Da Somewhere ai TQ

di Franz Krauspenhaar

Stanotte su Sky ho visto l’ultimo film di Sofia Coppola, Somewhere. Non vado più al cinema, è una perdita di tempo. E’ un pò come andare allo stadio: con tutte le partite visibili sul piccolo schermo perchè pagare il biglietto, lo spostamento, perdere tempo? La tv satellitare ha dato il colpo mortale al calcio dal vivo e al cinema sul grande schermo. E così sia, anche perchè il mondo è cambiato, e soprattutto si è involgarito, e no di certo perchè si dicono più parolacce in pubblico. Quando qualche anima bella mi accusa  di cattivo gusto spiego che simile categoria appartiene ai borghesucci del dopoguerra, o agli arricchiti dell’oggi, quelli che comprano i loro quadri a Telemarket. I clienti di un demente della pittura come Mark Kostabi. Tornando a me, stanotte, insonne come sempre, ho visto Somewhere. Continua a leggere→

88. Insostenibile

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Avviene tutto in un momento: la serenità interrotta – il tavolo, i quadri appesi alla parete, il vaso nella nicchia, le immagini che rassicurano la mente -, gli uomini dal volto coperto fanno irruzione senza dire una parola – oltre la finestra, l’albero è immobile, come Myriam e Chochana, che rimangono di sasso -, avevano finalmente convinto Magdalenne – diciamoci tutto, dobbiamo uscire da questa situazione, Continua a leggere→

STORIA CONTEMPORANEA n.79: Il mistero dell’organo di Melegnano. Gabriele Prinelli, “La mano dell’organista. Melegnano 1817”

Il mistero dell’organo di Melegnano. Gabriele Prinelli, La mano dell’organista. Melegnano 1817, Genova, Fratelli Frilli Editori, 2009

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di Giuseppe Panella*

La scena è a Melegnano, in provincia di Milano, in epoca postnapoleonica. Gaspare, un giovane artigiano specializzato nella riparazione di organi antichi trova nelle canne di quello della chiesa del paese che sta per sostituire con uno nuovo delle ossa appartenenti a una mano umana (in principio aveva pensato che fossero quelle di un piccione che vi era finito per caso e vi era morto). Dopo aver consultato il medico Federico detto il “Malsano” (per il suo aspetto fisico non dei migliori), la sua ipotesi viene confortata dalla diagnosi anatomica di quest’ultimo. Ma come erano finite quelle ossa in un luogo dove nulla avrebbero avuto a che farci? Per tutto il romanzo, Gaspare cerca la risposta a questa domanda che, alla fine, si trasformerà in una storia tra il macabro e il fiabesco, di quelle che, una volta, si raccontavano davanti al fuoco nelle lunghe e implacabili sere invernali.

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87. Chi non odia

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Lo chiamano Santa Maria del Tremore: è un piccolo santuario eretto sul colle da cui i concittadini volevano gettare giù il Mashiah. All’ombra di due grandi alberi si contempla la costruzione in pietra, con un arco da cui si affaccia un angolo di azzurro.
– Me lo immagino, mentre prende il rotolo del profeta e legge il brano. Continua a leggere→

Provocazione in forma d’apologo 203

“Ossessione” è una parola anche troppo gentile. Significa “assedio”. Significa che siamo asserragliati dentro mura e combattiamo da eroi per difenderle dagli altri che premono dall’esterno. Ma spesso le cose stanno in modo ben diverso, e la parola che si dovrebbe usare, se non fosse logorata e deformata dall’uso religioso che ne è stato fatto, sarebbe “possessione”.
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86. Senza più parole

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Il deserto inquieta: ricorda che esiste un punto vuoto, senza appigli; le sicurezze franano, come rocce trasformate in sabbia cotta dal sole. I monti, sullo sfondo, sono un altro ostacolo alla vita; o forse il segno che esiste un aldilà nell’aldiqua, una speranza che non riesce mai a morire. Le chiamano rovine di Qumran, ma c’è da chiedersi cosa non sia rovina di quanto nasce dalle mani umane. Shlomstione lo sa bene: per questo tocca una spalla di Yeohochoua, con la certezza di colpire. Continua a leggere→

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.75: L’avvento del Numinoso. Renzo Ricchi, “Eternità delle rovine”

L’avvento del Numinoso. Renzo Ricchi, Eternità delle rovine, con un’ Introduzione di Gualtiero De Santi, Borgomanero (NO), Giuliano Ladolfi Editore, 2011

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di Giuseppe Panella*


Eternità delle rovine è un libro malinconico e desolato ma non disperato. Già nella nozione stessa di eternità si dà spazio a un’illusione attiva e non rinunciataria – quella della possibilità sempre presente che ciò che perisce e transita in modo apparentemente irreversibile sia destinato a durare anche se in un’altra dimensione (un’altra vita forse). Inoltre è pur sempre l’eternità (e quindi la sua non numerabile durata) a essere in primo piano rispetto alla pesante fragilità delle rovine.

