106. Potrebbe indovinarci

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=QxGFP52NiAo&NR=1&feature=fvwp]

da qui

– Ti piacciono le palme, Yehochoua, la festa che ti fanno, il consenso popolare?
Pellegrini e turisti si confondono, agitando rami che si aggiungono ad apparecchi fotografici, zaini, borse a tracolla.
– Non rispondi? Non sono degna della tua attenzione?
Una frangia di folla porta bandiere bianche e rosse e berretti con gli identici colori. Continua a leggere→

Wolfgang Hildesheimer: Il soprabito primaverile grigio chiaro

 

Wolfgang Hildesheimer è il narratore delle vite non vissute.

In uno dei suoi più bei romanzi, Marbot,  si finge biografo di Sir  Andrew Gregory Thomas Marbot, critico dell’arte e  contemporaneo di Goethe. Quando il libro uscì nel 1981 diventò presto un caso letterario. Lettori e critici cominciarono a cercare invano informazioni su questo affascinante personaggio che è puro frutto dell’immaginazione del suo autore. Continua a leggere→

Maria Grazia CALANDRONE – “SULLA BOCCA DI TUTTI”

Quando non eravamo

La terra era bellissima, conoscevo ogni appezzamento d’er-
ba, l’area dei formicai come un soglia
di solitudine prima
del bosco e serpentine di calore terrestre e venti in rota-
zione.
Camminavo col passo e col pensiero quando comincia a
scendere
dalle montagne e avvicina la cronaca domestica ed era alta
la probabilità che avrei ucciso, ora non dubitavo che avrei
ucciso
per venire da te, nascondendo nel petto un lago sistematico
di pianto. Continua a leggere→

105. La sua voce

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da qui

Sono giornalisti? Infermieri di pronto soccorso? Hanno giubbotti catarinfrangenti e pantaloni scuri, gesti rapidi e saldi , come quando sollevano i nastri bianchi e rossi, perché loro possono passare. La via è gravida di luci artificiali, una donna si rivolge piangendo a un medico magro e allampanato – o un prete? o un agente della polizia scientifica? – lui le mette una mano sulla spalla,  nell’altra stringe un oggetto indecifrabile – un guanto, un arto amputato, un fazzoletto? Continua a leggere→

Andrea Sartori, Scompenso.

Uno scompenso

di Antonella Piredda
corsista del Laboratorio di Critica Letteraria di Sassari – a cura di Libreria Internazionale Koiné e Agenzia Letteraria Milkbar.

Scompenso (Exòrma Edizioni, Roma 2010, pp. 407, euro 17, 90), primo romanzo di Andrea Sartori, è un’opera di impostazione filosofica, che ben rispecchia la formazione del suo autore. Alberto, protagonista del racconto, è un giovane laureando in filosofia che, durante il lungo percorso di studi, sprofonda in una crisi psichica. Quasi per allontanare il momento della laurea, visto più come un desiderio dei suoi genitori, e meno come il coronamento della propria passione, il giovane affronta l’esperienza dell’obiezione di coscienza. Continua a leggere→

104. Il tuo nemico

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=4kDWPfEpMyU]

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– Ogni volta che vedo questa scena, ho paura di non poterla più ammirare.
– Cosa ti colpisce?
– Le nuvole dai bordi d’oro: come se uno sbocco di luce fosse l’ultima parola.
– Ci credi davvero, Magdalenne?
– Mi hai insegnato a guardare: potrei descrivere per ore i particolari del tramonto, disegnare sfumature d’ombra e luce, entrare nei particolari delle case, degli angoli verdi, delle mura. Continua a leggere→

Giuliano Mesa (1957-2011)

Racconto

 

«Ciao». «Ciao». «Stai bene?». «Sì. Tu?». «Mi accompagni a casa?»

«Sai cos’ho pensato, dopo?». «Dopo cosa?».

«Ho pensato, dopo, a casa mia… È diverso,

il silenzio è diverso, ad ascoltarlo insieme…»

«Allora ci vorrebbe un nome per il silenzio insieme,

e un altro nome per il silenzio quando si è da soli…»

«Ma non c’è…» «Poi c’è il silenzio dopo… sì…

appena dopo le parole insieme, dopo i saluti:

è un silenzio diverso, un altro ancora…» «E quello prima, allora?»

