Archivi categoria: Poesia

C’è una strada. Una poesia di Roberto Nassi

C’è una strada
di Roberto Nassi

C’è una strada inconsistente come le parole
che sono bit o esiguità d’inchiostro
fatta soltanto della sua direzione
come un pellegrinaggio

un filo incorporeo che ha un capo inchiavardato
alla tua carne e lo tessi istante su istante
nella tua natura di ragno itinerante
che non si sente a casa se non si muove su quel filo Continua a leggere→

Appena sveglio, di Carmine Vitale

 

Appena sveglio

Sembra, che debba entrare a far parte anch’io
Della teoria del mazzo di carte
Una volta in acqua ho incontrato il lamento di una medusa
La terra trasuda pini e tombe insieme
Un cumulo di ossa che nemmeno gli dei hanno saputo collocare
Ci nascondiamo nella paura
È quel che ci riesce meglio
Il viaggio di Dante non è per niente finito
Era l’introduzione per presentare il mondo
Prima dell’avvento del sole dopo la fine dei ghiacci

Ho avuto in sorte foglie e roveti
Proprio come in questo caso, non volevo staccare queste parti
È stato un errore di digitazione
Una porta aperta per caso
Un puro fraintendimento Continua a leggere→

E poi torna la primavera, di Gabriella Sica

gabriella

Gabriella Sica, Le lacrime delle cose, Bergamo, Moretti e Vitali, 2009.

(E poi torna la primavera è la poesia conclusiva de Le lacrime delle cose.)

E poi torna la primavera

quell’aria cordiale che ci carezza
e bilancia la mancanza
ascolta l’usignolo che canta e ora cala nel nido
si svegliano i cuori gli uni verso gli altri freddi
nell’inverno più lungo e ulcerato
nei mesi ospedalieri
crollate le borse come piramidi di muschio
muti i merli
ci sarà la crescita di ogni cosa viva
si gonfieranno i gusci e le gemme
i rami irromperanno nel cielo
i bulbi cocciuti dei ciclamini esploderanno nei boschi.
Si potrà rimettere i piedi a terra
abitare il nostro luogo
fede è sostanza di cose sperate di cose reali e vere
non verseranno acqua come sangue le viti
per tempo potate e colme
non piangeranno le viti e il cielo ferito. Continua a leggere→

Luminismo – Mark Strand

strand

E sebbene fosse breve e modesto e niente
cui affidarsi molto a lungo, lo ricordo,
come se venuto da dentro, una della scene
che la mente sa allestire, notte dopo notte, solo
per lasciarsela lontano, veloce e senza avviso. Un tramonto
immenso sommerse la valle e arse le finestre cittadine
che davano a ponente. Le strade si screziarono di fiumi,
e alberi, cespugli e nuvole travolti dalla piena,
e niente tralasciato, né il divano ove stavamo,
né il tappeto, né gli amici, che ammiravano lo spazio.
Tutto affondava in quel fuoco dorato. Poi Filippo
appoggiò il bicchiere e disse: “Questa mano è solo una
di un’infinita serie di mani, pensate.” Continua a leggere→

Nazim Hikmet

hikmet

da Lettere dal carcere a Munevvér
prigione di Bursa (Anatolia)

1945

” Addormentarsi adesso
svegliarsi tra cento anni, amor mio… ”

“no,
non sono un disertore.
Del resto, il mio secolo non mi fa paura
il mio secolo pieno di miserie e di scandali
il mio secolo coraggioso grande ed eroico.
Non ho mai rimpianto d’esser venuto al mondo troppo presto
sono del ventesimo secolo e ne son fiero.
Mi basta esser là dove sono, tra i nostri,
e battermi per un mondo nuovo…”
“No,
prima e malgrado tutto.
il mio secolo che muore e rinasce
il mio secolo
i cui ultimi giorni saranno belli
la mia terribile notte lacerata dai gridi dell’alba
il mio secolo splenderà di sole, amor mio
come i tuoi occhi…” Continua a leggere→

(improvvisi dei morti, degli amati)

(fontana dell’Acqua Reale – S.Pietro e Paolo d’Agrò – Casalvecchio Siculo)

 

***

 

Conteggiamo i congedi

in rassegnata furia

in ostinata vestizione

in una persistente ragione

di muschio, alga di fiume,

perseverante lichene sulla tegola,

come orazione dell’ammutolito,

nascere o cessare l’infinito ciclo

nel medesimo fiato che disfece,

nel moto d’impazienza

dell’occhio che registra

il passato come un nulla che è stato.

