Archivi categoria: Letture

Nick Cave, La morte di Bunny Munro

Eccoci qui, siamo alla letteratura 2.0.0, e l’industria lavora, alacremente, se pur via tentativi ed errori, ai prossimi aggiornamenti.

Nick Cave, musicista, cantante, compositore di colonne sonore, attore, pittore, scrittore, ha pubblicato il suo secondo romanzo, La Morte di Bunny Munro (Feltrinelli 2009, traduzione di Silvia Rota Sperti, € 16,50), in cui racconta gli ultimi giorni e, appunto, la morte di mister Munro, di professione venditore porta a porta di prodotti di bellezza, per vocazione erotomane a tempo pieno.

Fino a qualche tempo fa si sarebbe parlato di un oggetto nella forma di “libro”, costituito da una serie continua di fogli stampati cuciti insieme da un lato e racchiusi da una copertina, distribuito lungo determinati canali commerciali e promosso (se va bene…) attraverso determinate reti comunicative. In realtà questa definizione, presa in parte dal Devoto-Oli, non considera l’accezione prevalente di “libro”, che è metonimia antica e comune, vale a dire il contenuto del “libro”, per secoli riferito appunto primariamente alla sua instanziazione materiale: prima rotolo, poi codice, infine libro a stampa. Continua a leggere

L’albero del giardino

Di Giovanni Agnoloni

Da Microcenturie

Stephan era un ragazzino vivace. Parlava sempre, e giocare nell’intervallo era il suo divertimento preferito. La scuola sorgeva in un quartiere decentrato di Nizza: una bella zona, piena di piazze e giardini. I muri dell’edificio erano bianchi, e il cortile gli sembrava immenso. Lui rideva, rincorreva i compagni e scappava quando era il suo turno. Continua a leggere

Ennio Abate, Per Michele Ranchetti

Nel secondo anniversario della morte di Michele Ranchetti (Milano, 1925 – Firenze, 2 febbraio 2008), propongo una discussione sviluppatasi a partire da una vecchia intervista di Ennio Abate a Michele Ranchetti, che vede gli interventi di Fabio Milana e Costanzo Preve. Il tutto mi pare esemplifichi la vastità delle questioni poste dalla ricerca di Ranchetti. Ricordo che dello stesso è appena uscito il volume postumo Scritti diversi. Vol. 4: Ulteriori e ultimi (2000-2008), curato da Fabio Milana.

Ripensando a Non c’è più religione di Michele Ranchetti
di Ennio Abate

Nel 2005 andai a Firenze e feci una lunga intervista a Michele Ranchetti sul suo Non c’è più religione (Garzanti, Milano) 2003. La si può leggere sul n. zero (maggio 2005) di Poliscritture o sul sito www.poliscritture.it. Il filo conduttore delle mie domande partì da una istintiva reazione alla lettura del libro, che potrei così riassumere: bisognerebbe scrivere, a completamento, un Non c’è più comunismo altrettanto rigoroso e appassionato. Continua a leggere

Parla un cuore

Ehi, mi senti? Lo senti che ti sto parlando? Sono il tuo cuore e sto cercando da tempo di comunicare con te. Cuore nel senso anatomico, non l’anima o la coscienza o quello che s’intende di solito con questa parola.
Sono io, e vorrei che tu ora finalmente mi ascoltassi. Credo di averne diritto, visto il modo in cui mi hai trattato. Continua a leggere

Candide in partibus infidelium

una riflessione di Massimo Raffaeli dal Manifesto del 26-01-2010 ( a proposito della vexata quaestio Nori-Libero) 

Presumere di passare indenni dal manifesto a Libero (perché di questo tratta l’affaire Nori, o come lo si vuole chiamare) implica da parte dell’autore l’affermazione preventiva del testo sul contesto, cioè presumere che il significato della propria parola rimanga inalterato nonostante il trapasso ne modifichi nettamente il senso e la destinazione. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.30: Un’idea dell’India, il suo odore, il suo fascino. Carlo Alberto Sitta, “India minima. Cronaca di un viaggio annunciato”