 

Una piccola sitografia per rendere omaggio a G. M. : Continua a leggere→

103. E’ andata

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La luna è luna dappertutto, ma sul cielo di Gerusalemme fa un effetto speciale. Forse è la concorrenza con la moschea di Omar, o perché è un pallone lanciato verso il cielo, una partita senza vincitori, uno scontro sanguinoso tra squadre che si giocano la vita. Si fatica a distinguere le vie dell’uomo dalle vie di Dio: qualcuno pensa che la guerra si risolverebbe capovolgendo il mondo, scoprendo una geografia e una storia ai confini delle stelle, nelle orbite ordinate dei pianeti, nel ruotare paziente di galassie dai colori imprevedibili. Altri vagano minacciosi nei mercati, il venerdì, suonando lo shofar per ricordare a tutti che inizia lo shabbat: cercano un punto di contatto fra volontà divina e umana, un cortocircuito tra le corti angeliche e la merce accavallata sui banconi, tra i cori celesti e le urla scomposte di commercianti e imbonitori. Continua a leggere→

Un filo d’olio per Simonetta Agnello Hornby

di Massimo Maugeri, dal magazine Notabilis

La storia di Simonetta Agnello Hornby è piuttosto nota. Siciliana doc, nata e cresciuta a Palermo, ha sposato un inglese dopo aver conseguito il dottorato in giurisprudenza nel 1967. Da quel momento ha vissuto all’estero, dapprima negli Usa e in Zambia, e dal 1970 in Inghilterra, a Londra. Sul finire degli anni Settanta ha fondato “Hornby and Levy”: uno studio legale nel quartiere di immigranti di Brixton, che ben presto si è specializzato nel diritto di famiglia e dei minori. Ha insegnato diritto dei minori all’università di Leicester ed è stata part-time presidente del Special Educational Needs and Disability Tribunal per otto anni. L’attività letteraria della Agnello Hornby comincia con la pubblicazione de La Mennulara (2002), a cui fa seguito La zia marchesa (2004), Boccamurata,(2007) e Vento Scomposto (2009) La monaca (2010)… tutti editi da Feltrinelli. La sua pubblicazione più recente, invece, porta il marchio dell’editore Sellerio e si intitola: Un filo d’olio. Un volume dove vengono offerti i ricordi d’infanzia dell’autrice e le ricette di famiglia, proposte con la collaborazione della sorella Chiara. Continua a leggere→

102. Vie di scampo

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La folla si accalca, sono formiche che vanno e vengono, come nuvole o pensieri cattivi che s’insinuano perfino nelle giornate più solari, o ciuffi d’erba che spuntano sul muro a tradimento e non sai se rallegrarti o chiederti se allo stesso modo non possa allignare un tumore nel tuo corpo che ti farebbe dondolare con il libro in mano, come l’ebreo ortodosso con la lunga veste e il cappello a cilindro arrotondato, la barba e le treccine, gli occhiali da lettore accanito, perché la legge è legge, è lì che troverai il segreto, Continua a leggere→

101. Ora è già tardi

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– Ho bisogno di parlarti.
Le auto sono parcheggiate in fila indiana, di fronte alla banchina.
– Ti ho vista sotto l’ulivo, con l’amico che hai ucciso.
Il transatlantico ha la ciminiera gialla e nera che sembra infilarsi nelle nuvole. Continua a leggere→

100. Che cosa sono

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Hoshi’ana, hoshi’ana! cantano gridando, mentre Yehochoua e i suoi avanzano stupiti: cosa vorrà dire? La folla agita bandiere, c’è un moto perpetuo di mani, braccia, fazzoletti  che sventolano, volti che si tendono.
Le nuvole corrono lasciando tracce di luce che formano disegni: funghi, meduse, cavallucci. Continua a leggere→

Flora RESTIVO – “DUDICI (DODICI) – Racconti in siciliano”

