Chi è divino, in noi? Dio o l’io? Tutto dipende da questa consapevolezza e questa scelta.
Lugi Maria Corsanico legge Fernando Pessoa. 63
La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Carlo Di Legge

“Mansuetudine, solitudine, limite”
VI
Nel tempo cosmico, una e molte vite
bruciano nell’attimo,
ogni vita è già compiuta.
VII
Secondo paradosso, i mistici
cercano Dio nel nulla, oppure
trovano eccelsa la miseria urbana.
Uccidono in nome di presunte
verità, come se i morti,
liberati da errore, potessero vederle.
Gli assassini sono pronti, agnelli
e lupi si scambiano i ruoli.
Vivi e morti testimoniano certezze.
Compi te stesso. Offri
albergo al pellegrino
dove discutere senza fanatismi.
VIII
Pensare non guadagna seguaci.
È fede urgente in sé esigente.
Luce di paradossi, evidenza dell’oscuro, pratica
d’ignoto, linguaggio potente, sete d’introvabili.
Non sapere: volontà di sapere, cammino
a nuovo non sapere. Esperienza
di singola esistenza,
si comunica,
non si può condividere.
(da Di febbraio in “Buenos Aires, Benares”, Delta3 edizioni, Grottaminarda (AV) 2024).
Lirico Terapia. Nicola Gardini
nvento una rosa.
Per questo basta la sera.
Dov’è sennò il colore?
Dirai: “La scala, oppure
il giardino al buio”.
E io ci metto la rete,
il marmo, il freddo.
Ed era, comunque, il rosa
là dove si ferma
solamente un altro
al mio posto, come
un altro stasera.
La verità è che il vero
si distingue dal senso,
in quel chiarore, per
esempio, vedevo che
non penso tutto
con la mente, che
forse tornavo. Infatti,
quel rosa, che non era,
oh, come splendeva,
non era in cielo né in me,
non era proprio niente,
vedevo il pensiero.
Virtù
L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 26
Cosa resta da fare ai poeti?
Contraddire Hegel
«Il suo [della poesia lirica] contenuto è il soggettivo, il mondo interno, l’animo che riflette, che sente, e che, invece di procedere ad azioni, si arresta al contrario presso di sé come interiorità e può quindi prendere come unica forma e meta ultima l’esprimersi del soggetto» (Estetica).
Rovesciare questi assiomi egorroici e confessionali.
Per questo
Giorgio Stella, Lento e difficile
Lento & Difficile – 1 lento e difficile il faro armato di rose in fiore – la faccia ce la mette la maschera. – 2 la faccia ce mette la maschera, butterata un fiele l’ arco dello scudo, la palafitta del nulla. – 3 la palafitta del nulla approfitta degli intellettuali nel medioevo un fiasco piangente di Norberto Bobbio. – 4 (una pausa.) – 5 io sono il cubo io sono il quadrato io sono nel cerchio il triangolo. – 6 la betoniera è il carro di nozze della betulla che sparge l’ ignoto verso le apparizioni Mariane.(***.) – 7 la betoniera nel fusto del circo, la creta in sala da ballo, il macello rovinoso nel culto occidentale base-fulcro. – 8 È ricorrente la coccarda come giada nella bottiglia mascherata… È ricorrente in un sede bipolare allo schema binario. – 8 (una pausa.) – 9 “Quanti erano nudi al passaggio?” ” Nessuno Signore, il pezzo di pane era un fico delle Indie” “Al macello lo avete portato già mutilato?”IL POZZO era colmo di girovaghi, nasi-fiori-annusi!!!!” – 10 l’ iperbole cosmetica sarebbe l’alchimia cibernetica: scudo elmo nel centro del cerchio come se l’ arrotino affermasse di essere l’ ombrellaio.///////////////////
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro
« Sarò ciò che sarò»
«In quei giorni, mentre Mosè stava pascolando il gregge di Ietro, suo suocero, sacerdote di Madian, condusse il bestiame oltre il deserto e arrivò al monte di Dio, l’Oreb.
L’angelo del Signore gli apparve in una fiamma di fuoco dal mezzo di un roveto. Egli guardò ed ecco: il roveto ardeva per il fuoco, ma quel roveto non si consumava.
Mosè pensò: «Voglio avvicinarmi a osservare questo grande spettacolo: perché il roveto non brucia?». Il Signore vide che si era avvicinato per guardare; Dio gridò a lui dal roveto: «Mosè, Mosè!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Non avvicinarti oltre! Togliti i sandali dai piedi, perché il luogo sul quale tu stai è suolo santo!». E disse: «Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe». Mosè allora si coprì il volto, perché aveva paura di guardare verso Dio.
Il Signore disse: «Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele».
Mosè disse a Dio: «Ecco, io vado dagli Israeliti e dico loro: “Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi”. Mi diranno: “Qual è il suo nome?”. E io che cosa risponderò loro?».
Dio disse a Mosè: «Io sono colui che sono!» [“Sarò quel che sarò”, nella traduzione di Erri De Luca in “Esodo/Nomi” Feltrinelli 1994]. E aggiunse: «Così dirai agli Israeliti: “Io-Sono [ “Io sarò” ibidem] mi ha mandato a voi”». Dio disse ancora a Mosè: «Dirai agli Israeliti: “Il Signore, Dio dei vostri padri, Dio di Abramo, Dio di Isacco, Dio di Giacobbe, mi ha mandato a voi”. Questo è il mio nome per sempre; questo è il titolo con cui sarò ricordato di generazione in generazione». [Es 3,1-8a;13-15] Continua a leggere
Frontiera e viaggi verso l’altrove nel Libro dell’ansia
Frontiera e viaggi verso l’altrove nel Libro dell’ansia
Nel Libro dell’ansia (Book Editore, 2024) Alberto Bertoni coniuga la sua scrittura poetica – Ricordi di Alzheimer (quarta e ultima edizione) – a un’opera di traduzione del poema di Auden – L’epoca dell’ansia in una Libera versione e adattamento dell’«ecloga barocca» The Age of Anxiety. A Baroque Eclogue di Wystan H. Auden.
Nel volume, l’ansia è la forza propulsiva e impulsiva che spinge l’uomo a sperimentare il viaggio verso l’altrove. In Ricordi di Alzheimer, l’autore attua tale transizione attraverso la poesia, recuperando una dimensione spirituale, metafisica e di contatto col padre deceduto: «La poesia ha per me una funzione di percezione molto alta e molto altra […] mi porta nella dimensione metafisica. Io credo che ogni vera poesia sia anche un piccolo trasferimento, una piccola trasformazione da ciò che è molto fisico, concreto, quasi cronistico, ad una dimensione metafisica che sta al di là di ciò che si vede, come diceva Montale». (1) Continua a leggere
Promessa
Da Molti giorni da ieri di Elena Mearini (Marco Saya Edizioni, 2024)

