L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 29

Anche un accapo deve avere il suo perché

Lo stile commatico, ossia la tendenza a far corrispondere frase e capoverso, non è più esclusivo delle sentenze giudiziarie: ormai impera nel web. Dove però — differenza di non poco conto — l’accapo non è solo senza motivo, ma viene fortemente enfatizzato da una doppia interlinea, come a dire: «Procedi con calma, sprovvisto e indolente lettore, goditi queste belle spaziature, digerisci per bene questa frase prima di mordere la successiva, altrimenti potresti confonderti».
Diritto e web: la singolare coincidenza merita studio.

Canti al tempo del metaverso

di Giampaolo Centofanti

Il vuoto pneumatico

Le sirene lontane chiamano al lavoro
ma il lavoro non c’è sono solo ricordi
che esalano dalle nubi d’amianto
di questa alba rossa e già grigia
che rimane dentro come una ferita.

Ma io che vedo ogni cosa straniata
in questo tempo da un pensiero malato,
io sento anche un invincibile canto,
come il fiore germogliato nella crepa del muro,
come il verso imperterrito del gallo… Continua a leggere

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

Non mangerò più
Non berrò più

Quando venne l’ora,[Gesù]prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio». E, ricevuto un calice, rese grazie e disse:«Prendetelo e fatelo passare tra voi, perché io vi dico: da questo momento non berrò più del frutto della vite, finché non verrà il regno di Dio». [Lc22,14-23,56]

M. Rothko

 

Il compimento è sempre cesura.

Spazio per l’inesprimibile. Vuoto di senso. Abisso.

Ed è compimento. Pienezza di tempi. Fili che si riallacciano. Percorsi che si ricompongono.

Memoria.

«Ho desiderato ardentemente»

Giungere alle sorgenti del desiderio è compimento. Tèlos. Fine.

Ardere del desiderio è carnalità che cerca compimento.

È ripercorrere i rivoli del desiderio e lasciare che diventino fiume.

Non è tempo di nostalgia. È preziosità del presente.

«Ho desiderato…non mangerò più…non berrò più»

Oggi si compie ciò che era stato iniziato. Niente sarà come prima.

Nessuna Pasqua sarà più uguale a quelle vissute. Il rito non è più sufficiente a reggere l’urto. Il sangue preme. Inonda. Feconda.

Tutto è fatto nuovo. È l’ultima volta. Finché…

La fine è un fino a che. Non oggi. Non qui.

Il tempo è un fino a quando.

Sarò nuovo. Sarete nuovi.

Le costruzioni appartengono al passato.

L’ultima Pasqua. Poi, ognuno sarà erede del vissuto comune. E lo sarà in proprio.

Fino a che.

Fino a quando.

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Didattica della poesia, di Enrico Grandesso. 1

Insegnare la poesia: mala tempora currunt

Ricercare e scrivere sulla didattica della poesia nella scuola italiana, in una situazione un po’ “malmessa” come quella odierna – benché la poesia nel nostro paese proietti l’ombra lunga della sua antica tradizione – richiede tempo e  passione. Quella passione che alla fine del secolo scorso, quando ho iniziato a svolgere corsi d’aggiornamento su questo tema nelle scuole superiori, possedevo in misura maggiore d’oggi: negli anni l’ho in parte scambiata con alcune quantità di disincanto e con altre di ironia. Ma non l’ho del tutto abbandonata, visti anche alcuni validi risultati ottenuti. Continua a leggere

La ribellione dell’anima in tempi bui

di Valentina Calista

In questi tempi di buio profondo, l’arma che può salvarci è l’anima, il suo percorso spirituale e l’amore, soprattutto la nostra capacità di darne. Dare attenzione alla nostra interiorità, ascoltare la voce del fuoco sacro, è la direzione che possiamo intraprendere. Dobbiamo scegliere, siamo chiamati a farlo costantemente, tutti i giorni, attraverso tutti i respiri. Siamo tutti responsabili perché tutti abbiamo la possibilità di scegliere, godiamo del libero arbitrio, anche quando siamo vittime del torpore e della disperazione. Ascoltare il fuoco sacro è permettere al divino di cantare in noi: “la mente diventa del tutto pacificata e salda, invita tutte le parti dell’anima alla ricerca di Dio e non è attratta da nulla di esteriore” (Diadoco, Vescovo di Foticea, Filocalia). Continua a leggere

