Archivi categoria: Poesia

Lirico terapia. Fabio Pusterla

Al castello

Dentro le cose, al nocciolo dei giorni,
tira un vento impetuoso. Sulle pietre
lise della cucina scorre l’acqua, nella casa
scricchiola il legno, l’ora;
fuori, la notte, un uomo che non vedi
strascina il proprio sacco di fatica:
foglie secche. Ci osservano
le cose, il loro immobile
resistere a quel vento. Alari, mensole.
Una scintilla pazza
imbocca la sua gola di camino
e poi scompare.

da Le cose senza storia

Sara FRUNER, La rossa goletta. Recensione di Antonio Fiori

Sara FRUNER

La rossa goletta

Crocetti, 2024

pp 200, E. 17,00

 

La goletta, nell’importazione dal francese, è un pesce – la nostra rondinella di mare, mentre nella più nota accezione è un piccolo veliero, apprezzato per la navigazione veloce.

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Gino Rago su Avraham Ben Yitzhak  

Alla scoperta di un unicum nella Storia della politica e della letteratura occidentali del ‘900, ossia, Avraham Ben Yitzhak, il quale, per la poetessa Lea Goldberg:« Fu il primo poeta ebraico il cui orologio non indicava l’ora soltanto agli ebrei, ma scandiva il tempo della letteratura mondiale».

a cura di Gino Rago

Avraham Ben Yitzhak, Poesie, con un saggio di Lea Goldberg,
Ed. Portatori d’Acqua, Urbino, pp. 224, € 14,00
(Traduzione e cura di Anna Linda Callow e Cosimo Nicolini Coen

Questo libro è la storia del poeta Avraham Ben Yitzhak che, con appena undici poesie pubblicate in vita, cambiò la storia della letteratura occidentale, ed è anche la vicenda umana e letteraria del “Dottor Sonne”, il quale, con la sua erudizione e con i suoi silenzi epici, al Café Museum di Vienna influenzò fino al 1938, anno dell’annessione dell’Austria da parte dei nazisti e di Hitler, scrittori e artisti come Hermann Broch, Elias Canetti, James Joyce, Arthur Schnitzler, Robert Musil, Hugo von Hofmannsthal,  il musicista Arnold Schönberg e il pittore Georg Merkel.  Continua a leggere→

Graziella Tonon, Storia di Margherita

Storia di Margherita di Graziella Tonon
di Giorgio Morale

Con Storia di Margherita, un volume edito da La vita felice (2023) con una bella postfazione di Antonio Prete, Graziella Tonon perfeziona genere, linguaggio e voce che viene maturando da anni e che la rendono una presenza poetica riconoscibile. Definirei le sue raccolte novelle in versi. Volume dopo volume, assistiamo al consolidarsi di questo sottogenere non molto frequentato, se non addirittura inedito. Continua a leggere→

Cristiano Poletti, Un altro che ti scrive

a cura di Luca Pizzolitto

Se i piani temporali intersecano e sovrappongono nella narrazione diacronia e sincronia, può avvenire che una raccolta di poesie, composte in momenti diversi, si possa anche presentare come (e, di fatto, propriamente sia) un libro, coerente dal prologo all’epilogo, di un unico racconto poetico. E proprio con questa ambivalenza compositiva, si presenta l’ultima prova di Cristiano Poletti, bergamasco di Treviglio, proposta da Marcos y Marcos col titolo Un altro che ti scrive, che è quasi una dichiarazione di poetica. (…)
Quest’«altro che ti scrive» è pure una figura ambivalente, formata dall’intreccio di diverse possibilità: è il padre perduto, è l’interlocutore interiore del poeta, è un autore amato con cui egli si confronta, è un amico di avventura poetico-esistenziale, è il lettore… è, insomma, chiunque, reale o immaginario che sia, concorra a cercare le domande (non le risposte) che Cristiano formula e riformula, nella chiarezza adamantina (cioè luminosa e preziosa) del suo verso e nel nitore delle sue scelte metrico-musicali, per interrogare i tempi della vita e della storia, del viaggio e della sosta, del pensare e del sentire, del capire e dell’amare: per scoprire che «Ciò che è nascosto parla di noi. / Ciò che è sepolto parla con noi» e per «portarlo tutto nel corpo del testo». (…)

(“In un taglio strepitoso di luce”, di Gabrio Vitali, comparso su Ytali.com in data 27 giugno 2024)

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Tre fisse a… (domande semplici e concrete)

di Patrizia Baglione

 

Tre fisse ad Anna Segre

 

  • Quanto influisce bellezza, dolore e amore nella tua poesia? 