 

Al dunque nero del mondo

cui s’impreca, con la pena

mai infera, ma in esso ben assisa

e, pure, solo nell’assenza da esso,

si ritorna alle madri, a quel tacere

cui si cela, alle ripetizioni

da scoperta o illusione, salvi

ad un resurrexit poco dopo le fonti,

destinate dalla speranza

al suo indecifrabile contrario: ci permane

accarezzata da soffi di parole

ogni fronte divenuta marmo, irresistibile

alla calce, alla cenere, alla polvere

d’una mano d’esordio che sospenda

il silenzio nella definizione

dell’acqua sorgiva, dell’alphaomega

che sia flusso eterno.

 

Walt Whitman

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da Walt Whitman, Foglie d’erba, Ed. Demetra,  traduzione di Alessandro Quattrone, 1997

*
COME, said my soul,
Such versed for my Body let us write (for we are one),
That should I after death invisibly return,
Or, long, long hence, in other spheres,
There to some group of mates the chant resuming,
(Tallying Earth’s soil, trees, winds, tumultuous waves,)
Ever with pleas’d smile I may keep on,
Ever and ever yet the verses owning – as, first,
I here and now, Signing for Soul and Body, set to them my
name.

Walt Whitman Continua a leggere→

Franco Romanò, L’epoca e i giorni

Sabato 18 aprile 2009 alle ore 18.00 l’Associazione culturale per la formazione e la ricerca (Via Antonello Da Messina, 8, Roma) ospita la presentazione della raccolta poetica L’epoca e i giorni (Viennepierre 2008) di Franco Romanò. Interventi critici di Marcello Carlino, docente di Letteratura italiana alla Sapienza, e di Fabio Pierangeli, docente di Storia del teatro a Tor Vegata. Letture di Mimmo Valente.

Da L’epoca e i giorni, Viennepierre edizioni 2008

Sezione prima: Viatico

Le chiatte che sul Reno e la Mosella
scivolano lente e piatte, sembrano
dire fermati, non andare in fretta,
segui con noi la corrente del fiume
che lente ci porta alla nostra meta:
d’ogni legno conosciamo il peso
come un tempo i cavalli ogni pietra. Continua a leggere→

Paul Muldoon

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da Poesie, Luca Guerneri cur., Mondadori, lo Specchio, 2008.

da New Weather

Wind and Tree

In the way that the most of the wind
Happens where there are trees,

Most of the world is centred
About ourselves.

Often where the wind has gathered
The trees together.

One tree will take
Another in her arms and hold.

Their branches that are grinding
Madly together,

Is no real fire.
They are breaking each other.

Often I think I should be like
The single tree, going nowhere,

Since my own arm could not and would not
Break the other. Yet by my broken bones

I tell new weather. Continua a leggere→

Il Cavaliere, di Ted Hughes

 

Ha conquistato. Ha abbandonato tutto.

Ora s’inginocchia. Sta offrendo la sua vittoria

E slacciando l’acciaio.

Davanti a lui ci sono le comuni pietre selvagge della terra –

Il primo ed ultimo altare

Su cui depone il suo bottino.

E ciò è giusto. Egli ha conquistato nel nome della terra.

Affidando questi trofei

Alla piccola pazzia delle radici, alla stasi minerale

Ed alla pioggia.

Un grido soprannaturale sale. Continua a leggere→

Qual è colui che sognando vede

paradiso

“Vergine madre, figlia del tuo figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d’etterno consiglio,

tu se’ colei che l’umana natura
nobilitasti sì, che ‘l suo fattore
non disdegnò di farsi sua fattura.

Nel ventre tuo si raccese l’amore,
per lo cui caldo ne l’etterna pace
così è germinato questo fiore.

Qui se’ a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra ‘ mortali,
se’ di speranza fontana vivace.

Donna, se’ tanto grande e tanto vali,
che qual vuol grazia e a te non ricorre,
sua disianza vuol volar sanz’ali.

La tua benignità non pur soccorre
a chi domanda, ma molte fiate
liberamente al dimandar precorre.

In te misericordia, in te pietate,
in te magnificenza, in te s’aduna
quantunque in creatura è di bontate. Continua a leggere→

Giampiero Neri

neri

da Paesaggi inospiti, Lo specchio, Mondadori

I

Di questi boschi in partibus infidelium
è abbastanza comune la poiana,
dove qualche spuntone di roccia
e mozziconi di sassi
che si alzano da terra qua e là
offrono asilo e protezione

Volano in ampi cerchi
di un volo silenzioso
indisturbate dagli abitanti del luogo
che usano dividere le specie
in commestibili o non commestibili
e se commestibili
le perseguitano con ogni mezzo,
se no le ignorano completamente. Continua a leggere→

Osip Mandel’stam

osip

da Cinquanta poesie, Remo Faccani cur., Einaudi

*

Un tonfo cauto e sordo – un frutto
dal ramo s’è staccato via –
tra l’incessante melodia
del bosco silenzioso, muto…

1908

*

M’è dato un corpo – che ne farò io
di questo dono così unico e mio?

