VIDEO-INTERVISTA DI SONIA CAPOROSSI A GIOVANNI AGNOLONI

Da Critica Impura

La critica letteraria Sonia Caporossi intervista lo scrittore Giovanni Agnoloni per il blog “Critica Impura”. Tema portante dell’intervista è il movimento letterario connettivista, con riferimento al suo Manifesto e, specificamente, al tema dell’Oltre (già trattato teoricamente da Agnoloni in questo articolo).

All’interno di questa video-intervista, vengono analizzati i motivi ispiratori della poetica del Connettivismo e le più recenti pubblicazioni dei suoi esponenti principali.

Particolare attenzione viene quindi dedicata ai saggi scritti, curati e tradotti da Giovanni Agnoloni come studioso di J.R.R. Tolkien, nonché alla sua serie narrativa della “fine di internet”, ad oggi comprensiva dei romanzi Sentieri di notte e La casa degli anonimi, oltre allo spin-off/interludio Partita di anime (Galaad Edizioni),in attesa del romanzo conclusivo, la cui uscita è prevista per l’autunno 2016. Continua a leggere→

Vivalascuola. I feticci della legalità e della memoria

Quest’anno per la Giornata della Memoria vivalascuola presenta spunti per una riflessione non ritualistica sulla ricorrenza dell’anniversario della liberazione del lager di Auschwitz. La memoria e la legalità non possono essere assunti come valori in sé, poiché, come argomenta Luca Rastello, il passato non si ripete solo se lo si capisce, e la legge, lo dimostra Stefano Levi Della Torre, non è sinonimo di giustizia. Solo entro i limiti di tale consapevolezza onorare la memoria ed educare alla legalità ha un senso. Solo se memoria e legalità non vogliono dire abdicare allo spirito critico e al diritto all’opposizione. Altri materiali sulla Giornata della Memoria su vivalascuola qui, qui, qui, qui, qui, qui. Continua a leggere→

Dieci domande a dieci scrittori-traduttori. Lo sguardo obliquo sulla realtà: Wu Ming 2

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Wu Ming 2, uno dei componenti del collettivo Wu Ming, autori di romanzi e racconti sia collettivi che individuali, ma anche di una molteplicità di altre produzioni, iniziative, articoli, interventi, imprese, attività di diffusione e di guerrilla mediatica volte a mettere in evidenza le forzature e le contraddizioni del potere: il materiale è tale e tanto che, per la prima volta da quando è iniziato questo ciclo d’interviste, mi trovo in difficoltà a sintetizzare in dieci domande quello che vorrei chiedere.

1) Forse la cosa migliore è partire dal vostro romanzo d’esordio, Q, prima opera pubblicata da una grande casa editrice italiana con formula Creative Commons (ai tempi si trattava di qualcosa d’impensabile) e che quando uscì suscitò un vespaio di reazioni. Q contiene già in nuce, e al tempo stesso straordinariamente chiari nelle loro potenzialità, tutti gli elementi della vostra poetica. Una storia dalla parte dei reietti, insieme colta e popolare, raccontata con una scrittura quasi fiamminga, attenta al dettaglio ma con innumerevoli dinamiche interne. È una cosa che mi sono sempre chiesto: perché iniziare tutto così, con Q, con una travolgente avventura dietro le quinte della Riforma Protestante?

Il perché non lo sappiamo nemmeno noi, e se provassimo a ricostruirlo, sarebbe una spiegazione imposta a forza su una catena di eventi fatta di istinto, coincidenze, incoscienza e amicizia. All’epoca – era la metà degli anni Novanta – collaboravamo in vari progetti, dalla radio al teatro di strada. Pubblicavamo una rivista, scrivevamo racconti individuali, ci venne in mente di provare a concepirne uno collettivo, e per non rischiare di auto-limitarci cominciammo a parlare addirittura di un romanzo. Letture comuni – in particolare il saggio di Raoul Vaneigem, Il movimento del Libero Spirito – ci portarono a scegliere l’età della Controriforma come scenario condiviso nel quale animare l’intera vicenda.

