Buona lettura 30: “I lenti tram”, di Noé Jitrix

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

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Una delle caratteristiche più convincenti di Noé Jitrix, autore e critico argentino fra i più noti, è l’orecchio infallibile del racconto, ritmico e credibile al tempo stesso.

I lenti tram (Amos Edizioni), primo volume tradotto in Italia, si rivela sin da subito il racconto in prima persona dell’io narrante, dove la rievocazione di se stesso avviene attraverso avvenimenti dell’adolescenza – talvolta rarefatta dalle emozioni che convivono con la durezza della vita – e dove lo sfondo è rappresentato dalla multietnica Buenos Aires degli anni Quaranta. Continua a leggere→

VOCI: “Fai come me…” di Anna Salvini

Voci, rubrica di poesia “partecipata” a cura di Francesco Sasso.

Leggere e condividere poesie in rete è molto bello. Questa nuova rubrica è aperta a tutti gli appassionati della poesia. 

Cosa cerchiamo? Noi cerchiamo la poesia. Potete quindi segnalare nei commenti il vostro spazio poetico in rete o copiare/incollare una vostra poesia. Noi scegliamo e rilanciamo la poesia su queste pagine e in podcast. (f.s.)

Lettura di Francesco Sasso da Anna Salvini, Calma apparente, pref. di G. Montieri, Interno poesia Ed., 2017, pp. 88, €. 10.00


Tutte le puntate di VOCI su La poesia e lo spirito

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Dove trovare le letture di VOCI a cura di Francesco Sasso:

 

 


 

Intervista ad Alfredo Panetta, di Raffaela Fazio

La tua scrittura si muove su due binari: il dialetto materno, quello di Locri (Reggio Calabria), e l’italiano. Il risultato è solido e convincente in entrambi, per l’estrema cura che dedichi all’aspetto specifico di ciascuno (con il loro rispettivo lessico, ritmo e timbro). Cosa significa per te scrivere in dialetto e cosa significa scrivere in italiano? 

 

Grazie per la domanda, Raffaela; penso tu abbia centrato al primo colpo il nocciolo del mio lavoro più intimo sulla parola. I binari sono due, come tu correttamente affermi, ma la parola è una sola, o almeno questa è l’intenzione. Una parola o meglio una voce che ha bisogno di due strutture linguistiche diverse per concepire e manifestarsi sulla pagina scritta. Ho necessità di dire sia attraverso la voce materna primordiale e istintiva che tramite la magnifica lingua di Dante, che mi permette maggiore ricchezza di lessico e una struttura sintattica più articolata. Le due lingue lavorano in collaborazione stretta; talvolta s’interrogano l’una con l’altra anche durante la fase di composizione. Ogni verso, ogni strofa deve funzionare in entrambi gli impianti linguistici. Quindi la risposta alla tua domanda è: scrivere in dialetto e scrivere in italiano significa suonare la stessa musica con due strumenti diversi, entrambi indispensabili. Continua a leggere→

“Senza” di Lanfranco Caminiti

Ho iniziato Senza ieri sera, prima di addormentarmi. Nel sonno la cadenza delle parole pronunciate con l’accento scillacariddico di Lanfranco Caminiti ha continuato a suonarmi nelle orecchie, svegliandomi presto stamattina, da un sogno pieno di rimpianto e nostalgia. E ho finito di leggere.

Senza è un memoir della perdita di qualcosa che va oltre l’amore, è un canto dell’appartenenza. Non c’è altro filo che non quello delle fasi del ricordo e del pungolo del dolore, non c’è cronologia in queste lettere spaiate che sono all’improvviso tu eri e poi invece lei era, come ogni volta ci fosse un destinatario diverso, ma alla fine sono per tutti e di tutti, col loro tornare incessante di onde sulla riva, irregolari come singhiozzi. Lettere di amore e di morte di cui si ricorda la distanza infinita del prima e l’impossibile presenza dell’oggi. Continua a leggere→

Bomba al cuore di Göteborg

[NB. L’articolo è stato aggiornato il 30 settembre a seguito degli sviluppi sulle indagini poliziesche]

