Archivi categoria: Poesia

Robert Desnos

di Giorgio Stella

Mai altra che te a dispetto di stelle e solitudini
A dispetto di mutilazioni d’albero all’arrivo della notte
Mai altra che te proseguirà il mio stesso cammino
Più t’allontani più s’allunga la tua ombra Mai altra che te saluterà il mare all’alba quando
vagabondo esausto io uscito da foreste tenebrose
e cespi di ortiche marcerò verso i flutti Mai altra che te poserà la mano sulla mia fronte
e sugli occhi
Mai altra che te e nego la menzogna e l’infedeltà
Tu puoi spezzar la cima di questa nave all’àncora
Mai altra che te
Prigioniera nella gabbia l’aquila rode lenta
le sbarre di rame grigioverde
Che evasione!
È la domenica cifrata dal canto degli usignoli
nei boschi verde tenero il cruccio delle bambine
di fronte a una gabbia dove un canarino si agita
mentre nella via solitaria lentamente il sole
l’esile linea sposta sul marciapiede caldo
Altre linee passeremo
Mai altra che te
Ed io solo solo solo come l’edera appassita dei giardini
di periferia solo come il bicchiere
E mai altra che te.

(trad. P. Dècina Lombardi)

Charles Cros

di Giorgio Stella

Vitaiolo

Dopo aver vuotato tutte le coppe, tutte!
Alla fine devo rientrare; perché le mie fibre dissolte,
Nei caffè rumorosi, frequentati da sgualdrine,
Hanno freddo nella notte pesante e negli incerti mattini.
Camminiamo. Ecco già brulicare la gente dei mercati.
Arrossisco, ortolani, nel vedervi, i grembiuli sporchi,
Rinfrescati dall’odore lontano degli aratri.
Lavoratori, ignari dei malsani amori,
Ammucchiate cavoli sul marciapiede, senza nemmeno
Immaginare l’orrore che segue il pallido passante.

(trad. L. Aga-Rossi)

Da Sedime di Gianni Marcantoni (Fara, 2024)

 

La poesia di Gianni Marcantoni è un ragionamento, anzi un dialogo con la realtà. Il senso delle parole tende a prevalere sulla forma poetica. È la ricerca di un’umanità smarrita sotto le pietre dello smarrimento e dell’afasia.

(Pasquale Vitagliano)

ZONA REMOTA

 

Sotto quel che sei – e con te arrivando,

non troverai vie di fuga.

Sfoglia le mille voci che ti riguardano,

non resta che una struttura

epidermica ridotta a un pilastro:

lascialo più sbiadito: lascialo più acerbo:

lascialo più intatto: portalo ai suoi baluardi

inestricabili: ai suoi atterraggi:

fa’ che sia più sicuro e discostato:

noi ci alziamo all’oscuro del mattino

su scialuppe di salvataggio.

 

Ogni silenzio dialogherà con te soltanto

– con i patimenti di una vita

e sempre troverai

della polvere da rimuovere

nascosta dietro qualche angolo.

Ti sveglierai in una zona remota

e non avrai altre vie di fuga;

i sedili durante il giorno

sono sempre rimasti vuoti:

 

non sai mai cosa mi rende felice.

 

*

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Dylan Thomas

di Giorgio Stella

E la morte non avrà più dominio.
I morti nudi saranno una cosa
Con l’uomo nel vento e la luna d’occidente;
Quando le loro ossa saranno spolpate e le ossa pulite scomparse,
Ai gomiti e ai piedi avranno stelle;
Benché ammattiscano saranno sani di mente,
Benché sprofondino in mare risaliranno a galla,
Benché gli amanti si perdano l’amore sarà salvo;
E la morte non avrà più dominio. Continua a leggere→

Maria Pia QUINTAVALLA, Saudade. Con nota di Antonio Fiori

 

Antonio Fiori

 

La pronuncia di Saudade in portoghese è saudadi ed il significato più prossimo all’italiano è
‘desiderio’, che qui diventa – sono parole dell’autrice – “intenso desiderio di qualcosa di
ASSENTE, in quanto perduto, o non ancora raggiunto”. L’auspicio è forse il cortocircuito poetico
eliotiano tra passato e futuro: gli anni della formazione emotiva e politica sembrano voler
scavalcare il presente e rialzarsi nel futuro, parlare alle nuove generazioni: È là nel corso amico
della storia/ che vorrei tornare, precipitare in corsa/ prendere quota – camminare. Continua a leggere→