2) Q era firmato Luther Blisset (pseudonimo collettivo utilizzato da un numero imprecisato di, cito Wikipedia, “destabilizzatori del senso comune”) mentre tutti i romanzi successivi portano la firma Wu Ming. C’è una ragione per questa sorta di passaggio di consegne?

La ragione è che Continua a leggere→

Maria Lenti su “Dolore dei sassi”, di Rosa Salvia

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Rosa Salvia, Dolore dei Sassi, postfazione di Manuel Cohen, Pasturana (AL), puntoacapo, 2015, pp. 90, € 12

Il dolore, la linea nemmeno troppo segmentata della vita che, forse, più appartiene a chi scrive versi, è insinuato fin dal titolo nella raccolta di Rosa Salvia. I sassi (a cominciare dai Sassi materani, in cui si svolge un incontro-dialogo su una maternità da non interrompere, ad apertura di libro), le pietre dei passi esistenziali, quelle rotolate addosso o a sbarrare il cammino, quelle che segnano, infine, il non più o il non ancora, avvertono di sbarramenti e di possibili cadute, immettono a salti nella necessità dell’arresto. Continua a leggere→

28. Le labbra di Dio

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Qualcosa cominciava a muoversi. L’annuncio della Porta Santa e dei suoi effetti insinuava nei cuori un germe di speranza che da tempo era stato soffocato. Soprattutto l’idea di una chiara distinzione tra coloro che pensavano secondo la materia e quelli che si aprivano allo Spirito, rendeva più coscienti delle proprie responsabilità nel cambiamento. Ora era davvero prevedibile che gli eventi sgorgassero spontanei da questa sorgente generosa. Qualunque gesto della compagine materialista sarebbe stato un passo falso, una nota stonata nel gran concerto che il Signore andava dirigendo. Mi tornavano in mente le profezie di don Calabria e don Orione, le visioni di un Santuario come centro di irradiazione dello Spirito, come fiamma divina nel gelo desertico del mondo. Pensavo anche all’immagine di Chesterton, che mi si era scolpita nella mente non appena letta: vivere gli eventi – persone, situazioni – come se emergessero dal nulla, per vederli finalmente nella loro verità e bellezza, perché tutto è straordinario quando è opposto alla completa oscurità. Sì, dal nulla di una gestione materiale, ambigua, interessata, affiorava l’alba insuperabilmente bella del Progetto di Dio. Rancori e amarezze andavano svanendo, come la nebbia del mattino dal ponte dello Spirito Santo. Una scia rosa si faceva largo tra le nuvole, come un sorriso consolante disegnato sulle labbra di Dio.

Verklaerte Nacht

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da qui

Da sempre progettati nell’amore,
Custoditi nel grembo dell’eterno,
Eppure così ostici e divisi,
Scontrosi e diffidenti, sempre pronti
A issare muri e mettere barriere.
Il sestetto comincia con lo stridere
Degli archi contrapposti: lancinanti
Attriti che si scorticano vivi,
S’impongono, si graffiano, si sfanno
L’anima, tesi nello sforzo d’essere
Se stessi. Ma soltanto quello sguardo
Che da sempre li ha pensati può fonderli
In un unico fascio di speranze,
In un tempo che ingoia ogni ritardo.

Vedevo

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Ti seguivo dovunque, ciecamente,
Eri tu che vedevi, che prendevi
In mano il filo d’oro, il vero intento
Di Dio. Io ti imitavo, ricordando
A memoria le buche, le strettoie,
La traccia per uscire in breve tempo
Da ogni labirinto. Senza te,
Mi sarei impantanato in ogni fossa.
Quando sei andato,
il trenta dicembre duemila e otto,
Pensai d’aver perduto ogni possibile
Parametro di viaggio. Non sapevo
Che avevi già convinto il Figlio stesso
A guidarmi, non solo nel mio basso
cabotaggio, ma nelle fosse e buche
Del mio cuore, che adesso, ormai, vedevo.