Come recita la poesia che dà il titolo alla raccolta:

«Non c’è più rumore. / Uomini qui risero e piansero / bambini nacquero e giocarono / si guardarono attorno sorridenti / senza sospetti / pieni di fiducia / ragazze in fiore / illuminarono lo spazio. // Come lontano / l’urlo del cacciatore antico / che uccise il primo cervo / il grido che scosse la foresta / smorzò il brusio della natura. // Niente più. / Solo il vento resta / i profili delle colline / l’orizzonte / il cielo aperto / gli alberi immoti. // Creature e cose / s’inoltrarono impotenti / nel silenzio. // Silenzio / sacro velo che occulti / le orme perdute della vita. // Oh l’eternità delle rovine !» (pp. 14-15).

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Anna Maria Carpi, L’asso nella neve (Transeuropa, 2011)

 

 

A come appaio non ci fate caso.

Non sono io,

si sa che io è un altro.

Non mi lasciate il posto sul metrò

e le carte d’argento non le voglio,

preferisco pagare, stare in piedi.

Vecchiaia? È l’Himalaya, il Tibet,

una divisa che non posso indossare.

La mia taglia non c’è,

io non ho fine.

Se solo avessi uno, un altro, un solo

che ci crede con me.

 

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Tappa vomito n. 2


-Come ti senti?- mi fa la nostra Brunetta.
-Bene-, la prima bugia di oggi.
Del resto se tra poco starò male è solo colpa mia. Mia, e del gelato Coppa dei Campioni. L’hanno fatta bicolore, bianco e nero, panna e cioccolato. Forse è per via dei colori della nazionale tedesca, quella che quest’anno ha vinto i Mondiali. Peccato, che a me piaceva di più l’Olanda e quei cappelloni dei suoi giocatori.
La nostra Brunetta me l’ha detto, che mi avrebbe fatto male. Ma io no. A insistere che lo volevo, quando ci siamo fermati al bar della pompa, con la foto del gelato nel cartello di metallo sul frigo.
D’ora in poi, ne sono sicuro, la nostra Brunetta si volterà in continuazione per chiedermi come sto. Ed io, sul sedile di plastica rossa, con l’asciugamano pronto accanto, a tornare a mentire.
Adesso che il Pilota ha imboccato l’autostrada della Morte, il gelato inizia a girarmi sullo stomaco. Noi dentro la centoventotto blu. Fuori il sole a cuocere il tetto.
-Pensa a qualcos’altro- mi fa la Brunetta.
Ecco, me l’ha detto un’altra volta. Che poi mi ero già distratto per conto mio, senza bisogno che me lo ordinasse lei, tanto l’Autostrada della Morte di distrazioni ne offre un sacco. Continua a leggere→

85. Perfettamente liscia

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Anche questo è esagerato, pensa Ismail: una colonna centrale a vetri illuminata, con una palma che tocca la base del secondo piano; le altre si aprono a ventaglio con due finestre a testa, rampicanti che franano come ricci scuri sulla fronte di una donna. Al piano terra si succedono l’atrio infinito e l’altrettanto gigantesco refettorio; non si capisce quale sia la hall, poiché una serie di sale distribuisce spazi d’intrattenimento, d’incontro, di lavoro. Continua a leggere→

Filippo DAVOLI – “Come all’origine dell’aria”

Tre cartoline

1.
Escono la domenica mattina
con le fiammanti utilitarie
e un’andatura di accompagno,
quasi fermi nel sole invernale.
I contadini solidi nel riposo
col cappello che rade la cappotta
sorridendo bruniti
al ciglio deserto della carreggiata,
frenando nelle discese, rallentando
al ticchettio dei contagiri. Vanno
ad una passeggiata con la macchina. Continua a leggere→

84. Al petto della notte

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Vengono qui quando c’è qualcosa d’importante, e ora c’è qualcosa d’importante: gliel’ha detto, vorrei parlarti, e lui l’ha guardata, ci vediamo domani e domani eccolo qui.
La ragazza vola a braccia aperte, circondata da gabbiani.
Vengono qui perché è il tramonto, c’è il sole che esplode, un forno acceso o un tuorlo d’uovo, cosa pensi quando vedi questo, Magdalenne? Continua a leggere→

83. Sempre lì

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– Perché mi hai portato in questo posto?
Lo scorcio è suggestivo: palazzi in pietre bianche, vicoli stretti, lampade d’altri tempi appese alle pareti.
– Tutto nasce da qui. E da qui dovrebbe ripartire.
Da quest’altezza, la strada scende a precipizio, scortata da lampioni neri e una scala con ringhiera. Continua a leggere→

