Poesia italiana del XXI secolo

Vincenzo Mascolo è nato a Salerno nel 1959 e vive a Roma. Ha pubblicato Il pensiero originale che ho commesso (Edizioni Angolo Manzoni, 2004), Scovando l’uovo (appunti di bioetica) (LietoColle, 2009) e Q. e l’allodola (Mursia, 2018). Ha curato alcune antologie per la casa editrice LietoColle tra cui, insieme a Giampiero Neri, Quadernario – venticinque poeti d’oggi (2012). Nel 2019, per un progetto benefico della Fondazione Sanità e Ricerca, ha coordinato l’antologia di poesie e saggi Piccolo dizionario della cura (Mursia). Dal 2006 è il direttore artistico di Ritratti di poesia, manifestazione di poesia internazionale promossa da Fondazione Roma.

Continua a leggere→

“Le verità bugiarde”, di Marisa Papa Ruggiero

Recensione di Francesco Improta

Le verità bugiarde, di Marisa Papa Ruggiero (ed. Oedipus)

Credo che si tratti della riedizione di un libro scritto da Marisa Papa Ruggiero nella prima decade del terzo millennio e pubblicato nel 2008 da Il laboratorio/edizioni. L’autrice vi ha apportato, comunque, sostanziali modifiche a livello strutturale: i dialoghi non sono più quattro, ma soltanto tre, mancano, inoltre, le due incursioni conclusive, critiche ma appassionate, su Andrea Sparaco, di cui quest’anno ricorre il decennale della scomparsa, e Mario Persico, di cui viene riportato, in copertina, Il viaggio patafisico. Con quest’operazione di riduzione e decurtazione, che non è e non vuole essere di semplificazione, che sarebbe in ogni caso banalizzazione, Marisa Papa Ruggiero, che tra le altre cose è una pittrice di spessore e una critica d’arte raffinata, snellisce il volume, liberandolo da una certa gravità “accademica”, e finisce col concentrare la sua attenzione e quella dei lettori sugli aspetti filosofici della sua indagine linguistica e letteraria. Continua a leggere→

Tener conto

Offrire a Gesù il momento presente, con semplicità: è la chiave per agire in sintonia con Lui, con noi stessi e con gli altri. I Padri della Chiesa invitavano a tener conto dello Spirito Santo: amare, in effetti, è proprio questo.

Lirico terapia. Luciano Erba


Gli anni quaranta

Sembrava tutto possibile

lasciarsi dietro le curve

con un supremo colpo di freno

galoppare in piedi sulla sella

altre superbe cose

più nobili prospere cose

apparivano all’altezza degli occhi.

Ora gli anni volgono veloci

per cieli senza presagi

ti svegli da azzurre trapunte

in una stanza di mobili a specchiera

studi le coincidenze dei treni

passi una soglia fiorita di salvia rossa

leggi “Salve” sullo zerbino

poi esci in maniche di camicia

ad agitare l’insalata nel tovagliolo.

La linea della vita

deriva tace s’impunta

scavalca sfila

tra i pallidi monti degli dei.

Lo scarto tra speranze e realtà può essere minimo o massimo. Luciano Erba riesce a renderne, più che la quantità, la qualità, come sempre la poesia.

Stare

L’amore è stare, sempre, anche lontani, anche impegnati in lavori faticosi. La preghiera del cuore è un esserci eterno, una strada che congiunge, anche quando la partenza e l’arrivo, l’io e il tu, sembrano luoghi irraggiungibili.

Lirico terapia. Umberto Bellintani


Fratelli

I poveri morti sono i miei fratelli,

passeggio con loro per il cimitero,

non vi è nessuno che abbia il cuore felice.

Chi ha ucciso, rubato, o disprezzato

in questa vita così fatta per gli uomini;

chi è penetrato nottetempo nel campo del vicino

e ha distrutto le colture, e chi la donna

dell’amico ha condotta a perdizione.

Ma non per questo nessuno v’è che peni;

ognuno soffre la montagna della morte

che gl’impedisce di vedere il proprio figlio

e la sua donna, la casa, il campo amato,

un volto amico, un arnese, umili cose.

I poveri morti sono i miei fratelli,

passeggio con loro per il cimitero,

non vi è nessuno che abbia il cuore felice.

La compassione è uno dei sentimenti più nobili. In questa lirica di Bellintani si tocca con mano il suo spessore.

