Filippo Nicosia ha iniziato la sua avventura con i libri, che ha sempre amato e “frequentato”, circa dieci anni fa, partendo da Messina, la sua città, con un furgone-libreria itinerante; ha percorso l’Italia, incontrato lettori, autori, appassionati per tanto tempo. Ha aperto poi una (bellissima!) libreria nella città dello Stretto e oggi è anche uno scrittore (di talento) con tre libri pubblicati: Pianissimo. Libri sulla strada (Terre di Mezzo, 2014), Un’invincibile estate (Giunti, 2017) e Come un animale (Mondadori, 2020).

Filippo, come sei arrivato da Leggiu, il furgone di Pianissimo, il tuo progetto da libraio itinerante, a una macchina ridotta ai minimi termini che accompagna il protagonista del tuo romanzo da un punto all’altro della sua vita?
Ci arrivo grazie al tempo. Con Pianissimo ho provato a evidenziare il tempo del viaggio e della lettura, che sono due tempi lunghi, almeno per me. Bisogna accettare che non tutto è semplice e veloce, anzi, mi sembra che ci sia molta ansia, molta fretta, vedo che bisogna fare e avere “tutto e subito” perché poi si invecchia si diventa obsoleti, superati.
Invece, Leggiu, il furgone di Pianissimo, portava tutti i segni dell’età e questa era la sua forza la sua bellezza. Viaggiare con lui a 25km orari mi ha dato la consapevolezza del passare del tempo, della sua ineluttabilità ma anche della sua gioia.
Allo stesso modo la macchina di Andrea, il protagonista del romanzo, che era stata tenuta “come nuova” comincia a vivere nel momento in cui si rompe mostrando di partecipare al tempo. E guarda caso questo piccolo incidente offre l’occasione di un incontro.
Leggendo il romanzo si ha l’impressione che il “te scrittore” sia cambiato rispetto al romanzo d’esordio Un’invincibile estate. Tu ti senti in qualche modo cambiato?
Sì, mi sento cambiato, non perché abbia convinzioni diverse rispetto a quattro anni fa; più che altro credo che ognuno non possa che diventare ciò che è, quindi in qualche modo somiglio ogni giorno di più a me stesso, con i miei pregi e i miei limiti, le mie storture, i miei successi e le mie sconfitte. Quello che posso dire con certezza è che rispetto a quattro anni fa provo un’emozione diversa di fronte alla lingua, alla pagina, sento una responsabilità ma anche una strana leggerezza che potrei riassumere con queste parole di Valery: “Si deve essere leggeri come l’uccello che vola, e non come la piuma”.
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