Un raro sorriso

di Antonio Sparzani

Tra le mattutine brevissime Lodi che Fabrizio ci suggerisce giustamente all’alba, quella sul sorriso di circa un anno fa mi torna in mente ogni tanto per quel suo intenso parlare del sorriso come “cuore aperto che fa spazio”. Io mi ero un po’ dilungato sul sorriso del mare, qualche tempo fa, qui . Ora però vorrei aggiungere qualcosa che non riguarda il mare: la prima cosa, lo dico en passant, è l’immortale sorriso di Afrodite, celebrato da Saffo, ricordate

“giunsero tosto; tu, beata, quindi,
il viso illuminato d’immortale
sorriso, mi chiedesti ancor ché soffro
e ché ti chiamo”

che avevo riportato qui (nella traduzione adolescenziale sparzica), nel lontano 2009: nulla, si sa, eguaglia il sorriso immortale della dea della bellezza.

Bene, ecco la seconda cosa, il – lieve – sorriso che vedete profilarsi sul volto del personaggio a sinistra nell’immagine qui sopra non è certo quello di una dea, Continua a leggere→

Lirico terapia. David Maria Turoldo

E dunque

Anche se il Nulla ti circonda come un oceano,

anche se mai la Nube si scioglierà

e nessuno mai a occhio nudo

ti potrà vedere,

ti raggiunga il canto del cuore,

il canto colmerà l’abisso.

***

La cosa che vale è che Tu ci conosci

come noi non ci conosciamo:

Tu, luce della nostra coscienza.

Anche di amarti a noi è negato

se Tu non semini in noi l’amore,

sola fine della tua e nostra solitudine.

 

***
L’illusione dell’autosufficienza svanisce con naturalezza nei “Canti ultimi” di Turoldo: la saggezza monastica del memento mori diventa respiro quotidiano.

INTERVISTA A MASSIMILIANO BARDOTTI

di Luca Pizzolitto

 

  1. Io ti dico “Poesia” e tu, in cinque righe, scrivi cosa vuoi…

 

In alcune tradizioni orientali il simbolo della poesia sono le foreste di bambù: quando soffia il vento, una musica meravigliosa si leva nell’aria. Ma le canne da sole non possono nulla, e anche il vento per tramutarsi in musica ha bisogno di uno strumento. Il vento è l’ispirazione, la canna il poeta. Da questa segreta relazione nasce il mistero della poesia. Continua a leggere→

Ci manca


Vorremmo amare, essere diversi, assomigliare a Te. Qualcosa ci spinge in direzione del tuo cuore, nel quale intravediamo la nostra identità. Ci inviti a dissetarci a questa sorgente, a prendere quanto vogliamo di quello che ci manca.

“Io sono un jazzista” secondo Vincenzo Staiano. Un’analisi del romanzo di Guido  Michelone

Il celebre docente, musicologo e saggista Guido Michelone si cimenta di nuovo con la narrativa e lo fa con quattro racconti pubblicati da Melville Edizioni con il titolo “Io sono un jazzista e altre storie”. Sì tratta di brevi racconti legati da un unico filo, la musica jazz, materia di cui Michelone è un profondo e raffinato conoscitore. Lo conferma nel primo racconto “Io sono un jazzista? Le ordinarie avventure di Richard Goodlife” quando narra le vicende di Riccardo Bellavita un sassofonista di jazz che sbarca il lunario suonando anche “musichette” di ogni tipo in locali di poche pretese. È una storia di ambientazione milanese che parte dalla fine degli anni cinquanta e fotografa con molta creatività linguistica la scena jazzistica di quel periodo. Bello il richiamo al sogno di tanti di un ingaggio su di una nave in crociera nei Caraibi con partenza da New York. Sogno realizzato e magistralmente raccontato dal grande contrabbassista Giovanni Tommaso nella sua biografia “Abbiamo tutti un blues da piangere”.

