Archivi categoria: Letture

Antonella Anedda ‘la vita dei dettagli’ Donzelli, 2009

aneddaAntonella Anedda

No detail is too small- Elizabeth Bishop

Mettere da parte la vita per poche ore almeno: apprestarsi a scomporre e connettere, a liberare e divagare.

Libro di rapimenti e di attese, di frammenti e di varchi, di abbagli e rinvenimenti, di enigmi e tremori, di solitudini e meditazioni, di schegge e fantasmi, di arbìtrï e silenzi, di pietra e sabbia, di seta e feltro, di legno e d’acqua. Continua a leggere

IL BUON ÀUGURE CELEBRA L’AUGURIO COL BUON WHISKY

a cura di antonio sparzani
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Il 30 giugno 1953 Carlo Emilio Gadda e Giuseppe Ungaretti partirono da Genova sulla motonave Augustus, per recarsi a Barcellona, e di lì a Salamanca la cui Università li aveva invitati per un periodo di 20 giorni. Scrive Giulio Cattaneo (Il gran lombardo, Garzanti, Milano 1973, p. 40): «fu un viaggio di cui tutti e due si ricordarono sempre volentieri […] Girarono un po’ dappertutto; Gadda si arrangiava con lo spagnolo e Ungaretti parlava il portoghese come Paganel fra i patagoni, lasciando interdetti tassinari e camerieri alle sue domande concitate. Al Prado Gadda non poté vedere Rubens perché trascinato via da Ungaretti che urlava raddoppiando la erre: “È barrocco! È barrocco!” Gadda commentava l’episodio con un certo rammarico: “Erano dei bei chilometri di ciccia!” Quanto a Ungaretti, era rimasto sbalordito dalla quantità di piatti che l’altro si faceva servire: “Mangiava dodici uova!” E insisteva sulla tavolozza delle uova ammannite con una sontuosa, coloritissima varietà di salse, ogni volta aumentandone il numero: “Mangiava diciotto uova!” ».

Questo il ricordo che ci lascia Gadda in La Fiera letteraria, a. VIII, n.2 (1 novembre 1953), p. 4, poi pubblicato in C.E.G. Il tempo e le opere, Adelphi, Milano 1982, pp. 209-10 e in Opere di Carlo Emilio Gadda, a c. di Dante Isella (come il precedente), vol.III, I, Saggi, giornali, favole, Garzanti, Milano 1991, pp. 1078-79.

IL BUON ÀUGURE CELEBRA L’AUGURIO COL BUON WHISKY

Viaggiatore e osservatore imperterrito, quello che non conosce fatica e non si concede riposo: pregiatore e cercatore, d’altronde, degli agi legittimi e dei conforti indispensabili a riparare la fatica: buongustaio all’assaggio delle buone immagini senza premeditati schiocchi di lingua, nel praticare ogni attenta ricerca, investigazione, esplorazione, analisi. Continua a leggere

Bolle di sapone

Ho comprato le bolle di sapone. Voglio dire, il necessario per farle. Le bolle non si possono comprare, non hanno prezzo.

Ho in mano il piccolo contenitore di plastica. Svitando il tappo scopro la breve asta di plastica che termina con il cerchio magico, ma prima si piega in un altro piccolissimo cerchietto. E’ da qui, da questi tondi perfetti, che nasceranno le bolle. Nel contenitore il liquido, leggermente schiumoso, ha il profumo del mirtillo.

Per anni da bambina mi sono chiesta quale fosse la formula segreta che dava vita a un simile incanto, e quale mago fosse stato così geniale da inventarla. Se poi qualcuno, con crudeltà, mi diceva che si trattava solo di sapone non ci credevo, quasi scoppiavo a piangere, ferita nel sogno. Continua a leggere

Domande e risposte

basta-che-funzioni1Esclusa – quantomeno per ragioni dialettiche – una propensione alla schizofrenia culturale e/o intellettuale, mi chiedo quali altre ragioni ci possano essere per provare piacere, puro piacere della mente e dello spirito, nello stesso giorno, nelle stesse ore, da opere che più diverse non si può, le quali, per una ragione che ora sto per dire, hanno una parentela stretta. Sto parlando di Whatever works (Basta che funzioni) di Woody Allen e di Gilead di Marilynne Robinson.

Il film di Woody Allen mette in scena un vecchio trombone (non tanto vecchio) ateista, disilluso, cinico e ironico (e discretamente miracolato dal destino che lo salva da un paio di tentativi di suicidio e soprattutto gli regala l’incontro con una deliziosa ragazza, molto più giovane di lui che lo ama al punto da sposarlo). Il libro della Robinson (vincitore del Premio Pulitzer di qualche anno fa, un libro a mio parere discontinuo, molto classico, ma denso, specie nella straordinaria parte centrale, di consolanti e poetiche considerazioni sulla fede che rincuorano e fanno riflettere) ha come protagonista un anziano pastore protestante che, malato e ormai prossimo a morire, scrive un diario che lascerà come testamento esistenziale al figlio di sette anni (avuto in età molto avanzata da una giovane donna – dunque in entrambe le storie  c’è una coppia dalla grande differenza di età. Questa è una seconda coincidenza, non la vera sostanza della parentela di cui dicevo sopra).