 

Bellezza, dolore e amore, sarebbe come dire sale acqua e farina, senza i quali nessun pane sarebbe possibile. Sarebbe come dire i nucleotidi, cioè i monomeri che formano il DNA, le informazioni fondamentali per narrare la storia personale di ognuno. Sono strumenti di conoscenza, bellezza dolore e amore, che ci rivelano a noi stessi, che ci spiegano il mondo, partiamo da lì. Perlomeno io, di sicuro.

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La poesia vista dalla luna. Trenta righe di Alberto Bertoni 2. Edoardo Zuccato

Due constatazioni coinvolgono la poesia neo-dialettale, ora che ha felicemente oltrepassato il mezzo secolo di vita, se continuiamo a individuare il suo anno d’inizio nel 1972 dei libri di due poeti-sceneggiatori cinematografici: Tonino Guerra e Cesare Zavattini. La prima riguarda il passaggio di testimone generazionale che – a considerare eccellenze “di transito” un Rentocchini e una Grisoni – coinvolge almeno due romagnoli costantemente bravi come Gabellini e Teodorani, assieme a un trevigiano votato a un’energica pronuncia civile come Fabio Franzin. La seconda constatazione concerne proprio l’amplissima gamma di tecniche poetiche che distingue le molteplici scritture neo-dialettali, oscillanti tra gli estremi del lirismo puro e dell’epos (comprendendo vocazioni teatrali ed emergenze di romanzo in versi), come peraltro fu proprio dell’archetipo della scrittura dialettale novecentesca, vale a dire l’incommensurabile Pascoli. Continua a leggere→

Lirico terapia. Roberto Carifi

La senti, la puoi sentire
ora che a mezzogiorno si spezza la ciminiera
e nei cantieri un popolo di terra è devastato,
la sentirai più prossima del lume
quando si abbassa sulle tempie ed è la morte
e tu non sai che ritornare nel ventre di tua madre,
prendi per questa via che non conduce
ora che a mezzogiorno il sole è una vendetta
e la memoria secca come fango,
avanzerai dove non c’è cammino
e la miseria splende.

(da Europa, Jaca Book, 1999)

Francesco Giuntini, I colori dell’ombra

a cura di Giorgio Stella

L’ostaggio

Il mio nome è nessuno, uno qualsiasi
preso per caso in questo sporco gioco.
Tocca stavolta a me, non conta il nome,
la famiglia, la storia. Ignote mura e

quattro corde mi legano e nessuno
si muoverà per me, la fine è scritta
nella sfida impossibile, vicenda
che si ripete ovunque, sempre uguale.

Il suo nome è nessuno, uno straniero,
faceva affari in qualche sporco gioco.
Di lui diremo al mondo per notizia

l’identità, daremo poche immagini,
per quanto basta. Attenderemo i giorni
inutilmente. È lotta e nulla più. Continua a leggere→

Charles Bukowski

a cura di Giorgio Stella

E così vorresti fare lo scrittore

E cosi vorresti fare lo scrittore?
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo
a meno che non ti venga dritto
dal cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.

se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.

se lo fai solo per soldi o per fama,
non farlo
se lo fai perché vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.

Se devi startene li a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.

se devi aspettare che ti esca come un ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos’altro
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.

non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono o noioso e
pretenzioso, non farti consumare
dall’autocompiacimento

le biblioteche del mondo
hanno sbadigliato
fino ad addormentarsi per tipi come te
non aggiungerti a loro
non farlo
a meno che non ti esca
dall’anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all’omicidio,
non farlo
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sè e continuerà finchè tu morirai o
morirà
in te.

non c’è altro modo

e non c’è mai stato.

L’era dell’Immacolata

di Giampaolo Centofanti

L’era dell’Immacolata

Luci del borgo antico nella notte,
gialle come la pietra di queste case
oranti da sempre nel semplice ora!

Voi altro non ricordate che segreti
che sciolgono nodi, aprono strade,
per questo un dì venni a cercarvi.

