Ci vorrebbe un io ogni cento abitanti
E invece ogni persona ha un io
E alcuni anche di più.
Forse dai poeti dovrebbe venire l’esempio:
bruciare il proprio io
come insegnò gesù.

( Nella stanza le donne vanno e vengono
parlando di Michelangelo) T.S. Eliot
Non so se fosse solo un sogno strano o la molestia
di un pensiero al buio:
il titolo mi annunciava
che sulla base del consumo degli incontri
degli affetti e si sospetta addirittura degli amori
era scaduto il termine di ogni notizia,
che si attendevano fatti nuovi
nuove guerre, il risvolto non previsto della morte,
al più presto
una catastrofe naturale che riaccendesse il gusto
della miseria, gli animi, e gli ascolti o
che almeno si ristabilisse l’ordine bi-polare
dei pro e i contro le teorie
ma soprattutto – l’istante era già vecchio-
perché s-caduto dalle pagine
quello che c’è
già non esiste, e dunque, intanto
si poteva tornare tutti a dire come di poesia
e a far finta di essere felici.
[Immagine: Franz Krauspenhaar – Ich werde dir sagen – da “Il diario di una ragazza perduta” di Georg Wilhelm Pabst- 1929]

commesso
a Nadya Andjoman (1980-2005)
così la pioggia sanguina laggiù:
frantumi da fessure craniche
in pieno giorno
una comincia a morire dalle mani
l’altra dai piedi
e l’altra ancora dal suo grembo
in una mattina di maggio
sillaba dopo sillaba si spezza
nella sua bocca
nessun grido
in nessun orecchio
colpito
prima che la parola lo trovi
tra pugni e sassi
il sangue a terra
pulisce, straccio in bocca,
l’altra
silenzio poi
faccenda commessa
nessuna parola
in nessuna gola
la porta chiude dietro di sé
la muta testimone

Come sono vuoti ma conseguenti
i caduti in questa terra, testimoni ràbidi
della corsa di pietre rotolanti
in cerca di lune che pace non recano.
Ma forse non è che il tempo,
il tempo che scorre e vola,
a soffrire per queste torbide lune,
e per le ombre del giorno
– quelle ore che da sole scrivono
il nome dei morti
oltre il davanzale del vuoto,
sui marciapiedi spazzati dal vento. Continua a leggere
di Augusto Benemeglio
Versi sospesi nel vuoto in cui “ la parola è sorda …il ritmo duro… si torce la gioia…” Versi di un eterno “viandante” , un nomade , uno zingaro alla ricerca non di un ungarettiano utopistico “paese innocente” , ma di un “ compagno di viaggio” che sta su un tram traballante , sballottato “di qua e di là , attraverso il mondo” , un compagno da conquistare, forse da incantare con un violino invisibile , nascosto sotto gli arguti baffetti di lana che lui , il vecchio Brana , suona divinamente , come un Paganini slavo. Ma sa suonare ugualmente bene il pianoforte con “ le dita (che) tastano la marmorea eternità”. Continua a leggere
X.
Poesia da avanspettacolo
Dice il Nanni che manca dialogo pubblico, come dire?
La parola.
La poesia.
C’erano stati i poeti a Roma e qualche funerale,
un pesce nel fiume, una croce a Tiberina
in attesa di un film, uno spettacolo breve.
La parola.
La poesia, e.
Chinato il capo, spirò. Continua a leggere
Domande
di Roberto Nassi
Perché quando piango tu sei lontana?
Perché quando una stella muore
la veglia sì e no qualche occhio acuito
all’ennesima potenza e nessun cuore?
Perché le mucche mi guardavano così
quando me ne sono andato e 6-8-4-7
aveva un ciuffo riccio come il mio?
Continua a leggere

Ho raggiunto le farfalle
del mio stomaco.
Un volo, un senso
unico. Di morte.
La primavera ha cent’anni
ha le speranze senz’ovulo
ha i fiori gettati nella gola,
il manifesto nudo, le urla
dei soccorritori. Continua a leggere


prefazione di Roberto Rossi Testa
Dei cinquanta/sessantenni che trenta/quarant’anni fa coltivavano ancora la beata speranza di cambiare il mondo alcuni erano poeti, anzi fra essi la percentuale dei poeti era forse più alta della media storica, sembrando in quei tempi la poesia una delle vie maestre per raggiungere l’obiettivo in questione. Ma nessun altro oggetto del desiderio si comportò mai in modo altrettanto simile a quello dei pomi del povero Tantalo: cambiare il mondo era una faccenda davvero seria, se non disperata, o perlomeno richiedeva di essere accostata in ben altre maniere. Continua a leggere