Don Angelo Casati, poeta gentile

di Alida Airaghi

“Don Angelo è un flauto, si lascia suonare da tutto e da tutti e si ascoltano racconti meravigliosi da quel vuoto di sé che è il suo cuore. Ha frasi incandescenti eppure miti, fuochi di sdegno eppure luminosi, ha ombre che fanno più vera la luce. Come fa? Con la compassione…”. 
Così Chandra Candiani nella lunga e affettuosa prefazione al libro di poesie di don Angelo Casati esprime la sua stima di poeta ai versi di un religioso come lei poeta.
Angelo Casati (Milano 1931) è presbitero della diocesi milanese, e ancora oggi ultranovantenne scrive e pubblica toccanti omelie settimanali nel suo blog Sulla soglia. Ha al suo attivo molte pubblicazioni che spaziano dalla poesia a commenti evangelici, da riflessioni spirituali su vari eventi della vita a veri e propri saggi, usciti per diverse case editrici (Cittadella, Romena, Paoline, Servitium, Àncora, Il Saggiatore…). Continua a leggere→

Cesare Pavese, I mari del Sud

di Giorgio Stella

Camminiamo una sera sul fianco di un colle,
in silenzio. Nell’ombra del tardo crepuscolo
mio cugino è un gigante vestito di bianco,
che si muove pacato, abbronzato nel volto,
taciturno. Tacere è la nostra virtù.
Qualche nostro antenato dev’essere stato ben solo
– un grand’uomo tra idioti o un povero folle –
per insegnare ai suoi tanto silenzio. Continua a leggere→

Da Gian Piero Stefanoni, La costanza del cielo (Il ramo e la foglia edizioni, 2024)

a cura di Luca Pizzolitto

Nessuna parola è neutra, e la parola poetica ce lo ricorda ogni giorno, traendo proprio da qui il suo germoglio principe. Lo sguardo nuovo che andiamo ad aprire, infatti, non deve incrinare la fede nel mondo ma rinsaldarla, farla tornare alla luce proprio dove manca: nella carità e nella prossimità, là dove davvero solo noi siamo. Fede nell’altro e nel mondo, la cui misura, nell’aderenza alle sofferenze del quotidiano, personalmente nasce, va alimentandosi e si interroga all’interno di una Parola più alta. In quella radice di sé che ha nella creaturalità il suo ricnoscimento, persona e parole allora sono figlie di una incarnazione che non cessa di interrogarci, di metterci in crisi nelle nostre risonanze di perdita. È proprio all’interno di questa crisi però, resto convinto, la possiblità più forte, per quanto di umano ci è dato, per una risposta sena infingimenti – senza vie di fuga-, per il racconto di un tempo che procede per cancellazioni e negazioni, quando non per conflitti.

(Da Dichiarazione di poetica, in apertura del libro) Continua a leggere→

Rita Pacilio, Si è fatto preghiera

Ti lodo Dio

Ti lodo Dio quando un germoglio di rosa nasce a novembre,
quando un frutto diventa maturo a primavera.
Sia lode ai figli, alla luce sul comodino
che veglia le notti e l’attesa del sogno bello.
Alle stelle, ai monti che vedrò domani.
Ti lodo quando si incidono
i passi nella sabbia, le poesie
per le mille onde e le conchiglie
l’ebbrezza della spuma, il ritornare.
Lode sia a Te
che mi parli in queste ore scure, abbandonate.
Per la coperta che mi riscalda
e l’acqua bevuta a ripulirmi.
Ti lodo Dio quando la gioia
mi cammina dentro
nella mano con le dita strette ai bambini,
alle rondini sui prati,
ai frati e all’insegnamento,
per le scarpe che ho avuto
e per il perdono taciuto.
Sempre tu sia lodato sugli alberi di pesco,
nei canneti, nei fiumi esondati che trascinano.
Ogni spiga sia a te ripiegata per lodarti,
la busta della spesa, il mio cappotto,
da mattina a sera le campane,
il pianoforte e il sax.
La gigantesca porta aperta
dopo la morte di mio padre,
gli uccellini, il sapore delle stanze,
la panca della nonna
e le nostre sere ti lodino Dio.
Ti lodo per l’inutile tentativo di cambiare
l’entrata, l’uscita, l’avanzare,
per le maniglie attaccate a queste porte,
per la sfida, per ogni cosa persa e ritrovata.
Ti lodino il latte del mattino, le mele saporite
perfino le stagioni stravolte dall’inquinamento.
Ti lodo per sempre, mio Dio, mentre canto.

