Archivi categoria: Letture

“Eufrosina” di Licia Cardillo Di Prima. Recensione di Marco Scalabrino

     “Nta la vostra biddizza, risedi la vostra rovina … lu vostru cori cu l’amuri è distinatu a canusciri lu duluri.”
Da queste poche parole, la predizione di una magara, si possono arguire almeno tre degli elementi distintivi di questo nuovo lavoro di Licia Cardillo: 1) l’avvenenza della protagonista, 2) la sua sventurata storia d’amore, 3) l’uso del Dialetto.
     Atteso che una storia d’amore infelice e tragica che si rispetti esige se non altro un antagonista oltre ai due attori principali, apprendiamo intanto di costoro sin dalla copertina il nome e il titolo nobiliare: quelli di lei, Eufrosina, non certo per caso a caratteri cubitali, baronessa del Miserendino; quelli di lui, Marco Antonio Colonna, per esteso nel sottotitolo, viceré. Continua a leggere

L’inquieto vivere segreto, di Franz Krauspenhaar

Una questione di vita o di morte. I romanzi di Franz Krauspenhaar mi hanno sempre dato questa impressione. Che essi siano, letteralmente, una questione di vita o di morte. Non che parlino di, alludano a, ma che lo siano proprio.

Sia per il loro contenuto che  per la lingua con cui questo viene espresso. I romanzi di FK, da Avanzi di balera a Le cose come stanno (per me uno dei più bei romanzi italiani quantomeno del decennio appena concluso) in poi sono la registrazione distorta di una energica necessità di esistere. Necessità che sembra si debba coniugare attraverso il suo opposto, la morte, in una dialettica bugiarda, istrionica, in cui i bisogni si mescolano in una mistura diabolica ma vitale (quali sono in definitiva? farcela? farla finita lì? eludere la paura, affrontarla a viso aperto? L’ultimo libro di FK, L’inquieto vivere segreto, suggerisce una risposta, ma chissà se è quella giusta).

E cosa altro è l’uso della seconda persona (con la quale è scritto il romanzo), se non il tentativo di separarsi da sé e al tempo stesso includere? Un altro incontro di opposti, quindi, tutto e niente che si danno del tu.
Il tu è il pronome della relazione e della solitudine, dell’amore e della follia, il pronome con cui ci rivolgiamo all’amato e a noi stessi (penso a Robert De Niro in Taxi Driver: “ma dici a me? con chi stai parlando? dici a me? non ci sono che io qui…”), il pronome del dialogo, quindi, e del soliloquio. Continua a leggere

baci e segreti

Era foresto, lui, anzi un terrone,
ma dell’amata conosceva tutto,
anche la lingua ormai: quelle sue dolci
blesità veneziane, più marcate
nel sussurro, e il vezzoso arrotondare
le O, o il prolungare alcune U.
Gli era noto il variare del sapore
dalla nuca al solco delle natiche,
lungo quella diafana vegetazione
di sudata lanugine da scorrere
con lievissimi baci.   Continua a leggere

L’Aura scomparsa.

Ascoltando qualche giorno fa in televisione il ‘guru’ Umberto Galimberti – la sinistra in Italia ha sempre bisogno di un guru, così come la destra ha sempre bisogno di un monarca –  mentre parlava del carisma del signor B. che monopolizza la scena politica, mi è venuto in mente che oggi in Italia, ma un po’ in tutto l’Occidente si fa un gran parlare di carisma.

Oggi questo termine viene inteso non nel vecchio senso religioso, ma in quello adottato dalla psicologia, e cioè intendendo la capacità di avere influenza sulle persone – ma la radice etimologica è la stessa e deriva dal greco antico di chàris – ovvero di ‘grazia’. Avere grazia. Ora è ben certo che molte persone alle quali noi oggi attribuiamo ‘carisma’ possiedono ben poca ‘grazia’. Continua a leggere

Juliette Gréco. Saint-Germain-des-Prés e altrove.

( Juliette Gréco)

Juliette Gréco. Saint-Germain-des-Prés e altrove.

di Nadia Agustoni

Nella sua autobiografia “Juliette Gréco” Rusconi 1985, i nomi degli amici si rincorrono nelle pagine (1). Poco male. In fondo come ebbe a dire a chi la rimproverava per quello che sembrava un esibire la propria e altrui celebrità, lei era consapevole di avere vissuto un’epoca rara, con persone che non a tutti è dato incontrare  e tanto meno frequentare. Da Sartre e Simone De Beauvoir, a Camus e Boris Vian, da Kosma agli attori e attrici del jet set internazionale come Errol Flynn, Ava Gardner e Marlon Brando.

