Il resto del mondo là fuori

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L’uomo ha poco meno di quarant’anni, i capelli brizzolati e lo sguardo stanco. Si serve del vino con lentezza, osserva le foto del viaggio di nozze appese alla parete e ragiona su quanto tempo è passato dal giorno in cui sono state scattate. La cucina è un rettangolo ampio e ben illuminato, interrotto a metà da un tavolo a penisola sotto cui stazionano quattro sgabelli identici l’uno all’altro. Intorno a lui, nell’aria, ha cominciato da poco a spargersi un odore sempre più intenso di pomarola.
“Se una tua cara amica ti chiedesse aiuto per qualcosa di brutto che ha fatto” dice sedendosi sullo sgabello più vicino alla parete, “diciamo qualcosa d’illegale… come ti comporteresti?”
“Dipende” risponde la donna a cui si è appena rivolto. Finisce di mescolare il sugo e gli fa cenno di versare anche a lei del vino. “Illegale come aver evaso le tasse… o illegale come aver tradito il marito?”
L’uomo sospira. “Qualcosa come aver ucciso per errore il proprio marito…”
“Questa sì che è buona” dice la donna. “Prima o dopo aver scoperto che la tradiva?”
“Parlo sul serio” dice l’uomo. Indossa una camicia bianca con la cravatta allentata e le Continua a leggere→

73. Visioni

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La caccia alle streghe cominciava. Le due fazioni preannunciate dalla Emmerich si delineavano con chiarezza maggiore, mentre solo i buonisti più incalliti avrebbero potuto ignorare la gravità e delicatezza del momento. A scontrarsi erano visioni del mondo contrapposte: il pensiero classico dell’essere, proprio della tradizione della Chiesa, e le derive nichiliste che fluivano nei mille rivoli del relativismo dilagante. Non avevo mai guardato con tanta simpatia alle pagine del catechismo, a quei numeri che parevano tronchi provvidenzialmente apparsi agli occhi spiritati del naufrago: 1650, 1651…
Per ora non restava che pregare, in attesa degli eventi che avrebbero cambiato il mondo, non con parole avventate e prive di qualsiasi fondamento, ma in base all’evidenza dei fatti. Seguivamo assiduamente i messaggi mariani che convergevano nella stessa direzione, e avevano mostrato di recente un inasprirsi dei toni, un incupirsi del clima di fondo, come se i ben noti scenari fossero alle porte.
Personalmente, ricordavo il primo impatto con la profezia: l’apparire dell’uomo col mio stesso nome, nato nel mio stesso giorno, arrivato al decimo piano dell’ospedale Sant’Eugenio raccomandandomi di stare sereno, perché don Mario, vittima di un terribile attentato, ce l’avrebbe fatta anche stavolta. Da allora in poi, il contatto col carisma profetico mi aveva attraversato come un fenomeno carsico, fino a riemergere con irrefrenabile violenza in quei tempi di grande confusione, in cui persino le guide spirituali più autorevoli davano la netta impressione d’aver perso il filo.

Il paziente crede di essere/ La parola spezzata: traduttori, poeti e editori a confronto

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COMUNICATO STAMPA

Morlupo Città della Poesia 2016
con il Patrocinio del MiBAC
e il Patrocinio e il contributo del Comune di Morlupo
e di STRADE-SLC -Sezione Traduttori Editoriali

il Fondo Librario di Poesia di Morlupo
presenta

sabato 26 novembre alle 16
Palazzetto Borghese, sala delle cerimonie
Il paziente crede di essere (Gorilla Sapiens Edizioni)
con Marco Giovenale
a cura di Paola Del Zoppo e Viviana Scarinci

domenica 27 novembre alle 17
Palazzetto Borghese, aula consiliare
La parola spezzata: traduttori, poeti e editori a confronto
A cura di Paola Del Zoppo e Riccardo Duranti
Nell’ambito presentazione de L’autistico e il piccione viaggiatore di Rodaan Al Galidi (Il Sirente) alla presenza del traduttore Stefano Musilli, finalista Babel-BooksinItaly 2016 Continua a leggere→

La poesia e lo spirito (da Nomen omen)

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La stanza chiude dentro l’invisibile:
i rami, fuori, sono un’illusione
che resta ferma, come nella mente
lo sguardo estraneo, l’ombra delle foglie.
Nel buio si nota subito la luce,
seppure impercettibile.
Non hanno più pareti, le presenze,
adesso splendono
di un oro femminile, acceso d’ambra,
sofferto nella carne.
Ma il suo segreto è l’ombra sul selciato,
la chiave nella stanza, l’inudibile.