Sommessa gioia di respirare, esistere:
a chi ne debbo essere grato? Ditemi.

Io sono il giardiniere, e sono fiore;
nel mondo-carcere io non languo solo.

Già sui vetri dell’eternità è posato
il mio respiro, il caldo del mio fiato.

L’impronta lasceranno di un disegno,
e più non si saprà che mi appartiene.

Scoli via la fanghiglia dell’istante:
rimarrà il caro disegno intatto.

1909 Continua a leggere→

A used shoe store

Mitsuharu Kanedo ( Giappone, 1895-1975)
A used shoe store

Rain threatening any moment in the May sky.
In a grungy port town, a used-shoe store.

All the used shoes hung from the eaves, every one of them,
heels worn, leather torn, all repaired as long as possible, trash no longer mendable.
Delicate types whose rundown state you feel all the more keenly,
dated deep rubber shoes,

student shoes covered with coloured patches,
boots that haven’t lost suggestions of power and prestige, children’s shoes,
each in its own way, crossing which ocean routes, these ragtag vessels,
now gathered here, all tired.

Oh, what metaphoric views all this.

Even so I try to find a companion that fits my feet.
Yes
I know. Leather soles that have turned gritty with the sweat and foot
grease of someone somewhere, the pain of a stud sticking out.

Yes I know. The cold of the water that seeps in, the urge to cry,
the deeply sympathetic words that touch us two, that we the down-and-out can understand in our hearts. Continua a leggere→

Tre orazioni per Maria Rosaria Punzi

di Ottavio Rossani

Il sei aprile si è celebrato il trigesimo della morte di Maria Rosaria Punzi, donna preziosa per la sua famiglia e per tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerla. A lei dedico queste tre poesie scritte nei giorni scorsi. 

1) Cicatrice

Vedi il corpo fermo, rigido,
e ti sembra di aver subito
uno strattone verso l’alto.
Vedi quel corpo angariato,
ormai disteso e quasi raggiante,
e non sai trovare una parola
di lenimento per il dolore altrui.
Quando la morte si asside sul letto
per la chiusura della partita a due,
e artiglia gli amati e gli amanti,
tu, osservatore muto, ti chiudi
nel più piccolo spazio mentale.
Vorresti urlare, maledire, fuggire,
e non puoi spostarti di un millimetro.
Un giorno passerà il dolore forte
– dicono saccenti specialisti –
ma resterà per sempre una cicatrice
che si risveglierà ad ogni passaggio
di odori simili a quelli amati. Continua a leggere→

Marina Pizzi – Un inedito da “Segnacoli di mendicità”

perdo ogni cosa anche i libri letti
nella scoscesa ritrosia del lutto.
maleficio di steccato
ho visto il caso fustigarsi fato.
con la corda del boia s’impenna
la penombra. tra breve brancola
la fine del tatuaggio la tua origine.
tra sterpi di coriandoli bambini
nessuno più ride, la ventosa del labbro
borbotta le gare delle perdite
i davanzali anneriti dal cranio del màrtire
dal martìre temporale.
l’universale della bestemmia è solo
un caso di vetro incrinato, un rapace
senza pace, un crimine per mito,
un mito per crimine. la bisaccia
fa sempre in tempo a raccogliere
scommesse i fati d’àncora.

Manto di vita

manto-di-vita

Pietro Pancamo, Manto di vita, LietoColle, Faloppio, 2005

di Luciano Troisio

I libriccini di LietoColle si raccomandano per l’artigianale raffinatezza della veste grafica, che allude a una cura davvero insolita, in un panorama di sciatta banalità al minimo del decoro, caratteristica di tanti editorucoli improvvisati, abili nel solleticare il narcisismo delle copiose falangi di diciottenni, ragionieri e professoresse delle medie, costretti a pagare un più o meno “modesto contributo” al fine di vedere su effimero cartaceo i loro versi. Inoltre i libretti di LietoColle hanno un’altra caratteristica positiva: non esagerano quasi mai con le pagine. Le sillogi sono plaquettes concise e in genere intense. Continua a leggere→