SUL TAMBURO n.11: Sauro Albisani, “Orografie”

Sauro Albisani, OrografieSauro Albisani, Orografie, prefazione di Giancarlo Pontiggia, Firenze, Passigli, 2014

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di Giuseppe Panella

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La vita di ognuno si configura come una carta geografica, una mappa in cui sono segnalati i luoghi notevoli, i laghi, i fiumi, le montagne, le altezze significative che popolano le platitudes dell’esistenza. Anche la poesia aspira ad essere una cartografia delle passioni, degli scacchi, delle insofferenze e delle impossibilità della gloria che costituisce, nella miseria e nella gioia, la sostanza degli eventi che costellano ciò che inevitabilmente accade ogni giorno. Questa raccolta di liriche di Albisani, uscita a non molta distanza di tempo dalla Valle delle visioni1, cerca di rendere conto di questi dislivelli, di queste asperità, di queste impossibili riduzioni dell’esistenza a puro picco di ovvietà quotidiana senza che se ne debbano ricercare le cause profonde, i sogni inquietanti, le aspirazioni inconfondibili:

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Traversata

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Cercavo dal terrazzo la bellezza,
Lo sguardo perso, fino all’orizzonte,
Dove il mare si fonde con il cielo
E stringe in una morsa le memorie
Di te, e del nostro incontro. Ma da ieri
Ho scoperto che è qui la superficie
Increspata dei pensieri, la roccia
A strapiombo del sogno, l’intrecciarsi
Di cirri di emozioni, nembi e strati
Di ricordi e speranze che si sfanno
Nell’ostia che mi guarda dall’altare:
Come il raggio di sole che perfora
Le foglie della quercia, la ringhiera
Del terrazzo, trasformato in preghiera.

Vivalascuola. Gli Asini n. 30. Crescere al tempo dell’Isis

E’ uscito il n. 30 de Gli Asini (novembre/dicembre 2015), rivista di educazione e intervento sociale diretta da Luigi Monti che unisce riflessione teorica e pratica didattica. Vivalascuola propone l’editoriale della rivista, l’indice e il testo di apertura, di Luciano Gallino, economista morto a Torino lo scorso 8 novembre, caro a vivalascuola e ai redattori de Gli Asini. Le sue analisi ci sembrano utili, anzi essenziali, per chi si occupa di scuola e intervento sociale. Questo è anche un invito a leggere il suo ultimo libro – Il denaro, il debito e la doppia crisi spiegati ai nostri nipoti -, a meditarlo e a trarne le dovute conseguenze. Continua a leggere→

Cappella dei Francesi

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Ricordi il piccione che chissà come
È entrato nella cappella dell’adora-
zione? Credevo fossi tu, l’unico
In grado di trovare lo spiraglio
Giusto nel muro bianco dello spazio
E del tempo, fare un tunnel di luce
Nel buco nero della lontananza,
Volare sotto forma di colombo
Fino al Santo dei Santi del Santuario,
E ridare speranza ai disperati
Che credevano d’averti perduto.
E invece eri già qui, come un istante
Muto, come il mare in conchiglia, come
Il vento che rialza chi ha vissuto.

12 APOSTATI

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12 APOSTATI – 12 critici dell’ideologia italiana, a cura di Filippo La Porta. (Enrico Damiani Editore). 

Con interventi di Paolo Morello, Guido Vitiello, Camilla Baresani, Matteo Marchesini, Massimo Onofri, Vittorio Giacopini, Daniela Ranieri, Filippo La Porta, Silvio Perrella, Paolo Febbraro, Franca D’Agostini, Alfonso Berardinelli, Giuseppe Samonà.