Ieri mattina poco prima delle cinque, mentre tutti dormivano, qualcuno ha fatto scoppiare un ordigno nell’androne di un palazzo in pieno centro, nel cuore benestante di Göteborg.
Conosco a memoria il brusio di ogni neon, il click di ciascun pulsante, la voce registrata degli annunci dell’ascensore e il cigolio di ogni porta, di quell’androne. Ci ho abitato per cinque anni, fino all’anno scorso.
Il palazzo è degli anni ’70 e interamente dedicato a ospitare appartamenti da affitto, in una zona altrimenti popolata da sontuosi palazzi primo novecento abitati dalla élite gossemburghese. Continua a leggere→

Lirico terapia. Mario Luzi


Sulla riva

I pontili deserti scavalcano le ondate,

anche il lupo di mare si fa cupo.

Che fai? Aggiungo olio alla lucerna,

tengo desta la stanza in cui mi trovo

all’oscuro di te e dei tuoi cari.

 

La brigata dispersa si raccoglie,

si conta dopo queste mareggiate.

Tu dove sei? ti spero in qualche porto…

L’uomo del faro esce con la barca,

scruta, perlustra, va verso l’aperto.

Il tempo e il mare hanno di queste pause.

La vita ha questa cadenza, questo ritmo, che Luzi riesce a fotografare con arte singolare.

Chandra Candiani, “Un libro disordinato è un invito alla sovversione”


Foto di Alessandro Ripamonti

Su Questo immenso non sapere di Chandra Candiani
di Giorgio Morale

Questo immenso non sapere. Conversazioni con alberi, animali e il cuore umano, il nuovo libro di Chandra Candiani, pubblicato nella collana einaudiana di saggi brevi “Vele”, è una sorta di manuale per “svegliare la vita perché ci dia una mano”. Continua a leggere→

Lirico terapia. Attilio Bertolucci


La neve


Come pesa la neve su questi rami

come pesano gli anni sulle spalle che ami.

L’inverno è la stagione più cara,

nelle sue luci mi sei venuta incontro

da un sonno pomeridiano, un’amara

ciocca di capelli sugli occhi.

Gli anni della giovinezza sono anni lontani.

Che relazione c’è tra la neve, l’amore e il tempo? Attilio Bertolucci  ci lascia una domanda che non può non coinvolgerci.

Recensione di Guido Michelone a “Portami il diario”, di Valentina Petri

“Portami il diario…” è una frase che ho sempre sentito fin dalla voce del severo maestro di quinta elementare, ma con una piccola leggera aggiunta: “…che ti faccio la nota!”. Nota di indisciplina, naturalmente, che rendeva il malcapitato studente, talvolta innocentissimo via via pallido, atterrito, paonazzo, rabbioso, piangente. Certo, nell’istituto professionale in cui è ambientato il recente romanzo Portami il diario di Valentina Petri ho constatato che in fondo le note non abbondano, come magari vorrebbero alcune colleghe della protagonista, supplente,, in attesa di vincere la cattedra per l’anno successivo. Continua a leggere→

Abisso

Gesù tiene molto al fatto che noi lo pensiamo. Siamo lontani dal comprenderlo: riteniamo che un Dio sia superiore a queste cose. È il modo migliore per perdersi una possibilità di relazione, per convincersi che tra il Cristo e l’uomo c’è un abisso invalicabile.

Lirico terapia. Giorgio Bassani


Saluto a Roma

Addio, arena di calce, addio diamante,

il tuo cielo su me è un chiuso volto;

lascia ch’io torni al mio paese sepolto

nell’erba come in un mare caldo e pesante.

 

Porte roventi nel cielo distante,

nero è il tuo sole, nera è la tua luna.

Carne senza rimpianti, riso senza nessuna

memoria: addio città senza speranza.

 

Perché io so le tue vie, diritte spade, i suoni

delle tue piazze celesti; ma so il vento

che ti affila, il lamento

delle tue nascoste stazioni.

 

No, la tua fronte non splende di grazia.

Chi ti raccoglierà, grido di giubilo?

L’iride che ti specchia è senza nubi.

Sei sola, dentro le tue mura di spazio.

La città cambia a seconda dello sguardo. Questo è lo sguardo dei versi di Giorgio Bassani sulla capitale.