Negli anni tra il 1896 e il 1901 (rispettivamente nel 1896, 1897, 1899 e 1901), Anatole France scrisse quattro brevi volumi narrativi (ma dal taglio saggistico e spesso erudito) che intitolò alla fine Storia contemporanea. In essi, attraverso delle scene di vita privata e pubblica del suo tempo, ricostruì in maniera straordinariamente efficace le vicende politiche, culturali, sociali, religiose e di costume del tempo suo. In particolare, i due ultimi romanzi del ciclo presentano riflessioni importanti e provocatorie su quello che si convenne, fin da subito, definire l’affaire Dreyfus. Intitolando Storia contemporanea questa mia breve serie a seguire di recensioni di romanzi contemporanei, vorrei avere l’ambizione di fare lo stesso percorso e di realizzare lo stesso obiettivo di Anatole France utilizzando, però, l’arma a me più adatta della critica letteraria e verificando la qualità della scrittura di alcuni testi narrativi che mi sembrano più significativi, alla fine, per ricomporre un quadro complessivo (anche se, per necessità di cose, mai esaustivo) del presente italiano attraverso le pagine dei suoi scrittori contemporanei. (G.P)

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di Giuseppe Panella

 

Un’idea dell’India, il suo odore, il suo fascino. Carlo Alberto Sitta, India minima. Cronaca di un viaggio annunciato, Varese, Nuova Editrice Magenta, 2009

Pasolini intitolò il suo viaggio in questo paese allora ancora misterioso e carico di fascino L’odore dell’India (e ne pubblicò il resoconto, già apparso in una serie di articoli per il quotidiano Il Giorno, in un volume per Longanesi nel 1961). Moravia, che vi era stato in compagnia appunto di Pasolini e dell’allora sua moglie Elsa Morante (ma si separerà da lei proprio in quello stesso anno), diede al suo libro di memorie di viaggio il titolo più intellettuale di Un’idea dell’India (apparso presso Bompiani nel 1962). Quello di andare a visitare questo grande paese orientale e di scriverci su un volume di ricordi e di impressioni è, dunque, una tentazione che striscia nei cuori e nelle menti di tanti intellettuali per esplodere poi in scrittura. Allo stesso modo, Antonio Tabucchi intitolò nel 1984 uno dei suoi romanzi migliori proprio Notturno indiano a suggello di un suo viaggio nelle ex-colonie portoghesi del sub-continente indiano (anche se nel libro la dimensione della fiction supera di gran lunga – come è giusto – quella del reportage diretto come nel caso di Pasolini e Moravia).

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Per il giorno della memoria, e per gli altri

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Il libro di Yolek

– Anthony Hecht

 

Wir haben ein Gesetz,

und nach dem Gesetz soll er sterben.

 

Abbiamo una legge,

e secondo quella legge lui deve morire.

 

 

Il carbone inumidito fuma e fischia dopo il pasto

di trota alla griglia e tu contento t’incammini per la passeggiata

lungo il sentiero di felci. Non importa dove andrai a finire,

solo che ti trovi mondi e settimane lontano da casa,

e in mezzo a colline d’estate hai voluto il tuo campo

in quella gloria di bronzo profondo al finire del giorno.

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Intervista a Microcenturie

Di Marino Magliani

La mia immaginazione, l’idea che ho della rete ha sicuramente qualcosa di infantile. Una grande piazza, luogo di incontri, da cui si avviano migliaia di vicoli. Tempo fa in piazza avevo incontrato Lucia Saetta e attraverso lei avevo conosciuto Blog & Nuvole. Si trattava, poiché questo era l’invito, di mandare un testo brevissimo che un disegnatore avrebbe illustrato. Una mini graphic novel in rete. Attraverso quel vicolo sono giunto a Microcenturie (www.microcenturie.it). Continua a leggere

FOT***O! [il delitto perfetto]

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Da bravi, siete rimasti una manciata. Tutti in fila. Uno. Due: tre…

