Se è vero ciò che Christian Boltanski, uno dei più importanti artisti della scena contemporanea, afferma nell’intervista apparsa recentemente su “Le monde”, si può senz’altro dire che ormai anche l’ultimo esiguo diaframma che ab aeterno ha separato Arte e Vita è caduto definitivamente. Boltanski ha deciso una svolta che non prevede ripensamenti: lavora per “ dare realtà alle finzioni, alle parabole”. Due progetti, soprattutto: il primo consiste nel creare “una biblioteca di cuori dislocata in un’isola del mare del Giappone. Migliaia di battiti registrati. Si saprà il nome, la data, il luogo”. Del resto, già la sua installazione intitolata “Le coeur”(2004) era basata sull’amplificazione del rumore del proprio battito cardiaco, accompagnato dalla fioca luce di una lampadina che pulsava allo stesso ritmo. Il battito cardiaco: la più sintetica e scarna espressione dell’io, dell’istinto vitale, il ritorno al sé più intimo e più profondo; il battito del cuore come punto di tangenza tra tutti gli esseri, la mutua sincronizzazione tra l’artista e il resto dell’umanità. Ma è il secondo progetto, che viene anticipato in questa intervista, quello che più ‘scandalizza’. Un progetto che ha la misura aurea di un apologo: Boltanski afferma di aver conosciuto un uomo ricchissimo che vive in Tasmania. Una ricchezza conseguita grazie alla sua prodigiosa abilità nel calcolo mentale che gli ha permesso di ‘sbancare’ casinò in tutto il mondo e di esserne, per questo, interdetto. Continua a leggere
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L’epoca geniale
di Bruno Schulz
Ci avviciniamo ora a gran passi, nel nostro racconto, a quell’epoca meravigliosa e catastrofica che nella nostra biografia porta il nome di epoca geniale.
Invano negheremmo che fin d’ora sentiamo quella stretta al cuore, quella dolce inquietudine, quel sacro timore che precede i momenti estremi. Ben presto ci mancheranno nella tavolozza i colori e nell’animo la luce per apporre i più alti accenti, sottolineare i più luminosi e ormai trascendentali contorni di questo quadro.
Che è ormai quest’epoca geniale e quando fu?
Qui siamo costretti a divenire per un istante totalmente esoterici, come il signor Bosco di Milano, e a ridurre la voce a un penetrante bisbiglio. Dobbiamo punteggiare i nostri argomenti con sorrisi ambigui e, come una presa di sale, frantumare sulla punta delle dita la delicata materia delle cose imponderabili. Non è colpa nostra se a volte avremo l’aspetto di quei venditori di tessuti invisibili che mostrano con gesti ricercati la loro merce fasulla.
Quest’epoca geniale, dunque ci fu o non ci fu? Difficile rispondere. E sì, e no. Ci sono infatti cose che completamente, fino in fondo, non possono accadere. Sono troppo grandi per rientrare in un avvenimento, e troppo magnifiche. Tentano soltanto di accadere, tastano il fondo della realtà per sapere se le sostiene. E subito si ritraggono temendo di perdere la propria integrità in una realizzazione difettosa.
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Concorso: Poesia e natura nel parco a Campigna
Il Centro Culturale “L’ortica” di Forlì, con il Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi M.te Falterona-Campigna, organizza la 19ª edizione 2009 di “Poesia e natura nel Parco” (per la salvaguardia della natura attraverso la mediazione della creatività artistica e letteraria per il rispetto di un ambiente a misura d’uomo). Il tema proposto è: “… E dall’irsuto bronco esce la rosa” (da “Il Fiore” di Giovanni Pascoli). Il significato può essere adattato secondo le leggi dell’autoriciclo della natura: la Terra non s’arrende alla violenza dell’Uomo!….
