Dante: il pane nel Convivio e “lo naturale amore alla propria loquela”

di Antonio Sparzani

una spiga d’orzo


Dante morì stanotte, settecento anni fa, della malaria contratta sulla strada che percorse andando a Venezia. Con la testarda idea di ricordarlo sempre e comunque, voglio oggi ricordare che dopo le molteplici e multiformi rime di cui ci siamo occupati (l’ultima qui) egli si dedica, secondo quanto egli stesso afferma, a cose leggermente più serie. Il Convivio è un vero convito, nel quale l’autore dibatte un tema che gli sta sommamente a cuore: quello della lingua. Come vedrete se avrete la pazienza di leggere i brani che ho scelto dal trattato primo dell’opera, si parla molto di pane, ovvero del cibo di quel convito, che non è il pane raffinato bianco di puro frumento (noi diremmo di farina doppio zero), perché quello rimane il latino, la lingua dei dotti, di quelli che se lo possono permettere, non della gente comune, della maggioranza delle persone che non se lo possono invece permettere, ma è “quello pane orzato del quale si satolleranno migliaia, e a me ne soperchieranno le sporte piene” (guardate la fine del capitolo XIII). Continua a leggere→

Come si è

Entrare in confidenza con Gesù, lasciar cadere le barriere mentali che lo rendono distante, straniero: è un esercizio quotidiano che diventa ogni giorno più spontaneo, naturale. In paradiso non ci sono formalismi: si è come si è.

Lirico terapia. Franco Fortini


 


L’animale

Stanotte un qualche animale

ha ucciso una bestiola sottocasa. Sulle piastrelle

che illumina un bel sole

ha lasciato uno sgorbio sanguinoso

un mucchietto di visceri viola

e del fiele la vescica tutta d’oro.

Chissà dove ora si gode, dove dorme, dove sogna

di mordere e fulmineo eliminare

dal ventre della vittima le parti

fetide, amare.

Vedo il mare, è celeste, lietissime le vele.

E non è vero.

Il piccolo animale sanguinario

ha morso nel veleno

e ora cieco di luce

stride e combatte e implora dagli spini pietà.

La morale è chiara, ma la poesia dice di più. Siamo lì, anche noi alle prese col dolore e la violenza, con gli opposti di una vita che ci provoca a ogni istante.

AMBRA STANCAMPIANO – da “Storie sussurrate dagli spiriti” (Prologo) – inedito

Ogni notte viene a trovarmi un esercito di morti. Sfilano
alle mie spalle mentre, seduta su quella seggiola da
bambini con la seduta di vimini intrecciato, inseguo a
occhi chiusi i contorni della mia attesa. Li sento
ricoprirmi d’attenzioni e di carezze viscose, che
rimangono appiccicate addosso in una melassa di
tristezza. Serro gli occhi con più forza e m’aggrappo a
un filo di concentrazione sottile, troppo sottile, una
ragnatela. Cerco di ricordare qualcosa – che cosa? –
qualcosa che sto aspettando.
Aria. Quattro lettere s’incendiano sulla patina scura delle
mie palpebre chiuse.
Aria, leggo. La mia voce solo pensata echeggia in quella
stanza, buia della mia paziente attesa. Dove mi trovo?
ARIA. Supplicano i polmoni, un fiotto incandescente
risale fino in gola, si blocca a metà tra petto e naso, ho
come un tappo.
Non mi ricordo più come si respira. Sto sognando?
Sono troppo impegnata, in questo momento, per
ricomporre la strada che dai polmoni corre alle narici e
torna indietro.
Sto sognando. Cosa potrà mai accadermi, se anche non
respiro?
ARIA! Pretende la mia gola e sbatacchia una tosse
raschiata; sbatto la fronte sulla tavacca e la tempia
s’accende di dolore, il sogno si sminuzza in bollicine. Le
palpebre scattano.
L’ennesima alba grigiastra d’autunno Continua a leggere→

Le letture disordinate delle vacanze estive, di Guido Michelone

 

Vivendo di libri come insegnante, scrittore, giornalista, la lettura fa parte della mia quotidianità, per cui è impossibile staccarmene: non riesco a far meno dei libri, ne ho sempre uno con me nello zainetto, anche quando sono alla posta, seduto in attesa del mio turno. La prima cosa che faccio, in albergo o in una casa di vacanze, è sistemare i libri che ho in valigia su uno scaffale, creando così una piccola biblioteca, sia pur diversa da quelle domestiche.  Continua a leggere→

Andrea legge nel tubo: legge un episodio della vita di Gustave Courbet, alcuni documenti della Comune di Parigi, e una poesia di Arthur Rimbaud.

Le ‘letture’ di Andrea Sciuto.

Nato in provincia di Bergamo da genitori siciliani, Andrea Sciuto vive tra Catania e Bergamo, dove lavora come insegnante di lettere. Fa parte del Circolo dei Narratori di Bergamo, gruppo di volontari che organizza iniziative di promozione della lettura insieme alle biblioteche pubbliche.
Oggi Andrea legge legge un episodio della vita di Gustave Courbet, alcuni documenti della Comune di Parigi, e una poesia di Arthur Rimbaud.