Manca qualcuno? Mirror Neurons! Lascia quel dannato specchio per un secondo; e porta qui i tuoi dendriti! Tutti pronti? Foto ricordo al cervello fottuto! Bene, andate in pappa, tranquilli…

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Elio Pecora su “La parola scura” di Leone D’Ambrosio

C’è grazia, come ha ben visto Maria Luisa Spaziani, nella poesia di Leone D’Ambrosio: ché di poesia si tratta, e singolare per la necessità che la spinge e per la fluidità e la limpidità del tono. (Ben sappiamo quanto sia proprio il tono a rendere alla poesia la parola che si cerca, che si pronuncia per rivelare un’emozione, per inseguire o solo accennare una verità).

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Felice Muolo,”Quattro stracci una rupia e una bambola di cartapesta”

di Francesco Sasso

Quattro stracci una rupia e una bambola di cartapesta (Fermenti editrice, 2009) è l’ultimo libro di Felice Muolo, scrittore di Monopoli (Bari).

In questo lungo racconto, Muolo ci propone con rigore una ricerca: scrivere una storia che sia adatta ai bambini che agli adulti. La forte concretezza del tema trattato (l’adozione di bambini non italiani) si unisce alla ricerca delle forme più semplici della fiaba. Questo intento è ben visibile nelle scelte tematiche e formali de Quattro stracci una rupia e una bambola di cartapesta. La voce narrante è quella della protagonista Pragasi, bambina indiana di sei anni adottata da genitori italiani:

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Jodie Foster. Nel cuore e nell’anima

(Jodie Foster)


Jodie Foster. Nel cuore e nell’anima.
di Nadia Agustoni

Attrice tra le più intense e la cui immagine si imprime per qualcosa che trascende i personaggi che interpreta, Jodie Foster è in un certo modo una fuoriclasse ed è un simbolo di riscatto per quelle che non hanno potuto riconoscersi nei modelli di donne proposte dal cinema americano dagli anni ottanta. Non che sia andata meglio da altre parti, ma il cinema con la C maiuscola lo fanno laggiù ed è difficile non tenerne conto. In ogni caso parlare di una delle maggiori interpreti del cinema è sempre un’impresa quasi ardua. La vita reale e i personaggi cui ha prestato il volto si intrecciano. Farle un ritratto per come appare in interviste e articoli è incontrarla nelle sue parole, ma subito arrivano immagini di un film o, al contrario, hai in mente un film e ricordi alcune frasi che hai fermato nella memoria. Cominciamo da qui: Hollywood 1992, Oscar come migliore attrice per “Il silenzio degli innocenti”, in cui offre una dedica: “ alle donne che sono venute prima di me e che, a differenza di me, non hanno avuto nessuna chance, alle pioniere, alle sopravvissute, alle emarginate.Continua a leggere

Stilos ( a volte ritornano)

Il magazine Stilos (nato nel 1999 e attivo fino al 2007 prima come supplemento de La Sicilia e negli ultimi due anni come testata autonoma a diffusione nazionale)  diretto da Gianni Bonina che l’ha fondato torna in edicola. Conta su un centinaio di collaboratori sparsi in tutta Italia e anche all’estero, appartenenti ai campi del giornalismo e della cultura.
Stilos ha una periodicità mensile, un formato di rivista confezionata in brossura delle dimensioni di 17 x 24 cm e una foliazione di oltre 120 pagine patinate interamente a colori con la copertina lucida. Ad ogni numero è allegato in omaggio un romanzo breve inedito di un autore affermato. Anche in omaggio sono i supplementi monografici allegati che accompagnano la rivista. Con il primo numero è abbinato in regalo il romanzo “Lo stivale di Garibaldi” di Andrea Camilleri, con una illustrazione di Piero Guccione. Con il secondo numero allegato in omaggio sarà un quaderno dedicato a Leonardo Sciascia con testi inediti e altri ritrovati.
La rivista si trova da fine gennaio 2010 nelle principali edicole di tutti i capoluoghi di provincia d’Italia ed è facilmente reperibile per abbonamento a condizioni vantaggiose.

