
Dentro il frigo ho trovato un cuore
Dentro il frigo ho trovato un cuore,
custodito ermeticamente dalla plastica.
Pulsa ancora, ma stancamente, debole
ma costante. Da non so dove pompa
ancora sangue che evapora subito. Continua a leggere

Dentro il frigo ho trovato un cuore
Dentro il frigo ho trovato un cuore,
custodito ermeticamente dalla plastica.
Pulsa ancora, ma stancamente, debole
ma costante. Da non so dove pompa
ancora sangue che evapora subito. Continua a leggere

Sorridere non costa nulla: è l’amore gratuito che sboccia da un cuore liberato. Non il sorriso stampato di certe aggregazioni sociali o religiose, che nasconde ben altri sentimenti, ma quello che forse non si vede, ma si svela nei fatti. Il sorriso di Dio trapela attraverso le gioie e i dolori della vita, segnale di pace più che umana.

Natale 2020
Come un fiume di mosche
il nostro andare
sporca l’amore
nel riflusso
più non parlano gli angeli.
Chiusi nell’ala
a distanza seguono
il cuore libero dell’uomo
infedele alla sua linfa
di respiro in respiro
disarmonia colpevole
impuro, silenzioso pianto.
Tu, seminatore del mondo
in noi così disabitati
risveglia ancora una volta
l’ansimare sfuggente
che si fa carne,
la creatura di silenzio
remota, chiusa
in povertà d’anima
anche se in grembo alla perla
al suo infinito splendore.

Anna Belozorovich è nata a Mosca nel 1983. Ha scritto in russo, in portoghese, in italiano. Ha concluso un dottorato di ricerca in Scienze del testo presso ‘Sapienza’ Università di Roma, dove attualmente è ricercatrice e docente di lingua russa. Ha curato la rubrica “poesia dal mondo” per la fanzine online “Versante ripido”. È autrice di diverse pubblicazioni in prosa e in versi, tra cui il poema L’uomo alla finestra (Besa, 2007), il romanzo 24 scatti (Besa, 2015), le raccolte poetiche Qualcosa mi attende (LietoColle, 2013) Il pesce rosso (Il seme bianco 2017), Il debito (LietoColle, 2017). Ha tradotto dal russo e curato i volumi Poesia (Lithos, 2015) di Kazimir Malevi?, Asja (Croce, 2018) di Ivan Turgenev, Il ragazzo di guttaperca (Croce 2020) di Dmitrij Grigorovi?. Nel 2019 è uscita la sua monografia Dal ventesimo meridiano: Migrazione, violenza e scrittura femminile, tra Est e Ovest europeo (Lithos).
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Nel fondo della terra ci sono esseri che hanno il nero pesto negli occhi, neanche se li leghi con il filo di ferro stanno fermi: mettono ovunque il palco della festa, le tagliole come per i topi.
C’è una voce che racconta di quando hanno creato il male umano, quando ci hanno chiusi nelle case: era inverno e c’era una condensa di ghiaccio; gli ultimi uomini correvano lungo il viale; c’erano i braccatori che li puntavano, gli avrebbero sparato se non avessero saputo raccontare i loro fatti.
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Recensione di Marino Magliani
Bruno Morchio, Voci nel silenzio, Garzanti, 2020
Strani tempi, e allora si fa atipico anche il lavoro, nel caso, il lavoro di Bacci Pagano, il leggendario detective che ci appassiona da anni e ci porta in giro per Genova (anche in Sardegna una volta) sul sellino della sua Vespa, per i carruggi incastrati tra i palazzi, d’estate, davanti alle spiagge incantevoli, nelle ville a mezza costa, o nel grigiore piovoso delle vallate del Polcevera, dove sono rimasti i relitti di fabbriche dismesse e di ponti. Stavolta niente di tutto questo, Bacci come i milioni di italiani deve restare a casa, riceve una telefonata (sarà collegata a una lettera che lo porterà a morsi nel passato) e decide, anzi, in qualche modo ci si sente costretto, a lavorare comunque, a indagare da casa. Eppure, anche tra le mura, sebbene manchi il regattare della vespa tra i carruggi, e manchino i colori del mondo, la tensione resta altissima, l’indagine ci cattura. Forse perché alimentata da quella fonte che è l’ossessione baccipaganiana che è lo scasso delle matrioske che contengono il passato del giovane uomo prima che diventasse detective, prima che pagasse con la galera una colpa che è solo dettata dall’innocente ingenuità. La nuova indagine sta in un libro dalla copertina cupa al cui centro c’è una missiva, sono Voci nel silenzio (naturalmente 2020, Garzanti).
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Stupidi giacinti e ancor più stupide nuvole
La guerra prende spunto dal fatto
che ho già incontrato marzo e ho fatto finta
di non vederlo. E sì che le cose
sono cambiate: te ne vai in ospedale, c’è meno luce
nella casa, a causa del palazzo nuovo; il cielo
è già molto più alto e lontano;
i giacinti mi interessano
meno di sempre, la mia mente
si fa più concreta, semplice; sono disposta
a credere solo a due cose: a Cristo e all’uomo;
per il resto non lotto più, eppure
come uomo, come essere della Terra, ci sono
eccezioni alla regola, ci sono occhiate, cadute,
stupidi giacinti e ancor più stupide
nuvole.