Il secondo racconto “Snodi. Una favoletta morale” si snoda in mondi immaginari. Il terzo racconto, invece, è un divertente noir incentrato sulla strana morte di un cornettista. A condurre le indagini un improbabile ispettore che, però, in quanto ad ‘affair’ con le testimoni è sicuramente abile quanto Montalbano.
Di grande interesse il quarto racconto di Michelone. È incentrato sulla figura del grande sassofonista statunitense Giuseppi Logan che il professore ha fatto conoscere in Italia grazie allo spettacolo teatrale “La scomparsa di Giuseppi Logan” prodotto dal Festival Rumori Mediterranei alcuni anni fa. Questa volta Michelone riporta Logan alla ribalta adottando un’intrigante sperimentazione linguistica e mettendo in atto un’operazione metaletteraria caratterizzata dall’uso dell’epistrofe, una figura retorica consistente nella reiterazione di una parola alla fine di ogni frase usata nel racconto. Si tratta di un espediente letterario mirato a segnalare i tic e i disturbi mentali e psicologici che hanno segnato la vita del musicista di Filadelfia. Servono anche a enfatizzare l’accento ritmico e il fraseggio del suo primo e bellissimo album intitolato “Giuseppi Logan Quartet”. Non a caso nel racconto ci sono continui richiami al free del gigante Albert Ayler, la cui morte resta ancora inspiegata.


Guido Michelone,
Io sono un jazzista e altre storie, Melville Edizioni, Siena 2022, pagine 107, euro 14,50.

La luna


L’umiltà è una cosa seria. Gesù la dimostra accettando di ridursi a un pezzo di pane e un po’ di vino. Lo faremmo? Ce la prendiamo se non riconoscono il valore che riteniamo di avere – magari a torto -, per cui la scelta di Gesù per noi è la luna.

Down Under: Finalmente letteratura! DARIO FO e FRANCA RAME.

Sponsorizzato dall’Ambasciata d’Italia a Wellington, dal Ministry for Ethnic Communities della Nuova Zelanda e dalla Società Dante Alighieri di Auckland, il podcast Finalmente letteratura! vede il Professor Bruno Ferraro* e Matteo Telara chiacchierare di autori, società, letteratura e cultura italiana dal lato opposto del mondo, in leggerezza, nel cosiddetto Down Under neozelandese, tra aneddoti curiosi e brevi approfondimenti.

In questo episodio, Bruno e Matteo ci parlano di Dario Fo e Franca Rame.

Per l’ascolto di questo secondo episodio del podcast Finalmente letteratura! CLICCATE QUI.
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Bruno Ferraro ha insegnato per più di venti anni presso varie università australiane, e ha completato la sua carriera accademica all’università di Auckland, in Nuova Zelanda, dove tuttora risiede. Nel corso della sua carriera ha pubblicato edizioni critiche di commedie inedite del ‘500, traduzioni in inglese, e numerosi articoli e recensioni. Per la letteratura moderna ha contribuito agli studi su Italo Calvino e a quelli sul suo compianto amico Antonio Tabucchi.

 

Continua a leggere. 65


È bastato un solo giorno di pioggia. Dopo una lunga siccità, un caldo innaturale, ci sembrava che non potesse accadere, come un tempo sospeso, un’epoca senz’acqua, un cielo azzurro per forza, da meraviglia a condanna, da squarcio mistico a incubo infernale, quando si dimenticava che cosa fosse una nuvola, per non parlare di un ombrello – immagini? un mondo senza ombrelli, queste trappole fatte per essere perdute e ricomprate, se persino le canzoni – Azzurro, di Conte – diventavano antipatiche, addirittura insopportabili, se persino i vescovi cominciavano a fare la danza della pioggia, o la preghiera, non ricordo, e tornavano alla mente le giornate grigie, i nuvoloni che sembrano ovatta impolverata, così cupi e così desiderati, è bastato un giorno di pioggia per cambiare lo scenario, per sentire il sollievo dei giorni di montagna dove avverti l’odore inconfondibile, hai presente, lettore, hai presente, lettrice, quell’odore perduto, che ti afferra e ti porta in un’altra dimensione, ti ricorda di te, perché il peccato, lo sai, è dimenticare, non tenere presente, non apprezzare più, questo è il problema: non dire più grazie. L’ho annunciato, nel funerale di stamane – tanto nessuno legge – che ringraziare è il paradiso, è l’angolo di cielo che cerchiamo, e così, lentamente, ti rammenti del battito del cuore, dicevano i Padri, la vita di Dio dentro di te, la forza, l’energia, il potere vero che puoi comunicare, di cui ti servi per realizzare la missione, la tua missione folle, incompresa, che qui, fra gli alberi delle confessioni, appare di nuovo decisiva, l’unica possibile, e allora eccolo, si affaccia di nuovo, si propone, esplode, il fantastico, straordinario, ineguagliabile – l’ho detto anche nel funerale di stamane, il vero testamento – il grazie. In paradiso sarà l’unico linguaggio. Basta un giorno di pioggia, per capire.

