Archivi categoria: Letture

La ricerca del Graal (I)

di
Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Wolfram Von Eschembach
Giuseppe Segato

**Presentazione**

Ci sono stati anche in passato dei tentativi del Fumetto a invadere lo spazio della Filosofia, ma non essendo ritenuto un mezzo di comunicazione adatto ad argomenti impegnativi e culturali, i risultati non hanno avuto larga risonanza e queste sono rimaste edizioni del tutto sporadiche.

Per lo più si era cercato di rendere i concetti filosofici per immagini, restando sempre comunque nell’ambito di una scrittura filosofica.

Invece a ben pensarci, liberando la mente da pregiudizi scolastici e accademici, la faticosa esplorazione mentale di un filosofo nel vasto e in gran parte inesplorato campo della conoscenza può ben a diritto essere paragonata a un difficile e periglioso cammino in uno sterminato spazio sconosciuto irto di ostacoli logici e di imprevisti congetturali.

Intraprendere la costruzione di un sistema filosofico è un’avventura umana non dissimile, così per dire, dalla conquista del Messico fatta da Cortez o dalla Crociata di Goffredo di Buglione per liberare il Santo Sepolcro in quanto a difficoltà, contrattempi, risultati, sia nei successi che nella sconfitte. Pertanto qui si è raccontata la filosofia non come “Filosofia”, ma come un’avvincente storia di avventura paragonando il sistema filosofico di Hegel a un romanzo cavalleresco ove si descrivono intrecciati parallelamente e simultaneamente l’alternarsi delle Tesi, delle Antitesi e delle Sintesi con i vari e successivi episodi dell’eroica impresa.
Continua a leggere

annie’s box

Annie’s Box

Londra, 25 nov. – (Adnkronos) – Una copia della prima edizione di “L’origine della specie”, il libro con cui Charles Darwin (1809-1882) 150 anni fa rivoluziono’ le scienze naturali, e’ stata battuta ad un’asta di Christie’s a Londra per la cifra record di 103.250 sterline, pari a 114.600 euro. Il nuovo primato mondiale e’ stato stabilito da uno dei 1.250 esemplari della prima edizione dell’opera che ha segnato la nascita della teoria evoluzionista, pubblicato da W. Clowes and Sons for John Murray nel 1859 a Londra

L’astuccio di scrittura di Annie Darwin (1841-1851) non era un semplice giocattolo da bambini, ma una versione in formato ridotto di un oggetto posseduto da un adulto, uno dei primi segni che la fanciulla sarebbe diventata presto una giovane donna, ambita e desiderata non solo per le sue indubbie qualità temperamentali. A vedere infatti il dagherrotipo in cui all’età di 8 anni appare eretta, tranquilla, sicura di sé, pienamente consapevole di essere fotografata, era facile profetizzarle un luminoso avvenire. L’astuccio di Annie è un piccolo contenitore in marocchino, con una serratura ed una chiave per la chiusura del coperchio incardinato. Sul coperchio sono impresse le parole “Astuccio di scrittura” in lettere d’oro. Dentro, fogli di carta da lettere con relative buste, punte d’acciaio per le penne d’oca, un piccolo temperino con un manico di madreperla, ceralacca e sigilli. Continua a leggere

“Alla luna” – Bianca Madeccia

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=Ss5Bxj4KNGI]

ALLA LUNA

Un guerriero zen
innamorato della morte
parla parla parla
mentre mostra le cicatrici alla luna
per farla invaghire di sé
– Vedi?
Potrei morire domani se solo volessi –

L’astro non risponde
e osserva dall’altro
questa eternamente mimata
vicenda adolescenziale
– Agli umani piace recitare.
Che ne sanno loro
di una vita infinita?
Che ne sanno loro
della morte eterna?
Ci sono state altre ere glaciali
né migliori né peggiori di questa
Tutto il resto è teatro.

– Una tragedia
quando si ripete due volte
diventa
farsa

(ALLA LUNA, testo di Bianca Madeccia. Musiche originali e voce recitante: Alberto “Napo” Napolitano Video di Marcantonio Lunardi).