La poesia di Elena Mearini ha un’armonia scultorea e una sibrietà metafisica. Si sente che la parola poetica esiste e vive di una vita propria, prima di essere scritta e detta. La forma finale, in realtà è “pre-formata” nel flusso dei versi. Talvolta il poeta crea mondi, altre volte, come in questo casto, la poeta scopre pre-esistenze, fa emergere poesia che già era contenuta dentro la lingua.
(Pasquale Vitagliano)
Cosa ci manca
non sappiamo
mentre diamo nome
alla strada al paese
all’uomo al cane
che vivono attorno
quale parola rifiuta
di fiorire in voce
e cade mai nata
al piede-padre perduto.
*
Regalità
Tre fisse (domande semplici e concrete)

di Patizia Baglione
TRE FISSE a David La Mantia
Quanto influisce bellezza, dolore e amore nella tua poesia?
La mia poesia comincia dopo l’happy end. Dopo i festeggiamenti per il matrimonio di Cenerentola. Dopo che Robin Hood e Marian si baciano. Comincia quando gli altri chiudono il libro soddisfatti. La bellezza non è solo un fatto estetico per me. La penso come Pasolini: la bellezza è vitalità, slancio, rottura, frammentazione. La bellezza abbraccia il mondo se lo modifica, se ne altera la percezione. Non può essere solo spettacolo, visione. Ma deve essere boccone di fatica. E dolore. Quando scrivo, non sento, come tanti dicono, catarsi o liberazione. Solo l’affollarsi del rimpianto e del rancore. E l’amore? La mia raccolta Gesti lievi ha come sottotitolo L’amore se te ne accorgi. Ecco, è questo il problema. È che siamo immersi nell’amore e non ce ne rendiano conto.
Abilità
Frammenti di Cinema # 86

“In amore non si dovrebbe mai dire: mi dispiace”: è la frase chiave di Love story (1970) di Arthur Hiller, che di tutti i film sentimentali costituisce il modello perfetto, quasi uno stemma. Si tratta di un vero canone che ha ispirato una caterva di film sull’amore. Fate un gioco: compulsate tutti i titoli che conoscete, pensate alla trama e confrontatelo col suo prototipo contemporaneo (sicuramente ce ne sono di precedenti, specie nell’Italia melodrammatica: penso alla saga della coppia Amedeo Nazzari-Yvonne Sanson). Il suo gemello contrario è In the mood for love (2000) di Wong Kar-wai, che, aderente alla cultura orientale, si fonda sul vuoto. La “love-story” è del tutto elusa, unicamente, sebbene pienamente, vagheggiata e mirata. L’arco viene teso fino al limite estremo per colpire il bersaglio. Questa certezza è già sufficiente. Non c’è bisogno di andare oltre.
Luigi Maria Corsanico legge Tito Lucrezio Caro
La poesia prima della fine del (o di un) mondo, a cura di Rita Pacilio. Giovanni Nuscis

Chi cura e preserva sé stesso salva un pezzo di mondo
C’è un momento nelle nostre vite in cui la coscienza di chi siamo s’illumina anche un solo istante, e la nostra piccola storia si misura in modo fulmineo con le nostre aspirazioni e ci fa dire: ecco, questo sono io, questo vorrei fare di me, nel tempo che mi è dato.
Non dando peso a questa folgorazione, il primo mondo a morire sarà proprio il mondo che noi siamo, porzione del più ampio mondo. Preservare la nostra identità, riconoscerla, affermarla, accrescerla e difenderla è un esercizio di salvezza dall’indubbia valenza sociale.
Un uomo, solo, può fare molte cose. Con altri, ben di più, e di rilievo, come l’esperienza ci insegna. Continua a leggere
Lottare con la forza del pensiero

Pensare la pace durante un raid aereo
di Virginia Wolf
La notte scorsa e quella precedente i tedeschi erano sopra la nostra casa. Adesso
sono tornati. È un’esperienza strana, trovarsi sdraiati al buio ad ascoltare il volo di
un calabrone che in ogni momento potrebbe pungerti fatalmente. È un rumore che
interrompe il fluire calmo e continuo di un pensiero sulla pace; eppure un frastuono
che costringe a concentrarsi sulla pace, molto più di una preghiera o di un inno
nazionale. Continua a leggere








