Archivi categoria: Poesia

Tre fisse a… (domande semplici e concrete)

 

di Patrizia Baglione

TRE FISSE A LAURA PUGNO

 

• Quanto influisce bellezza, dolore e amore nella tua poesia?

 

Si può davvero scrivere, in assenza di queste tre parole/cose? Ma vorrei dedicare un pensiero in più alla bellezza, perché per me in poesia c’è sempre stata, come obiettivo asintotico – impossibile da raggiungere, come la linea dell’orizzonte, e allo stesso tempo necessario – e come impatto fisico del testo che deve incidere su di te, arrestarti lì dove sei, e non è una metafora. La bellezza ci dice che li c’è qualcosa per noi che dobbiamo fare nostro, e sperare di comprendere. Del resto, è ben noto che “il bello non è che il tremendo al suo inizio….” come scrive Rilke nella Prima elegia…

 

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Rendez vous. Poeti che si parlano. Valeria Raimondi e Alessandro Ramberti

Con Luca Pizzolitto abbiamo immaginato uno scenario confidenziale, uno spazio e un tempo per parlare di poesia al di là delle forme più consuete. Ripartire da una condivisione che esplori le note nascenti della comunicazione artistica, un salto senza rete sulle corde della fiducia: è ciò che proponiamo per provare a far convergere, una volta di più, la poesia e lo spirito.

Intervista a Biagio Accardo

di Massimiliano Bardotti

1-Come e dove nasce l’idea di questo libro? E potresti dirci qualcosa sul titolo?

Mi accingo con qualche dubbio a scrivere queste righe che precedono o vanno in contemporanea con l’uscita del mio nuovo libro di poesie, Esercizi di riparazione, per conto di peQuod, collana Portosepolto. E questo perché noi poeti rischiamo sempre di dire troppo, facendo ombra alle nostre stesse poesie, le quali dovrebbero poter parlare da sé, senza ulteriori commenti. Proverò quindi a rispondere a ciò che mi viene chiesto nella maniera più sobria possibile. 
Questo è un libro che amo, e lo amo perché finalmente la parola lasciata sul foglio è impronta alquanto fedele di quella sperata e attesa. Entrambe sono in un certo equilibrio, senza eccessive asimmetrie tra momento intuitivo e quello realizzativo. Sono sincero: aspettavo il momento in cui poter scrivere qualcosa di questo tipo e in questo mondo; il tempo e gli incontri hanno permesso che ciò accadesse. Continua a leggere→

Giorgio Stella, Una poesia

Sapevo che il tempo era poco e della morte non me ne importava più di un mulino di neve (arco di pozzo) – di tanto in poi fui pure io bianco. Dalle verande vedevo Harlem o Rom, non lo so… Uno sterile ponteggio era sospeso come me nel cielo – / alle volte parlavo con la finestra di Cassandra // mio unico amore in una saggezza di Verlaine & alla biglia non ho mai // promesso la spiaggia. ————————————- 24/10/2024 –

Rendez vous. Luca Pizzolitto e Pietro Romano

Con Luca Pizzolitto abbiamo immaginato uno scenario confidenziale, uno spazio e un tempo per parlare di poesia al di là delle forme più consuete. Ripartire da una condivisione che esplori le note nascenti della comunicazione artistica, un salto senza rete sulle corde della fiducia: è ciò che proponiamo per provare a far convergere, una volta di più, la poesia e lo spirito.

Giorgio Stella , Una poesia

Una sorta di Guernica

Come la betoniera salda il conto degli articoli da ballo – la seta e è il valzer della meta; un pugno / chiuso non è necessariamente una mano aperta! La creta non può e non deve essere un no, un no di costume – & sotto la ringhiera sopra la regina…. Stagione dell’ altro ieri quando eri quello di prima

Dolcina

Cinque poesie di Ivan Pozzoni

RINO

Prima che la critica si accorga che esista

dovrò fare la fine drammatica di Rino Gaetano,

senza che l’airbag che protegga l’autista

senza che il tempo mi tenga la mano.

 

Battere, battere, battere i tasti

battere forte, battere ancora

coll’emergenza di acuti scoliasti

che cambieranno l’ordito com’è ora.

 

E io intanto scrivo, piangendo lacrime di cinnamomo,

nel cuore la donna che ha miscelato i miei cromosomi,

mi tocca vivere di chicane come in autodromo,

col coltello tra i denti a rivedere tutti i miei assiomi.

 

Non sono certo di riuscire a sopravvivere

dopo tanta sofferenza e dolore,

al massimo mi ritroveranno cadavere,

arrivando a sentire il mio cattivo odore.

