Arianna Galli, Il deserto di Milano

[foto di Fabio Samoirago]

a cura di Alberto Fraccacreta

Arianna Galli, Il deserto di Milano

Ritratto (Modigliani) 

Hai realizzato solo per me un ritratto profondo
tu che dicevi che non sapevi dipingere una donna,
perché non le comprendevi.
Le altre, dicevi – erano donne trasparenti.

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Differenza e Pluralità – Giuseppe Panella (Prato, 27 maggio)

Sabato 27 maggio
Biblioteca Lazzerini, Sala conferenze (via Puccetti 3 – Prato)
dalle ore 10 alle ore 18

Giornata di studio dedicata a Giuseppe Panella a cura della Sezione SFI (Società Filosofica Italiana) di Prato in collaborazione con la Biblioteca Lazzerini e con il patrocinio della sezione SFI di Firenze, Gruppo Quinto Alto e Salotto Conti di Sesto Fiorentino.

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Quinta domenica di Pasqua

“Io sono” (Egò eimì, in greco) è il Nome di Colui che manda Mosè a liberare il popolo di Israele. Così i LXX traducono in greco quello che in ebraico, in realtà, è meno definitorio e meno assertivo. Ehyeh asher ehyeh (Es 3,14) implica una affermazione che non è ontologica, ma che definisce ciò che si è a partire dalla storicità del coimplicarsi, del divenire storico, del farsi per e con il popolo.

In questo senso, la lettura dell’affermazione presente nel vangelo di questa domenica (Io sono la via, la verità e la vita) si apre a considerazioni sempre più provocanti per noi.

La solennità dell’affermazione è data proprio dall’incipit: Io sono. Non si può non pensare ad un riferimento al Nome di IHWH. Siamo di fronte ad una manifestazione di come si deve intendere Dio. Continua a leggere

Lucio Mayoor Tosi. Primo pomeriggio


di Giorgio Linguaglossa

Primo pomeriggio

Un sottopentola, o tovaglietta. Di paglia, un po’ sfrangiata ai bordi.
Per forza di colore bordò. Chiaramente usata.

Anche farsi una sigaretta. Tavolo con casamenti per l’intero universo.
Nessun profilo, tutte le cose messe di fronte.

Quando d’improvviso. / È l’ora dei nani, tre quattro mosse
in paradiso di coscienza. E lì scavare, scavare.

Grigio, colore dominante. Acqua di colonia. Blu e nero
il monitor confinante col cimitero.

Un campo di luce più ristretto di quello del sole. Ora
primo pomeriggio. Raggi dal sottosuolo bene attivi.

Fermo come impalcatura ascolto. Se cuore e bellezza
siano confinanti.

«Confina con me. Il sottopentola» dissi. Quindi lei
sbattè la porta. E giurò di non vedermi mai più.

L’importanza di ogni cosa è misurabile scandendo
ogni sillaba del prontuario “Nuovo tempo”. Metodi

per il soccorso giornaliero. Homo sapiens. Prima
del digiuno. Lui e la sua coorte di oggetti. Continua a leggere

20 righe (per niente) facili di Pasquale Vitagliano

Il centro angolare della raccolta di Giulio Laurenti, In circostanze normali (Ensamble, 2023) è il paradosso di Zenone che lui riprende in uno dei suoi pezzi. La poesia è la tartaruga. Lei è lenta ma ha lo spazio che gioca in suo favore. Achille, per quanto possa correre non la raggiungerà mai. Eppure, corre lo stesso. Questo è quello che conta. Perché il desiderio vuol crederlo lesto. L’esperienza di incompiutezza di Achille dovrebbe essere propria di ogni poeta onesto. Senza effetto di frustrazione. Anzi, con una ironica consapevolezza che lo rilancia nella sua corsa. In me svanisce tutto il ciarpame/ trabocco di gioia per la sua gioia/ restando con la faccia d’un salame.

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Intervista ad Anita Piscazzi


di Luca Pizzolitto

Poetessa e musicista, due manifestazioni che caratterizzano il tuo percorso artistico e di vita. Poesia e musica, che spesso si sfiorano, si intersecano; altre volte, invece, percorrono sentieri distanti tra loro.

Che importanza hanno, nella tua vita, queste due anime e in che modo, nella tua esperienza, si sfiorano, si intersecano o si distanziano? Continua a leggere

5 maggio


Ti guardo da quest’ultima frontiera,

tra la vita e la morte, come un filo

che tendi da quel cielo avvicinato

tra lacrime e ferite, nella gioia

che arriva dal silenzio, dal mistero,

da una vita che supera quel tempo

passato insieme, e sempre ritrovato.