Juliette Gréco o Jujube, suo nomignolo, ha però scritto di sé in modo essenziale, scoprendosi apparentemente poco, ma in verità lasciando intuire molte cose. In qualche modo il suo riserbo è legato alla fama, che l’ha accompagnata a lungo, di ragazza che precorre i tempi.

Qualche anno dopo apparirà, anche lei molto francese e molto sopra le righe, un’altra ragazza cattiva: Françoise Sagan,  con le sue intemperanze e trasgressioni che un film della regista Diane Kurys (“Sagan”, 2008) ci ha raccontato. Continua a leggere

LA PARENTESI DEL RAGNO

Marchio Città Aperta Edizioni Credo sia importante spendere qualche parola per un progetto editoriale molto particolare, nato nel centro della Sicilia: a Troina, in un piccolo comune dell’ennese. Si tratta di una casa editrice sorta con un obiettivo ammirevole e ambizioso: contribuire a portare avanti un progetto di società che promuova i valori della persona. La casa editrice si chiama Città Aperta edizioni, e già il nome contiene in sé il segno della propria origine.
Città Aperta tenta di “riflettere sulla crisi della modernità e sulle modalità in cui questa sembra declinarsi oggi: crisi della politica, muta di fronte alla domanda di parola della comunità; crisi dell’economia, assediata da povertà ed insicurezze globali; crisi della cultura occidentale che, dopo aver spogliato l’uomo di ogni religione, tradizione e retaggio del passato lo scopre nudo di fronte al vuoto di identità ed incapace di relazioni significative”. Nel far ciò ha dato spazio a voci nuove e alternative proponendo contributi in vari ambiti: dalla filosofia, alla riflessione politica; dalle scienze sociali, alla ricerca religiosa; dall’approfondimento sulle altre culture, a quello sul mondo dell’associazionismo e del terzo settore.
Di recente è stata creata una linea Junior, dedicata ai ragazzi (anche qui con l’obiettivo di puntare su temi importanti: quelli della educazione alla diversità e dell’incontro con l’altro).
Tra i vari titoli segnalo questo, firmato da Lia Alibrandi – con illustrazioni di Nadia Ruju: “La parentesi del ragno”(Città aperta, 2009, euro 9, pagg. 90).
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“Il peso della farfalla”, di Erri De Luca

Recensione di Alberto Pezzini

E’ un libro leggero come una ragnatela, questo.

Erri De Luca, Il peso della farfalla, Feltrinelli 2009, pagg. 70,  è pensato per l’inverno, anzi per il Natale.

Lui è un cacciatore eccezionale, l’altro è un camoscio fuori dalla norma:il re dei camosci. La loro storia è un abbraccio mortale. Il cacciatore insegue la preda che regna sulle montagne, sui maschi più giovani, sulle femmine dominate e sui piccoli nati in primavera. La caccia terminerà con la più grande disillusione mai provata prima. La consapevolezza di avere quasi rubato un sogno, quello del camoscio. Continua a leggere

Tra gli Angeli e l’Io: intervista a Igor Sibaldi

 

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Igor Sibaldi è uno scrittore e traduttore che unisce in sé molte diverse strade. Nato a Milano nel 1957, è un esperto di slavistica, e ha tradotto e curato l’edizione italiana di numerosi classici della letteratura russa. Ma è anche teologo ed esperto di storia delle religioni. In questo campo, ha pubblicato numerosi saggi che trattano il tema del rapporto dell’uomo con la dimensione dello spirito e con i principi fondamentali della tradizione giudaico-cristiana. RicordiamoI maestri invisibili (ed. Mondadori), Il mondo invisibile (ed. Frassinelli), ma anche Il frutto proibito della conoscenzaL’arca dei nuovi maestri (sempre editi da Frassinelli), e poi Il codice segreto del Vangelo. Il libro del giovane Giovanni (ed. Sperling & Kupfer), Il libro degli angeli (ed. Frassinelli) e l’ultimo uscito, il Libro della personalità (ed. Frassinelli). Continua a leggere