Flora Restivo, siciliana di Trapani, è poeta dialettale autrice delle raccolte poetiche Ciatu (Sfamemi, 2004) e Po Essiri (Samperi Editore, 2008). Non deve sorprendere questo suo primo libro di racconti che richiama qualità importanti già presenti nella sua poesia: l’essenzialità del dettato, lo sguardo acuminato ed ironico sul mondo e una forte sensibilità. La misura del racconto breve riesce dunque a riproporle, dette qualità, con nuovo equilibrio e tensione narrativa. Proprio riguardo all’essenzialità del dettato, scrive Marco Scalabrino nel suo saggio introduttivo (Flora Restivo – Dda notti chi spariu la luna & autri cunti): “Edgar Allan Poe ha individuato nella short story gli elementi della essenzialità, della densità, della unicità; Henry James ha affermato che il racconto bisognerebbe “farlo tremendamente conciso, con la più stringata scelta di particolari”; Evelyn Waugh ha sostenuto che “lo stile non è un attraente ornamento applicato, ma parte dell’essenza stessa”. Continua a leggere→

99. I nomi

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Quanti sono gli strati della vita, si chiede Chochana, non sai dove fermarti, a chi dare importanza, se accarezzare la pelle ruvida di mura con ciuffi d’erba simili a sogni fuori luogo, o affondare nella fascia vegetale di conifere che ammaliano con l’esca della resina, il turgore dei tronchi, le foglie a scaglie o gli aghi sottilissimi, o sostare sulla mole azzurro-oro della Moschea di Omar, che attrae in un’ansia di conquiste, è vero, Yehochoua, che ami Magdalenne? Continua a leggere→

98. Pure lei

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Collina della primavera, Tel Aviv. Una schiera di grattacieli pascola case dai tetti rossi e fiori che spuntano dove meno te l’aspetti. Il mare accarezza la spiaggia fino a farla schiumare; o è la spiaggia che tende le dita granulose per inumidirsi i sogni. La gente corre, si ferma, gioca con la palla, pensando già allo shopping che l’attende o al bagno di folla nelle strade abbracciate dalla notte. Continua a leggere→

Viaggio in Maremma, di Marco Grassano

Reportage di Marco Grassano tratto dal sito di viaggi e cultura Alibi Online, dove, oltre a questa, sono presenti anche altre foto dell’autore.

Toccammo l’Ombrone: non è un trascurabile fiume,
bocca sicura per le navi trepidanti,
tanto accessibile è il suo alveo sempre prono
quando sul mare si abbattono tempeste.
Tracciammo un campo notturno sulla spiaggia,
un boschetto di mirti offre il fuoco alla sera.
Facciamo piccole tende con i remi
E un palo di traverso, tetto improvvisato.
(Rutilio Namaziano, Il ritorno)

Prima di arrivare a Grosseto ci siamo fermati a visitare le rovine di Roselle. Il sito appare un po’ trascurato rispetto a come lo vidi nel 1999 (segno evidente del taglio di fondi patito dalle Soprintendenze), con molta erbaccia che ne limita la leggibilità, ma merita comunque la piccola deviazione. I pavimenti a mosaico suscitano non poche emozioni di “cortocircuito temporale”, come pure la pavimentazione di marmi versicolori della Basilica dei Bassi. L’anfiteatro, nel quale sono posizionate alcune file di sedie per qualche spettacolo, conserva un’acustica assai efficace: le voci riecheggiano e si diffondono naturalmente, senza sforzo per il parlante. Le cicale sono ancora poco sonore, sparse a piccoli gruppi, e si odono lontane (probabilmente manca qualche giorno perché si possa dire, con Virgilio, che “rompono gli arbusti col canto”). Forse per motivi strategici, o forse per ragioni sanitarie, la città era stata costruita sulle alture, e dal Foro, dove si incrociano il decumano e il cardo (la cui pavimentazione appare solcata dal passaggio costante dei carri, che ne ha consumato le pietre piatte), si gode una bella visione della pianura sottostante. Continua a leggere→

Il doppio delitto di Tosca – TransAssassinazione di Desiré, come un canto

Mentre posavi il trucco sul comò
per lapidare occhiaie similmente a una pace
dal viso cacciavi via dalle labbra
il suono assomigliato a noi.
Era canto tuo mia Signora?
O note acuminate di uno strillo?
Pugnale è la gelosia che vantavi
stiletto che affondavi a lama di pennello:
tela tragica rimasuglio di colore occhi gialli
e la tua voce: limone per le mie orecchie
santarelle.
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