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“Entierro” di Daniela RAIMONDI

Tra mito e tragedia moderna, Entierro è la storia in forma poematica di un infanticidio. A raccontarla, in prima persona, è la rea del delitto, una giovane donna vittima di uno stupro – uno dei tanti consumati in ogni tempo e luogo. Il poema procede per scene, digressioni e flashback in un alternarsi di ricordi e stati d’animo che rompono la linearità diacronica della vicenda: dall’innocenza al delirio, dalla follia al pentimento, dal dolore all’accusa, in un flusso ininterrotto di coscienza. Vi è il ripudio della carne, della vita cresciutale dentro, suo malgrado; e, per contro, l’istinto di madre tradito, nella forma di un lacerante pentimento. L’interiorità monologante s’alterna con immagini vivide e metafore efficaci, dentro una scrittura capace di fondere bellezza e forza introspettiva. (gn)
*
Un giorno ho visto una bambina
in riva la mare.
Aveva gambe nude.
il vento muoveva i suoi capelli
e fra le mani
portava gabbie vuote.
Era felice.
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La contentezza non è mai quando possediamo qualcosa – La lezione di Jiddu Krishnamurti.

Non si finirà mai di meravigliarsi del dono di saggezza e di spirito contenuti nell’avventura umana di Jiddu Krishnamurti, una delle più grandi anime che hanno attraversato il Novecento.
Il pensiero di Krishnamurti è sempre una risorsa, specialmente in questi tempi di grande confusione, di spaesamento totale, di perdita di riferimenti. Krishnamurti insisteva molto su questo, nei suoi scritti, nei celebri incontri con le moltitudini che venivano a trovarlo, nelle sue scuole, in Svizzera, in Inghilterra, a Brockwood Park, a Ojai, in California. Continua a leggere
“Harry, rivisto”
Mark Sarvas,“Harry, rivisto”, Adelphi, 2009,pag. 310, euro 19,00.
Sia gloria a tutti gli Harry Rent, pochi o tanti che siano, ma che rendono migliore e più gradevole questo mondo. Sia gloria a quelli che, dopo la lettura di questo romanzo, tenteranno di somigliare a Harry Rent; Harry Genio nostro degli Sprovveduti e Dio degli Incapaci, Harry indimenticabile macchietta che fa dell’errore il suo infallibile Sistema e della défaillance la sua Regola aurea.
Sia gloria a tutti gli Harry Rent dispersi e confusi nell’Harrylandia, Maestri dell’Imperizia e Imperatori della Goffaggine, che non temono confronti quando si tratta di centrare sempre il bersaglio sbagliato, incapaci di assolvere le cure più banali della prassi quotidiana ( aprire una bottiglia, scegliere un libro, masturbarsi, mangiare un toast), outsiders derisi e vilipesi, disinvolti nello sbrigare cerimonie e sofismi quanto un elefante in una cristalleria. Sia gloria a tutti gli Harry Rent che usano la propria disarmante bêtise come un grimaldello capace di mutare ogni avversità in favore e di trasformare, con altrettanta efficacia, la Fortuna in sciagura. Sia gloria a tutti gli Harry Rent che fanno della propria inadeguatezza il sale della vita, sia gloria alla loro stupefacente cialtroneria che li rende inabili a fabbricare persino la bugia più elementare. Continua a leggere
Come riconoscere lo scrittore che vale
di Martino Pellegrino
Una differenza tra lo scrittore di vaglia e uno da poco sta in questo: che il primo riesce a rendere nobile anche un argomento vituperoso; il secondo rende vituperoso anche il più nobile.
Esempio: in un recente romanzo, un padre sveglia suo figlio, un ragazzino orfano di madre, con parole talmente volgari che ti viene voglia di chiudere il libro e, come si suol dire, gettarlo ai porci.
Va da sé che evito di citarlo per non fargli pubblicità, anche perché mi troverei costretto a usare parolacce se non bestemmie qualunque pagina sfogliassi.
Opportunamente il professor Torchio (Carlo Luigi, altro collaboratore del settimanale La Guida, ndr) riportava tempo fa la denuncia di Foscolo: “A forza di voler diventare spregiudicati… gli uomini vanno diventando indifferenti a tutto: e la indifferenza confina con la cattiveria”. Continua a leggere
Vere emozioni nel cuore degli animali
Gli animali provano emozioni esattamente come noi, afferma l’etologo Marc Bekoff.
