[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=6mUnwB8T8_8]
da qui
Il tuo timore aumenta, perché vedono in te il messia nazionalista, trionfatore sui nemici, apportatore di benessere sociale e prestigio militare. Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=6mUnwB8T8_8]
da qui
Il tuo timore aumenta, perché vedono in te il messia nazionalista, trionfatore sui nemici, apportatore di benessere sociale e prestigio militare. Continua a leggere
di Carlo Martinelli
(da “Il Trentino” del 19 agosto 2013)
Zoo a due
Marino Magliani, Giacomo Sartori
Perdisa pop
178 pagine, 14 euro
Nel caravanserraglio dell’editoria italica capita che autori dalla scrittura nitida e tagliente, mille miglia alla larga dalle banalità imperanti, continuino ad essere collocati in un limbo fatto di editori minori, per quanto di qualità, alla ricerca di una visibilità maggiore, dovuta oltre che meritata. Vabbé, importa poco. Oggi possiamo comunque salutare la nuova, convincente – a dir poco, a tratti la lettura diventa piacere puro – di Giacomo Sartori, agronomo che si divide tra Parigi e la “sua” Trento e del quale abbiamo già doverosamente segnalato, al tempo, Tritolo, Anatomia della battaglia e Sacrificio. Continua a leggere

Ogni parola una foglia, ogni foglia un vascello.
Le foglie del giovedì, di David Chiucconi, edizioni Pequod-Italic, Ancona, 2013
di Anna Elisa De Gregorio
Diciamo subito che David Chiucconi è uomo di mare a trecentosessanta gradi: ama andare in barca a vela nel tempo libero, e, nel tempo del lavoro, è un tecnico surveyor (in parole più semplici, si occupa di controlli sulle navi). Continua a leggere
La ragazza osserva il vuoto. L’immagine è di profilo, in bianco e nero. Sullo sfondo, nuvolaglie anonime che non lasciano presagire nulla di buono. La prima volta che osservai quella copertina, lo sguardo della ragazza mi parve sereno. E in fondo è così anche adesso, nonostante la notizia della scomparsa dell’autore sia ancora fresca e il solco nell’anima profondo. Osserva il vuoto, la ragazza. Con i capelli tirati dal vento. Non c’è sorriso, ma nemmeno inquietudine. L’amore, a volte, graffia il mondo… ma non gli sguardi. Non sempre, almeno.
Il romanzo è “Per Antonio, che è andato appena un attimo di là”. È dedicato a lui, il libro. Lo scrittore lo precisa nella nota finale: “personaggi, luoghi, situazioni che a qualche lettore potessero sembrare veri o accaduti sono solo il frutto di una sintesi letteraria tra realtà e fantasia, di quella particolare capacità che appunto la letteratura possiede di fornire una verità altra raccontando storie. In altre parole, come ha scritto Antonio Tabucchi, al cui ricordo questo libro è dedicato, raccontando menzogne. ”
Rileggo questa breve nota e penso: quant’è bravo. Vedi? mi dico. Riesce a trasformare in virtuoso lirismo letterario anche il classico riferimento al “puramente casuale” dietro cui, in genere, si cautela uno scrittore per proteggersi dall’eccesso di reale contenuto nelle storie. Quant’è bravo, sì. Lo sussurro tra me, consapevole della mia difficoltà a formulare la frase usando l’imperfetto. Continuo a pensarlo al tempo presente. Come se fosse ancora qui.
L’avevo incontrato qualche mese prima. Gli avevo chiesto di raccontarmi di lui, di spiegarmi com’è che era diventato scrittore, quali erano state le letture che lo avevano reso il romanziere del dolore perfetto. Fu una bella chiacchierata. La conservo nel cuore. Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=SM0qaWHIQ4E]
da qui
Ai piedi del monte vedi molta gente che discute con vivacità. Ti avvicini per saperne di più. Ti viene incontro un uomo ancora giovane, segnato dal dolore: lo si capisce dalla linea delle labbra, tendente verso il basso, e da una ruga fissa in mezzo alle sopracciglia troppo folte. Continua a leggere
di Stefanie Golisch
Arriviamo in una calda mattina di fine agosto in questa cittadina di origine romana, incorniciata da un bellissimo paesaggio collinare.
