Archivi categoria: Letture

“Il fuoco dei passati soli”, di Marco Grassano

(Prefazione di Marco Grassano al libro di Dino Molinari “Il luogo il nome”, in uscita a dicembre con sei disegni di Enrico Colombotto Rosso e dieci incisioni di Pietrino Villa)

I nomi sono parole, certo. E il nome – la parola – che cuce saldamente fra loro queste pagine è senz’altro Fruges, nominativo e accusativo plurale di frux-frugis (frutto, messe, raccolto, produzione…). Parola eminentemente virgiliana, ma consona al Virgilio “mite” delle Georgiche. Ricorre infatti, variamente declinata, quattro volte nelle Bucoliche e nell’Eneide, e ben tredici nel poema dei campi. Continua a leggere

La piccola editoria italiana, o del coma

di: Guido Tedoldi

Dopo la visita alla 19ª edizione di «Parole nel tempo», piccoli editori in mostra al Castello di Belgioioso (PV)

La piccola editoria italiana sta morendo. O magari stanno morendo soltanto i piccoli editori che da 19 anni hanno fatto di Belgioioso un appuntamento fisso di fine estate – e che per questa edizione hanno scelto di non esserci. Alcuni di loro, probabilmente, erano a Torino per i «Portici di carta», altra fiera della piccola editoria programmata negli stessi giorni, sabato 26 e domenica 27 settembre. Se hai un’azienda formata da poche persone e con un magazzino minimo, o sei di qua o sei di là. Sta di fatto che qua c’erano visibilmente parecchi stand in meno rispetto al passato.
Quest’anno, però, a Belgioioso è mancato anche il pubblico. Io ho assistito in prima persona a una decina di «Parole nel tempo» e ricordo edizioni (anche quella dell’anno scorso, 2008) in cui il pubblico era tanto che non c’era verso di spostarsi con efficacia tra i vari stand e le varie stanze del castello. Ci si pestava i piedi, ci si doveva contorcere tra braccia/gambe/teste per vedere bene un libro o anche leggere un certo titolo potenzialmente interessante. E non c’era verso di scegliere un orario migliore di un altro (tipo: vado la domenica all’ora di pranzo così i primi visitatori se ne sono già andati e gli ultimi verranno dopo mangiato) perché c’era sempre pieno. Continua a leggere

Mendelsohn vs.D’Orrico

mendelsohnPer conoscere lo stato delle ‘magnifiche sorti e progressive’ in cui versa una parte della nostra critica, consiglio di recuperare e leggere la pagina della Cultura del Corriere della Sera di martedì 23 settembre. 6 colonne 6 firmate da Antonio D’Orrico, uno dei più noti giornalisti del quotidiano di via Solforino. L’articolo si occupava dei motivi per cui editori, più o meno celebri, avevano rifiutato la stampa di opere diventate poi, imprevedibilmente, autentici bestseller. Vexata quaestio, certamente. Continua a leggere

Febbre da recital

Carestini

Nel mondo della musica classica è riemersa la febbre da recital.

Possibilmente tematico.

Dai fasti dei dischi tematici degli anni Sessanta (che resero famosi cantanti come Fritz Wunderlich o Rita Streich) si è tornati ad un’operazione similare. Con un tocco di glamour. Per una ragione di fondo: i costi troppo alti per registrare in studio un’opera lirica.

Sembra un paradosso, ma da pochi anni le major internazionali hanno praticamente dismesso la produzione in studio di opere complete, preferendo ricorrere alle registrazioni dal vivo, possibilmente in coproduzione con i network radiofonici. Qualche anno fa, la EMI registrò in studio a Londra il “Tristan und Isolde” di Wagner con Placido Domingo e l’orchestra del Covent Garden: eppure l’investimento fu possibile per merito della donazione di un mecenate. Durante l’estate del 2008, invece, ha annunciato il “Die Presse”, è stata messa in produzione una nuova registrazione del “Ring des Nibelungen” di Wagner, direttamente dal festival di Bayreuth, destinata per la pubblicazione su cd. Ovviamente con lo zampino della Radio Bavarese, da molti anni partner di quasi tutte le etichette discografiche, e solo da pochi mesi messasi in proprio con una propria etichetta, pronta ad attingere dal suo incredibile archivio. Continua a leggere

La gioia del Cielo e della Terra.

match point 2Una mia amica mi ha detto oggi, guardandomi negli occhi: “ sai, io non riesco, non sono mai riuscita a fare sesso con qualcuno, senza sentirmi innamorata. “

E’ una frase banale, un luogo comune (fra l’altro sempre meno condiviso) . Eppure, come ogni ovvietà apre sprofondi di riflessioni possibili. In giorni di lotte ed odio, di battaglie e muri, di disperazioni e dispersioni, anche una semplice frase può riconvertire ad un senso vitale autentico.

