Vivere della grazia di Gesù, lasciarla diffondere nel modo unico che ci è affidato, affrettare la venuta del Regno, come ogni giorno si chiede nel Pater, lasciare che la pace traspaia, trasformi, vinca: questo è lo Spirito. Così si cambia il mondo, amen.
Buona letturaè una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.
Giovanni Agnoloni, Viale dei silenzi (Arkadia Editore)
Nasce così, da un’insopprimibile esigenza di capire, cresciuta in luoghi diversi e distanti, legati solo dal filo del ricordo: Firenze, Varsavia, Berlino e l’Irlanda diventano lo sfondo del viaggio della memoria di Giovanni Agnoloni in Viale dei silenzi (Arkadia Editore).
Roberto, il protagonista di questo viaggio, è uno scrittore che affronta il passato e la ricerca del padre che lo ha abbandonato attraverso il libro che sta scrivendo, un “personalissimo viale dei silenzi” pervaso da momenti svigoriti, sopraffatti e destinato ad un futuro incerto, forse inesistente. Continua a leggere→
Gesù basta chiamarlo, e certamente arriva. Charis anti charitos, un amore che risponde all’amore. La vita si legge da questo versante, altrimenti è incomprensibile. Amare è la sola intenzione all’altezza del progetto.
Padre, se anche tu non fossi il mio padre, se anche fossi a me un estraneo, per te stesso, egualmente t’amerei. Ché mi ricordo d’un mattin d’inverno che la prima viola sull’opposto muro scopristi dalla tua finestra e ce ne desti la novella allegro. Poi la scala di legno tolta in spalla di casa uscisti e l’appoggiasti al muro. Noi piccoli stavamo alla finestra.
E di quell’ altra volta mi ricordo che la sorella mia piccola ancora, per la casa inseguivi minacciando. (la caparbia avea fatto non so che). Ma raggiuntala che strillava forte dalla paura, ti mancava il cuore: che avevi visto te inseguir la tua piccola figlia e, tutta spaventata, tu vacillante l’attiravi al petto e con carezze dentro le tue braccia avviluppavi come per difenderla da quel cattivo ch’era il tu di prima.
Padre, se anche tu non fossi il mio padre, se anche fossi a me un estraneo, fra tutti quanti gli uomini già tanto pel tuo cuore fanciullo t’amerei.
Da Poesia italiana del Novecento, volume primo, Milano, Garzanti, 1980, p. 283.
Si serve l’amore con l’amore, dice il Cristo alla Bossis, non con la paura. È l’esercizio quotidiano, instancabile di un Padre, che attende con l’impazienza di chi ama e che dà sempre una risposta, anche se sembra silenzioso. L’amore viene incontro, magari nei modi impensabili di un Dio.
Tu sei di Dio – il tuo Padre creatore -, per mezzo di Dio – il Figlio tuo salvatore -, in Dio – lo Spirito Santo santificatore, che ti abita e ti muove. Così il Cristo alla Bossis. Detto questo, è detto tutto.
Ogni essere umano ha una storia, o meglio è una storia degna di essere raccontata, anche quella apparentemente senza nulla di particolarmente rilevante, quella che non entrerà nella Storia con la s maiuscola, ma della quale fa comunque parte. Ogni vita ha un suo significato, direi un suo ruolo, un suo compito che sfugge al nostro imperfetto sentire.
Fare le cose semplici del giorno per giorno lasciandole toccare da Gesù: è semplice, come il consiglio dato a Naaman, il funzionario lebbroso che voleva tornarsene a casa per la banalità del consiglio del profeta. Il Cristo dice alla Bossis che è proprio questa la via per incontrarlo, per scoprire uno sguardo nuovo sul mondo e sulle cose. Lo sguardo dei santi.
“Sapere che non si scrive per l’altro, sapere che le cose che sto per scrivere non mi faranno mai amare da chi io amo, sapere che la scrittura non compensa niente, non sublima niente, che è precisamente là dove tu non sei: è l’inizio della scrittura”. Questa citazione di R. Barthes da “Frammenti di un discorso amoroso” è messa ad esergo del tuo libro “L’inizio della scrittura” (Fusibilia Libri, 2018), che è una raccolta di poesie d’amore. Si tratta di un’affermazione forte, che ha il coraggio di metterci di fronte alla tensione tra vita e scrittura. Una tensione che tu riprendi chiedendoti: “Eppure perché il verso più perfetto non vale/ l’occhiata che ci siamo date sul fondo delle scale?”. Prima di entrare nel merito della raccolta, vorrei che tu rispondessi a questa domanda: perché, secondo te, si scrive?
