Archivi categoria: Recensioni

Giuseppe Pulina, L’ANGELO DI HUSSERL. Introduzione a Edith Stein

Giuseppe Pulina, L’ANGELO DI HUSSERL. Introduzione a Edith Stein

(Civitella in Val di Chiana, Zona, 2008, pp. 126 – euro 14,00 – ISBN 978 88 95514 47 5)

«L’angelo media, annuncia, rivela e sollecita lo sforzo conoscitivo, perché se si ha la ventura di vederlo, lo si deve anche riconoscere». È l’angelo di Edith Stein, parente non tanto lontano di quelli di Rilke e Cacciari. Un angelo affine, consanguineo si potrebbe dire, a quelli dello Pseudo Dionigi e di Tommaso d’Aquino. A loro simile, ma non derivato da questi. Continua a leggere

Lucia Tilde Ingrosso, strategia per la costruzione di una carriera nel mondo della scrittura

di: Guido Tedoldi

Recensione di «A nozze col delitto», romanzo di Lucia Tilde Ingrosso, 2007, Kowalski, pp. 303, € 14,00

Alcuni amano pensare che non sia possibile costruirsi una solida carriera nel mondo delle lettere – oggi come oggi nell’Italia che è la terra delle mafie, delle raccomandazioni e degli imprenditori che hanno paura di intraprendere qualsiasi impresa. Lucia Tilde Ingrosso è la dimostrazione che, invece, si può. L’ingrediente di base da usare è la forza della scrittura, maturata nel tempo, curata, sperimentata, perfino reimparata giorno per giorno per adattarla a nuovi progetti.
E poi bisogna lavorare molto, lavorare sempre, per sé prima che per chi si dice disposto a pubblicarti. Cosa che la Ingrosso ha fatto, scrivendo «A nozze col delitto» e poi mandandolo a diversi editori e poi vedendoselo rifiutato. E allora sotto con un’altra storia. Quell’altra storia, «La morte fa notizia», ha trovato un editore nel 2006 in Pendragon ed è arrivata in finale al premio Scerbanenco. Dopodiché Kowalski ha accettato di pubblicare «A nozze col delitto» nel 2007. Continua a leggere

Riflessione su NOI E LORO di Franco Buffoni

Un sasso di titolo che leggendo si trasforma in macigno e sotto il titolo tre segni, e sopra il titolo il nome ed il cognome dell’autore. È questa la geografia di copertina dell’ultimo libro di Franco Buffoni. Noi e loro edito da Donzelli. L’ho letto di mattina questo libro per puro caso eppure il caso conta, tant’è che subito ho intuito non si trattava di un libro notturno, c’era troppa luce, c’è un viaggio, un cumulo di storie luccicanti. Continua a leggere

Lee Child e il suo soldato perfetto senza paura (e perfino senza macchia)

di: Guido Tedoldi

Recensione de «La prova decisiva», romanzo di Lee Child, Longanesi, 2008, pp. 427, € 18,60.

Lee Child, secondo coloro che detestano la letteratura di genere, non entrerà nella storia dell’arte mondiale. D’altra parte è soltanto un autore di best seller polizieschi, ha scritto 12 romanzi tutti con lo stesso protagonista (alla cadenza implacabile di 1 all’anno a partire dal 1997) ed è tradotto in almeno una dozzina di lingue.
Tuttavia il suo personaggio, l’ex soldato della polizia militare statunitense Jack Reacher, va a toccare corde profonde dei desideri umani. È implacabile e perfetto, sembra conoscere qualcosa dei meccanismi che regolano le segrete cose del mondo tale da consentirgli di affrontare qualsiasi avversario, e di uscirne vincitore. Non è esattamente un amicone, ma non è questo che gli si chiede. Da lui ci si attende che risolva i problemi, e che magari non si tenga tutti i segreti per sé in maniera che anche noi impariamo come si fa. Continua a leggere

Alessandro Seri su “L’inventario con elenco” di Rita Vitali Rosati

(finito di stampare nel luglio 2000 per le edizioni Fondazione Segno)