Perché, nonostante un mondo che sembra tendere – per inerzia – alla direzione opposta (consuma più che puoi, consuma, disperdi, consuma, utilizza, TUTTO, consuma anche rapporti, come se fossero kleenex), una persona sente dentro questa verità così inestricabile da sé – “non voglio, non posso fare l’amore con una persona di cui io non sia innamorata” ?

Sembrano passati millenni da quando Montaigne scriveva: “il matrimonio è un legame religioso e devoto; perciò il piacere che ne traiamo dovrebbe essere un piacere limitato, serio, e in qualche misura anche severo. Dovrebbe essere una voluttà prudente e coscienziosa. “ Continua a leggere

Camminando camminando. In ricordo di Luciano Morandini. Di Maurizio Mattiuzza

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(Luciano Morandini)

E’ un settembre di lutti per la poesia.
E’ morto Luciano Morandini, una delle personalità che più hanno dato alla cultura friulana (e non solo) nelle ultime decine di anni, ma soprattutto un uomo di grandissimo spessore, un esempio. Ci piace ricordarlo con grande affetto anche qu
i.

Camminando Camminando. In ricordo di Luciano Morandini.
Di Maurizio Mattiuzza

Alla domanda “come va” mi rispondeva sempre “si resist” trasmettendomi così, col suo linguaggio asciutto, quella passione e quell’impegno civile che sono stati una delle coordinate più forti della sua vita. L’inganno del tempo che scorre, tranello per tanti poeti, Luciano Morandini l’ha evitato in questo modo, resistendo e vivendo con forza lucida il suo cammino di uomo inserito ogni giorno nella storia. Un sentiero che ha percorso senza paura, intessendo la ricerca personale e politica con il filo spesso di una scrittura ora dolce ora severa, ma sempre capace di una lirica alta e attuale. Una poesia che Morandini, proprio come Saba, ha voluto soprattutto onesta. Aveva passato tante esperienze Luciano, scrivendo, fondando riviste e partecipando a stagioni memorabili della cultura italiana. Mi parlava dei suoi incontri con Pasolini, di Biagio Marin e dei poeti dell’allora Jugoslavia coi quali aveva avuto in quei tempi, pioniere assoluto, scambi profondi. In quei discorsi, tra quei ricordi, però non ho mai sentito nostalgia o arcadia, ma stimolo e voglia di confronto. Parlarne era per lui, io credo, soprattutto un’ occasione per marcare una differenza e dare forma a un suo disagio, ad una certa preoccupazione per i tempi odierni, così chiassosi e superficiali. Luciano non ci lascia lezioni, non lo avrebbe voluto. Il suo lascito è un esempio, un’attitudine che spinge a cercare giustizia e dare amore scrivendo poesia autentica. Continua a leggere

“Fuga dal sistema” – Luciano Pagano (a David F. Wallace)

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12 settembre 2048. Questa mattina, nel suo appartamento di New York, all’età di 86 anni, si è spento lo scrittore americano David Foster Wallace. Lo scrittore soffriva da diverso tempo di un male incurabile, dovuto ai postumi di un incidente domestico. Wallace era conosciuto presso il grande pubblico per le opere pubblicate a ridosso del passaggio tra il secolo scorso e questo presente. La moglie ha continuato ad accudirlo fino dal giorno in cui, quaranta anni fa, Wallace subì l’incidente che lo immobilizzò su un letto. David Foster Wallace cadde da una scala battendo la testa. Il ritardo dei soccorsi – lo scrittore era solo, la moglie giunse sul luogo due ore dopo l’accaduto – pregiudicò la sua situazione impedendo l’irreparabile. Continua a leggere

