Le foibe e l’esodo istriano-giuliano- dalmata

 

di Fabiano D’Arrigo

La legge n. 92 del 30 marzo 2004 ha istituito il “Giorno del Ricordo” da celebrarsi il 10 febbraio di ogni anno, allo scopo di conservare e rinnovare la memoria della tragedia delle foibe, dell’esodo istriano-giuliano-dalmata e delle vicende del confine orientale tra il 1943 ed il 1947.
Sicuramente il “Giorno del Ricordo”, come anche il “Giorno della Memoria”, acquista significato se aiuta l’opinione pubblica, specie quella giovanile, a riflettere sul passato per poter costruire una società più giusta e più libera. Continua a leggere

Beati i frigidi, di Francesco De Girolamo

Beati i frigidi, perché non avranno sgradite sensazioni, anche quando il fuoco gli sarà vicino, forse vicinissimo.
Beati quelli che capiscono tutte le cose, senza mai capire nulla, quelli che hanno sempre la risposta pronta, anche se è sempre quella sbagliata.
Beati gli eleganti, che fanno attenzione a non macchiarsi. E se si macchiano, hanno sempre un “no problem” pronto in tasca, per poter nascondere il caffè, il vino, o il sangue, senza lasciare l’alone.
Beati quelli che non hanno odore, perché non saranno mai allontanati. Beati quelli che hanno orgoglio e onore, perché non saranno mai disprezzati. Beati gli eruditi, che sapranno nascondere bene la loro ignoranza. Beati gli affabili, che non saranno mai emarginati.
Beati gli impotenti, perché non faranno mai brutte figure, e non avranno fallimenti. Beati quelli che non credono a nulla, che non credono nella vita, che credono nella morte, che non credono nell’amore, ma ne conoscono bene le leggi. Beati quelli che leggono poco e quelli che leggono tutto; e che non hanno mai tempo per un pensiero diverso, un pensiero tutto loro, un formicolio dell’anima, un prurito nascosto, una fitta alla gola. Essi erediteranno una bella copertina bianca sul loro libro di poesie scritte nell’ora di ricreazione. E vinceranno il premio dei premi, consegnato dal loro idolo di turno in persona, il grande poeta, filosofo, antropologo, virologo, conduttore, docente, politologo, fotografo, reggicoda, plenipoteziario in attesa di qualche ministero creato al bisogno. Ministro della sicurezza idraulica, ministro della laica inquisizione, ministro delle politiche mediterranee, dell’ablazione della forfora e del tartaro. Ministro dell’economia dei bidoni dell’immondizia indifferenziata e della sanità terminale dei lavoratori del settore bibliotecario. Beati i detentori del “boh”, del “non so” e del “mi dispiace ma non sono assolutamente interessato”, “non è colpa mia” del “no comment”, “questo è il mondo”. Sì, proprio loro erediteranno la terra quando sarà completamente distrutta, deserta. E si troverà parcheggio finalmente dappertutto. E così sia.

Giorgio Stella. Una poesia

La vita è la betoniera è un fossile avaro di ceramiche sul volto del mare mosso dalla cera nel museo chiuso per il mercato delle cere – chi comanda colui che è assente no non deve per forza-fortuna essere deficiente! Mare va’ mare non sta qua, mare è la strada polare verso est! Hai documenti!? Certo, certamente, – perché porti abiti da civile?! Perché essere nudo è la divisa migliore, le palle al vento… Il cocco nella rosa del labirinto.

Tra giorno e sogno. Tre poesie contro la paura.

Il buon vicino

di John Burnside (GB,1955-2024)

In questa via che non conosco, da qualche parte,
in un labirinto di meli e stelle,
un uomo si alza nelle ore piccole, trova un libro
siede alla finestra o al tavolo
per ascoltare la mattina, da solo,
senza nome, spensierato, felice con se stesso.

Non so chi è; non l’ho mai incontrato
al mercato del pesce o in banca,
eppure, lo penso in notti come queste,
solo a casa, con i vicini che dormono
come mosche sonnolenti.

Quell’uomo vede quello che anche io vedo:
la neve in una notte d’inverno; e in estate il cielo.
Egli ascolta voci di uccelli tra le nuvole
e, come un compagno-spirito,
lo spettro nella pioggia, l’ultima ruota
del carro, non c’è veramente,
eppure, in qualche modo, c’è;

lo vedo mettere giù il libro, guardare l’ora,
riempire una pentola di acqua, poi,
improvvisamente, mio buon vicino si dissolve
e diventa un uomo che conosco da sempre:
uno straniero sulla strada del dolore;
marito, padre di famiglia; un uomo ricco,
povero; un ladro. Continua a leggere

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Il sale salato

«In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: “Voi siete il sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà render salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dagli uomini.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa.
Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli”.» [Mt 5,13-16]
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Quella cosa

di Fabrizio Centofanti

E’ un albergo sobrio, con ringhiere e serrande verde chiaro, un edificio dove sembra non accada nulla, nella vita. Lo si può vedere da varie angolazioni, e più lo osservi più ti convinci che certamente no, qui non accadrà mai nulla.
I netturbini protestano, vogliono lo stesso trattamento, lo stesso contratto di lavoro. Il clima è teso, violenze, assemblee, sit in e boicottaggi. Continua a leggere