Ci siamo visti su zoom. Non sapevo quasi che esistesse. Vedere le facce degli amici con cui condividiamo questo blog è stata una gioia difficile da dire. La vita è questo incontro che solleva da cupezze e depressioni, che rimette in gioco, che rovescia il tavolo della mala sorte e comincia a danzare. Non ho ballato mai. Solo una volta misi piede in un locale, e rimasi in un angolo per tutta la serata. Siamo così: ballerini falliti, a cui basta vedere i volti degli amici per scatenarsi nel ballo mai rischiato.

Mancano pochi giorni alla feste natalizie e in questi tempi difficili forse non c’è niente di meglio che regalare e regalarsi un libro, soprattutto a bambini e ragazzi, che soffrono molto la mancanza di una scuola ‘normale’. La scelta ricade su otto recenti volumi – qui presentati in ordine alfabetico per autore – dove testo e immagini rappresentano sempre un felice connubio e un momento di stimolo culturale per qualsiasi lettore.
Muriel Barnery e Maria Guitar, I gatti della scrittrice (E/o) e Chiara Carminati e Alessandro Sanna, Poesia con fusa (Lapis). Entrambi – rispettivamente prosa e poesia con splendide, delicatissime illustrazioni – hanno il soggetto in comune, il gatto, ovvero l’animale più celebrato nel mondo dell’arte, dalla pittura alla narrativa, dalla musica al fumetto, dal cinema alla saggistica. A ragionare con le categorie classiche dello spirito filosofico il gatto risulta il momento apollineo e lirico rispetto al dionisiaco e all’epico del cane. E con questa chiave di lettura possiamo gustarci appieno i due libri di gatti tanto apollinei quanto lirici.
Continua a leggereL’unica via per l’indipendenza, di don Fabrizio Centofanti
— Leggi su cercogesu.altervista.org/lunica-via-per-lindipendenza-di-don-fabrizio-centofanti/
Recensione di Francesco Improta
Maria Gabriella Mariani, I sogni della ragione non generano mostri, Genesi Editrice, 2020
L’ultimo libro di Maria Gabriella Mariani, musicista e concertista di fama internazionale, è un romanzo intrigante dal titolo evocativo che rimanda a Francisco Goya pur negandone l’assunto originale, I sogni della ragione non generano mostri (Genesi editrice, 10 €). Con la sua acquaforte F. Goya voleva non solo mettere in guardia dai pericoli insiti nel crepuscolo della ragione ma anche sottolineare l’importanza di quest’ultima nella creazione di un’opera d’arte. E l’arte, la sua genesi, la sua funzione sono anche al centro del nuovo romanzo della Mariani, che affronta allo stesso tempo, in maniera più o meno esplicita, tanti altri motivi: la solitudine, la mancanza, la commistione e la confusione tra arte e vita, l’amore, la scrittura, il sogno e il rapporto tra discepolo e maestro. Ma procediamo con ordine.
Continua a leggereCome mettere insieme bellezza, bontà e verità? di don Fabrizio Centofanti
— Leggi su cercogesu.altervista.org/come-mettere-insieme-bellezza-bonta-e-verita-di-don-fabrizio-centofanti/

Passare in treno i boschi spogli di robinie,
i campi irti d’erba e stoppie
dalla notte assiderate
è come
attraversare un sogno
– e basta un magro ciuffo di betulle
a fingermi la taiga intera, la
Transiberiana
prima che Milano si materializzi
e il giorno