Rita Pacilio, Si è fatto preghiera, San Francesco d’Assisi, otto secoli di umanità e ispirazione, RPlibri 2024.

Grazie a Rita per questo tesoro di testimonianza e di poesia.
Quando arte e vita si incontrano, si aprono porte.

Giorgio Stella. Una poesia

‘Ogni mattina spero che si faccia notte e così sia’ – hai vista l’ombra trasformai in ombra? Lo scarlatto vuoto del senso meridiano, la censura che abita le cose in una porzione ardente di nozze profane al coro medesime in corso? La fossa occidentale non ha madre da rapire un padre. Carrozze di burro, echi di vermi forti e grevi – io qui vivo le statue che hanno non hanno movimento, si raccolgono nella struttura della fontana e poi passa la fibra breve della neve.

Lo stato dell’arte. Adriana Tasin

Qual è lo stato dell’arte?
Lo stato dell’arte è uno stato in divenire, fluido e mutevole, composito. Non si riesce ad afferrarlo, a definirlo, tanti sono gli stimoli che arrivano da diverse parti, tante le posture che i vari autori assumono, gli stili che vengono utilizzati nelle opere. Bisognerebbe avere sguardo di beccaccia, a 360 gradi, e ancora non si riuscirebbe a comprendere tutto ciò che lo sguardo coglie, tutto ciò che sta accadendo in poesia. E questa varietà è ciò che, a mio avviso, caratterizza il periodo che stiamo attraversando. Ed è ciò che sento accadere in me stessa, sento la spinta verso un cambiamento, di forma e tematica. Si direbbe forse che alla mia età si vada verso una sorta di cristallizzazione del fare poesia, ma non è affatto così. La voce rimane a legare il percorso ma la poetica si modifica, si contamina di continuo. Continua a leggere→

Tre fisse (domande semplici e concrete)

di Patrizia Baglione

TRE FISSE ad Alessandra Corbetta

Quanto influisce bellezza, dolore e amore nella tua poesia? 

La poesia è un genere letterario e, contestualmente, anche un’arte; dunque, oltre ad avere a che fare con metrica, lessico, linguaggio, suono, ritmo e tradizione, essa si pone anche come congiuntura tra il nostro mondo intimo e quello esteriore, e viceversa. È consequenziale, quindi, che i grandi temi come l’amore, il dolore e la bellezza influiscano sulla scrittura poetica, in misura più o meno significativa. Nel mio caso specifico, dove a guidare la poetica è anzitutto l’impossibilità di fermare il tempo e la consapevolezza del continuo movimento verso la fine, tutti e tre i topoi da te citati hanno una notevole rilevanza.

 

C’è un testo a cui sei più legata? Se sì, quale e perché? 

La poesia “Strettoie” di Umberto Fiori, così come molte altre di questo autore, è un testo a cui sono particolarmente legata, non solo perché è un esempio mirabile di uso “chiaro” della lingua, ma anche perché riesce a rendere con incisività l’idea, desiderata e allo stesso tempo realizzabile solo per un brevissimo frangente, di sentirsi un tutt’uno con gli altri, essere finalmente in pace con loro

 

Come vedi il futuro della poesia? 

Pasolini diceva che la poesia è “un bene incosumabile”; e io, nonostante le sfide sempre più accese che deve affrontare, sono altrettanto certa della sua impossibilità di esaurimento. Anche perché la poesia, per fortuna, è molto più grande di chi la scrive.

 

Intervista ad Andrea Tuccini

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

Tutto ha avuto origine dalla morte di mio padre. La morte di un genitore può scatenare una serie di emozioni complesse. Il senso di smarrimento che ne deriva fa emergere non solo il dolore per la perdita, ma anche riflessioni più ampie sulle relazioni familiari e le dinamiche che ci legano ai nostri cari. Le “case chiuse” rappresentano non solo gli spazi fisici che una volta erano pieni di vita, ma anche i ricordi, le emozioni e i risentimenti che rimangono intrappolati in essi.