La componenda

Benché il personaggio del commissario Montalbano non mi abbia mai  appassionato più di tanto, ho sempre apprezzato il Maestro siciliano che l’ha inventato. So che lui sa che cos’è la letteratura, altro che, se lo sa; molti suoi libri ce lo dimostrano. So anche che egli è in possesso, come pochi, di quelle doti rabdomantiche dello scrittore che sa farsi leggere. Stendhal nel suo brogliaccio autobiografico del Broulard tracciava con una punta  di china la “route de l’art de se faire lire” accanto alla “route de la folie”: perché, in effetti, è da matti   scrivere credendo  di sapere, o anche solo desiderare,  farsi leggere. Camilleri è un matto di questo tipo, un matto cui è riuscito di congiungere  le due vie stendhaliane. E visto il successo che ha avuto il suo leggibilissimo Montalbano (che sub specie televisiva segue tranquillamente, senza turbare nessuno, lo stupefacente TG1 minzoliniano, zeppo  di stratosferica componenda), qualche volta si è lamentato del successo (o della “folle” leggibilità?) di Montalbano, ricordando che lui è anche uno scrittore impegnato, non solo uno scrittore gastronomico: è dopotutto o soprattutto lo scrittore de La bolla di componenda! Continua a leggere

1+1+1+1…

fay2Nell’era digitale e pixeloforme di Facebook tutto appare fluido e semplice: con nonchalance cliccando su di un tasto si concedono amicizie e si elargiscono condivisioni che avranno la stessa (in)consistenza puramente virtuale della fotina o dei link che rubiamo da youtube a corredare il nostro profilo.

L’esperienza fondante dell’incontro autentico con l’Altro ( cioè, quello che Lévinas chiamava il nostro “sostituto”)- un’esperienza di carattere puramente sensuale ( nel senso che implica l’utilizzo necessario dei cinque sensi)- si riduce così ad essere una pratica surrogatoria o incidentale. In alcuni casi addirittura temuta: che cosa accadrebbe infatti alla nostra vita se l’amico di facebook si materializzasse davvero? Ecco così che quei lemmi –amicizia-condivisione- , di per sé tanto eticamente alti, servono talvolta ad oscurare la profonda solitudine di esistenze che si accontentano di dare-richiedere amicizia limitandosi a sbirciarne gli aggiornamenti nell’altrui profilo. Profilo: qui il termine è assai azzeccato, vista la superficialità di un contatto che è intrinsecamente inautentico, ridotto com’è quasi sempre ad un approccio meramente visuale ed unidimensionale. Il riscontro fisico con il nostro prossimo, il felice- o tragico- intersecarsi della nostra esistenza con quella altrui si arresta così sul confine di una collocazione del tutto fantasmatica e virtuale. Continua a leggere

“Feisbuuc”: un bilancio

Intervista di Giovanni Agnoloni

Abbiamo già parlato di Feisbuuc di Lorenzo Pezzato (v. qui e qui).
Oggi, a libro uscito e con il suo blog ormai consolidato in rete, ecco una breve intervista all’autore.

– Prima di tutto, una domanda sullo “stato dei lavori”: che riscontri stai avendo, circa il tuo progetto letterario? Il libro “Feisbuuc” incuriosisce come il fenomeno internettiano della storia sui blog pubblicata a puntate su un blog?

Il progetto Feisbuuc sta andando molto bene, e ne sono parecchio soddisfatto.
Da un certo punto di vista, la conclusione del progetto è stata la pubblicazione e la vendita nelle librerie, fatto che ha dimostrato inequivocabilmente che anche la letteratura ha trovato una sua nuova collocazione sul web, che da oggi può essere genitore di un romanzo cartaceo.
Feisbuuc è la prova che la rete continua a proporre nuovi modi per interpretare vecchi sistemi (oltre a generarne di assolutamente nuovi), come quello dell’editoria. Oggi un romanzo può prima avere un pubblico (nel web) e poi un editore. Continua a leggere

“Minimal Hotel” e “Subliminal Autogrill”, di Isabella Borghese (Microlit, Edizioni 18:30)

minimaldi Gaja Cenciarelli

A Isabella Borghese mi ha sempre unito l’immenso amore nei confronti della scrittura. È una di quelle caratteristiche che, per quanto mi riguarda, costituisce il terreno su cui edificare l’amicizia, la comprensione, lo scambio di opinioni, un sano confronto sulla letteratura.