12 APOSTATI è una rapida sequenza di scritti Continua a leggere→

Poeti e pubblicità. A Parigi il 15/16 gennaio 2016

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Si parlerà di poesia e pubblicità fra il XIX e XX sec nella due giorni di studi che si terrà a Parigi, alla Sorbonne Nouvelle, il 15 e il 16 gennaio 2016. Una iniziativa diretta da Marie-Paule Berranger e Laurence Guellec del gruppo di ricerca THALIM/scritture della modernità. La parte relativa alla letteratura italiana, a cura di Max Ponte, riguarderà D’Annunzio e i futuristi. Una conferenza da non perdere per chi si trova a Parigi e vuole approfondire il rapporto fra poesia e pubblicità, un legame più stretto di quello che possiamo pensare. Qui il programma completo

 

Le voci del Pretorio. Il romanzo epistolare di Angelo Ascoli e Pasquale Vitagliano

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Carissimo,

La Murgia al sole è il deserto. La casa dove abita Giuliano è una scatola di pietra. Quando il tempo è brutto questo è il calvario e le gru sulle cime sono delle croci. Sono andato lì sulle tracce di Giuliano. Nessuno sa.
Mentre guardo queste colline, mi viene in mente la Basilicata. Altro che la dolcissima litania di M e di N. Ho letto che il poeta Andrea Zanzotto così ha definito il Montello. Queste inaudite colline siciliane non sono una pagina scritta di poesia. Come la Basilicata che ho conosciuto io, questo è paesaggio mi appare come un ricovero di basti sulle groppe cispose e piene piagate di asini bastonati. Questa terra è ospitale solo per i briganti. Mesi fa ho visitato il castello di Federico II a Lagopesole. Sulla pietra del portale sono stati scolpiti questi versi: Negando la verità si hanno dispiaceri. Dio precettò dire la verità per avere giustizia.
Anche la Puglia è terra di briganti. La terra della giustizia di Dio. Ed in questa terra, Giovanni, io non sarei stato tra i martiri, ma tra i carnefici.

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27. La Svolta

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La Porta Santa: ma certo! Era questo avvenimento straordinario che avrebbe operato il cambiamento, innescando il meccanismo inverso a quello replicato da decenni, rivelando – come per miracolo – il segreto più intimo dei cuori: schiavi di una mentalità materialistica o aperti alla grande irradiazione di Spirito Santo che il Signore voleva realizzare. Da qui, da questo giorno, sarebbe partita la corrente di Grazia che avrebbe abbattuto le barriere, esorcizzato le paure. Da qui, chi credeva nello Spirito avrebbe ritrovato il coraggio di cambiare, di ubbidire al volere di Dio, spezzando le catene consunte di opportunismi e di viltà. Da qui, anche noi saremmo venuti alla luce come docili strumenti del Progetto, pensato dai secoli dei secoli. L’apertura, dunque, non era riferita soltanto a una porta materiale – che del resto non c’era! -, ma alla Porta Santa del cuore: era lì che nasceva il mondo nuovo, da lì sarebbero sbocciati quegli eventi che tutti, da tempo, attendevamo.

Inerzia #7: L’ impetus

di Antonio Sparzani

Giovanni Buridano

Giovanni Buridano


Nell’Europa del Medioevo il problema del moto dei proietti viene dibattuto, in varie forme e da diversi studiosi. Si possono raggruppare le posizioni assunte in due filoni principali, il primo dei quali, assolutamente maggioritario, è quello di cui parlerò qui, considerando le posizioni dei fisici parigini. L’altro, di cui scriverò nella prossima puntata, fa capo alle posizioni di Petrus Johannis Olivi, e soprattutto del francescano inglese William of Ockham; filone forse minoritario ma di straordinario interesse, almeno se osservato nel solo modo in cui noi possiamo osservare, con il senno del poi.

Vi ho già raccontato che il primo distacco dalle posizioni aristoteliche è consistito nell’assumere che il proseguimento del moto di un proietto (sasso) dopo il distacco dal proiciente (mano) sia causato da un qualche cosa che è stato impresso, o immesso, o comunicato al proietto all’atto del distacco. Continua a leggere→