“Di destra? No, era un romantico L’Italia finalmente capisce Tolkien”

Articolo di Roberto Arduini

(pubblicato su L’Unità il 7 gennaio 2010)

Soffia un vento nuovo e non viene dall’est. Se non la critica, parte degli studiosi si sono accorti che lo scrittore inglese J.R.R. Tolkien è un autore a tutto tondo, non solo per bambini, come si dice, o per nostalgici. Questo almeno per l’Italia, che colma ora una lacuna più che trentennale, e per una parte dei critici, visto che c’è chi ancora nostalgico lo è nell’anima. La sorprendente collana Tolkien e dintorni della Marietti 1820 in pochi anni ha riempito quel vuoto assordante con i migliori studi disponibili sull’autore del Signore degli Anelli: riunisce critici del calibro di Tom Shippey, allievo ed erede del Professore, e Verlyn Flieger, docente di Mitologia e Studi Medievali negli Usa. Continua a leggere

“Gli occhi di Caino”, di Riccardo Ferrazzi

Recensione  e intervista di Giovanni Agnoloni

Riccardo Ferrazzi, Gli occhi di Caino, ed. Eumeswil (€ 13,00)

Se uno non fosse mai andato in Spagna, leggendo questo romanzo di Riccardo Ferrazzi si farebbe un’idea fedele delle sensazioni che questo paese dà. Gli occhi di Caino è un libro che ha per protagonista proprio un italiano, Vittorio Fabbri, un professionista che, un ventennio dopo un intenso periodo passato a Salamanca, fa ritorno, non senza difficoltà, nei luoghi che avevano conosciuto le sue passioni e i suoi tormenti giovanili. Continua a leggere

I padri

Articolo di Marino Magliani

Due uomini, due padri, uno tedesco, uno italiano, ma di un’Italia lontana, di confine. Non oserei dire di frontiera.
Dal saggio Confine o frontiera? di Giorgio Bertone, sulla Liguria di Biamonti, il confine è una «situazione geoculturale ben delimitata da una linea che marca più o meno nettamente la divisione tra “dentro” e “fuori” , e con “frontiera” una fascia mobile che pulsa…» Le cose nette, dentro o fuori, sono le cose del padre italiano. Continua a leggere

Corpi estranei nella città straniera

di Mauro Baldrati

Otto giorni per completare il puzzle. E’ questo l’arco temporale sul quale procede la progressione di Corpi estranei (Perdisa Pop, 2009), romanzo di Paola Ronco, scrittrice torinese di 33 anni che vive a Genova. All’inizio sorge il pensiero che si tratti di un testo cosiddetto generazionale, cioè il classico “una di noi e per noi”, il precariato, il moderno no future di tanti giovani che non solo soffrono e lottano contro le promesse non mantenute dei loro genitori, ma non conoscono neanche il significato delle promesse. Ma l’equivoco viene immediatamente chiarito. Non è un testo che si fa ingabbiare facilmente in un genere. Compreso il noir, dove, forse, potremmo collocarlo. E’ una storia a incastro parziale, sostenuta da tre personaggi narranti, con tre registri narrativi diversi eppure complementari: una terza persona dolente, con tratti di scrittura oggettiva, che viaggia sul personaggio dell’agente di polizia Cabras, un ex celerino finito in ufficio a occuparsi di fotocopie, reso invalido da un grave evento che gli è capitato mentre era in servizio; una terza persona più dinamica, veicolata da Silvia, addetta stampa e p.r., fidanzata sofferente del bel Luciano, poliziotto “armato” collega di Cabras, col quale sta per andare a vivere, come spinta da un triste destino cui non si sa opporre; una prima persona che forse raccoglie tracce autobiografiche, Alessia, studentessa universitaria con un trauma alle spalle che affiora nella schiuma della sua vita insicura, rarefatta, fotografata in un presente che sembra immobile, ostaggio del passato.
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