replica. A tal proposito, onde evitare la ripetitività, di recente è stata sollevata da diversi scrittori l’opportunità di rompere con gli schemi del giallo e del noir. Senza dilungarci sul discorso trito che molti autori o pseudo-autori si occupano di noir per ossequiare una richiesta di mercato, la questione è: il noir è morto o piuttosto si è diffusa in alcuni casi una scrittura morta, banale, in grado di ingrigire qualunque genere? O più in generale: può un genere morire?

(le risposte sono elencate in ordine di arrivo)


Marco Vichi
Credo che i generi letterari – anche riguardo alla loro denominazione – siano soggetti a una variabile importante, cioè l’epoca. Lo stesso genere trattato in epoche storiche diverse dà luogo necessariamente a soluzioni diverse. Oggi il noir si sta smagliando per abbracciare confini più estesi, includendo nel genere romanzi che in altre epoche non sarebbe stati classificati come tali. Succede anche per volontà degli editori, che pensano di poter vendere meglio un romanzo solo perché viene collocato nello scaffale del noir. Detto questo, penso che a lungo andare le mode letterarie rischino di obbedire a elementi stereotipati che influiscono sulla qualità dei romanzi. Per il noir, il giallo, il poliziesco, il rischio è grande: si può cadere nella pericolosa illusione che una bella trama intricata e condita di colpi di scena, studiata a tavolino, diventi senza fallo un bel romanzo. Ma non è così. La bellezza di un romanzo non è nella trama, ma nella scrittura, nello “sguardo” della narrazione. Estremizzando il concetto per farmi capire meglio, i Canti di Leopardi e la Divina Commedia non fondano il loro altissimo valore sulle storie che raccontano o nei concetti che esprimono, ma nella potenza dei versi. Le stesse cose in mano ad altri poeti potrebbero diventare banali e noiose.

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“Non è un paese per vecchie” di Loredana Lipperini

Recensione lunga per un libro che non esito a definire importante. Primo per il tema che affronta. Secondo per le idee che veicola. C’è poi un terzo punto che lo proietta direttamente oltre la categoria dell’importante in quella del gran bel libro, ed è il modo in cui è scritto e concepito, estremamente moderno e vigoroso. Ma andiamo con ordine.

I. Il libro parla della condizione degli anziani e in particolare di quella delle donne anziane – le vecchie – senza eufemismi o vezzeggiativi: sono le vecchie del titolo, escluse tra gli esclusi in una realtà sociale crudele. Perché se è vero che si comincia a essere vecchi quando la società non riconosce più la tua esistenza come persona, è altrettanto vero che per l’uomo ultracinquantenne ci sono ancora molte chance di successo e visibilità, di riconoscimento di vita, più che per la donna della stessa età. Continua a leggere

Antonia Pozzi

di Francesco Pontorno

L’opera complessiva di Antonia Pozzi ha conosciuto una diffusione lenta e frammentaria. Le ricerche recenti stanno portando alla luce una figura prismatica, le cui diverse esperienze possono essere isolate solo andando incontro a semplificazioni e incomprensioni.

Poesia che mi guardi è una ricognizione testuale e visiva di e su Antonia Pozzi, che si presenta letteralmente come uno strumento liminare, propedeutico all’attività di studio, di scoperta, di scavo, che dovrà necessariamente farsi intorno a una figura sacrificata e destinata al catalogo delle rimozioni del Novecento.

Il volume (in cofanetto insieme a un dvd con il film sulla poetessa di Marina Spada) contiene le poesie della Pozzi, l’intero diario, un’importante scelta di lettere, alcuni saggi, e contributi critici di Goffredo Fofi, Eugenio Borgna e altri.

Poesia che mi guardi offre quindi la più ampia raccolta dell’opera della scrittrice amica di Vittorio Sereni e degli intellettuali legati al magistero milanese di Antonio Banfi. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XIX)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI, XII, XIII, XIV, XV, XVI, XVII, XVIII)

I giorni cruciali

Eravamo andati a Mantova, dopo il ritorno di Mario, a salutare i parenti, e anche a Bologna, una delle città più care alla mia giovinezza. E qui ero stata una mattina in giro a ritrovare le bellezze della città, dopo anni, con mia cognata Maria, quando, ritornando a casa, sentimmo annunciare dalla radio: “Gli alleati Anglo-americani sono sbarcati in Sicilia.”

Era il 10 luglio 1943.