Lettere a una sconosciuta

Articolo di Alberto Pezzini

C’est difficile, la vie. Mais moi je connais bien le perils de mer. E’ difficile la vita. Ma io conosco bene i pericoli del mare. Questo, a pag. 23 de Lettres à l’inconnue (Lettere a una sconosciuta), Bompiani 2009, pagg. 29 (nella traduzione di Sergio Claudio Perroni) Antoine De Saint – Exupéry rivela a una ragazza di ventitré anni di cui si era innamorato. L’ultimo anno della sua vita. Quello appena prima di scomparire. Il carteggio, con i disegni dell’autore, anticipa ciò che sarebbe occorso a De Saint. In quel volo misterioso conclusosi all’incirca sopra la Baia degli Angeli, al largo di Marsiglia. Continua a leggere

José Emilio Pacheco : Memoria

 

Memoria

No tomes muy en serio
lo que te dice la memoria.

A lo mejor no hubo esa tarde.
Quizá todo fue autoengaño.
La gran pasión
sólo existió en tu deseo.

Quién te dice que no te está contando ficciones
para alargar la prórroga del fin
y sugerir que todo esto
tuvo al menos algún sentido. Continua a leggere

“Spaccasangue” di Iole TOINI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

canto della mamma bambina

Fare la mamma, essere la ninnananna, stare senza senza,
morire morire morire come una qualsiasi fatica.

I

La cuffietta intorno al viso; un fagotto sui gradini
della stanza grande come una forma di lardo,
unico flash della mamma-bambina senza denti né pianto.

Dietro la porta la madre si quieta vegliata dal grufolo caldo, il battito
dentro le cestole; i segni contano le vene.

Madre nera madre troppo
fragile per i boschi per le mele cotogne le primule a novembre
madre dei soffioni senza campo.

Il padre è un peduncolo, grande come il baco
che abita la mummia. Migra dalla pancia all’osso.
Succhia. Geme. E’ un grugnito.

Tagliati a metà, l’uomo e la sua terra, il verro e la sua donna, nel tempo perdonato
della mietitura, crescono la mamma-bambina. Continua a leggere

“Un pomeriggio in Alta Val Curone”, di Marco Grassano

Il tempo incerto del dopopranzo invita a una gita in auto. Scendiamo al Museglia in secca e prendiamo per Montacuto, poi svoltiamo a valicare il panoramico passo sotto il Giarolo attraverso Magroforte, Costa dei Ferrai, Serra, fino a incrociare, a Morigliassi, la provinciale. Andiamo quindi a sud per Garadassi e, al bivio, a destra per Caldirola. La strada larga, costruita nella remota auge turistica, sale a tornanti duri, bruschi, ripidi, fra una vegetazione essenziale e stenta. Rade gocce di pioggia spruzzano il parabrezza, ma l’asfalto è bagnato dal temporale. Una recinzione di pali in legno e filo metallico appare lungo il declivio a sinistra. Qualche centinaio di metri più in alto, a una svolta cieca, l’ingresso della tenuta.

Continua a leggere

“Anna è viva” – Intervista ad Andrea Riscassi, di Alberto Pezzini

Testo e intervista di Alberto Pezzini

Il 7 ottobre del 2006 veniva uccisa a Mosca la giornalista Anna Politkovskaja. Aveva raccontato quello che aveva visto della Russia di Putin e della Cecenia. Di ciò che le belve russe erano capaci di fare in guerra.Scriveva per la “Novaja Gazeta” dal 1999 e aveva scelto di seguire il conflitto in Cecenia. Scriveva quello che vedeva e per questo la Russia di Putin aveva deciso di ucciderla. Oggi lei è diventata un’icona, una sorta di consacrazione ad memoriam della volontà di fare giornalismo ad ogni costo. Che è un lavoro serio, da fare con rigore, e da offrire a chi legge cercando sempre di dare una non menzogna. Come diceva Alberto Cavallai, che di Russia se ne intendeva, e come dice oggi Andrea Riscassi, nel suo ultimo libro Anna è viva, Sonda Editore, 2009. Andrea Riscassi oggi è caporedattore della cronaca per la Rai di Milano, insegna giornalismo televisivo come Tutor in Statale, e di bello ha che ti parla al mattino con semplicità, senza fronzoli.