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Macellai

Da ‘Piovono rane’ di Alessandro GilioliimagesCACHAWSW un pezzo di Piergiorgio Paterlini

Ma cosa state dicendo tutti? Ma cosa c’entra la privacy? Ma chi se ne frega se Marrazzo era o non era al Family day? Se la vita privata di un uomo pubblico sia o no pubblica? Ma di cosa state, di cosa stiamo parlando? Cosa c’entra se Berlusconi ha portato lui a Porta a Porta la propria vita familiare e Marrazzo no? Chi se ne frega se Marrazzo è (era) solo Presidente della Regione Lazio e Berlusconi Presidente del Consiglio?

E davvero l’unico problema di cui si può parlare per restare nel politicamente corretto è se Berlusconi o Marrazzo siano ricattabili, e il resto niente, non c’è nient’altro, tutte queste storie si riducono a questo?

Ma siete, siamo pazzi?

Ma lo sapete come vivono i transessuali? Lo sapete chi sono? Come sono “percepiti” dal senso comune?

Qualcuno si mette dal loro punto di vista, almeno quando è davvero impossibile dimenticarli?

A qualcuno importa qualcosa? Continua a leggere

La forza della cultura

di Pasquale Giannino

Amo scrivere. Può essere un buon metodo per colmare il vuoto di lunghi pomeriggi. D’altra parte, se non ti importa nulla del calcio e detesti le interminabili code automobilistiche della domenica, riempire d’inchiostro qualche foglio bianco può essere un buon rimedio contro la noia del fine settimana. Ma è un’arma a doppio taglio: in apparenza ti offre un’occasione di svago, distraendoti per un attimo dai tanti fastidi quotidiani. In realtà, dopo qualche ora di onirica spensieratezza, riaffiorano alla mente pensieri sempre più cupi. E iniziano a balenarti mille dubbi sulla vita e sul mondo e pensi che se fossi andato allo stadio a urlare con gli altri tifosi ti sentiresti molto più sereno. Tuttavia, a un certo momento inizi a prendere coscienza della tua capacità di riflessione e ne assapori il gusto, sperando che un giorno potrai far sentire la tua voce sui problemi che angustiano il tuo tempo. Non ho mai apprezzato la letteratura d’evasione: è roba per adolescenti, nulla di più. Al contrario, sono rimasto sempre affascinato da quegli scrittori che riescono a scrutare il mondo e comprendere, molto prima degli altri, le grandi trasformazioni epocali. Continua a leggere

argo

argo__prima_di_copertina__al_vivoFare una rivista letteraria oggi significa gettarsi in un’impresa senz’altro temeraria ed azzardata, schiacciata fra due pietre di paragone che vengono continuamente evocate ( ed ogni tanto anche a sproposito): da una parte il confronto con la nobilissima tradizione italiana delle riviste letterarie d’antan e dall’altra il profluvio di pubblicazioni che, indipendentemente dalla loro oggettiva qualità, si caratterizzano per un’ esistenza di breve durata e spesso anche tribolata. La rivista di esplorazione «Argo», che compie 16 anni, è invece pubblicazione senz’altro non effimera e ‘resistente’; superate le difficoltà ed i patimenti tipici dell’età adolescenziale, dimostra con ogni suo numero di essere una delle realtà più interessanti e degne di attenzione della scena letteraria.
Ho intervistato il direttore responsabile della rivista, Valerio Cuccaroni. Continua a leggere

Tra realtà e fantasia: intervista a Giovanni Agnoloni

Pubblichiamo qui l’intervista a Giovanni Agnoloni realizzata da Paolo Marzola e pubblicata sul suo blog, e in seguito su quello di Agnoloni. Glorfindel è l”alias’ tolkieniano di Paolo, mentre Kosmos è quello connettivista di Giovanni.