Fu un’impressione enorme. Per le strade era come un risveglio, un eccitamento generale. Ci si chiedevano ulteriori notizie, ci si domandava che cosa sarebbe accaduto ora: c’era una vaga speranza sospesa. Era certo un avvenimento straordinario, ma la censura non lasciava trapelare la verità vera e ci rendeva alquanto disorientati. L’operazione militare era stata preparata accuratamente, lo sbarco preceduto da una spettacolare discesa di paracadutisti; imponente il numero delle navi che si accostavano alla spiaggia meridionale della Sicilia e quello delle truppe da sbarco che si trovarono di fronte un nemico in condizioni di evidente inferiorità.
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Latitudini del giallo

Vi segnalo questi interessanti appuntamenti sul giallo in diverse letterature mondiali, curati dal Gabinetto Scientifico Letterario G.P. Visusseux, che si terranno nella Sala Ferri di Palazzo Strozzi (Piazza Strozzi) a Firenze, martedì 5 e martedì 12 ottobre alle 15,30. Allego il programma.

Danilo Mandolini “Radici e rami” Edizioni l’Obliquo,2007, pag.90, euro 11,00.

di Linnio Accorroni

Come in una giocoleria ribalda del riflesso e del rovescio, come in una sfilata circolare dei rimandi e delle reiterazioni, delle allusioni e dei rispecchiamenti: leggere questo “Radici e rami” di Danilo Mandolini, poeta della Marca anconitana, classe 1965, giunto alla sua sesta raccolta, significa sospendere la tradizionale nozione di tempo in progress- passato, presente, futuro- per recuperarne un’altra, caratterizzata da una temporalità speculare ed avvolgente, tramata da recuperi, riprese, riflessi: “ È una pena lunga l’affanno degli anni/ quella che solo si sente e nulla ci spiega,/ quella che altrove compone deliri e certezze;/ che fa gridare ai morti di non essere tali/ e ai vivi di qui, di non voler mai morire” . Ma così avviene anche per la reiterazione di titoli della prima sezione eponima che, a distanza di poche pagine, si replicano, con qualche decisivo scarto linguistico, aprendosi così alla rappresentazione di scenari assai differenti: “Dimorare presente” e “Dimorare Futuro”; “Argine contiguo dell’esistere” e “Argine discosto dell’esistere”. Una piccola gemma spicca, a parer mio, di luce propria in questa giostra di sorprendenti specularità: “ Guardo mio padre guardarmi,/ negli occhi parlarmi. / Guardo mio figlio guardarmi,/ negli occhi ascoltarmi” . Continua a leggere

Franco Repetto: le radici antiche della contemporaneità

Ecco un testo di Marco Grassano sulla mostra di prossima apertura dello scultore Franco Repetto, che dal 30 settembre al 30 ottobre potrà essere visitata presso lo Studio Ghiglione (Palazzo Doria, Piazza San Matteo 6Br), a Genova.

“Franco Repetto: le radici antiche della contemporaneità”

Assai opportunamente Emilia Marasco ha accostato l’intero percorso artistico di Franco Repetto alla tragedia greca. I forti elmi achei della sua precedente produzione richiamano, infatti, molte concitate scene belliche dell’Iliade (il ciclo epico è ormai riconosciuto come origine della successiva fioritura dei “tragici magni” Eschilo, Sofocle ed Euripide), molte drammatiche figure di eroi, ma anche l’episodio umanissimo e tenerissimo del canto VI, nel quale Ettore saluta, con un presagio di morte imminente, il figlioletto (“Si piegò il bambino contro il petto della bella nutrice, gridando impaurito alla vista del padre, atterrito dal bronzo, dal pennacchio dell’elmo che sulla cima vedeva ondeggiare, tremendo; Ettore glorioso si tolse dal capo l’elmo splendente, deponendolo a terra; poi prese tra le braccia il figlio, lo baciò…”). Ugualmente, un richiamo al teatro ellenico arcaico è ravvisabile nelle attuali strutture repettiane in movimento, silenti o sonore, che presentano rimandi a macchine sceniche dell’epoca, quali l’esostra o l’ecciclema. Continua a leggere

Rose Ausländer: Versöhnung

Versöhnung

Wieder ein Morgen
ohne Gespenster
im Tau funkelt der Regenbogen
als Zeichen der Versöhnung

Du darfst dich freuen
über den vollkommenen Bau der Rose
darfst dich im grünen Labyrinth
verlieren und wiederfinden
in klarerer Gestalt

Du darfst ein Mensch sein
arglos

Der Morgentraum erzählt dir
Märchen du darfst
die Dinge neu ordnen
Farben verteilen
und wieder
schön sagen

an diesem Morgen
du Schöpfer und Geschöpf Continua a leggere

La scoperta della Montagna

Articolo di Emerico Giachery

(autore di Voci del tempo ritrovato, che ha da poco ricevuto il Premio “Val di
Comino”
, 35a edizione)