In questo contesto, gli scompigli di famiglia possono evocare situazioni di conflitto, contraddizioni e segreti nascosti; sono parte della nostra storia, ma spesso ci rendiamo conto di portarli con noi come pesi. Nonostante questo, è proprio in quel senso di vergogna che si cela un’opportunità di crescita e di comprensione. Affrontare il passato può diventare un passo verso la riconciliazione, sia con noi stessi che con gli altri, trasformare i luoghi vuoti e i ricordi pesanti in spazi di riflessione e, magari, di perdono. 


2) Che ruolo ha (se ha un ruolo…) la poesia nella contemporaneità? La parola poetica, secondo te, dove conduce? Quali strade percorre?

La poesia ha il potere di rendere tangibili le emozioni, di trasformare l’inafferrabile in parole che risuonano, creando delle connessioni autentiche tra l’autore e il lettore.

Viviamo in un’epoca in cui le parole vengono spesso svuotate di significato, in parte a causa della rapidità con cui le informazioni vengono consumate e condivise. La poesia, in questo contesto, può fungere da porto sicuro, un luogo in cui i sentimenti vengono elaborati e resi accessibili, permettendo di esplorare le complessità dell’esperienza umana; la varietà dei supporti attraverso cui la poesia si esprime oggi, dai social media alle serie televisive, offre opportunità per una diffusione più ampia, senza dover necessariamente scivolare nella superficialità o nell’auto-referenzialità che limitano la profondità dell’esperienza poetica. 

Per quanto la poesia possa essere adattata a diversi formati, mantiene tuttavia la sua essenza e può fungere da segnaletica di sicurezza nel guidarci verso l’interno, verso una comprensione più profonda di noi stessi e del nostro posto nel mondo. In un’epoca di frenesia, il messaggio poetico ci offre quindi un momento di pausa, un invito a ritrovare la propria casa interiore. La vera sfida nella contemporaneità consiste nell’ancoraggio alle esperienze autentiche in un mare di rumore.


3) Quanto tempo occupa, nella tua giornata, la lettura/scrittura/studio della poesia?

La scrittura richiede tempo e dedizione e la consapevolezza applicata nel leggere permette di trasformare il disagio in un’esperienza creativa, un ciclo di nausea e liberazione: è la resa totale a pensieri e parole che, pur sembrando lontani, riflettono una parte di noi stessi. In generale, la poesia ci permette di convivere con il disagio senza esserne sopraffatti, di affrontare il dolore con il conforto della connessione.


4) Tre autori (e tre opere) che consideri imprescindibili, all’interno del tuo percorso poetico di questi anni.

Mi è difficile sintetizzare. Credo che la poetica di Philip Larkin sia a me quella più cara, per non parlare di quella di Montale. Ma i miei interessi cambiano: in questo momento mi emoziono nel vedere la foto del quadro di Briton Riviere “Daniele Nella Fossa Dei Leoni”, un pittore inglese dell’800, un’opera che cattura un momento drammatico e intenso, richiamando sicuramente riflessioni sul coraggio e la vulnerabilità; temi che si possono ritrovare anche in molti autori di poesia di ogni tempo.

Giorgio Stella. Una poesia

Mentre mia madre dorme – mentre mia madre dorme nn si sveglia chi dorme nella lucciola della campana diceva: ‘ nn si sveglia chi dorme ‘ anzi lo dice e le clessidre nei vasi germogliano nuovi rami. Il tutto per uno nel sempre, nel sempre verde che nn è verde x sempre! Tornando verso casa, quando casa più non c’era – respiro l’onda reciproca del fondo ora nell’ obitorio infinito // di un ruolo distante la lux di carbone (…) e viene al mondo chi/colui coincide quello che mai! Si possa dividere. William Faulkner, quanto alcool ti è passato nelle vene? Distratto: ‘ nn avevo altro – mentre morivo – ‘ – nn si sveglia chi dorme, ora nessun niente ha bisogno del nulla di tutto & poi proviene.

Claudio Damiani

di Giorgio Stella

Stavamo camminando lungo un sentiero, era inverno,
le bacche della rosa canina indugiavano rosseggiando
sui rami nudi scintillanti per la brina,
quando ho fermato i miei figli dicendo loro queste parole:

“Se io dovessi morire, quando io morirò,
state tranquilli, non vi preoccupate,
perché quando sarete morti anche voi
allora ci rivedremo e staremo sempre insieme,
quindi non dovete preoccuparvi, perché ci rivedremo,
avete capito?” ho detto loro.
E loro: “Okay, abbiamo capito”.