Era quando perso in oscuro cielo
seppi che v’era l’inarrivabile oltre
che veniva pur dove non si poteva…

La parola ai poeti. Andrea Rompianesi

La mia pratica poetica ha avuto inizio nel 1979. Spontanea come può esserlo la necessità di cogliere una via espressiva nell’equilibrio di una tendenza a ricercare il senso delle cose. Da subito, quindi, una vocazione filosofica che andava a costituirsi non attraverso il saggio speculativo ma utilizzando la formula letteraria che presto ha visto affiancarsi alla poesia anche lo sviluppo di una prosa creativa o poetica, propriamente descrittiva e riflessiva. Direi la ricerca di un significante letterario in grado di esprimere un significato filosofico, specificamente metafisico. Questo attraverso la ricerca nel linguaggio, la peculiare attenzione al termine possibilmente esatto per contenere l’indicazione svelante, la possibilità di costruire un’architettura testuale profondamente fondata sul valore ritmico e fonetico ma anche visivo e grafico poiché il testo, nel suo equilibrio significante/significato, abita lo spazio della pagina. La tonalità metafisica è ricercata nel rapporto con gli enti, con le cose, gli elementi; la fisicità è poi negli aspetti dei corpi, così come il rapporto con le pagine, nella proprietà intertestuale dei riferimenti, e quello con i luoghi che hanno definito l’importanza della tematica del viaggio come sintesi di contatti. Temi apparentemente paralleli che in realtà convergono su di un obiettivo comune: la necessità di un senso. Fondamentale l’acquisizione di una dizione di ricerca rispetto ad un esito solo sperimentale, fermo alla dicitura del significante in chiave ludica o eversiva come è avvenuto nella storia della letteratura; la ricerca invece coniuga l’evento scritturale con l’approfondimento concettuale che va oltre il significato immediato, verso un percorso ulteriore. L’approccio è quello della critica stilistica che vede come un certo tipo di sensazioni sia talmente profondo da richiedere un linguaggio altro, non usuale o comune, ma capace di una ibridazione esplicativa. Il testo si costituisce quindi in una sua natura complessa dove le intelaiature sintattiche offrono coinvolgimento adeguato alle seduzioni semantiche. Il mio ormai lungo tracciato si è definito, ad oggi, in trenta titoli editi tra poesia e prosa.

L’editoriale di Atelier, di Giuliano Ladolfi

Riflessioni di carattere estetico

Per un’estetica personalista 

Fin dai primi numeri di «Atelier», dalla metà cioè degli Anni Novanta, ci lamentammo dell’omertà della critica, dichiarammo i limiti dello Strutturalismo in un periodo in cui tale sistema regnava incontrastato nelle università e negli studi. Marco Merlin si accinse a rivalutare la poesia degli Anni Ottanta e Novanta, da molti dichiarata morta, e noi proponemmo una rilettura delle composizioni in versi dell’intero secolo, mettendo in adeguato risalto la tradizione. Continua a leggere→

Giampaolo De Pietro, Aurelia

di Alberto Fraccacreta

Aurelia del catanese Giampaolo De Pietro è un poème en prose ricco di straniamenti sintattici, depistaggi, bisticci linguistici, improvvise sortite in qualche modo ‘nervaliane’ (Aurelia è anche un personaggio di Gérard de Nerval). Ritorna l’onirismo, ritorna soprattutto la quête del femminino, sgusciante com’è ovvio che sia, in fuga perenne. Non a caso Pina Napolitano scrive molto opportunamente nella prefazione: «Tutto Aurelia pare sia scritto in viaggio – un viaggio in treno, costeggiando il mare, e forse viaggio è la parola chiave per accompagnarne la lettura. Viaggia Aurelia stessa, innanzitutto nel tempo: un presente mobile, l’“ora” della narrazione un tassello che si sposta dall’infanzia all’adolescenza, alla maturità e maternità di Aurelia – quanti anni abbia Aurelia adesso, mentre il viaggio si svolge, non è detto. Viaggia Aurelia, creatura leggera, tra sogno e realtà, dove i sogni sono anche più della realtà sostanza vera del suo essere». Aurelia è una donna, ma anche derridianamente uno “stile”: quello della verità. Continua a leggere→

Paolo Ruffilli

a cura di Giorgio Stella

La propria verità

Scrivere la storia
del mio caso,
pur sapendo che
a nient’altro vale
che a provare a se stessi
la propria parziale
incerta verità
e non è solo colpa tua
il tuo inutile delitto
ma della parte
più brutale della vita.
Ho avuto, un tempo,
sedici anni anch’io.
È un’età tragica,
il grande spartiacque
in cui di colpo
un’esperienza sola
ti segna o può segnarti
per tutto il tuo futuro.
Magari te ne scordi,
ma ecco all’improvviso
che riappare un giorno
e ci si rende conto
che si è stati spinti
proprio da quella
in una direzione
senza più ritorno.