Quanto monotona sarebbe la faccia della terra senza la montagna…
Immanuel Kant

L’autentica, la profonda scoperta della Montagna per me avvenne tardi. Per trascuratezza o pigrizia, o perché assorbito da altri impegni e interessi, non diedi ascolto alle reiterate esortazioni («Ma quando ti decidi a venire in montagna?») dell’amico Federico Tosti. Guida alpina e poeta romanesco della Montagna, da lui misticamente venerata e sempre scritta e pensata con l’iniziale maiuscola, Federico (da me rievocato nel recente volume Abitare poeticamente la Terra), ormai ultracentenario, e sempre riconoscente verso il dono della vita, alcuni anni or sono si avviò all’ultima ascesa verso sperabili altezze non terrestri. Continua a leggere

Luoghi, Lucrezio e Dante.


(Divina Commedia)

Luoghi, Lucrezio e Dante
Di Anna Maria Curci

I luoghi letterari si impongono spesso a chi legge e cerca – le due azioni sono raramente disgiunte – con tratti ancor più vividi di quelli reali. Percorro, in queste notti, un bosco molto particolare. Si trova in contrada Brunelli, contrada “rovèrsa” in Val Leogra (la toponomastica meriterebbe un discorso a parte), al centro del romanzo La valle dell’orco di Umberto Matino. I suoi abitanti, su impulso del ‘nuovo arrivato’, il medico Aldo Manfredini, hanno disseminato il bosco di cartelli di legno, sui quali sono stati incise frasi tratte dal De rerum natura di Lucrezio. Continua a leggere

Ultimo spettacolo prima della notte

Ci incontrammo al bar com’eravamo soliti fare fin dai tempi della scuola. Prendemmo un caffè, io doppio e amaro, lui macchiato freddo. Lo sorseggiammo con calma, il palpito del sole a pulsarci sulle spalle, poi uscimmo e ci accendemmo una sigaretta. Prima io, poi lui.
Cominciava a rinfrescare – era quasi dicembre – ma l’inverno non sembrava aver ancora abboccato alla lenza del calendario. Tirava appena un brivido di vento rinforzato di tanto in tanto dal passaggio d’autobus di linea tristi e musoni come coleotteri affaticati.
«Novembre non mi è mai dispiaciuto» disse lui ad un tratto. «Tutto si svuota. È sempre la stessa città, ci abita lo stesso numero di persone. Eppure sembra che non c’è più nessuno. È un mese buono per Continua a leggere

Il volto quasi umano, di Paolo Valesio

di Gianmaria Annovi

L’ultimo libro di versi di Paolo Valesio, Il volto quasi umano (Bologna, Lombar Key 2009), che raccoglie oltre duecento poesie scritte, con poche eccezioni, tra il 2003 e il 2005, si presenta come un oggetto particolarmente complesso, a partire dal suo titolo. Il “quasi” posto in maniera provocatoria prima dell’aggettivo “umano”, infatti, crea uno spazio di sospensione, una soglia d’arresto per il lettore, che si ritrova di fronte a un nome reso indecidibile. L’avverbio colloca il “volto” che Valesio ci invita a guardare a un passo prima e a un passo dopo dell’umano, tra quello che ancora non ha saputo (o potuto) diventare umano e la dimensione del divino. Tra il sub e l’ultra. Tra il troppo e il non ancora abbastanza. Tra la bassezza della terra e l’irraggiungibilità del cielo. Che questo spazio di sospensione – spazio, dunque, d’interrogazione sulla natura dell’uomo e sulla propria umanità – sia lo spazio del tipo di parola poetica che Valesio ha deciso di abitare lo mostra anche uno dei testi più belli della raccolta:

Per El Greco

Qualcheduno mi ha chiesto nella notte:

Qual è il quadro più bello

che tu abbia mai veduto?”

E senza esitazione io ho risposto:

El entierro del conde de Orgaz”,

perché non ho mai visto più vicini

quelli del cielo e quelli della terra.

[La sepoltura del Conte di Orgaz] Continua a leggere

Ganesh Del Vescovo: l’attimo e l’Eterno

Articolo e intervista di Giovanni Agnoloni

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Con la chitarra ho sempre avuto un rapporto tormentato. Il mio professore di Musica, alle medie, mi disse che avevo talento e che mi avrebbe giovato prendere lezioni private. Lo feci. Imparai. Ma c’era una cosa che mi dava noia. Tutto quell’insieme di regole in una pratica che, a mio avviso, era principalmente una questione d’intuito. Però proseguii per tre anni e feci significativi progressi. Poi l’abbandonai, una volta iniziato il massacrante liceo classico. L’avrei ripresa solo all’inizio dell’università, quando la portai avanti praticamente da autodidatta. Continua a leggere