La Vita Desta, di Giovanni Scarafile. 1

Come facciamo a distinguere, nel flusso continuo delle nostre giornate, ciò che davvero merita attenzione? Perché alcuni di noi sembrano passare attraverso la vita come storditi, quasi trattenendo il fiato, mentre altri colgono sfumature, dettagli, vibrazioni sottili anche nelle cose più comuni? E quanto incide, su ciò che siamo, questa differente capacità di essere presenti? Continua a leggere

Narratori del Nuovo Millennio – Monica Lanfranco

In questo nuovo appuntamento con i Narratori del nuovo millennio ho chiesto un contributo a una delle voci migliori del femminismo italiano, Monica Lanfranco, che ha molto generosamente parlato dei temi che la coinvolgono di più, e della sua lunga vita di giornalista, scrittrice, ricercatrice e ispiratrice politico-sociale. Le sono molto grata per tutto ciò che ha fatto e continua instancabilmente a fare.

LE PAROLE PER DIRSI

Sono una narratrice (forse meglio sarebbe dire artigiana della parola) dello scorso millennio, visto che la mia biografia parla chiaro: nasco nel 1959, dunque ho vissuto fino ai miei quarant’anni nel ‘900. Per età, ma soprattutto per il piacere e la meraviglia che provo, sono legata alla forma materiale del testo scritto.
Per questo amo i libri, il loro odore e la loro consistenza. In più, e non è secondario, sono nata nella comunicazione giornalistica con il mezzo radiofonico.
Oggi il podcast ha riportato in primo piano la modalità di informazione e comunicazione attraverso la voce, il che è una benefica trasgressione alla ferrea legge dell’immagine, (in tv o via social) dominante nelle nostre esistenze di spettatori e spettatrici. Ma sono ben cosciente del fatto che la contemporaneità non è ritmata dalla voce umana e dal frusciare della carta stampata. Scrivo per alcuni blog, e molti dei miei libri sono anche in formato elettronico. Eppure. Continua a leggere

La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Antonella Corna

Tempi strani quelli di oggi, anche per noi italiani. Trascorriamo sempre piu tempo sui social e su internet: social media, streaming TV, video, videogame, ma anche ecommerce, podcast, banking online, lavoro da remoto. A dirla così sembriamo un popolo evoluto, ma in realtà, secondo una preoccupante statistica OCSE, per il 35% della popolazione, siamo affetti da analfabetismo funzionale, ossia l’incapacità di usare in modo efficace le nostre abilità di lettura, scrittura e calcolo. Siamo, dunque, incapaci di comprendere, confrontare e utilizzare efficacemente i dati in nostro possesso.  In parole povere: parliamo senza capirci.
Mi vengono in mente certi tolk show televisivi, dove gli ospiti parlano a se stessi, più che all’interlocutore, perchè l’interesse non sta nel confronto costruttivo finalizzato ad individuare strade possibili da camminare insieme, ma nella volontà di primeggiare, col risultato – ben evidente ai più- di esaurire il dialogo in un parlarsi addosso che sempre con maggiore difficoltà riconosciamo come paradossale. Continua a leggere

Donato Salzarulo, Sul sentiero la lepre

Sul sentiero la lepre *
di Donato Salzarulo

* L’attacco di questa suite è in rapporto con Non correre, piccola lepre, una poesia pubblicata nel gennaio 1987 e ripubblicata su Poliscritture sotto il titolo Pasqua 2022.

I

Sul sentiero la lepre
con le orecchie tese
aspetta il mio arrivo.
Tranquilla. Non un brivido
di paura, non una fitta
mortale. Sono il suo cacciatore
lo sa. Nello sguardo ho soltanto
il tuo amore. Continua a leggere

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La’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 28

Ritratti di Contemporanei
Italo Calvino

Fu Zavattini, verso la metà degli anni ’70, a preannunciargli telefonicamente la mia visita in via Campo Marzio:
«Un ragazzo di belle speranze vorrebbe venire a trovarti. Ma attento, è molto impegnativo!».
Cesare riattaccò dopo qualche minuto e, rivolto a me, disse:
«Ti aspetta dopodomani alle 5. Sii puntuale, lui detesta i ritardatarî. Ma non trattenerlo troppo a lungo: ha mille cose da fare, quasi come me».
La mia visita durò una manciata di minuti che mi parvero ore.
Lavoravo da tempo sullo scrittore più arduo e sperimentale del Novecento non solo italiano, Antonio Pizzuto, che sarebbe diventato il principe dei miei auctores, e sùbito gli chiesi un parere:
«Lei è dall’altra parte della barricata: detesta l’avanguardia e ogni forma di obscurisme e di deformazione linguistica, quindi il Palermitano non riscuoterà certo il suo…». Continua a leggere