Il miglior poeta contemporaneo è Beppe Salvia, suicida nell’85

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di Simone di Biasio

Uno dei poeti che più amo si chiama Claudio Damiani. È stato lui ad aprirmi una breccia luminosa sulla poesia italiana contemporanea. Non sono laureato in lettere, l’ultimo poeta “studiato” a scuola è Salvatore Quasimodo. E poi? Alla poesia mi ero avvicinato autonomamente, spinto pure dal fatto che nel paese in cui vivo era nato un poeta dal nome altisonante: Libero de Libero. Continua a leggere→

Le ‘Americhe’ di Canino e Pieranunzi

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di Guido Michelone

Tra le migliori recenti uscite discografiche per una musica senza confini, tra poesia e spirito, questo cd Americas vede per la prima volta insieme un grandissimo interprete classico (Bruno Canino) e un insigne versatile jazzman (Enrico Pieranunzi): entrambi pianisti, sono accomunabili non solo per lunghe prestigiose carriere, ma soprattutto per il fatto che rispetto alle rispettive musiche di stretta appartenenza, entrambi si sono spesso concessi numerose libertà espressive, quasi invertendosi i ruoli: Canino ha suonato molte partiture novecentesche in cui è fortissima la reminiscenza jazzistica, mentre Pieranunzi, dal tocco sovente classicheggiate, ha riletto autori barocchi e romantici. Continua a leggere→

LA LETTERA SCARLATTA. Rivelazioni, recensioni, recuperi, rigetti, rassegne, rarità, rotture e altro di Pasquale Vitagliano

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Umano troppo Umano

Ma qualcuno pensa davvero che i poeti siano migliori dei politici? Avvicinandomi, assai marginalmente, al mondo dell’editoria ho visto cose che un “giovin scrittore” non è neppure in grado di immaginare. Ad esempio, ritengo che il “Palazzo” delle grandi case editrici non sia diverso da quello dei partiti, affollato da nominati e non da eletti. In fondo, eletti ed elettori sono parole molto vicine.

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Luigi Maria Corsanico legge Rainer Maria Rilke. 2

[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=-OPsERM-DKA&feature=youtu.be]

da qui

a cura di Luigi Maria Corsanico

 

Rainer Maria Rilke

Annunciazione  (Le parole dell’Angelo)

Verkündigung / Die Worte des Engels

Il libro delle immagini (Das Buch der Bilder, 1902) che apparve poi in nuova edizione ampliata nel 1906.

Traduzione di Giaime Pintor Continua a leggere→

Sante

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Amico mio, di tante traversie,
per l’anagrafe Sante, ma Santino
per noi che aspettavamo il tuo apparire
all’edicola della buona stampa:
ricordi, solo tu riuscivi a fare
con “Famiglia Cristiana” il conto giusto,
dopo la corsa giù dal presbiterio,
dall’ambone parlante, a dare avvisi
che nessuno ascoltava, eppure tutti
ricordavano sempre, se eri tu,
il piccolo Zaccheo, arrampicato
sull’albero spietato della Croce;
il tuo lungo calvario ti ha inchiodato,
con Enrica al tuo fianco, con don Mario.
Grazie, per quello che sei stato.

72. Il potere dell’amore

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Lo scenario previsto si delineava a poco a poco: le elezioni del presidente americano, i primi, chiari segnali di un malcontento nella Chiesa, la stessa natura, che pareva agitarsi e contorcersi senza trovar pace. Era come se sotto la maschera imposta dai media, e dai loro manipolatori a volte insospettabili, prorompesse qualcosa che non era più possibile frenare. Del resto, il senso profondo della storia non si sarebbe fatto fermare dalle macchine oliate del politically correct: la verità cominciava a farsi strada, fuoriusciva tra gli spazi angusti delle gaffes, negli interstizi delle censure inaccettabili, nelle crepe cui una visione ambigua e opportunista della vita non poteva impedire di allargarsi, quasi a vista d’occhio. I soliti organi del pensiero unico continuavano a suonare il piffero di una rivoluzione ormai fallita, per le coscienze vigili di molti: le contraddizioni erano sotto gli occhi di tutti, anche se i fans delle lobby potenti si ergevano a difesa di posizioni indifendibili.
Nel nostro piccolo, davamo un contributo alla causa del Progetto: nella predicazione, nella catechesi, nell’ascolto di un Vangelo che proprio in quei giorni sciorinava testi apocalittici, quasi a conferma di un mondo nuovo che sarebbe sorto dalle macerie delle umane velleità. Il segno del Cristo emergente era la gioia che si faceva largo tra i colpi e le ferite, un sentimento profondo e radicale, che nasceva dall’unione col Re dell’Universo, il cui unico, immenso potere era quello dell’amore.