Continua a leggere

Presentazione de “I diari del Polo”

Da qui

I Diari del Polo è curato da Filippo Tuena (già autore del capolavoro Ultimo Parallelo), con traduzione e postfazione di Davide Sapienza ed è la prima traduzione moderna, a quasi un secolo dalla sua pubblicazione, di questo documento vibrante e affascinante.

Immaginate, presentare I Diari del Polo di Robert Falcon Scott al Museo dell’Antartide di Genova. La cosa, già di suo, mi fa venire i brividi, anche se già nel 2007 ebbi l’onore di essere invitato in questo luogo sacro per ogni amante e studioso dei Poli. La saga del capitano Scott al Polo Sud – assieme a quelle di Shackleton, Mawson e del capitano Mackintosh – è la più dolorosa e anche quella che ha letteralmente creato la figura dell’esploratore eroe nel primo ventennio del secolo scorso nel grande continente bianco: questo nonostante le grandi imprese dei norvegesi Fridtjof Nansen prima, in Groenlandia e al Polo Nord, e di Roald Amundsen che aperto il passaggio a Nordovest mentre Scott moriva in una tenda abbandonata a se stessa nel deserto bianco, era già in viaggio per la Norvegia sulla nave Fram dopo essere arrivato per primo al Polo Sud.

Giovedì 19 novembre alle ore 18.00 ci vedremo lì e partiremo dall’Antartide per poi zoomare sulle esperienze che hanno caratterizzato gli anni di Rubha Hunish e Ognidove nell’Artico, un modo contemporaneo e ovviamente differente di vedere questo misterioso mondo bianco dall’altra parte del pianeta. Leggerò anche un inedito, Cairn, il segnavia del non ritorno, ispiratomi dal lavoro di traduzione de “I diari del Polo”.

Davide Sapienza

“L’aura / incantata delle origini”, il mio sguardo sulla poesia di Francesco Marotta – di Natàlia Castaldi

anselm_kiefer_resurrexit

Fino all’ultima sillaba dei giornidalla raccolta “L’arte dimentica di morire” di Francesco Marotta 

scrivere è un destino covato dall’ombra delle ore
la spina amorosa di chi non lascia niente alle sue spalle
perché essere cenere, sostanza di vento
è inciso da sempre a lettere di fuoco
nelle pupille dei segni che trascina – un canzoniere
infimo, un breviario di passi senza orma
tracima sillabe d’innocenza e memoriali di sabbia
dalla brocca silente che disseta il labbro,
quando parole malate d’aria si staccano dalle mani
precipitano nell’impercettibile abisso
di una pagina –
scrivere è un’ora covata dal destino
la spina che costringe il corpo in reticoli d’albe in piena notte
e punge fruga ricuce orli slabbrati lacera la carne
fino a che sanguinano anche i sogni,
fino a che l’immagine fiorisce in echi di sorgente
gli alfabeti rappresi dentro un grido

(sono queste le voci che mancano a una pietra
per sentirsi un arco lanciato verso il cielo,
sono questi gli accenti
che scortano il seme alla sua tomba di luce – al precipizio ardente
dove la morte è presagio di stagioni,
oracolo dei frutti e del ricordo)

Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.21: De profundis. Angelo Morino, “Quando internet non c’era”

Quando internet non c'eraNegli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

di Giuseppe Panella

De profundis. Angelo Morino, Quando internet non c’era, Palermo, Sellerio, 2009

In principio vi fu Leonardo Sciascia (quando ancora la Sellerio si chiamava Esse Edizioni e lo scrittore di Racalmuto vi pubblicava gli Atti relativi alla morte di Raymond Roussel); poi curatori, autori di culto e consulenti più o meno prestigiosi si sono susseguiti – Antonio Tabucchi, Beppe Benvenuto, Salvatore Silvano Nigro – ma sicuramente uno dei più costanti e dei più appassionati è stato Angelo Morino. In questo suo romanzo postumo trovato nel suo computer, dopo la sua morte improvvisa a cinquantasette anni, l’ispanista piemontese descrive non tanto il suo rapporto con la casa editrice palermitana con la quale ha collaborato a titolo diverso (traduzione, introduzione, postfazione, scelta delle opere da pubblicare) per ben centocinquanta volte quanto la propria vita di uomo e di studioso. Ma le sue non sono tanto le “memorie di un universitario” (come erano state le pur prestigiose scritture in limine mortis di Cesare Cases citate nel secondo esergo del libro) quanto quelle di un appassionato “amatore di letteratura”.