Dentro

 

Cosa diamo agli altri? Quello che abbiamo. Per questo è importante ciò che si accoglie e si coltiva dentro. Se questo è grazia, saremo grazia per gli altri, non torneremo a casa senza aver fatto qualcuno un po’ più ricco.

Lirico terapia. Alfonso Gatto


Torneranno le sere

Torneranno le sere a intepidire

nell’azzurro le piazze, ai bianchi muri

la luna in alto s’alzerà dal mare

e nella piena dei giardini il vento

fitto di case, d’alberi, di stelle

passerà per la grande aria serena.

Torneranno nel sogno anche le voci

delle famiglie illuminate a cena,

la rapida ebrietà del loro riso.

 

O finestrelle, pozzi, logge, vetri

attaccati alla vita, allo spiraglio

delle fresche delizie e dei rimpianti,

o luna nuova sulla mia memoria,

tornate ad albeggiare con quel canto

di parole perdute, con quei suoni

struggenti, con quei baci morsi al buio.

Siate la polpa rossa dell’anguria

spaccata in mezzo alla tovaglia bianca.

Tra nostalgia e realtà, certezza e invocazione, “la polpa rossa dell’anguria” è lo scatto di reni della speranza, che già gusta il desiderio appagato.

L’uomo che conosco


(creazione di Daniela Smiroldo)

L’uomo che conosco guarda il mare
Da una piazza spezzata, pensilina, ferro,
Lo intravede tra i platani del primo tratto
Del viale, il mare è dentro il porto, chiuso,
Da un remoto settembre azzarda conoscenza
Dell’anima del luogo, da un vento costante
Da oltre il Faro di Raineri, vento ora spento
Come le voci, nella prossimità di una lontananza.

Immaginazione

Ci sono spesso scrupoli per l’immaginazione: le confessioni abbondano di sensi di colpa per ciò che ci passa per la testa. I Padri del deserto consigliavano di vedere questo come il vento che soffia e se ne va. Bisogna fare come se non fosse mai passato.

Poesia italiana del XXI secolo

Rossella Tempesta è nata a Napoli nel 1968 e vissuta a Terlizzi, Milano, Cattolica, Rimini, Napoli. Attualmente risiede a Formia. Si occupa di poesia e cultura anche promuovendone la divulgazione con eventi e iniziative corali. Suoi testi e interventi appaiono sulle riviste Poeti e poesia, La mosca di Milano, Graphie, ClanDestino, Attra-Verso, Poesia, Il filo rosso, Farepoesia. Ha ricevuto i premi Dario Bellezza, Salvatore Quasimodo, Miramare Poesia, Hostaria dal Terzo, Sandro Penna. Autrice di nove libri di poesia e di un romanzo è presente nell’antologia Nuovi poeti italiani n.6 a cura di Giovanna Rosadini, Einaudi, 2012.

Continua a leggere→

Frammenti di Cinema # 43

Vi ricordate i colossal? Il termine è passato di moda, ma nel cinema si realizzano ancora film maestosi per cast di attori e scene, oggi grazie alla tecnologia, e per il budget impiegato. A parte i colossal, tuttavia, sin dagli inizi c’è stato chi ha cercato di realizzare con il cinema avventure pionieristiche, oppure vere e proprie imprese epiche. In Come vinsi la guerra (1926) Buster Keaton gira la scena del crollo del ponte al passaggio di un treno senza modellini. La prima volta nella storia del cinema. Ci vorranno giorni per recuperare i vagoni precipitati nel fiume. Il film resta ancora tra i più costosi di sempre ma al botteghino fu mezzo fiasco. Questo diabolico legame tra costo e flop di pubblico è spesso una costante nel cinema. Michael Cimino girò nel 1980 I cancelli del cielo. Il film costò alla United Artists 44 milioni di dollari, con un guadagno di solo 1 e mezzo. Fu addirittura costretta a fallire. Il film, invece, oggi è stato rivalutato, malgrado l’insuccesso di allora. Più fortunato con il pubblico fu Fitzcarraldo (1982)di Werner Herzog, premiato a Cannes per la migliore regia. Come Keaton, anche Herzog fece trasportare una nave lungo la cima di una montagna andina, senza utilizzare alcun effetto speciale. Le riprese durarono due anni, dopo molte interruzioni dovute a vari incidenti e, persino, all’attacco da parte di una tribù di indios che non tolleravano la presenza della troupe.

Continua a leggere→

Manica

Manica larga e manica stretta: la prima è per noi, la seconda è per gli altri. Gesù ci invita a capovolgere il criterio: solo così il tu comincia a emergere, portandosi appresso il paradiso.