Ci sono dei fili d’erba cupi che sembrano alghe di un profondo mare e un ipotetico sole e le nuvole potrebbero essere pesci e stelle marine o meduse in realtà per me è solo il negativo d’un prato, l’opposto di quello che è, l’opposto che cela, nascosto, l’identità dei colori e quindi delle cose. È questa la copertina del libro fotografico Inventario di Rita Vitali Rosati. Continua a leggere

LA RAGIONE IN CONTUMACIA di Massimo Onofri

La critica letteraria è viva e vegeta. E pare che goda di buona salute, almeno a giudicare dalla quantità di testi di recentissima pubblicazione. Particolarmente attiva, in tal senso, la generazione dei critici quarantenni-cinquantenni: quella a cui appartengono Onofri, La Porta, Pischedda, Raffaeli, Manica, Belpoliti, Ficara, Leonelli. Giusto per fare qualche nome. La critica letteraria è viva, dunque. È questa è già una notizia. Ma andiamo oltre. Continua a leggere

Sergej Aksakov, Cronaca di famiglia

di Giorgio Morale

Al cuore del realismo

“Ah, i russi!…”. L’esclamazione fa sospirare tanti lettori italiani.
Ebbene, questa non è una recensione, è un appello: occorre salvare da un temporaneo oblio, liberare dal silenzio che l’ha avvolto, un grande scrittore, uno dei più grandi scrittori “russi”.

Si chiama Sergej Aksakov ed è vissuto dal 1791 al 1859. È nato a Ufa, nella Russia che guarda all’Asia, ma è stato gran tempo a Mosca, dove persone come Turgenev e Gogol, ammirati dei suoi racconti e dei suoi ricordi, l’hanno incoraggiato a scrivere: “scrittore per istigazione” l’ha definito infatti Serena Vitale. Continua a leggere

Renzo CAU “Una poesia metafisica. Saggio sulla poesia di Angelo Mundula”

Chi segue ed apprezza da anni, come me, la poesia di Angelo Mundula non può non compiacersi di questo saggio recente dedicatogli da Renzo Cau in cui si coglie, fin dalle prime pagine, la profondità e la cura di analisi che si riservano, solitamente, ad autori di prima grandezza. Uno studio in cui però, metodologicamente, tiene subito a precisare nella sua presentazione Carmelo Mezzasalma, richiamando Auerbach (Philologie der Weltliteratur. Filologia della letteratura mondiale, a cura di E. Salvaneschi e S. Endrighi, Book Editore, Bologna 2006), “il punto di partenza non deve essere rappresentato da una categoria generale applicata all’oggetto dall’esterno – deve crescere al suo interno, essere una sua parte. Le cose devono farsi linguaggio, e non si riuscirà mai nell’intento se già il punto di partenza non è concreto e ben circoscritto”. Continua a leggere

E FRANZ KRAUSPENHAAR POSE LA QUESTIONE GENERAZIONALE

di: Guido Tedoldi

Recensione a «Era mio padre», romanzo di Franz Krauspenhaar, Fazi Editore, 2008, pp. 281, € 16,50.

Di questo romanzo si sta parlando molto nel web in questo periodo. Lo ha fatto anche qui in Lpels, appena lo scorso 6 luglio, Giovanni Nuscis. Sui mass media tradizionali, invece, quasi non sono state pubblicate recensioni. Quasi niente sui quotidiani, niente del tutto nelle trasmissioni tv.
Il motivo potrebbe essere banale: la scarsa potenza dell’ufficio stampa di Fazi e la blogosfera letteraria italiana che si raggruma intorno a una delle sue voci più rilevanti.
Ma a me pare ci sia dell’altro, ed è il motivo per cui ne parlo ancora qui – in Lpels, in rete. «Era mio padre» porta per la prima volta all’attenzione generale la questione generazionale dei quarantenni. Coloro che sono nati negli anni ’60 (Krauspenhaar è del 1960) e che quindi erano troppo giovani per «fare il ’68» e hanno pagato questa circostanza anagrafica con una durezza mai vista. Al sistema era scivolata di mano una generazione di giovani, e non voleva rischiare che anche la successiva crescesse con chissà quali grilli per la testa; il metodo usato è stato brutale, e di tappa in tappa è sfociato nella flessibilizzazione delle carriere lavorative, ovvero nel precariato di massa. Continua a leggere