Il pasto del lupo

Carlo Grande

“Tempo da lupi”, si è soliti dire. “L’inverno il lupo non l’ha mai mangiato”, dicono in valle Varaita e a Blins, per spiegare che quando si gela i duri scendono in campo, per resistere anche all’inverno più rigido. In queste settimane il figlio della notte cerca il cibo nella neve, scegliendo (come sempre) le prede più giovani, malate, in grado di opporre meno resistenza. Fa selezione naturale.
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Zona disagio: appunti su Alice Munro

Come dopo un viaggio inconcludente e pericoloso. Come dopo un incontro che ci lascia perplessi, che ci spalanca più interrogativi che risposte: ecco ciò che si prova, dopo la lettura di una qualsiasi delle storie di Alice Munro. Alla fine di quelle pagine ci si ritrova con una manciata di polvere nelle mani, si rimane delusi e spiazzati. Continua a leggere

Addio Igor Man, testimone del Novecento

Igor Man è morto. E’ un dolore
sia professsionale che umano.
Era un grande giornalista, un uomo che ha incontrato i potenti della terra, un testimone del Novecento che ha scritto tante pagine indimenticabili.
E soprattutto, per quello che mi riguarda, era una persona per bene,
un gentiluomo.
Ho avuto la fortuna di conoscerlo, di ascoltarlo. Gli devo parecchio, dal punto di vista professionale: mi ha aiutato, praticamente senza conoscermi, quando gli ho mandato il mio primo libro, e anche dopo.
L’ha fatto semplicemente per stima, immagino, perché lui stava a Roma, era una grande firma, e io un semplice redattore che curava la rubrica di Oreste del Buono (altro intellettuale che ci manca tantissimo) nella redazione culturale de La Stampa. Continua a leggere

“Ardente Quadrilogia” – Enrico Gregori

<È dai particolari che si vede l’artista, dicono. E io curo i particolari>.

Così era solito vantarsi, quello scrittore che sulle sue capacità letterarie accettava di buon grado qualunque sfida non temendo mai il confronto con chicchessia. Perché lui, nel confronto, si esaltava.

Ma vent’anni prima era accaduto l’imponderabile, anche nella sua vita. Continua a leggere

Poesia in forma di persona #1 : Socialità, di Lina Salvi (e una recensione)

 

*

Per il carnevale di quell’anno

nonostante il mio disappunto

mi calarono addosso un abito

di carta crespa. Quale maschera

più desiderata? Dame agghindate

fate con bacchette magiche

cavalieri idioti o poco valorosi?

La strega, la strega, si brucia

la strega! Invocavo il fuoco rosso

orgoglioso; le ceneri cangianti

dei nostri involucri grotteschi

ché volassero fino al cielo.

Nella notte con la mente delirante

mi rannicchiavo nell’angolo

in fondo alla stanza.

Quali fossero le ragioni

per le quali, di volta in volta, il fuoco

esorcizzante dominasse la piazza, altri

ben più informati ne hanno parlato –

dell’amore per il superfluo

Lasciato all’impeto delle fiamme.

* Continua a leggere

“Digestione del personale” – Intervista a Paolo Cacciolati

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Paolo Cacciolati è l’autore di “Digestione del personale”, un romanzo – edito da TEA – che unisce ai vari attimi di una vicenda criminosa i ricordi di vita aziendale di un ‘formatore’ del personale, Marco Michichi, un personaggio che fa strada con un atteggiamento competitivo, che lo porta però anche a truffare gli stessi dirigenti d’impresa che gli danno lavoro. E che vive la sua vita personale soffocato dalla stessa aridità in cui si è autoconfinato, o comunque si è lasciato confinare.

Lo stile ironico e brillante di Cacciolati non impedisce, anzi sollecita l’emergere di tante domande, in relazione al tipo di società di cui le realtà di tante aziende sono lo specchio.

Qui proviamo ad affrontarne alcune insieme a lui. Continua a leggere

La ricerca del Graal (II)

di
Georg Wilhelm Friedrich Hegel
Wolfram Von Eschembach
Giuseppe Segato

(puntate precedenti: I)


**Il sistema filosofico di Hegel**

Hegel interpreta i due processi paralleli della Natura e dello Spirito come momenti dialetticamente congiunti di un medesimo e solo processo, attraverso il quale l’Idea si realizza fino a prendere pieno possesso di sé nell’Autocoscienza.