L’intervista verte sulle ricerche tolkieniane e di letteratura comparata di Agnoloni, oltre che, più in genere, sul suo rapporto con la letteratura e la scrittura. Viene dedicata particolare attenzione alle tematiche attinenti al movimento fantascientifico connettivista e al fantastico in genere (ma non solo). Continua a leggere

Che figura! L’accumulazione

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Perchè parlare di figure retoriche? e perchè proprio dell’accumulazione?
Provo a rispondere partendo au contraire, dall’opposto dell’accumulazione: la sottrazione.
“Un buon scrittore non deve mai spiegare..” diceva Ennio Flaiano.
E’ opinione diffusa e condivisa che il lavoro dello scrittore debba essere di sottrazione. Il non detto ha fascino, ed è efficace, a condizione che quello che si omette sia conosciuto e dominato dall’autore. Altrimenti ciò che è fuori dal testo resta anche fuori dalla comprensione del lettore.
Fior di scrittori hanno raggiunto grandiosi risultati utilizzando le figure retoriche che rientrano nel gruppo della sottrazione. Tanto per gradire, un piccolo esempio, tratto dal romanzo d’esordio di Davide Longo, Un mattino a Irgalem: Continua a leggere

Giacu Cayenna, il Papillon del Monviso

Articolo di Massimo Novelli
(già pubblicato su “La Domenica” di Repubblica del 2 agosto 2009)
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OSTANA (Cuneo)

Tutti lo conoscevano come “Giacu Cayenna”. Il soprannome se l’era guadagnato quando, nel novembre del 1933, i suoi compaesani di Ostana, un piccolo borgo arroccato sotto il Monviso, a pochi chilometri dalle sorgenti del Po, l’avevano visto ricomparire dopo un lungo soggiorno all’inferno, da cui era riuscito a fuggire. La discesa agli inferi di Giacomo Bernardi, questo il suo vero nome, era cominciata il 22 febbraio del 1930. Continua a leggere

Vivalascuola. La pelle giusta. Bambini. Di Paola Tabet

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(Foto di gruppo)

Questa puntata di vivalascuola è curata da Nadia Agustoni, che ringrazio per questo contributo prezioso e molto istruttivo. Intanto la scuola si prepara allo sciopero del 23 ottobre contro i tagli all’istruzione.

Premessa. Il razzismo si è appreso e si può disimparare
di Nadia Agustoni

Nel 1997 per Einaudi uscì La pelle giusta (1) di Paola Tabet. Il libro è il risultato di una ricerca fatta nelle scuole elementari e medie di tutto il territorio italiano “sul pensiero razzista tra i ragazzi” (2). Il documento che ne è risultato ci ha edotti su una mentalità che, a dodici anni di distanza, molti italiani/e, adulti e ragazzi, palesano senza vergogna. Le leggi sulla “sicurezza” hanno alle spalle un contesto di paura e ignoranza che l’antropologa Paola Tabet riuscì a indicare già allora Continua a leggere

i giocatori di scacchi

I giocatori di scacchi se ne stanno fermi per ore

 

Chiedevo a un ragazzino di guardare gli alberi

Ma non avevo mai guardato fin dentro di  noi

Mercoledì guardavo i satelliti impazzire

E il giorno dopo di nuovo a lavorare

Senza nemmeno trasalire

Per qualche regola biologica

Rido dallo stesso posto da dove poi piango

Cadono milioni di foglie

E il tragitto è sempre dall’alto in basso

Le foglie non ritornano

Svaniscono come gli anni piccoli

E solo qualche volta in maniera occasionale

Gli occhi percorrono la stessa distanza

In cerca di qualcosa di cui non vergognarsi.

Ivan Crico, Premio Biagio Marin 2009

rothko yellow red blue

Uiàrs el mar

(Verso il mare)

Dopo se tirèua sù riènt la muràja
de la zità in tòl gniènt liziér de l’aria
tiènera de maj – l’arzent atòr dei aulìu
impizà – e com chèla pièra inzalida
ficiàda in tòl mur chèlis tòue
paràulis de drènto mai fauelàdis.
Se zièua uiàrs el mar. Clar el claméua
de lontam, im fond del troz blank,
la nauàda luèngia dei àrboi im flor.
L’àga duta la impegnèua chèl tièmp.
(poesia in tergestino) Continua a leggere

La guerra dei miliziani nelle favelas di Rio

Marcelo FreixoÈ un lottatore, ti guarda fisso negli occhi e ti rendi conto che sa benissimo come combattere ogni giorno violenze, intimidazioni, pestaggi, uccisioni: «Le mafie sono un problema mondiale», dice Marcelo Freixo, poco più che quarantenne deputato dello Stato di Rio de Janeiro, da anni difensore dei poveri nelle favelas della metropoli brasiliana. Freixo, dal 2008 presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla diffusione delle «milicias» – i gruppi criminali paramilitari che controllano e spadroneggiano in vaste aree della città – vive sotto scorta. Nel maggio di quest’anno è stato scoperto un piano per assassinare lui e un suo collaboratore, per loro Amnesty International ha chiesto un’urgente azione internazionale.