Tutto tranquillo.
Predappio, a prima vista, sembra una città di provincia qualsiasi, lenta e noiosa, eppure, a suo modo, rivelerà una vivacità abissale.
Qui, il 29 luglio 1883 nacque Benito Mussolini e, a quanto pare, ancora oggi, la città vive all’ombra – o di luce riflessa – di questo avvenimento. Continua a leggere
La densità della scrittura poetica. Giovanna Iorio, In-chiostro, Grottaminarda (Avellino), Delta 3 Edizioni, 2012
_____________________________
.
La poesia è composta esclusivamente di parole disposte sulla pagina (il come questo avvenga nelle forme più diverse – lo dimostra la storia della tradizione lirica non solo occidentale – non elimina la necessità e l’uso delle parole composte tipograficamente e la loro rappresentazione segnica).
Allo stesso modo, le parole composte sulla pagina non sono solo il frutto dell’incontro dell’inchiostro tipografico utilizzato e della carta su cui si imprime il suo segno ma rappresentano il corpo dell’autore che le hanno prima concepite come flusso del suo desiderio e parto della sua emozione vivente. Lo rivela la stessa Iorio nella prima poesia della sua raccolta, il testo che scandisce significativamente il successivo passaggio delle emozioni e dei sogni che configurano la realtà della sua scrittura e ne perimetra con attenzione i limiti (molto precisi e attenti) della sua poetica in nuce, presentandosi con l’apparenza di un vero e proprio “manifesto di poesia”:
La filosofia antica, ci ricorda Michel Foucault nel saggio Le parole e le cose, riteneva che il soggetto, così come è, non è capace di verità: per raggiungere questa occorre che egli si trasformi completamente in se stesso, fino ad uscire fuori di sé e addirittura a perdersi, per trovarsi. Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=gXAIGardm-E]
da qui
Vuoi portarli con te, per questa volta. Si sono sempre chiesti cosa andassi a fare, sul monte, tutto solo. Continua a leggere
Ite Missa Est
du kannst gehen
wohin du willst
du kannst gehen
entlassen bist du
aus einer heiligen handlung
aus einer gefangenschaft…
du bist entlassen
und trägst das gepäck
das du niemals mehr
ablegst: Continua a leggere
Fabrizio Centofanti, in Stelle, affronta ancora una volta uno degli aspetti della scrittura che gli sta più a cuore: il rapporto privilegiato tra scrittore e lettore. Il lettore deve fare la sua parte, è lui che mette insieme i pezzi, le tessere sparse del mosaico che si va definendo a poco a poco (Fofner). Come non pensare a Se una notte d’inverno un viaggiatore, di Italo Calvino? Continua a leggere
Giovanni Nuscis
Da qualche tempo nutro un piccolo gruppo (non oso dire colonia, come per gli altri) di colombe dal collare. Mi affaccio dal balcone e lancio con ampio gesto qualche pugno di becchime e loro, che già mi spiano dagli alberi vicini, subito arrivano e scendono al pascolo.
Continua a leggere
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=nVI4ve5cLag]
da qui
Sì, è giunta l’ora, devono sapere. Visto che hai introdotto l’argomento, vuoi portarlo fino in fondo, perché poi sarà difficile dire se resteranno ancora o penseranno di averne ormai abbastanza. Continua a leggere
[youtube=http://m.youtube.com/watch?v=ebZKq4_fVow]
da qui
Bandiere al vento nella piazza, come
segnali di vittoria: coi tamburi
di guerra andiamo incontro alla resa
dei conti col nemico, che non ha
più armi. Nell’azzurro di una fine
estate qualsiasi, di un qualsiasi
anno, ritti sul filo della vita nuova,
immaginiamo morire la morte,
riesplodere il respiro santo, tempo
tutto per noi, come bandiere al vento.
