Lei non domina, tocca.
non provoca, è provocatoria.
Non è intelligente, è saggia.
Non insinua, mostra sottilmente il cammino.
Non ha fretta, attende il momento giusto.
Non fa , fluisce. Non vola, fluttua.
Non si preoccupa della quantità,
preferisce la qualità.
Non vede, osserva. Non cammina, passeggia.
Non è pretenziosa, semplicemente ama gustare.
Non giudica, analizza.
Non consola, riscalda il cuore.
Non cerca, risveglia i sensi. Non incatena, libera.
Non ammalia, incanta. Non è esigente, è selettiva.
Non splende, è illuminata.
Non gli piace essere guardata,
preferisce essere ascoltata.
Non indovina, percepisce. Non parla di sesso,
lei è una maestra nell’arte dell’amore.
Non è facile, è flessibile. Non comanda, gestisce.
Non rinasce, è in fioritura costante.
Chi amare
Lirico terapia. Elena Clementelli
XXIII
Scorre nel sangue mio senza memoria
l’estate, arido tempo.
Tutto ha bruciato il cielo
che l’umido riso di marzo apriva a un abbraccio sereno.
Non ricordo la fiorita dei mandorli,
il ritorno della gioia alata sul mondo spento,
il ridesto tumulto delle acque,
il verde inizio della lieve festa.
Torna dal breve esilio la morte eterna,
torna a regnare dal suo trono di terra sulle cose finite.
Tempo di fede e giovinezza non è piú.
Rapido corse amore alla meta bugiarda,
il vento che ingannò le ultime rose
svelò al traguardo il suo artiglio di fuoco.
Lo spegnersi di un amore è un sentimento universale. Il poeta non solo lo prova, ma lo esprime. Come Elena Clementelli riesce a fare in questi versi.
Missione
Lirico terapia. Aleksej Stepanovic Chomjakov
Nelle aeree sommità, fra notte e giorno
Ti pose Iddio, quale confine eterno,
Ti ammantò di fuoco porporino
E l’aurora ti dette per compagna.
Quando nell’azzurro cielo splendi
Consumando in silenzio la tua fiamma,
Un pensiero mi assale nel guardarti:
Crepuscolo! Simili a te noi siamo,
Connubio d’ardore e di freddezza,
Lega d’abissi celesti ed infernali,
Fusione di tenebre e di raggi.
Siamo fatti di luce e d’ombra, lo sappiamo. Ma il poeta lo dice meglio.
Grazie
Lirico terapia. Rafael Alberti
a Ignazio Delogu
Quando me ne andrò da Roma,
chi si ricorderà di me?
Lo si chieda al gatto,
lo si chieda al cane
e alla scarpa rotta.
Al fanale perduto,
al cavallo morto
e al balcone ferito.
Al vento che passa,
al portone oscuro
che non ha casa.
E all’acqua corrente
che scrive il mio nome
sotto il ponte.
Quando me ne andrò da Roma,
si chieda ad essi di me.
Solo il poeta sa ascoltare e parlare alle cose, che si ricordano di lui. Rafael Alberti ci lascia un esempio memorabile di questa verità.
Da vivere
Raffaela Fazio, Rimani.
da qui
Amore rimani.
Aiutami a sceglierti
anche domani.
Da “A grandezza naturale. 2008-2018” (Arcipelago Itaca, 2020).
Attesa
Luigi Maria Corsanico legge Mario Luzi. 10
Present Light di Charles Gnigna ( USA, 1946)
Present Light
Il I could
hold light
in my hand
I would
give it
to you
and watch it
become
your shadow
Luce Presente
Se potessi
trattenere la luce
nella mia mano Continua a leggere
L’abito su misura
Lirico terapia. Adolfo Casais Monteiro
Mi hanno dato il silenzio per serbare dentro di me
la vita che non si scambia con parole.
Me l’hanno dato per serbare dentro di me
le voci che solo in me sono vere.
Me l’hanno dato per serbare dentro di me
l’impossibile parola della verità.
Mi hanno dato il silenzio come una parola impossibile,
nuda e chiara come il fulgore di una lama invincibile,
per serbare dentro di me,
per ignorare dentro di me
l’unica parola senza travestimento –
la Parola che mai si proferisce.
Chi non si riconosce, in qualche modo, in questa ricerca della “Parola che mai si proferisce”? Siamo fatti per scoprire la profondità di ciò che siamo, al di là del rumore, nel silenzio.
Cure
Sentiamo il bisogno di disintossicarci: l’aria che respiriamo, il cibo che mangiamo, lo stile di vita che portiamo avanti, ci appesantiscono o ci fanno ammalare. Diete, cure e pratiche igieniche migliorano un po’ la situazione. Ma c’è una purificazione radicale, quella del Sangue di Gesù. È un’azione che rinnova nel profondo.
“L’imperatrice” di Liliana Nechita. Con un’intervista
di Giovanna Menegùs

L’imperatrice è una badante. Ogni donna povera e priva di opportunità avrebbe potuto essere un’imperatrice, e forse lo è nonostante le apparenze (le non apparenze dell’invisibilità sociale). Questa in sintesi la verità e la forza che emerge dalla vicenda personale di Liliana Nechita e insieme dalla storia raccontata nel suo romanzo L’imperatrice, pubblicato in maggio da FVE, casa editrice milanese diretta da Valentina Ferri.
Nechita – che è un nom de plume – è nata in Romania nel 1968 e ha già all’attivo vari libri: dal volume d’esordio Ciliegie amare, uscito nel paese d’origine nel 2013 e in traduzione da Laterza nel 2017, a Bambole di fango (2019) e Piccola mamma (2020). Vive in Italia da oltre quindici anni, lavorando come badante e scrivendo. Continua a leggere
Lirico terapia. Giovanni Testori
[…] Un giorno qualcuno sarà profeta di vita;
a me non è stato possibile.
A me è stato possibile solo dirvi questo:
riunite la morte alla vita,
riunitele
o su di voi scenderà solo e per sempre lei,
la morte fattasi oggetto,
la morte fattasi cosa…
Riunitele,
ve lo chiedo dalla mia fine
e dal mio inizio:
riunitele.
Allora il cerchio si ricomporrà
e con il cerchio il senso,
l’infinita pazienza dell’essere,
la sua giustizia, il suo significato.
Riunitele così, vita e morte,
com’è accaduto a lei,
come sta accadendo a me,
in un bacio,
nel bacio che vi do.
Pietà per la mia insipienza,
pietà per il mio povero, incapace amore.
Pietà, popolo che m’ascolti,
pietà di me, di voi,
e poi luce, infinita giustizia, carità, perdono…
Testori ci ricorda che solo l’unione degli opposti rende ragione dell’umano. Un mondo che rimuove la morte avrà sempre il fiato corto. Una provocazione anche per noi.
Musica
Lirico terapia, Rainer Maria Rilke
Signore: è tempo. Grande era l’arsura.
Deponi l’ombra sulle meridiane,
libera il vento sopra la pianura.
Fa’ che sia colmo ancora il frutto estremo;
concedi ancora un giorno di tepore,
che il frutto giunga a maturare, e spremi
nel grave vino l’ultimo sapore.
Chi non ha casa adesso, non l’avrà.
Chi è solo a lungo solo dovrà stare,
leggere nelle veglie, e lunghi fogli
scrivere e incerto sulle vie tornare
dove nell’aria fluttuano le foglie.
Una preghiera laica di grande suggestione. Quel vento liberato ricorda da vicino i segreti della vita spirituale.

