Biografia delle voci, di Gian Piero Stefanoni

di Gian Piero Stefanoni

Raccolgo in queste pagine una serie di interventi critici, di note a percorsi, figure, opere poetiche in dialetto e lingue minoritarie che ho avuto occasione di scrivere per lo più dalla primavera del 2021. L’occasione, perché d’occasione davvero si tratta, è nata col desiderio di conoscere la produzione in dialetto della Val Camonica in Lombardia, la terra di mio padre, e dunque nell’approfondimento un tentativo anche di riacquistarmi in qualche modo a lui in quella lingua di cui so intendere nel ricordo solo la tenerezza di qualche parola. Così l’affondo nel mondo con tanta sapienza e ardore riportato da Dino Marino Tognali da Vione, irto di fatica e di passione del vivere e per questo di amore, mi ha spinto ad allargare il cerchio della frequentazione in me già presente con la poesia in dialetto (avendola in precedenza analizzata a più riprese) riportandomi sull’onda delle direttrici in me ormai aperte nel quadro più autentico, regione per regione, di un dettato nel nostro paese vivissimo. Ho allora reiniziato da quegli autori presenti tra i miei scaffali per affinità a me vicini e cari nell’incisione di una parola ora nella sacralità dei suoi richiami (Marin, Pierro, seppure qui non presenti) ora nell’interrogazione civile del presente (Bertolani) ora nel guado (l’amato Pedrelli, Pittana, l’istrorovignese Zanini). Continua a leggere

20 righe (per niente ) facili

di Pasquale Vitagliano

Franc Arleo ha ideato e dirige per AnimaMundi Edizioni la prima collana di geosofia in Italia. Esiste uno stile dei luoghi che influenza le nostre vite, plasma le visioni del mondo, orienta le nostre storie e incide persino sulle nostre funzioni biologiche. Questo suo taccuino, Il Dio Selvatico (2024) ne è un paradigma. “Non è necessario lasciare la propria terra per affermare il valore della propria creatività’’. Possiamo leggere questo vesto di Mario La Cava arrivando ad Alessandria del Carretto, dopo aver attraversato i crinali dello Sparviere. Questi monti “urlano una bellezza di ritorno”. La bellezza dei tornanti.  Il ritorno è l’ossessione dei meridionali. Per questo, forse, siamo così attratti dai tornanti. Anche noi pugliesi, che siamo, in realtà, più pianeggianti e marini. “Forse un giorno diventeremo “tornanti” di queste terre alte, o forse lo siamo già, forse siamo solo in curva o nel rettilineo parallelo e torneremo al punto di partenza”.

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Franco Buffoni

a cura di Giorgio Stella

Rimasto senza l’inverno

Rimasto senza l’inverno
Il ghiacciaio si ritira,
Ma se un’offesa ha qualche senso
È quando la bocca che ti bacia la ripete.
Pensa che proprio oggi la Team Company s.r.l.
Azienda nel settore del recupero crediti
Cerca sul Corriere funzionari ambosessi
Per il potenziamento della propria
Rete esattiva. Possibilità di carriera.
Potremmo presentarci insieme
Motivati aggressivi…
Siamo una coppia che fa i turni di notte
Fuoruscita come una tartaruga dal ghiaino…
E quella fu l’ultima volta che alleati ridemmo.

Incontro

 

Mi chiedono di esprimere un parere sulla vicenda di don Alberto Ravagnani, ma ritengo che l’unica reazione sensata sia quella di tirarsi fuori da questo chiacchiericcio. Non sappiamo nulla del cuore di una persona. L’equivoco dei social consiste nel mettere di fronte agli altri una maschera spacciata per verità. È un gioco pericoloso, che può causare la perdita dell’orientamento esistenziale. Una proposta costruttiva potrebbe essere quella di guarire da una dipendenza che non porta buoni frutti, a giudicare da ciò che c’è in giro. Mi viene in mente l’incontro di Elia con Dio: il profeta non lo trova nel vento impetuoso, nel terremoto, nel fuoco, ma in una “qol demama daqqa”, una voce di silenzio sottile. Oggi, forse, l’autore avrebbe scritto che Dio non si incontra su Facebook, su Instagram, su X, ma in una sana astinenza dai social.

La scuola di Serena Bedini. Quando la storia prende una direzione diversa

di Serena Bedini

A volte capita di cominciare a scrivere avendo ben chiara in mente una trama, ma nel corso dell’opera la storia prende una direzione inaspettata: un dialogo assume un significato che inizialmente non credevamo, un personaggio acquisisce maggiore peso in confronto a quello che avevamo ipotizzato inizialmente, un colpo di scena che ci viene all’improvviso in mente ci appare un’ottima idea e decidiamo dunque di seguirla. Cosa è successo? Il piacere di scrivere ha preso il sopravvento, la fantasia ha iniziato a scorrere fluida e noi siamo incapaci di non abbandonarsi a quel flusso. È un errore? No, perché lascia spazio al divertimento e alla libertà creativa e sarebbe sbagliato attenersi rigidamente alla trama che avevamo predeterminato in quanto sarebbe un freno alla nostra inventiva. Tuttavia occorre comunque attenersi a un filo logico: il rischio in questi casi è infatti quello di perdere di vista la coerenza della storia e l’intensità della trama. Una buona idea è procedere nel senso che inaspettatamente la nostra mente adesso ci prospetta ma tenendosi in allerta per “rideterminare” la rotta da seguire. Come? Ebbene, occorre leggere e rileggere quanto si è scritto ogni volta che ci disponiamo a proseguire la storia. La lettura e la rilettura consentono di vedere eventuali incongruenze, alimentare di nuove idee la nostra fantasia ma anche procedere con un minimo di controllo cosicché sia possibile arrivare comunque a concludere la nostra storia senza il rischio di deragliare completamente o lasciarla a metà.