Pdf completo di SCRITTURE DAL FAR WEST DI PONENTE: MAGLIANI, SEBORGA, LANTERI, MURATORE

[IN]EDITO (racconti/e-book)

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pdfA cura di Marino Magliani, Scritture dal far west di ponente: Magliani, Seborga, Lanteri, Muratore. (pdf) [Racconti inediti]

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Testi pubblicati sul terzo numero di Atti impuri

La zattera dei poeti

COMUNICATO-STAMPA

“la zattera dei poeti”

Alla Casa degli Artisti e alla Golena del Furlo, 29-30 luglio 2011

Una grande zattera in quercia e abete approderà alle rive del fiume Candigliano e sarà il palcoscenico naturale per 36 poeti provenienti da tutta Italia. Un fiume lirico e musicale dentro la Gola del Furlo, (un canyon spettacolare, nel comune di Acqualagna, provincia di Pesaro-Urbino), dove andrà in scena: La Zattera dei Poeti.

Nella conferenza stampa di ieri, nelle sale della Provincia di Pesaro-Urbino, è stata presentata l’originale iniziativa ideata da “La Casa degli Artisti” per festeggiare il compleanno della Riserva della Gola del Furlo che compie dieci anni. “Quest’anno siamo stati fortunati”, ha esordito il direttore della Riserva, Maurizio Bartoli, “l’Aquila reale ha generato due aquilotti, fatto abbastanza raro, e 36 poeti cantano nella Gola. È il simbolo del turismo che vogliamo, attento alla natura, colto e sensibile”. La giovane poetessa fanese Franca Mancinelli, curatrice del reading poetico, ha poi esposto i criteri della selezione, durata cinque mesi, e illustrato il programma delle due giornate. “Il 29 sera, alle 21, c’è un’anteprima alla Casa degli Artisti di Sant’Anna del Furlo”, ha spiegato, “dove Gabriella Sica presenterà il suo ultimo libro “Emily e le Altre”, Salvatore Ritrovato il nuovo “Almanacco di poesia Italiana”, sfoglieremo “Argo” la rivista che Canalini edita per la cura di Valerio Cuccaroni, «Arcipelago Itaca» rivista online ideata da Danilo Mandolini, e conosceremo le iniziative di “Adam” (www.adamaccademia.com) curate da Alessandro Seri; chiuderanno la serata tre voci di giovani poetesse: Francesca Ricci, Laura Corradini e Lella de Marchi con le musiche di un altrettanto giovanissimo compositore, Alessandro Menichelli”. Continua a leggere→

Monaco di Montaudon, Le poesie, a cura di Massimo Sannelli

  

poesia 12

A me non piace, lo capite questo?,
chi parla molto e serve chi è cattivo.
A me non piace uno che ama uccidere!
A me non piace un cavallo che tira!
A me non piace! Per l’amor di Dio!
Un giovane! Che porta troppo tempo
lo scudo bello vergine dai colpi.
E i cappellani! E i monaci barbuti!
E il becco aguzzo! Di chi parla male!

Io penso che una donna è una schifosa
se è povera e orgogliosa:
così è l’uomo che adora la sua sposa,
pure se ama la donna di Tolosa.
E a me non piace mai un cavaliere
che esce dal paese e poi si gonfia!
In casa sua non ha nessun valore,
e pesta solo il pepe nel mortaio,
si scalda al focolare.

E non mi piace, non mi piace mai,
un debole che porta la bandiera!
E un astore cattivo nella caccia!
E poca carne in una gran caldaia!
E non mi piace, per santo Martino,
chi mette troppa acqua in poco vino! Continua a leggere→

L’importanza di essere piccoli

L’importanza di essere piccoli
rassegna di poesia e musica nei borghi dell’appennino bolognese
un progetto di Azzurra D’Agostino ? Circolo Arci Sassiscritti
e con la collaborazione di Daria Balducelli

Tra le crepe dell’asfalto, tra i sassi dei muri a secco, a volte addirittura tra le
lastre di arenarie e ardesie, nascono delle pianticelle, segni eroici di una vita che
non si arresta davanti a nulla e per questo tanto evocativi e ancora in grado di
stupire. Continua a leggere→

82. Piaghe

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da qui

Vista da fuori, sembra un tempio greco, ma è un’altra cultura, un’altra civiltà. Eppure sì, pare un luogo di culto, di una fede assediata che tenta di difendersi, con la forza delle idee, della violenza e delle armi. Con il bastone della mia mano io batto un colpo sulle acque del Nilo: esse si muteranno in sangue; Continua a leggere→