Continua a leggere

L’ombra più nera. Incontro con Giorgio Falco e Antonio Scurati a Scrittorincittà-Cuneo

scrittorincittà09

Condensare in un post l’efflorescenza di spunti emersi nell’incontro di venerdì scorso a Cuneo, per Scrittorincittà, con Giorgio Falco e Antonio Scurati (Giorgio Vasta a moderare), è impresa fuori dalla mia portata. 
Certamente è stata l’occasione ideale per focalizzare il filo conduttore dell’intera manifestazione di quest’anno, dedicata alle Luci nel buio, partendo proprio dagli aspetti più cupi emersi negli ultimi anni, dove si è estesa quella “tenebra etica, sociale e culturale” evidenziata da Vasta nell’introduzione agli eventi.
A partire dalla sentenza di Johann Wolfgang Goethe, come prolegomeno dell’incontro: “Dove c’è molta luce, l’ombra è più nera”.

Bene ha fatto Giorgio Vasta a citare in apertura Walter Benjamin, a proposito della necessità di carezzare la storia contropelo. Ci sono scrittori che lisciano il pelo all’esistente, che assecondano gli eventi, altri invece, come Falco e Scurati, agiscono in senso contrario, con narrazioni che scoprono nervi e zone d’ombra, e creano disagio.

Non potendo riprendere tutti i temi affrontati, come dicevo, preferisco concentrarmi su un aspetto che mi è sembrato trasversale a tutto quello che si è detto. Questo argomento è ciò che definisco- con termine senz’altro inappropriato, ma altri non ne ho- la letteratura del prendere atto. Continua a leggere

“Via del Campo”, di Fabio Beccacini

“Via del Campo”, di Fabio Beccacini, ed. Frilli (ISBN 978-88-7563-503-9)

Intervista a cura di Marino Magliani

HO INIZIATO A SCRIVERE PERCHE’ IN ITALIA NON FUNZIONANO I TRASPORTI

D: Perchè ha iniziato a scrivere?

R: Ho iniziato a scrivere perchè in Italia non funzionano i trasporti. Era il primo anno universitario ed ero uno studente fuorisede. Prendevo la corriera e non arrivavo mai. Prendevo il treno e non arrivavo più. Andavo a piedi e mi perdevo. Alla fine ho iniziato a scrivere. Prima le indicazioni stradali, la strada giusta. Se no, non tornavo a casa. Poi i nomi dei bar che incontravo per la strada. C’erano un sacco di feste a quel tempo. E continuavo a non tornare a casa. Poi ho scritto poesie, lettere d’amore, bestiari. Tutto nel cassetto. Alla fine ho iniziato a scrivere romanzi e a tirarli fuori dal cassetto. Comunque i treni continuano ad arrivare in ritardo. Non è servito a niente. C’è un detto che dice “nei manicomi ci sono due categorie di matti. Quelli che pensano di essere Napoleone e quelli che vogliono risanare le Ferrovie dello Stato”. A proposito i taxi come sono messi?

Continua a leggere

Le pioniere del cinema muto – Bianca Madeccia

«Era una giornata afosissima. Stavamo morendo di caldo men­tre aspettavamo l’apparizione della diva. Qualcuno comincia­va a insinuare che Theda si fos­se liquefatta con il bistrò che le impastava le ciglia. Si aprì una porta e ap­parve ai nostri occhi la regina delle sirene bardata di pellicce fino ai denti. “Miss Bara — disse l’agente con una voce da im­bonitore da circo — è nata all’ombra della Sfinge. Laggiù fa molto, molto caldo e lei qui ha freddo». Continua a leggere

Sulle strade di Charleston: reportage dal South Carolina

Testo e foto di Giovanni Agnoloni (già pubblicati su AlibiOnline)

Ho realizzato questo viaggio, queste foto e questi filmati con Agnieszka Moroz, che oggi non è più fisicamente con me, ma continua e continuerà sempre ad accompagnarmi. Tutto quello che scrivo, da oggi, è anche e soprattutto per lei.