L’idealismo diventa assoluto, in quanto tutta la realtà è ricondotta all’Idea annullando il dualismo tra Natura e Spirito.

Il principio assoluto della realtà è una unità che si viene costituendo attraverso le distinzioni, è il risultato di uno sviluppo che implica la coincidenza degli opposti: il finire di essere e il cominciare ad essere, non esser più ed essere ciò che non si è ancora. La tesi, l’antitesi e la sintesi sono i tre momenti della vita reale.
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“360 gradi di rabbia” di Elena Mearini – lunedì sera a Milano

Elena Mearini, 360 gradi di rabbia, ed. Excelsior 1881.
Ora: in pochissime parole, si tratta di un romanzo sull’anoressia, ed è l’esordio fulminante di un’autrice giovane di grande talento. Non ho tempo di fare una recensione, non ho voglia di copiare quelle di altri, e allora sapete cosa farò? Vi stralcio tale quale la lettera che ho scritto a Elena pochi giorni fa, dopo avere finito di leggere il suo libro. Viva la sincerità! Continua a leggere

“Incontri con la Liguria”

Testo di Marco Grassano

Alla memoria di Francesco Biamonti

La nitidezza del paesaggiola trasparenza, la profondità e il miracolo di quell’incontro dell’acqua, della pietra e della luce… ecco la sola conoscenza, la prima morale. Questa armonia non è illusoria. È reale, e davanti a lei sento la necessità della parola.
Andreï Makine

I fiumi sono strade che camminano.
Blaise Pascal

L’Aurelia attraversa la Liguria come uno zigzagante schidione. Può provocare inquietudine, incutere timore persino, con l’intensità del suo traffico, oppressivamente rumoroso di giorno e sciabolante di fari la notte. Era diverso, nell’infanzia, quando l’emozione della Riviera consisteva, per me, nell’odore della salsedine, in una fila di palme e in un inedito schieramento di negozi che esponevano canotti, remi, salvagente, pinne, sacchetti di conchiglie. Sulla spiaggia giacevano, leggermente obliqui, magnetici barconi neri listati di bianco. Continua a leggere

Simone Weil, la pasionaria che scelse il buon ladrone

Era un’intellettuale, una mistica, una poetessa. Una donna
sensibilissima, a tutto tondo, nemica del culto della forza, proprio negli anni violenti della seconda guerra mondiale. Era una “pasionaria” animata da una fede assai concreta, una persona onesta che scriveva benissimo, perché si sforzava di pensare bene. Si mescolava alla gente, cercava di restare umile. Innamorata della Croce, diceva, ma di quella del buon ladrone.
Non voglio che finisca l’anno – nel 2009 ricorre il centenario della sua nascita – senza parlare di Simone Weil: ne abbiamo letto molto poco, su quotidiani e periodici – figuriamoci in tv – quindi cerco di mettere in ordine qualche idea, soprattutto per me stesso.
Mi sono state particolarmente care le pagine de “I catari e la civiltà mediterranea”, dedicate alla civiltà occitana e scritte a Marsiglia nei primi mesi del 1942. In esse la grande pensatrice descrive la parabola discendente dell’Europa e della civiltà occidentale, il bivio violento imboccato a partire dal Duecento, e che l’ha portata quasi a diventare “l’impero della forza”.
Analizzando la “Chanson de la croisade albigeoise” (poema epico medievale e in lingua d’Oc che descrive gli ultimi palpiti della civiltà occitana, per dirla in modo semplicistico la civiltà dei trovatori, allora in pieno sviluppo, diffusa soprattutto nel Midi Francese e in parte anche in Italia), Simone Weil spiega con lucidità le conseguenze del massacro voluto con la crociata contro gli Albigesi dalla Chiesa e dal re di Francia. Continua a leggere

Il parlar franco

* *

talia prima
appiccappicca
na testa i
paroli stu
niuru fallu
furriari
ccà lingua
sutta a ucca
vida ca ti sona
vida ca passia

guarda prima / a poco a poco / in testa le /

parole questo / nero fallo / girare / con la lingua /

sotto la bocca /vedrai che ti suona / vedrai che passeggia

Salvo Basso

**
è uscito
IL PARLAR FRANCO
n. 8/9 anno VIII/IX – 2008/2009
Rivista di cultura dialettale e critica letteraria.
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