Isabella ha di recente pubblicato – per i tipi delle Edizioni 18:30Minimal Hotel e Subliminal Autogrill. Si tratta di due gioiellini di sedici pagine ciascuno nei quali l’autrice ha dimostrato di avere idee, uno stile assolutamente personale (quando si trova la propra voce letteraria si è già a metà dell’opera: certo, il percorso è lungo, a tratti doloroso, sicuramente complicato), una rara abilità nel connotare gli spazi e i personaggi con espressioni brevi e precise.

Le stanze che vanno dalla 65 alla 68, con l’aggiunta finale della “Suite Diamante” del Minimal Hotel resituiscono l’atmosfera asfittica di un luogo che non dà speranze. Sedici pagine di un albergo in cui nessuno è davvero estraneo agli altri.
«Non esistono bugie, è tutto relativo, basta entrare nel Minimal Hotel».
«Puoi essere chi vuoi, nel Minimal Hotel». Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.17:Nicoletta Santini, “La Mummiona e altre storie. Le avventure della gatta Panino Panino”

santini2Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

 

di Giuseppe Panella

 

Nicoletta Santini, La Mummiona e altre storie. Le avventure della gatta Panino Panino, con i disegni dell’autrice, Civitavecchia (RM), Prospettivs Editrice, 2009

E’ curioso e un po’ strano scrivere intorno a un libro destinato ai bambini perché forse a farlo meglio di un adulto potrebbero essere proprio loro che ne sono i più legittimi destinatari. Probabilmente un libro come questo viene letto e compreso meglio dai ragazzini che dai suoi fruitori più grandi. O forse no? Forse no in questo caso…

I disegni che arricchiscono e chiariscono il testo sono certamente la sua dimensione più bella: ariosa, libera, un po’ folle, un po’ ardita, decisamente surreale. E i disegni (almeno credo) possono capirli tutti e sono destinati a tutti. Anche agli adulti.

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Davide Sapienza – “Flathead Valley: il viaggio non ha mai fine”

Articolo di Davide Sapienza, pubblicato sul numero di settembre di GQ

(testo introduttivo di Giovanni Agnoloni)

Davide Sapienza, scrittore ed esploratore – oltre che grande esperto di musica , ci offre qui, in un articolo pubblicato su GQ, una descrizione carica di fascino su una zona pressoché inesplorata del Canada, la Flathead Valley. Non è solo un reportage di viaggio: è un interrogativo sul senso profondo del rapporto tra uomo e natura.

La bellezza di un viaggio può nascere in sogno. Perché costruire un viaggio è come partorire un desiderio. Un’elaborazione della vita mentre la vivi. Parafrasando John Lennon, “un viaggio è ciò che ti succede mentre fai i tuoi piani.” E ciò che ti succede, se hai sempre sete di visione, è che puoi facilmente smentire chi sentenzia che non esiste più niente da scoprire. Ogni uomo nasce libero – di scoprire e di farsi scoprire. Ogni uomo nasce e inizia un viaggio che decide di percorrere nella sua ideale geografia, un sogno spesso fatto da bambino. Le Terre Lontane esistono nella mente esattamente come nella morfologia del Pianeta. Continua a leggere

Luigi Socci Freddo da Palco Edizioni d’IF

freddo-thumbBisogna sentirlo, bisogna ascoltarlo Luigi Socci. Bisogna, almeno per una volta, ascoltarlo mentre modula i suoi versi in cui senso e suono si incrociano quietamente, gustare le sue pause ad armonizzare sillabe e rime, parole e metro, perdonargli magari l’incespicare su paronomasie o scambi vocalici e consonantici che, al netto di ogni cascame patetico/poetico, portano ad enjambements spiazzanti, a clausole stranianti che lasciano interdetti, sorpresi. Anche un po’ scossi, quasi infastiditi. Continua a leggere

Gridare

Ricardo Menéndez Salmón, Gridare, pp.176, € 14, Marcos y Marcos, Traduzione di Claudia Tarolo