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Dario Bellezza, Non si vedrà per tutto l’inverno

di Giorgio Stella

Non si vedrà per tutto l’inverno il mio ragazzo venire dal lattaio
con la busta del latte da mezzo litro: tutti penseranno che il radicato
nel mio cuore aspetta malato
che io arrivi con la busta in mano.

Non si vedrà per tutta la primavera il suo ritorno; le lacrime invano
scivoleranno dalle mie guance:
tutti penseranno che mi ha lasciato solo nella mia grande casa.

Non si vedrà per tutta l’estate
la sua abbronzatura cittadina,
ma al mare uguale ai più tranquilli
e solitari ragazzi lo immagineranno silenziosamente disteso sulla sabbia.

Non si vedrà in autunno alcuno
bussare alla mia porta marroncina:
tutti mi guarderanno con tristezza
perché questa è la stagione dei morti.

[da “Invettive e licenze”, Garzanti 1971].

Apprendistato alla salvezza di Pasquale Vitagliano

 

Nota di lettura di Laura Cantelmo

La intensa qualità visionaria della silloge Apprendistato alla salvezza di Pasquale Vitagliano contiene in ogni suo testo una ricchezza simbolica e immaginifica tale da sembrare, anche nell’unità tematica- la speranza di   salvezza dal caos- un’esposizione di arte figurativa.

Questa sua interessante singolarità, attribuibile a una predilezione culturale dell’Autore, si presta a una sperimentazione del linguaggio tipica di certi importanti movimenti artistici del secolo scorso, come il Cubismo o la Metafisica, nei quali la sovrapposizione di oggetti di epoche storiche differenti o di provenienze contrastanti, ottenevano un sincretismo dove l’immagine aveva una fondamentale funzione evocativa. Qui il Poeta ottiene lo stesso effetto, attribuendo all’immagine un’importanza prevalente rispetto alla parola e alle sue potenzialità semantiche. In poesia la giustapposizione di immagini su cui viene costruita l’architettura del discorso poetico vanta illustri esempi, come il Surrealismo, Ezra Pound e il suo Movimento Imagista e T.S.Eliot, per citare i più celebri. La freudiana Interpretazione dei sogni ci insegna che la funzione dell’inconscio si esplica attraverso le immagini ed è intuibile come in questa silloge esse, nell’esprimere uno stato dell’anima, abbiano uno stretto collegamento con l’Es, grazie all’atmosfera onirica nella quale appaiono.

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Reinaldo Arenas

di Giorgio Stella

Io sono quel bambino con la faccia tonda e sporca,
che in ogni angolo ti infastidisce
con il suo “mi dai una monetina”?
Io sono quel bambino con la faccia tonda
e sporca, certamente non voluto, che da lontano
contempla gli autobus, in cui gli altri bambini ridono
forte, e fanno salti molto grandi. Io sono quel bambino antipatico, certamente non voluto, con la faccia tonda e sporca
che sotto gli enormi lampioni o sotto le prostitute
anch’esse illuminate, o davanti alle fanciulle
che sembrano levitare, proietta l’insulto
della sua faccia tonda e sporca.
Io sono quel bambino di sempre, arrabbiato e solo,
che ti lancia l’insulto di quell’arrabbiato
bambino di sempre e ti avverte: “se
ipocritamente mi accarezzi sulla testa, io coglierò l’occasione
per rubarti il portafoglio”.
Io sono quel bambino di sempre, davanti al panorama
di terrore imminente, lebbra imminente,
pulci imminenti, di offese e di crimine imminente.
Io sono quel bambino disgustoso che
improvvisa un letto con un vecchio scatolone
e aspetta, certo, che verrai con me.

Guglielmo APRILE, Appunti eoliani. Nota di Giovanni Nuscis

Guglielmo APRILE

APPUNTI EOLIANI

FARA EDITORE 2024

 

“Ha un’anima la pietra”, titola la prima sezione della bella raccolta poetica di Guglielmo Aprile; titolo emblematico, e premessa del libro, asserzione che spiega, tra le altre cose, l’invocazione degli ultimi versi: Pietre guerriere, insegnatemi voi / a resistere ai venti e al loro oltraggio, / voi più longeve del mio breve sangue; / e che mi sia il vostro orgoglio da esempio, / infondete anche in me un po’ del coraggio / con cui sfidano i vostri corpi il tempo. Continua a leggere→

Isabella Bignozzi, I bimbi nuotano forte

[ foto di Emilia Barbato]

a cura di Luca Pizzolitto

agosto

ci sono ore come laghi di sale
e albe rosse che ruotano avversità
d’insonnie limpidissime
dentro perdute case di pietra

l’anno è un migrare di navigli
fianco che ti spinge nella luce
il silenzio dei cipressi tiene
l’orma dei pensieri nell’acqua
questa fiaba nuda, battesimo
che ogni perdono prega nel vento Continua a leggere→

Tre fisse a… (domande semplici e concrete)

di Patrizia Baglione

TRE FISSE ad Alberto Bertoni

  • Quanto influisce bellezza, dolore e amore nella tua poesia? 