Mentre rullano i tamburi di Dio,
s’innalza, nella piazza, il nostro canto.
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=KA2AatqArac]
da qui
Hai deciso di fare a bruciapelo la domanda che da parecchi giorni hai sulle labbra.
Chi dice la gente che io sia?
Si guardano incerti.
Giovanni il Battista; altri Elia, o uno dei profeti.
E voi, chi dite che io sia? Continua a leggere
El oficio de vestirse
De repente,
cuando despierto en la mañana
me acuerdo de mí,
con sigilo abro los ojos
y procedo a vestirme.
Lo primero es colocarme mi gesto
de persona decente.
En seguida me pongo las buenas
Costumbres, el amor
filial, el decoro, la moral,
la fidelidad conyugal:
para el final dejo los recuerdos.
Lavo con primor
mi cara de buena ciudadana
visto mi tan deteriorada esperanza,
me meto entre la boca las palabras,
cepillo la bondad
y me la pongo de sombrero
y en los ojos
esta mirada tan amable.
Entre el armario selecciono las ideas
que hoy quiero lucir
y sin perder más tiempo
me las meto en la cabeza.
Finalmente
me calzo los zapatos
y echo a andar: entre paso y paso
tarareo esta canción que le canto
a mi hija:
“Si a tu ventana llega
el siglo veinte
trátalo con cariño
que es mi persona.”
[youtube=http://m.youtube.com/watch?v=wWys4JSTBys]
da qui
Il gran giorno è arrivato. Non pensare
che sia un rinnegamento. No, è un’altra
tappa d’avvicinamento all’opera
che lui ha cominciato. Proprio qui,
dalla piazza sul mare, la bellezza
appare con la firma dell’azzurro,
la campana che suona l’ora giusta,
la croce mezzo storta sulla chiave
di volta della chiesa. Al bar di fronte,
la musica riempie anime vuote
di senso e di futuro. Così credi,
pensando che ora parti alla missione
che lui ha già cominciato, dall’altezza
del campanile diroccato, duro,
controcorrente, uomo delle fedi.
[youtube=https://www.youtube.com/watch?v=n2DOB9gcc8g]
da qui
Dovresti riposare, come i tuoi discepoli. Non tirare la corda all’infinito. Il tempo stringe, ma così rischi l’infarto. Continua a leggere
Nero come il fondo dell’anima. Aa. Vv. Sinistre presenze, a cura di Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano, Milano, Bietti, 2013, pp. 398, euro 20,00
_____________________________
.
In fondo non è una novità la mescolanza dei generi proposta in questa nuova antologia della benemerita coppia di curatori Gian Filippo Pizzo e Walter Catalano: mettere insieme storie dal deciso profilo horror con racconti di narrativa d’anticipazione è un’operazione che è stata tentata (spesso anche con esiti molto positivi) più volte. Ma in questa proposta antologica non si possono non notare parecchie novità non solo a livello stilistico ma anche riguardo temi e contenuti. Come ha scritto Valerio Evangelisti nella sua breve Introduzione al volume:
«L’horror s’innesta, dal canto proprio, nella psicologia del profondo. Fa emergere le più inveterate pulsioni individuali, quelle della morte e della sofferenza che può preludere alla morte. Nessuno è più attratto e respinto dall’evento inevitabile dei bambini, o dei vecchi. Gli uni lo guardano come un fatto remoto eppure incomprensibile, gli altri lo vedono come una certezza incombente. Il genere horror si nutre di queste paure. Da una ventina d’anni a questa parte le ha esorcizzate con una visione intermedia e a suo modo consolatoria: il genere splatter, la crudeltà immotivata del serial killer. Sono costoro che oggi assediano le fantasie del pubblico» (p. 8).