Esiste, evidentemente, una tensione emotiva che in certi casi non può fare a meno di andare a braccetto con l’ammirazione, accompagnandone passi e movenze durante l’intera strada che ha deciso di percorrere al suo fianco. È pur vero che la si intravede appena: le sue squame opache non riflettono nemmeno una frazione minima del lucore che anima il manto della compagna, insomma nessuno se ne accorge – tanto meno il malcapitato che la sta calzando come un frack invisibile – perché lei, innominabile e rabbiosa clandestina, se ne sta in disparte, covando in segreto il rancore che le è proprio, insomma che è proprio dell’invidia, perché è di lei, della sua tragica insubordinazione che stiamo parlando, ossia dell’abilità con cui riesce a insinuarsi anche (soprattutto) nello sguardo esterrefatto di chi si è appena trovato al cospetto di una piccola, portentosa meraviglia.
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AFO – Avanguardie Futuro Oscuro

Articolo di Giovanni Agnoloni

Un’antologia è un po’ come un CD. Spesso ci trovi un paio di pezzi buoni, e il resto ‘fa volume’. Poi ci sono quei casi fortunati in cui praticamente ogni canzone riesce a trasmetterti delle emozioni, a ‘connetterti’ con qualcosa di più ampio. E magari ce ne sono tre o quattro decisamente speciali.

È il caso di AFO – Avanguardie Futuro Oscuro, raccolta di racconti curata da Sandro Battisti ed edita da EDS (Edizioni Diversa Sintonia) (€ 13,00). Continua a leggere

Il guardiano dei paesi

non riesco più a stare nel mio paese nuovo
e neppure in quello vecchio e grezzo.
io vivo nella frana che sta in mezzo.

lo so ho un’ anima scomposta, a vederla da vicino sembra un paese terremotato. ma non è di me che voglio parlare in queste righe, voglio parlare di un’idea dell’italia, l’italia che cerco ogni giorno è annidata nei paesi più sperduti, l’italia che resiste dove c’è poca gente, dove ci sono alberi, erbacce, cardi, l’italia che vive ancora solo dove è più dimessa, l’italia che non crede alla pagliacciata del progresso, l’italia dei cani randagi, dei vecchi seduti sulle scale, delle case di pietra incollate in lunghe file che si attorcigliano. questa italia vive ancora solo nel sud interno ma non ovunque. ci vuole che non ci sia città, che non ci sia pianura, ci vuole che non ci sia l’industria o l’industria delll’agricoltura, ci vuole che non ci siano uffici e grandi scuole e strade dritte e mari e serre e nani nei giardini. l’italia che amo ha più di ottant’anni e rughe non lisciate, è una tribù di reumi e bastoni, è ugualmente lontana dall’europa calvinista e dall’africa animista, è una terra di magie arrangiate, di cimiteri sempre ampliati, di piazze livide e rancorose. io voglio frugare tutta la vita in questa italia fino a quando scompare, voglio restare tutta la vita dentro i suoi paesi rotti e malandati. sono un guardiano della più solitaria disperazione. io sono vivo nei paesi invernali quando passa un funerale, sono vivo quando nevica e nei giorni più ventosi, nelle case dove i ragni fanno i nidi nelle damigiane, nei bar degli scapoli. sono vivo ad aquilonia, a roscigno, a conza, ad apice.

Omaggio a Mallarmé

di Antonio Sparzani

Stéphane Mallarmé

Stéphane Mallarmé

À la fenêtre recélant
le santal vieux qui se dédore
de sa viole étincelant
jadis avec flûte ou mandore,

est la Sainte pâle, étalant
le livre vieux qui se déplie
du Magnificat ruisselant
jadis selon vêpre et complie:

a ce vitrage d’ostensoir
que frôle une harpe par l’Ange
formée avec son vol du soir
pour la délicate phalange

du doigt que, sans le vieux santal
ni le vieux livre elle balance
sur le plumage instrumental,
musicienne du silence.

Questa poesia di Mallarmé intitolata Sainte era stata inizialmente scritta come poesia d’occasione nel 1865, Continua a leggere

“Serial writer” – Elisabetta Liguori

lecter26

La notte è più difficile, lo saprà di certo anche lei.
La notte nel silenzio ci sono volte che non la controllo: la parola monta, monta, monta, e poi tracima. Di notte se dormissi sarebbe meglio, è chiaro, ma il problema è che la bionda della volta scorsa non ha capito nulla di tutta la faccenda. Certo che no, si fidi, per questo ha fatto quella gran cagnara da circo, ché se fosse stata zitta un solo momento ad ascoltare, non saremmo qui, né io, né lei.
In verità capiscono di rado. Continua a leggere