Essere felici come un’allodola o matti come una lepre marzolina non sono dei detti stupidi, perche’ gli animali provano emozioni esattamente come noi. Se non bastasse l’evidenza della vita quotidiana accanto a cani e gatti, la “conferma scientifica” viene anche dal prof. Marc Bekoff, un etologo dell’Universita’ del Colorado. Bekoff afferma che gli animali sono degli esseri emotivi ed empatici, che possono provare gioia, felicita’, tristezza, paura, dolore, risentimento e gelosia. Continua a leggere
La dimensione religiosa nel vissuto della sofferenza psichica
di don Giovanni Moletta
(Don Giovanni Moletta, sacerdote, docente, teologo e moralista, è stato un animatore della vita religiosa e intellettuale di Vicenza e del Veneto. Io lo conobbi come docente di filosofia ed ebbi occasione di frequentarlo brevemente. Mancato nel gennaio 2006, desidero ricordarlo attraverso il rigore e la passione intellettuale con cui affrontava i temi del vissuto e della sofferenza. Queste sono alcune note impiegate nei suoi corsi e conferenze.)
La sofferenza poco o tanto, prima o dopo bussa alle porte della vostra vita ed ha sempre un riflesso psichico, in quanto influisce sulla nostra psiche e spirito.
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La tigre
– Guilherme Marcondes & Trattoria, William Blake, Renata Morresi & un pizzico di Dino Campana
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=6LsMoUtBlDk]
Tigre! Tigre! Bruci bestia,
nella notte, nella foresta,
quale occhio disumano
fu capace di forgiare
la tua simmetria fatale?
In che cieli o abissi persi
s’infocarono i tuoi occhi?
Su che ali osò aspirare?
E che mano osò attizzarti?
E che spalla, che sapere
torse i tendini del cuore?
Quando il cuore si è contratto
quale piede spaventoso,
quale spaventoso braccio?
“Deragliate”: un invito alla scrittura per aprire lo sguardo
Una sera Isabella (Moroni) propone a Monica (Mazzitelli) di scrivere un racconto a quattro mani per un concorso, a tema libero. Monica accetta, le propone un tema che le sta a cuore, che ha visto un po’ troppo spesso per strada, ultimamente: donne homeless, deragliate, sole, forse pazze, reiette dal mondo. Isabella sorride: è un tema su cui ha fatto già molto lavoro, è perfetto per lei! Il concorso salta, ma non la voglia di scrivere questa cosa: ognuna butta giù un racconto che esce qui su “La poesia e lo spirito”, di cui sono entrambe redattrici. Il titolo è “Deragliate”, e viene pubblicato con l’invito a contribuire, ognuno con la sua sensibilità e la sua esperienza. Due note appaiono in risposta al primo, una di Laura Costantini e l’altro di Alexandra Zambà, e altri commenti partecipati arrivano in coda al secondo
.
Qualcuno parla di buonismo, di sensibilità da due soldi, per sentirsi più giusti e più buoni. Non è sempre sbagliato fare queste affermazioni, spesso si fa finta di partecipare, ma non c’è il cuore. In questo caso però c’è un tentativo diverso, non solo speculativo, e per questo si aggiunge anche Gaja (Cenciarelli) al discorso: diffondere, aprire, allargare il pensiero a queste donne deragliate. Non perché gli uomini non meritino la nostra attenzione, ma perché quella solitudine femminile è più debole, più vulnerabile, più scabrosa, e non fa che aumentare. Le donne sui marciapiedi sono sempre di più e la loro età diminuisce: questo ci DEVE preoccupare.
Quello che facciamo invitando chi vuole a partecipare con un proprio contributo di sensibilità e/o esperienza è portare l’accento su questo fenomeno, augurandoci che parlarne ci faccia portare lì l’attenzione, serva ad abbattere qualche muro di ostilità, farci vedere la cosa con occhi diversi.
Raccontateci le vostre storie, e il primo ottobre le pubblicheremo tutte in un unico post qui su La poesia e lo spirito e sui nostri blog, perché ora è estate, ma poi arriverà il freddo, soprattutto per loro.
Mandate i vostri contributi al contact form che trovate su www.monicamazzitelli.net grazie!