Meriti


Andiamo in cerca di qualche nostro merito, ma dovremmo fondarci sui meriti del Cristo. Oltretutto, gli farebbe piacere: a che servirebbe la sua passione e morte, l’avventura tragica e splendida dell’Incarnazione se ne facessimo a meno? Misteri della fede.

Poesia italiana del XXI secolo

Carla Saracino è di Maruggio (Taranto).  In poesia ha scritto I milioni di luoghi, LietoColle,  2007 (Premio Saba Opera prima), Il chiarore, LietoColle, 2013, Qualcosa di inabitato  insieme a Stelvio Di Spigno, Edb, 2014, Paesaggio, Gattili, 2018. Ha scritto anche dei libri per bambini, tra cui Gli orologi del paese di Zaulù, Lupo, 2012, Fiabe lombarde, Pane e Sale, 2018, Il mare è…, Kurumuny, 2021, Un giorno come gli altri, Kurumuny, 2021,Scrive per la rivista digitale Monolith monolithvolume.com.

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Sempre tornare di Daniele Mencarelli (Mondadori 2021)

Sempre tornare è il libro che chiude la trilogia di Daniele Mencarelli; in ordine cronologico, è il primo della serie, ma mai come in questo caso il suo “posto” è a conclusione di un percorso a ritroso.
Il centro di questo romanzo è il viaggio, topos che da sempre rappresenta la crescita, il passaggio, la scoperta. In questo romanzo, va oltre la sua stessa funzione e dialoga direttamente con il lettore, rispondendo alle tante domande che i due romanzi precedenti lasciano senza risposta.
Daniele ha diciassette anni e ancora non sa (a differenza del lettore) che andrà incontro a difficoltà, dipendenze e un altro viaggio, un percorso di riabilitazione lungo, ma efficace.

Ogni volta che mi è capitato di venire a contatto con una persona dipendente da droghe o alcol, ho cercato di capire quale storia o quali storie la abbiano condotta fino a quello che per molti è un baratro, un abisso da cui è impossibile risalire. Mi hanno sempre affascinato gli aspetti dell’animo umano che conducono verso l’autodistruzione consapevole, e non ho mai creduto alla tesi univoca delle “cattive compagnie”, o dei “problemi in famiglia”.

Daniele Mencarelli, con la cifra che lo contraddistingue fin dal suo esordio, ovvero un’onestà totale, che non nasconde nemmeno gli aspetti più bassi e oscuri, la carne viva esposta agli occhi di chi con curiosità e un minimo di imbarazzo si ferma a “osservarlo”, racconta la genesi di un disagio profondo, che a tratti sembra irreversibile.
Il giovanissimo Daniele ci conduce in un viaggio a tappe (autostop, incontri, scontri) dall’Italia adriatica delle discoteche e delle vacanze, verso Roma e verso la sua famiglia, guscio incrollabile della sua infanzia e allo stesso tempo, forse, gabbia della sua età adulta. Continua a leggere→

L’enigma


È bello pensare che Gesù ci verrà a prendere, quando sarà il momento: allora si capirà la natura del nostro desiderio, l’amore per il bello, il buono, il vero. Allora tutto sarà chiaro, finirà l’enigma della vita.