di Nadia Agustoni
Viola Amarelli, Notizie dalla Pizia, edizioni LietoColle 2009.
Raccontare è far uscire dall’ombra e rivelare qualcosa che non sempre si può cogliere. Un ritratto in versi di figure lontane è uno studio che restituisce una profondità a frammenti sparsi: idee, notizie storiche e costruirsi del mito. La distanza si rifrange in queste voci di Pizie che Viola Amarelli ci presenta nel loro tempo, ma al di là del tempo e direi quasi facendo oracolo la poesia cui le affida. Le evoca, custodi del sacro, ostinate e fragili, attente e consapevoli di una chiamata e forse superbamente isolate nel loro essere state donne del popolo, destinate alla parola-visione, ma anche a un’impotenza maggiore perché consapevoli che: “ so, che sapere non serve/ so l’infelice”.
Questa veggenza se è vocazione lo è anche per lo stupore della bambina cui la propria divinazione è rivelata da un Febo delfino quell’unica volta che lei vede il mare accompagnando il padre con l’asino: “frogi nella brina/ vento di sale e turchese a chiazze lo stupore/ immenso, pari al cuore senza linea”. Continua a leggere
di
Milton Fernàndez
A Montevideo, il 29 aprile 2009, è scomparsa la poetessa Idea Vilariño. Vi spedisco un profilo molto personale della sua esistenza. Chiedo scusa ma ci sono voci che suonano ancora più forti quando vengono a mancare. Come ha detto qualcuno (amaramente) “La morte continua ad essere il miglior (a volte l’unico) sponsor dei poeti”.
Milton Fernàndez
Costano cari i giornali in Uruguay. Suppergiù quanto un chilo di carne. Sono in pochi a permetterseli. E poi, per le notizie importanti c’è la radio, il passaparola, i muri della città. Lì, le nuove (quelle importanti) sostano a lungo, fino a quando il tempo non decide di cominciare a importunarle. Continua a leggere

di Alessandro Ansuini
“Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere”
Adolf Hitler (1936)
“Non ne posso più di queste gocce” disse Lavinia
e sprofondò nel divano esatta e liscia come una mosca
inghiottita da una pianta carnivora
“Però sono commestibili” dissi io e lei rimase muta –
nella casa zigzagava ronzando il moschone della televisione
e le cose erano gialle e ferme e noi non ci facevamo
distrarre né dal colore né dall’atteggiamento e in fondo
le finestre erano aperte, le palazzine incorniciate
i film erano muti e la Madre era didascalica
tutta mani in pasta e borsellini e caschi d’insalata
e sul “Cosa faccio per cena” Lavinia indossava i pattini
io comunicavo voglie come fossi l’inserto d’un giornale
che si sfoglia frusciando. Continua a leggere
corrono e corrono non si fermano
e s’inabissano in strade controtempo
solo veloceveloceveloce
è la scommessa del sabato sera
e chi non schizza si perde la smania
del “mitico” del giusto del da farsi Continua a leggere
di Michele Caccamo
vorrei dopo ogni parola
un distruggente piacere
che ti tocchi le mani
una parola chiusa
e aderente quanto un bacio
e come sarai turbata amore
così lontana da te stessa
alla fine del tuo corpo
a confessare e perdonare
la tua bocca che vola
*
tu mi converti
e baci ogni parola
ed hai il senso dell’ossigeno
del piacere per entrambi i corpi
e ti lasci cadere le mie mani aperte
perché siano una memoria
io ti credo religiosa Continua a leggere
di Fabrizio Falconi
Mare verticale
Incanta l’onda, irretisce
gli sguardi prima che il sole
declini
a Occidente, rosso come sipario:
mare
mosso e mai stanco
mare madre e mare vulcano
mano di Dio, e Dio nella mano.
Lontananze, madre,
ne ho attraversate,
e teneri addii, pallidi
arrivederci,
mesti ritorni,
perdite, mancanze,
ironiche attese
sparsi giorni tinti di ricordi,
mancavano i tuoi,
mancano anche oggi
quel che eri, quel che sei
il nastro di organza,
il ditale, la spilla. Continua a leggere
E’ uscita presso BLU DI PRUSSIA Editrice di Piacenza: http: //www.bludiprussia.it/ la mia raccolta di poesia L’inchino del predone a cura di Eugenio Rebecchi.


Selma Meerbaum-Eisinger
Poesie sopravvissute alla Shoah
A cura di Adelmina Albini e Stefanie Golisch
57 poesie sono il lascito della poetessa Selma Meerbaum-Eisinger, una
lontana cugina di Paul Celan. 57 poesie che parlano della sua voglia di
vivere e della paura di morire. Con passo accelerato la giovane Selma
attraversa le varie tappe della vita umana per testimoniare non solo la
sua esistenza individuale, ma quella di un mondo scomparso: la Bucovina,
quella zona agli estremi confini dell’ex- impero asburgico, luogo di nascita
di un impressionante numero di autori e poeti di lingua tedesca.
Sopravvissute alla guerra e giunte, prima in Israele, poi in Germania, le
poesie di Selma Meerbaum-Eisinger nel mondo di lingua tedesca sono
considerate una importante testimonianza della fertile convivenza di due culture, l’ebraica e la tedesca. Tradotte nelle maggiori lingue del mondo, ora appaiono per la prima volta in traduzione italiana.
MIMESIS EDIZIONI
Collana
IL QUADRIFOGLIO TEDESCO
Isbn 9788884838810 – 15,00 euro
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[Ricevo da Nina Maroccolo. FK]
Le Edizioni Tracce stanno organizzando, in collaborazione con l’Associazione Poeti Abruzzesi, un movimento umanitario di adesione, da parte dei poeti italiani, all’Abruzzo terremotato.
Le ultime drammatiche vicissitudini che hanno colpito l’intero Abruzzo e in particolar modo la città dell’Aquila, distrutta nei monumenti più belli e storici dal terremoto, hanno scosso le coscienze degli Abruzzesi per le vite perdute sotto le macerie. Nella memoria collettiva si è aperta una profonda ferita ma il popolo dei poeti sente una viva energia che li spinge a non arrendersi agli eventi naturali e all’incuria degli uomini, attraverso la poesia e la creatività. Continua a leggere