“Era mio padre” di Franz KRAUSPENHAAR

“Dopo anni quando ci ripensi capita che vorremmo proprio acchiapparle le parole che ha detto certa gente e la gente stessa per chiedergli quello che hanno voluto dirci… Ma se ne sono proprio andati!… […] Bisogna allora continuare la strada da soli, nella notte. Abbiamo perso i veri compagni. Non gli abbiamo fatto la domanda giusta, quella vera, quando c’era tempo.” (Louis-Ferdinand Céline, Viaggio al termine della notte).

Ma se “quella gente”, metti caso, era nostro padre, altro sarà il sentimento, il rimpianto per la domanda non fatta, per il gesto incompiuto “quando c’era tempo.” (“Vago nella nebbia dei ricordi. Cerco una risposta, senza alcuna certezza che questa risposta arriverà.”) Continua a leggere

Ippolito Pizzetti: Robinson in città

di Antonio Sparzani

Per il mio compleanno, qualche mese fa, una mia amica d’infanzia mi regalò Robinson in città – vita privata di un giardiniere matto [RCS Libri, Milano 2006, ristampa della precedente edizione Archinto] di Ippolito Pizzetti.

Da tempo possiedo la garzantina di piante e fiori da lui curata, senza che mai finisca il piacere di consultarla, piacere che va ben oltre l’interesse per le piante, dati i continui sconfinamenti nei territori delle lettere, delle arti, della musica, e delle scienze. Ma questa sorta di diario per brevi quadri è proprio un’altra cosa. È la cronaca di brandelli di vita vissuta e pensata nell’intimità di una casa e nell’intimità di una mente aperta sì, e molto, alle sollecitazioni che la natura offre, ma anche a tutto quanto di più umano è riuscito in una vita a crearsi intorno uno spirito così libero e così autonomo come quello di Pizzetti. Continua a leggere

Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia

Dopo Viaggio nel cratere (Sironi, 2003) e Circo dell’ipocondria (Le lettere, 2006), Franco Arminio manda alle stampe Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia (Laterza, 186 pagine, 10,00 euro), un libro che segnerà in profondità le sorti della grande letteratura di “strapaese”, e le sorti della letteratura per frammenti, antiromanzesca e antiborghese (“Il paesologo non ama il narrare disteso, ma la smania aforistica, la frase singola, spaiata” scrive Arminio nel piccolo zibaldone finale dove, tra l’altro, ci sono immagini e intuizioni di superba bellezza: “Tre luoghi aperti nelle mattinate dei paesi: il bar, il Comune, il cimitero”; “Quasi ogni mattina vado a trovare qualche paese come si va a trovare un vecchio zio, vado a vedere che faccia ha, a che punto è la sua malattia o la sua salute. Vado per vedere un paese, ma alla fine è il paese che mi vede, mi dice qualcosa di me che non sa dirmi nessuno”, ecc.). Continua a leggere

Parole, opere e omissioni.

di Giorgio Vanzini

Vorrei introdurre questa piccola recensione ricordando due cose di una bella intervista di Annachiara Valle a Mino Martinazzoli per la rivista Jesus. La prima, parlando di Dossetti e del bisogno da lui espresso di ricominciare un discorso politico cattolico partendo dall’interiorità e dalla formazione, accenna a un declino umano prima che politico che ci dovrebbe spingere a incamminarci il più presto possibile in quella direzione. La seconda è l’elogio a Nicodemo che andava a trovare Gesù di notte e non di giorno per farsi vedere da tutti. Continua a leggere

Appunti dal parco di Francesca Matteoni

di Francesco Sasso

Confesso che la prima cosa che mi ha direttamente colpito di Appunti dal parco di Francesca Matteoni è stata la qualità della sua voce poetica, che per me ha uno straordinario potere di evocazione.