Poesia italiana del XXI secolo

 

Gianpaolo M. Mastropasqua nasce nel “Sud del Sud dei Santi” nel 1979 dove in controtendenza ritorna nel 2016. Medico Psichiatra e Maestro di Musica, vive tra Santeramo in Colle, Brescia e Siviglia. Attualmente lavora come Dirigente Medico nel DSM – ASL Lecce. Ultimi libri pubblicati: Viaggio salvatico (Ed. Fallone, 2018, prefazione di Giuseppe Conte, Premio Internazionale Nabokov), Ologramma in La minore – Accordatura orchestrale 432 Hz (Ed. Caosfera, 2019, note di Tomaso Kemeny e Valentina Colonna, Premio Speciale del Presidente delle Giurie Bologna in Lettere). Presente nell’Atlante della Poesia Contemporanea “Ossigeno nascente” dell’Università di Bologna, in VIP (Voice of Italian Poetry) dell’Università di Torino e in Poetry Sound Library – Mappa Poetico-sonora della Poesia Mondiale, durante l’Expo di Milano tra i poeti italiani per il “Bombardeo de Poemas sobre Milan” opera del collettivo cileno Casagrande. Ha ideato e co-diretto il Grand Tour Poetico. É uno dei 7 poeti contemporanei italiani protagonisti del film-documentario della regista Donatella Baglivo “Il futuro in una poesia” presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Tradotto in spagnolo, rumeno, tedesco, inglese, greco, turco e cinese. Nel 2021 ha ricevuto i riconoscimenti internazionali Premio D’Eccellenza alla Cultura “Citta del Galateo” in Roma,  il “The Light of Galata” dell’Istanbul Arts Culture and Tourism, attribuito a 65 artisti di 19 paesi del mondo per essere “Luce scintillante nel campo delle Arti” e il Naji Naaman Lierary Prize per la Creatività.

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Bellezza


Dio è fascino, è bellezza. Guidati dalla scia, ci inoltriamo nelle strade difficili, nei sentieri impossibili. La stella polare, la bussola affidabile, è il dono di un bello incorruttibile riversato nei cuori, un progetto che non può fallire.

Giancarlo Consonni, Stagioni

Autunno

È appena uscito per le edizioni “La vita felice” Stagioni, che raccoglie le opere pittoriche di Giancarlo Consonni dedicate alle stagioni del titolo, composte dal 1980 al 1998. Sono 46 composizioni di piccole dimensioni, dipinte su carta, a tempera o a tecnica mista, introdotte da una poesia di Antje Stehn. Come tutta l’opera visiva di Giancarlo Consonni, che si esprime in fotografie, collage e dipinti a olio, a tempera e a tecnica mista, Stagioni si colloca sul crinale fra concreto e astratto, come indica il titolo di una mostra fotografica tenuta nel 2013 presso la Galleria Consadori di Milano. Continua a leggere→

Gli abitanti del quinto piano

di Kika Bohr

La casa di via Cesarini 81 apparentemente mostra quattro piani ma in realtà sul quarto pianerottolo si può vedere una gigantesca porta di metallo ben camuffata con una piccola maniglia girevole. Aprendola appare una scala di granito molto ripida e storta con in cima una semplice ringhiera in legno. Porta ai solai, al terrazzo e portava alle abitazioni della famiglia Mucci e dei Biro.

La famiglia Mucci, originaria di Brennero, era composta da una nonna che parlava principalmente tedesco, una mamma che lavorava in un albergo e una bambina dalle treccine bionde, Rinalda. I Mucci erano imparentati con i portinai. Rinalda aveva un anno più di Lancillotta Biro ed era considerata da quest’ultima la sua amica del cuore, la sua “gemella” o perlomeno “sorella”. Continua a leggere→

Chandra Candiani, Questo immenso non sapere

Dal 31 agosto è in libreria Questo immenso non sapere (Einaudi 2021), uno splendido “libro disordinato” ma “con un suo ordine interno e misterioso“, con cui Chandra Candiani ci propone meditazioni all’aria aperta, “vasti nel vasto“, conversando con “alberi, animali e il cuore umano“. Ne propongo un brano, in attesa di parlarne diffusamente. Continua a leggere→

Nozze


Il terzo giorno: comincia così il brano evangelico delle nozze di Cana. Ciò detto, è detto tutto. Sappiamo cosa succede il terzo giorno. Sappiamo quanta morte ci sia nelle cellule del nostro corpo, nei frammenti delle nostre storie. Il nostro è un racconto avvelenato, inevitabilmente, perché la vita trova sempre il modo di ferirci, e noi siamo esposti ai dolori più inutili: rancori, invidie, gelosie, complessi di ogni tipo. Le nozze di Cana ricordano che dimentichiamo la premessa: il terzo giorno. Di qualunque morte siamo vittime, la notizia è che, dopo tre giorni, si risorge. Il racconto comincia così, con una nota di ottimismo. Continua a leggere→