Angelo D’Arrigo: “In volo senza confini”
Articolo di Alberto Pezzini
Durante una conferenza agli allievi dell’Istituto aeronautico, il giorno prima di incontrare la sua morte, Angelo D’Arrigo diceva:” Il volo è poesia. Dall’alto il mondo è diverso”. Il 26 marzo del 2006, il giorno dopo, scompariva in cielo. In un cielo siciliano, a bordo di un piccolo velivolo da turismo. Lascia la moglie ed i figli. Laura Mancuso scrive così il libro che non avrebbe mai e poi mai voluto scrivere, In volo senza confini – Corbaccio 2009 – pagg. 179, euro 16,60. Continua a leggere
Non avete il profilo giusto
Alessandro Zaccuri su “Rumeni” di Anna L.B.
Inquietante bellezza: la Milano rumena di Lamberti-Bocconi
di Alessando Zaccuri (“Avvenire”, 25 luglio 2009)
«Romanzo di storie », promette il sottotitolo, e probabilmente non c’è miglior definizione possibile per una narrazione che porta inscritto dentro di sé il punto di vista della poesia. Fin dall’inizio degli anni Novanta Anna Lamberti-Bocconi si è imposta come una delle voci più libere e interessanti della nostra letteratura in versi, elaborando una bibliografia personalissima, di cui la raccolta poetica (si pensi all’esordio nel 1994 con Sale rosso) è soltanto un elemento, sia pure il più caratteristico e determinante. Continua a leggere
GIALLO IN SICILIA

Pubblico il pezzo di apertura del numero di maggio-giugno 2009 del bimestrale siciliano “Illustrazione siracusana”. Il pezzo è dedicato al “giallo in Sicilia” ed è firmato da Roberto Mistretta.
Massimo Maugeri
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GIALLO IN SICILIA
di Roberto Mistretta
Nella tradizione delle arti letterarie, è stato scritto che la Sicilia per qualità di produzione dei suoi autori, rappresenta in Italia ciò che la letteratura russa esprime a livello mondiale.
Su tale solco si incuneano anche le nobili origini del giallo in Sicilia e, senza citare Sciascia che fa caso a sé, basti ricordare che l’isola ha dato i natali a maestri del genere, come Ezio D’Errico (Agrigento 1892), definito il Simenon italiano, col suo commissario Emilio Richard, capo della Seconda Brigata Mobile della Surêté di Parigi; a Franco Enna, pseudonimo di Franco Cannarozzo, che inventò negli anni Cinquanta il commissario Federico Sartori, siciliano nostalgico, e, per restare in tempi più recenti, ad Enzo Russo, nativo di Mazzarino (vive a Monza), che negli anni Settanta pubblicò “Il caso Montecristo”, un giallo di costume che lo fece conoscere in Italia ed all’estero e, sulla scia di quel successo letterario, seguirono “La tana degli ermellini” e “I martedì del diavolo”. Continua a leggere
Nel labirinto dell’esperienza. Alcune note a un libro di Linnio Accorroni
di Andrea Sartori
I. Per quale verso? Le cronache, le interviste e le letture raccolte in volume da Linnio Accorroni – 69 posizioni, Cattedrale, Ancona 2009 – vanno prese per il verso giusto: il lettore si trova qui a vivere l’esperienza dell’adulto che deve avvicinare, con delicatezza e ferma disposizione all’apertura, un cosiddetto ragazzo “difficile”, inquieto e tuttavia bisognoso d’esprimersi, ritrovatosi senza una guida di cui aver fiducia, e risucchiato nell’«oscillazione continua fra ricerca della solitudine e desiderio degli altri». L’atteggiamento giusto da assumere è quello che si coglie dalla recensione a La città dei ragazzi di Eraldo Affinati, stringente testimonianza dell’«urgenza comunicativa» di tanti giovani stranieri, che ancor oggi vivono negli spazi di una singolare «comunità-utopia-falansterio», sorta a Roma nel secondo dopoguerra per iniziativa d’un sacerdote irlandese. Guai ad anteporre, all’incontro con le pagine di Accorroni, il «furore pedagogico-didascalico» sfoggiato secondo il nostro da Roberto Cotroneo allorché ha preso congedo dalla «sulfurea verve» con cui, sotto lo pseudonimo di Mamurio Lancillotto, scriveva sul Domenicale del Sole24Ore; guai ad anteporre l’attesa scontata di un esito edificante, come in fondo accade in alcuni maldestri romanzi dedicati a tematiche scolastiche, che non fanno che ripetere gli stereotipi e i luoghi comuni di questo contesto dell’esperienza (il riferimento di Accorroni va a Scusi, prof: ho sbagliato romanzo, di Alessandro Banda). Continua a leggere
Così può rinascere la fede perduta.