Il merlo ammazzato

di Roberto Plevano

§ Il merlo ammazzato
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Quella mattina, Luca P. ammazzò un merlo con la macchina, mentre portava la figlia a scuola. Assillato dal costante, fastidioso ritardo, che spingeva lui a una guida nervosa e impaziente – ma non per questo più veloce – e la figlia a corse precipitose oltre il cancello e su per le scale, sotto il peso, eccessivo, dello zainetto sulla schiena, impattò con il pennuto a una curva. Ruzzava, il merlo, con un compagno – maschio, perché le femmine son bige, non di quel nero brillante – in mezzo alla strada e si era distratto, appena un secondo di troppo. Stecchito sull’asfalto, le piume lucide e nerissime, il becco giallo, la gola aperta, poche gocce di sangue vermiglio, rossissimo. L’altro uccello al margine della carreggiata, sotto shock, era rimasto attonito davanti all’improvvisa tragedia.
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SUL TAMBURO n.28: Pasquale Vitagliano, “Habeas corpus”

pasquale-vitagliano-habeas-corpusPasquale Vitagliano, Habeas corpus, Lavagna (Genova), Edizioni Zona, 2015

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di Giuseppe Panella

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L’habeas corpus come pratica giuridica, introdotta per la prima volta il 15 giugno del 1215 per effetto della ratifica della Magna Charta ad opera del re Giovanni Senza Terra, costretto ad accettarla dalla volontà imperiosa dei suoi baroni in rivolta, è una delle pietre miliari del diritto e della civiltà europea, soprattutto nei paesi dove vige la Common Law e in cui tale principio è stato applicato ininterrottamente fin da allora. La sua base applicativa implica l’impossibilità di essere accusati senza un’accusa precisa e di essere detenuti sulla base di un semplice sospetto dovuto all’arbitrio di un giudice o di un sovrano. Grazie all’habeas corpus, non è possibile in Inghilterra e negli Stati Uniti d’America incarcerare nessuno senza un’accusa precisa e senza un mandato giudiziario – la richiesta di arresto, quindi, deve essere suffragata da accuse precise.

Ma perché intitolare ad esso un libro di liriche appassionate come è questo di Vitagliano?

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71. Repressioni

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Ogni tanto, pareva s’aprisse uno spiraglio. Per vie paradossali, come sempre. Nei giorni precedenti era scoppiato il caso del domenicano incappato nell’ira funesta del politically correct , ormai imperante anche in certi, battuti corridoi della Curia Romana. Aveva osato pronunciare la parola “castighi”, peraltro presente nella nota preghiera che milioni di fedeli pronunciavano al termine della confessione, l’Atto di dolore. Ma il malcapitato non si era sognato di parlare di castigo in senso, come tecnicamente si suol dire, “afflittivo” – ossia come punizione diretta del peccato -, ma in termini, dogmaticamente ineccepibili, di appello alla conversione personale. Il direttore della radio, dai cui microfoni era partito il cosiddetto “anatema”, si era affrettato a cacciare il religioso, sospendendone la trasmissione ipso facto e latae sententiae. L’attacco deciso, anche da parte di alcuni vescovi imprudenti – che non avevano nemmeno letto il testo dell’intervento del domenicano -, aveva sortito, come spesso accade, l’effetto contrario, suscitando nei più accorti un’ondata di sdegno di fronte a tanto sfoggio di autoritarismo. Erano stupiti dalla negazione del diritto all’esistenza di un pensiero diverso, di una nota stonata rispetto al mainstream del momento. Si parlava di come difendere la radio, del resto apprezzata dal popolo di Dio, forte del suo “sensus fidei”. Gli animi cominciavano ad accendersi, di fronte a tanta solerzia nel sopprimere i germogli di una profezia piantata nel ciglio a strapiombo sull’abisso.