Quando atterrammo a Charleston, South Carolina, ci accorgemmo subito che il tempo era tutta un’altra cosa, rispetto al Maryland e alla Pennsylvania, da cui arrivavamo. Se lì la primavera era appena agli inizi, qui era quasi sfacciata.
Massimo Maggiari, scrittore e docente di Studi Italiani al College of Charleston, ci aspettava nella sala degli arrivi. Era la prima volta che ci incontravamo, dopo numerosi scambi di e-mail e varie chiacchierate via Skype. Avevo letto il suo Dalle terre del Nord (ed. Vivalda), un bel libro sulle solitudini sub-polari e alpine, e lui era rimasto incuriosito dalle mie ricerche tolkieniane e dalle mie attività letterarie su internet e non. Così mi aveva invitato a parlare ai suoi studenti, non solo di fantasy, ma anche del mestiere di scrittore in Italia, oggi. Continua a leggere

PROGRAMMA DEL MORTO, in “Il commento definitivo” di Jean-Jacques Viton.

il commento definitivo

Vi raccomando caldamente la prima antologia italiana del poeta Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo (1984-2008), cura e traduzione di Andrea Inglese (Metauro Edizioni 2009). 

 

Ringrazio qui Andrea Inglese per la gentile concessione dei testi. (f.s)

 

 

 

Da Decollo (Décollage, 1986)

PROGRAMMA DEL MORTO

 

un’enfasi     un naufragio in trompe-l’œil

il posto dell’orlo in un dettaglio di tempesta

il lenzuolo bianco     è l’acqua     la terra     è una schiuma

di relitti     un grande pianoro di cadaveri

un ritorno di storia cucita sopra le palpebre non sotto gli occhi

appena prima degli occhi

ciò che filtra     immancabile     facciata malata dello sguardo

lo sbieco    tra il nervo ottico e l’apparecchiatura della visione

proprio prima della combinazione delle fasce di colore

un nascondiglio iniziale     deformante     protettore

una stazione provvisoria     nell’officina del brain

formula detta del     << è giallo è un’arancia >>

benda sciolta     l’ultravioletto il più lontano

Continua a leggere

Lara Lucaccioni, E i seni azzurri

 figura de convite varejao

 

Si stringe la schiera delle domande
che non ti faccio che muoiono dentro
non sapere è la risposta più adatta
per sopravviverci e trasfigurare

Solo la meraviglia ci consola
della sospensione cieca di noi
lo stare di un respiro solo nostro
la mano che mi sfiora e si ritrae

me ne resto discreta a sorvegliarti
gli occhi a proteggerti senza pregare
tra la terra che pesa e ci sprofonda

noi galleggiamo lo stesso nell’aria
vinciamo i sorteggi col tempo ingordo
superstiti che contano le ore.

  Continua a leggere

Nadia Agustoni, “Taccuino nero”

TACCUINO NERO COPERTINA

Taccuino Nero di Nadia Agustoni
di Francesco Tomada

Sono pochi, e spesso arrivano da piccole ma validissime case editrici, i lavori in poesia che riescono a scavarsi uno spazio nella vasta produzione odierna grazie alla loro unicità ed alla loro pienezza, e uno fra questi è il Taccuino Nero di Nadia Agustoni (Le Voci della Luna, 2009), una raccolta densa, costruita su una scrittura matura e potente. Continua a leggere

METROMORFOSI 28

Metromorfosi 28

Metromorfosi 28

infocritica free-magazine

musica, cinema, teatro, arte, scrittura, tic

in distribuzione gratuita in oltre 100 punti a Roma e dintorni

è anche leggibile e scaricabile su www.metromorfosi.com

Continua a leggere