La brevissima raccolta di liriche e prosa, da poco pubblicata da Wizarts editore, risponde alla necessità di scandire e annotare con cura non esibita, confinato in un universale parco inglese, l’insieme degli stati d’animo della poetessa (“Non scrivere, non sperare, non dire”).

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“La nebbia dentro”, di Sergio Pent

La morte separa, la morte riunisce.
Attilio e Pietro sono due fratelli che hanno seguito percorsi di vita differenti. L’uno – Attilio – ha intrapreso con un certo successo la carriera politica; l’altro – Pietro – ha deciso di rimanere nel proprio luogo d’origine, in Val di Susa, a fare il maestro elementare e dare seguito alla grande passione per i libri e la letteratura. Due caratteri diversi. Due persone diverse, accomunate – oltre che dal legame di sangue e dai ricordi infantili e adolescenziali – dall’amore provato per la stessa donna, Cristina, ex fidanzata di Pietro e, oggi, moglie di Attilio. Continua a leggere

Tortura come sfida letteraria

Tortura come sfida letteraria
Erwin Koch: La danza di Sara

Come ogni esperienza estrema, la tortura è una particolare sfida letteraria.
Come trasformare in letteratura la de-personalizzazione dell’individuo, il suo sistematico annientamento nell’orrore del dolore fisico e psichico senza banalizzarlo? Può la dimensione umana sopravvivere in una condizione di programmatica negazione dell’umano?
Sono queste le domande che si pone il giornalista svizzero Erwin Koch, il cui romanzo La danza di Sara è la rielaborazione letteraria di un reportage che l’autore realizzò nel 2001 per la pretigiosa rivista svizzera Das Magazin.
In Tango Argentino Koch aveva raccontato la storia di una giovane donna, membro di un raggruppamento di sinistra, che in un carcere argentino s’innamora della sua guardia carceraria. Continua a leggere

“Il giardino non esiste” di Alberto CAPITTA

Si sviluppa sulla traccia di una storia familiare l’ultimo romanzo di Alberto Capitta, Il giardino non esiste: quella di Romeo Scalas, titolare di un negozio di coloniali. Pur lontani dal realismo descrittivo, non è difficile riconoscere in Romeo un rappresentante di quella ricca e compiaciuta borghesia mercantile in auge fino a non molti anni fa, prima dell’arrivo della grande distribuzione. Continua a leggere

“Era mio padre”

Con questo libro Franz Krauspenhaar ci parla di suo padre, è vero. E di tutta la famiglia. Ma questa è soprattutto la sua storia, l’autobiografia dell’autore.
Dopo l’intermezzo noir di Cattivo sangue, Franz torna alla tematica di Le cose come stanno, e sceglie la strada della biografia per tornare alla domanda centrale della sua poetica: perché siamo imprigionati in situazioni più grandi di noi, che non possiamo capire fino in fondo e alle quali non riusciamo a sfuggire?
La vita secondo Franz (e non solo lui) è un gioco dell’oca nel quale si avanza di casella in casella affidandosi ai dadi e preparandosi a fronteggiare un imprevisto in ogni sosta. Tanto che, alla fine, uno tira quattro conti e conclude che, con tutto il daffare che si è dato, non è riuscito a concludere niente di suo: tutto ciò che può dire di aver costruito (o distrutto) è stato in realtà il prodotto di qualcosa che andava al di là del suo controllo. Sorte, fato, destino, fortuna, scalogna, buona o maligna stella: chiamala come ti pare, il risultato è sempre quello. Continua a leggere

Vicino Celan – di Elio Grasso

Vicino Celan

Prima di tutto mi chiedo se Marina Pizzi provi interesse per la propria poesia, almeno quanto Francis Bacon abbia amato i propri quadri. Penso che entrambi si siano, in certo momenti della loro vita, riempiti d’amore e di forza barbara per scrivere poesie e dipingere quadri. Continua a leggere