Il suo viaggio nei parlamenti europei (Spagna, Germania, Francia, Olanda) e per la prima volta in Italia, dove pochi giorni fa ha parlato alla commissione Esteri della Camera (a Torino è ospite di Cinemambiente) è dunque l’occasione per una forte denuncia, ma anche un modo per alleggerire almeno per qualche ora l’enorme tensione provocata dai risultati della sua inchiesta: Continua a leggere

“Epitaffi” – Bianca Madeccia

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EPITAFFI

Scrittrice di epitaffi sulle lapidi dei cimiteri
donna del disincanto
raccolgo pene di cuore e amoreggiamenti
in questo mondo ricoperto di polvere

E sono così brava
che ho un camposanto tutto mio
E’ una gioia a primavera
potare le roselline bianche e sfrondare la verbena

Dei fiori che colsi ne faccio corone
Di quelli che non colsi
poesie che poggio sulle lapidi

In ogni angolo della mia anima
c’è una lapide ad un Dio differente

(EPITAFFI: testo e video di Bianca Madeccia. Voce recitante: Irene Ester Leo. Testo pubblicato in “Stagioni”, 2008, edizioni Lietocolle).

Deragliate 5

Ultimo appuntamento con “Deragliate”: questo pezzo di Carmine Vitale pur essendo leggermente fuori tema ha preso in pieno la dolente femminile tonalità emotiva che sottende e ispira questo ciclo di racconti. Grazie per un contributo così speciale.

Litoranea di Carmine Vitale

Andata

Chilometro due
(una storia così)

Il cielo è pieno di nuvole gonfie di pioggia lontana sul mare, lungo la strada, un cane giace solitario in una netta striscia di sole. Si sente forte l’odore della morte mentre il giorno ruba spazio all’alba.
L’azzurro sbiadito diventa grigio nello specchio delle pozzanghere.
Ogni mattina, entrano come in una rotazione geometrica, nella mia vita piccole figure sfreccianti con i loro colori sgargianti, i ceppi ancora fumanti di una notte passata.
Nessuna di loro è in viaggio premio. Nessuna di loro ha pagato un biglietto o svenduto i propri sogni.
Sono semplicemente svaniti insieme. Continua a leggere

“Milano in una stella”, di Davide Sapienza

(articolo già apparso su GQ del dicembre 2007 col titolo Sapessi com’è strano…; la versione inglese è disponibile su Words Without Borders)

Sette e trenta del mattino. Il cuore d’autunno è ancora lento. Io e Franco ci prepariamo in silenzio il lungo cammino. Controllo zaini: ci deve essere tutto – o solamente – quello che serve per la spedizione Milano. La giornata sarà lunga, oltre quaranta chilometri davanti ai piedi sono fuori ad aspettarci. L’ultimo attimo è dedicato a ciò che dobbiamo non avere: sul tavolo restano soldi, cellulare, mappe. Nel taccuino c’è un biglietto dell’ATM: l’unico legame con la civiltà urbana che dovrà ricondurci qui a fine cavalcata verso la vetta. Continua a leggere

Deragliate 4

Deragliate 4

Ecco il terzo e il quarto contributo per “Deragliate”: due storie dove l’ospedale diventa un approdo perdente e annichilimento per le protagoniste. Comincia Nina Maroccolo con La Senzanome, e conclude Silvia Ancordi con “Dal sei al tre”: anche la sua protagonista non ha un nome ma è solo un numero. Per entrambe,con una femminilità dolorosa e scarnificata, in balia di chi non sa ascoltare, aiutare, sentire, esercitando invece che assistenza un involontario sopruso.

La Senzanome di Nina Maroccolo

I
Il treno deragliò.
Deragliamento a perdersi – come il suo, che intonando una canzone a episodi proclamava un “Ahi” onomatopeico di complessa interpretazione.
Così lamentò la senzanome:
“Sì, ch’io vorrei morire… Amore, la bella bocca del mio amato core.
Ahi, cara e dolce lingua, datemi tanto umore, che di dolcezza in questo sen m’estingua!” *

Incombeva la puzza nel retrotreno, l’odore stantio d’un molteplice atto urinario imploso da un’autografia senza bio-antisettico. Usare il germicida era troppo…
“Ahi, vita mia, a questo bianco seno deh, stringetemi fin ch’io venga meno.
Ahi bocca, ahi baci, ahi lingua, i’  torna’a dire sì, ch’io vorrei morire” *
… Contusioni, ossa incrinate, guasti mentali da emendare?
Quant’era bella la senzanome amorosa! E quell’“Ahi” magistralmente stonato, sembrava concederle un respiro celeste dal puro accento erotico. Reduce incandescenza tra ebbri umori memoriali, vita intima – intimamente annunciata senza pudore.
Arrivò l’autoambulanza, e una lettiga a forma di baldacchino.
“Dio, che odore… Guarda, sei pure incinta…”
“Oh! Ahi! M’uccide il duolo vostro, ahi!”
La senzanome fu portata all’ospedale, reparto neonatologia. Continua a leggere

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