Gesù vuole agire attraverso di noi: mangiare, dormire, amare, come quando è passato sulla terra. Perché accada, è necessaria l’umiltà: pensare che è Lui che scrive quella cosa, che avvia quel discorso, che mette quella mano sulla spalla. Lui è in noi: è il centro, è accanto, è dappertutto. Vuole che lo lasciamo vivere.
Marisa Papa Ruggiero, Oltre la linea gialla (Edizioni Divinafollia)
Rovistando tra gli scaffali della mia biblioteca, nella calura di questa estate bislacca, che si snoda tra paure non ancora rimosse e incerta voglia di ricominciare, mi è capitato tra le mani Oltre la linea gialla di Marisa Papa Ruggiero (Edizioni Divinafollia, 15 €). Il libro in questione, non più lungo di un centinaio di pagine, è stato per me una piacevolissima sorpresa e ha evidenziato, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, come nel terzo millennio, per la sopravvivenza stessa della letteratura, vadano riscritti modelli, forme e tecniche dei generi letterari. Continua a leggere→
Il paradosso della vita cristiana è che siamo nulla, se contiamo su noi stessi, ma siamo tutto, se contiamo su Dio. E su Lui possiamo fare affidamento, perché è Amore senza limiti. Dunque: coscienti della nostra inconsistenza, passiamo dall’occasionale al necessario, dal relativo all’assoluto. Diventiamo ciò che siamo, divinoumanità.
Gesù desidera che ci sentiamo più forti, sicuri del Suo amore, non contando sulla nostra miseria, ma sulla Sua ricchezza. Vuole che siamo come i Dodici, che hanno permesso alla Sua grazia di agire. L’agàpe supera ogni limite.
Gesù parla a Gabrielle della grazia attuale. Dunque non è relegata nei manuali classici di teologia. È la grazia del momento, quella con cui il Cristo si concede per restare unito ad ogni nostra azione, e che un orecchio attento sa percepire, magari a cose fatte. È bello pensare che Dio si dia continuamente, che ecceda nell’amore, e che questa abbondanza sarà moltiplicata nella vita eterna.
un giorno perdoneranno se presto ci togliamo di mezzo. Perdoneranno. Un giorno. Ma la distorsione del tempo il corso della vita deviato su false piste l’emorragia dei giorni dal varco del corrotto intendimento: questo no, non lo perdoneranno. Non si perdona a una donna un amore bugiardo, l’ameno paesaggio d’acque e foglie che si squarcia svelando radici putrefatte, melma nera. “D’amore non esistono peccati, s’infuriava un poeta ai tardi anni, esistono soltanto peccati contro l’amore”. E questi no, non li perdoneranno.
Quei bambini che giocano, in Poesia italiana del Novecento, volume secondo, Milano, Garzanti, 1980, p. 654.
Gesù vuole che gli manifestiamo il nostro amore: che lo guardiamo negli occhi, pronunciamo il Suo nome, riconosciamo la Sua forza onnipotente, presente anche nella Sua dolcezza. Desidera che neanche un giorno trascorra senza dedicarsi a Lui, lodandolo per qualche qualità, continuando la Sua opera su questa terra.
Era bello vedere come in Cristo, da lì, da quella vetta di parole, lo strepito del mondo accusatore, nel sale e nella luce, da quel vivere inoltrato nel nulla, e solo allora il conto della serva, la pressione dal basso, l’attenzione all’ipostatico momento, il turbinare delle piaghe, l’amore che vinceva sopra tutto, e soprattutto il cuore.
Gesù fa di tutto per conquistare i cuori. Nel Vangelo mostra la gloria e la pietà, l’austerità e l’amore per i peccatori, la sofferenza e i miracoli. Per questo raccomanda a Gabrielle di prendere, al mattino, una pagina evangelica, portandola dentro la giornata. Giorno dopo giorno, diventerà come Lui, sarà un altro Gesù. Allora sarà Sua, e Lui sarà suo.
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