15

Il mio amico Huck Finn, di Riccardo Ferrazzi

Per tradurre The adventures of Huckleberry Finn non si può prescindere da ciò che al testo è stato premesso dall’autore. Lo riporto integralmente perché anche il burlesco “Avviso” iniziale è indispensabile per chiarire quale deve essere il tono della narrazione.   

 

                                                    Avviso

 

Chiunque cerchi di trovare uno scopo in questo romanzo sarà incriminato; chiunque pretenda di trovarci una morale sarà proscritto; 

chiunque si azzardi a trovarci un senso sarà fucilato.

 

                                                                    Per ordine dell’autore

 

                                                                    Firmato              G.G.

                                                                               Comandante in capo dell’Artiglieria (*)

 

(*) N.d. T.  Si suppone che questo G.G. fosse un tale George Griffin, negro nato schiavo e reso libero dalla Proclamazione di Emancipazione dopo essere stato attendente del generale Devens durante la Guerra di Secessione. A partire dal 1874 fu per diciassette anni maggiordomo in casa di Samuel Clemens (vero nome di Mark Twain). Si dice che abbia ispirato il personaggio del negro Jim. Continua a leggere

Oro


Per scendere negli inferi da vivi

ci vuole un grande amore. Può accadere

che neanche ci si accorga del tesoro

donato per il viaggio. Lenti lenti,

i tuoi passi sprofondano nel buio,

ignari della luce che li aspetta.

Dimentica il dolore, senza fretta,

sapendo che il veleno, adesso, è oro.

12

Un tentativo di tradurre Garcia Lorca, di Riccardo Ferrazzi

Tradurre la poesia, si sa, è praticamente impossibile. Ogni singola parola di ciascuna lingua ha un suono particolare, e il poeta se ne serve per evocare significati molteplici o per conferire musicalità al verso. Anche i poeti contemporanei, che volutamente rifuggono da rime e metri, vanno alla ricerca di una loro musicalità.

Il traduttore deve essere ben consapevole dei suoi limiti: passare da una lingua all’altra mantenendo il senso, le allusioni e la musicalità dell’originale è quasi sempre una sfida persa in partenza. Quando poi si tratta di affrontare Garcia Lorca, la sfida diventa estrema. Le metafore lorchiane sono spesso criptiche, stralunate, o anche studiatamente ingenue, ma la versione non è una esegesi e non può destrutturare le metafore: mettere in chiaro il significato occulto di una metafora sarebbe uno snaturare la poesia. Continua a leggere

UN ARCIPELAGO DI VOCI. Poeti delle isole toscane per l’ecologia integrale, a cura di Nunzio Marotti

di Antonio FIORI

 

AA.VV.

Un arcipelago di voci

Poeti delle isole toscane per l’ecologia integrale

A cura di Nunzio Marotti

Con la collaborazione di Claudio Damiani e Alessandra Palombo

Edizioni Il Foglio, 2023

*

L’ecologia integrale al centro di questa antologia è quella illustrata nell’enciclica papale Laudato Si nel 2015. Continua a leggere

Incontri VI

Questa terra è una poesia

di Joy Harjo (USA,1951)

Questa terra è una poesia di sabbia ocra e bruciata che non potrei mai scrivere
salvo che la carta fosse un sacramento del cielo e l’inchiostro la linea rotta di
cavalli selvaggi che in lontananza oscillano sull’orizzonte. E se anche così fosse,
che significato potrebbe avere una cosa scritta per la terra, il vento e il cielo?

Nothing gold can stay

di Stefanie Golisch (Germania, 1961)

Questa è l’ultima riga di una poesia di Robert Frost. Della mattina rimane
la sera, ma anche questa non rimane. Solo io rimango. Testimone di un
giorno che non c’è più, ma che è stato e che mi ha sporcata e che io
ho sporcato. Eppure, da qualche parte un poco di oro è rimasto. Perché
noi non dimentichiamo: nothing gold can stay. Non possiamo durare. Continua a leggere

Eterno


Puntiamo molto sul presente, e non abbiamo torto; diciamo, a ragione, di non voltarci indietro; raccomandiamo, saggiamente, di non entrare in ansia per un futuro di cui nulla sappiamo. In realtà, il segreto è uno solo: dare importanza a ciò che è eterno.

13

Giovanni Parrini, Quattro più quattro poesie

Viaggio

E fu viaggio e ritorno e sperso canto,
scomposto che chiamava e tramortiva,
nel tempo remotissimo e pur ora,
che le binarie stringhe spazi solcano
e gli dei disconoscono. Ma poi
resta la vita, l’antico suo vago
credo: tanto rimane, che la storia
ne ridirà, il bimbo che è nell’uomo
e punta al punto nebuloso dove
una Thule si staglia tremolante
e la spuma sull’onda annuncia il mare
arabescato dell’immensità. Continua a leggere