Dolore e amore incidono nella mia come nella poesia di tutti, se è poesia che possa venir definita latamente lirica, com’è la gran parte della poesia prodotta oggi nel mondo occidentale, benché non di rado camuffata o negata per ragioni di “moda” culturale: la cancellazione dell’Io ecc. L’epos appartiene infatti alla prosa di romanzo e altre forme di poesia poco o niente versificata sono distribuite tra fiction visive, performance teatrali, jingles pubblicitari, slogan politici, modalità musicali che prevedono la presenza di un testo, autofiction e perfino talune derive pseudo-saggistiche o affioramenti di “prose in prosa” estranee a intenti diegetici. Dolore inteso come elaborazione di un lutto o di una perdita; e amore inteso come pulsione desiderante di un Io sensibile che percepisce e constata l’assenza di un Tu necessario alla vita della propria interiorità e della propria corporalità senziente e pulsante sono i due motori essenziali e perpetuati nei millenni e nelle culture che – attraverso una forma poetica che prevede l’iniezione nel linguaggio di un sostrato o di un effetto o di un apporto di senso “musicali” – hanno al centro i soggetti (non importa se maschili, femminili o trans) che appartengono, sono appartenuti o apparterranno alla specie dell’homo sapiens. Quanto alla bellezza, invece, sono molto più prudente nel definirla come parte essenziale della mia ricerca poetica. Di certo non m’interessa un’idea neoclassica di bellezza: l’armonia “ideale” espressa dal nostro Rinascimento (Raffaello, per fare l’esempio più evidente) mi lascia freddo; quella robustamente realistica espressa dall’Ottocento europeo, ancora di più. Da questo punto di vista, mi sento figlio delle due avanguardie integralmente novecentesche, Futurismo e Surrealismo. Quindi per me la bellezza è anche la manifestazione dell’informe, del negativo, dell’onirico, del metamorfico e di un impulso metonimico/metaforico portato oltre il confine della verosimiglianza e della proporzione.

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Giorgio Stella, L’elmo

L’ elmo sembra una cicala di vento sulla scala a chiocciola del D N A nel firmamento oppure la crociata di una vendemmia dove con l’uva si è fatta una trasfusione di sangue matura – guarda l’elmo non la corazza lo scudo potrebbe tradirti e stringi i denti, stretti, se non puoi calzarlo ora: l’elmo è una corona una briciola di bucato steso nella spada della santa-acqua che // non ha più nemici // nei volti degli // specchi – arrotolati nei medesimi vetri. Batti bacca la grancassa! La Pisside a ciclo di baracca. E poi ripassa. ————————————- 21/10/2024

Minaccia pioggia, di Giorgio Stella

/Minaccia pioggia/- chi minaccia la pioggia? La mano tesa nella questua data in Briciole di //#Conchiglie# che del mare non ne vogliono sapere – minaccia pioggia, lo scudo e l’elmo sul faro adulto dell’ immensa infanzia, un latrato di tronco nella quercia – del rimpianto il rimorso per entrambi a sé medesimi sangui.

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Ottobre, di Enrico Fraccacreta

Ottobre, me lo dici tu perché i ciclamini dormono ancora?
certo la terra non si è liberata dal caldo
dell’estate torrida di quest’anno,
è così che anche tu ti allontani?
forse è stata troppo fredda la mia atmosfera
in questi ultimi tempi.
Soffriamo le stagioni eccessive
i nostri stati d’animo si gonfiano di colpo
alla prima frottola burrascosa,
la pioggia siglerà una specie di armistizio
tra noi, l’aria e i ciclamini.
La pioggia che fa parlare i sordi e i germogli
stuzzica la spinta decisiva al fusto sotterraneo
distende i nostri nervi, cade in terra feconda
dopo aver sgocciolato a lungo sui nostri sorrisi,
decide il colore dei nuovi ciclamini
noi li vedremo tutti bianchi
salendo sempre più in alto
sino al cuore di dicembre,
l’anno scorso, ti ricordi? Scoprimmo i pulcini
fare le moltiplicazioni, io non ci credevo
troppo perso a contare la polvere
non vedevo le onde traslucide nell’aria,
troppo poco so ancora del silenzio
anche se vado tutti i pomeriggi a lezione
dallo sparviero sul filo del telefono alla Motta del lupo,
mi guarda come un arciduca e stiamo lì un paio d’ore
le sue orgogliose piume mosse dal vento
prima del tramonto, quando d’un tratto si alza
va via senza rumore senza neanche salutare
per chissà quali strade della notte
con l’ultimo sguardo che è già un appuntamento. Continua a leggere→

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