E’ davvero una iniziativa encomiabile quella del Corriere della Sera che, come forse molti di voi sanno, ha deciso questa estate di dedicare una intera pagina del suo giornale – l’ultima domenica del mese al Cardinale Carlo Maria Martini, che risponde alle domande dei lettori sulle questioni più varie della fede.
Martini è, mi sembra, una delle anime più grandi in circolazione, oltre che un uomo di notevole erudizione.
Le sue parole non sono mai vane, i suoi pensieri sono sempre lucidi, vanno lucidamente e puntualmente al fondo delle nostre questioni terrene e di quelle ultra-terrene, che spesso sono molto legate, anche se non ce ne accorgiamo.
Martini, in risposta ad una delle lettere dell’ultima domenica, scrive a proposito della questione della fede e delle sue difficoltà. In molti scrivono al Cardinale per chiedere come si fa a far rinascere (o nascere) una fede perduta.
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condamnesia maudite coll’age
… Condamnesìa, coeternità. Plurima e scissa, la scrittura di Giovanni Campi gioca e si tempra anonima – e insieme rivendica, abbraccia tutti, proprio tutti i nomi. Come in un racconto apocrifo di Borges, l’autoritratto chiede ad ogni specchio infiniti i volti del reame, e tutte le proiezioni della propria [in]coscienza. Volteggiante e arcigno, devoto e spergiuro, radicato e in fuga – questo racconto si racconta e si rinnega, si cancella proprio mentre si dice, quasi funzionasse da inchiostro “simpatico”. A noi ripassarlo, leggerlo per riviverlo; e solo allora di nuova luce farlo rinascere, riamarlo al buio: come Amore sempre fa e farà con Psiche. O nell’amore invisibile, etereo][eternato d’un puro angelo di farina.
Nina Maroccolo Continua a leggere
I morti
di Billy Collins
[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=iuTNdHadwbk]
I morti stanno sempre a guardarci da lassù, si dice,
quando infiliamo le scarpe o facciamo uno spuntino
ci guardano dal fondo trasparente delle loro barche in cielo
mentre remano se stessi lentamente attraverso l’eternità.
Osservano le teste muoversi lì sotto sulla terra
e quando ci sdraiamo su di un campo o sul divano
storditi forse dal ronzare di un pomeriggio afoso
concludono che anche noi guardiamo loro
per questo tirano sù i remi e rimangono in silenzio
aspettano, come genitori, che noi chiudiamo gli occhi.
Gettysburg e dintorni: un viaggio tra Lincoln e Tolkien
Testo di Giovanni Agnoloni
Foto e video Giovanni Agnoloni e Agnieszka Moroz

Da www.alibionline.it (dove sono disponibili altri video, degli stessi autori, relativi alle conferenze citate nell’articolo e alla città di Gettysburg)
L’America come un sostrato, un livello di base cui via via si sono aggiunti altri piani, coprendoli ma non sotterrandoli. Durante il viaggio in autobus da New York abbiamo visto grattacieli e motel, tralicci anneriti dalla ruggine sopra la ferrovia e campi aperti e spelacchiati. Abbiamo toccato Philadelphia, città della Costituzione, e dato un’occhiata alla sua Chinatown, vicina alla stazione Greyhound. Infine siamo approdati a Harrisburg, capitale della Pennsylvania, e il nostro amico, il Prof. Steven White della Mount St. Mary’s University, è venuto a prenderci. Abbracci, battute in italiano e una chiacchierata sulle nostre ricerche mangiando uno spuntino in un diner. Poi il tratto di strada fino a Gettysburg. Iniziamo a parlare delle conferenze sui miei studi su J.R.R. Tolkien, a cui sono stato invitato da lui e dalla moglie, che lavora nella Biblioteca del campus di Mont Alto della Penn State University. Continua a leggere