RIPRENDIAMOCI LA SOVRANITA’ E LA DEMOCRAZIA

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IL CONTESTO REFERENDARIO DI QUESTI MESI NON E’ SOLO UN’OCCASIONE STORICA PER RAGIONARE SULLO STATO REALE DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA E SOVRANITA’, RISPETTO A QUELLE DISEGNATE SULLA CARTA COSTITUZIONALE, E COME ANDREBBERO A CAMBIARE A SEGUITO DELLA RIFORMA. QUESTO BRAINSTORMING QUOTIDIANO – TRA INTERPRETAZIONI E INTERVENTI DA PARTE DEI MASSIMI ESPERTI, PROPAGANDA E INFORMAZIONE SUI MEDIA, E LIBERO E INTENSO CONFRONTO SUI SOCIAL NETWORK – STA ORIGINANDO UNA MAGGIORE CONOSCENZA DEL TEMA E DUNQUE UNA CONSAPEVOLEZZA PIU’ DIFFUSA, NEI CITTADINI, CHE POTREBBE APRIRE AL CAMBIAMENTO ATTRAVERSO L’ELABORAZIONE DI MIGLIORI REGOLE CHE GARANTISCANO UNA SOCIETA’ PIU’ DEMOCRATICA E MENO INGIUSTA.

 

Il regionalismo è morto, ha affermato qualche settimana fa il prof. Valerio Onida (Presidente emerito della Corte Costituzionale) in una trasmissione di La7, perché il Parlamento non ha mai voluto emanare i principi riguardanti le materie di legislazione concorrente. L’art. 117 Cost. recita infatti: “Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principî fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato”. Continua a leggere→

Claudio Morandini: “Neve, cane, piede”

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Adelmo Farandola, ultimo dei solitari e eroe del recente Neve, cane, piede di Claudio Morandini (Premio Procida 2016, Exòrma, pp. 138, euro 13) è un uomo dei tempi lunghi, dell’inverno senza fine sfiorante l’eternità. Eremita di montagna che rende leggendaria la vita lassù, egli non scherza mai, è vendicativo e testardo, un residuo di quelle antiche “generazioni che la povertà e la limitatezza degli orizzonti rendevano ostinate”. Confonde sogno e realtà, un po’ per diffidenza, un po’ per le strenue astinenze dal cibo, un po’ perché la solitudine lo ha reso afasico e smemorato. Di tanto in tanto, all’epoca del disgelo o prima del grande freddo, Adelmo lascia il romitaggio dell’alpe e scende in paese per provviste, acquattato dietro ai muri a spiare con riserve la vita altrui, dai ritmi e dalla ‘pulizia’ formale cozzante con il filosofico sudiciume che invece separa e protegge Adelmo dal resto del mondo. Da anni ormai conduce questa vita, da quando, lustri prima, l’odore della guerra l’aveva spinto in alto, “nelle combe più nascoste e ingrate” e egli, di nascondiglio in nascondiglio, s’era infine inchiocciolato nel petroso esofago di una miniera di manganese, imparando “il conforto di parlarsi da solo” sulle linee di una retorica semplice ove appendono i loro “cenci scuri” il Sonno, la Fame, il Freddo. Continua a leggere→

Vivalascuola. Un NO per difendere la Costituzione

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(Rielaborazione grafica dell’immagine di Francesco Mele)

La maggioranza di Governo si esprime insistentemente come se fosse un reato avere una opinione diversa, ad esempio dire NO alla “riforma costituzionale”. Questo è scandaloso, ed è ancor più scandaloso che susciti poco scandalo. Pensiamo ai “padri costituenti”. Forse Togliatti, Parri e Pertini la pensavano allo stesso modo di De Gasperi, Einaudi e La Malfa? Oppure di Calamandrei, Saragat e Dossetti? Eppure sono stati in grado di lavorare per dare alla Nazione una Costituzione che è stato luogo comune definire “la più bella del mondo”. La mancanza di ampie vedute e di capacità di mediazione va tutta a disonore dei “nuovi costituenti” ed è indice di grave incapacità politica. Come persone di scuola, questo ci preoccupa molto, e la “riforma costituzionale” ci allarma al pari della “Buona Scuola”, di cui quest’anno i disastri sono sotto gli occhi di tutti, perché l’una e l’altra prefigurano un paese privato degli spazi di democrazia e di partecipazione che già soffriamo nella nostra quotidianità. Questa puntata di vivalascuola presenta dichiarazioni per il NO di docenti universitari e una riflessione di Giovanna Lo Presti. I docenti universitari che vogliano aderire possono scriverci 10 righe a [email protected].
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