“Acasadidio” di Giorgio Morale

di Francesco Sasso

Vale la pena, innanzi tutto, di fermarsi su Giorgio Morale, scrittore siciliano, ma che da anni lavora e vive a Milano, schivo, profondamente classico per sensibilità e per intelletto, che sa tenere in prodigioso equilibrio gusto e partecipazione civile, senso del concreto e rigore poetico. Ha esordito tardi nella narrativa, nel 2005 con Paulu Piulu (Manni), romanzo in cui, tra i ricordi idealizzati di giorni felici, egli evoca un irraggiungibile mondo di pura bellezza, invoca l’unica speranza: l’infanzia dell’uomo. Di tutt’altra specie è il nuovo romanzo Acasadidio (Manni), da pochi giorni in libreria.

Acasadidio è una sorta di romanzo intimo e di denuncia. Ambientato nella Milano di questi anni, racconta due storie intrecciate fra loro: la vita occultata di un importante Centro di volontariato che fa soldi con il dolore degli immigrati, trovando loro lavori impossibili, e dirottando in altri lidi i finanziamenti pubblici; e la vita privata di una donna trentaquattrenne che scopre d’essere incinta e decide di portare avanti la gravidanza nonostante l’amante l’abbia abbandonata.

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Cattolici, pensiamo a un concilio Vaticano III

di Vito Mancuso

Sono passati cinquant’anni dal primo annuncio del Vaticano II da parte di papa Giovanni e nella Chiesa si discute ancora sul significato di quell’evento. Io ritengo che il problema oggi in realtà non sia tanto il Vaticano II quanto piuttosto il Vaticano III, e per illustrare la mia tesi inizio con un riferimento alla politica italiana. In essa una serie di circostanze ha fatto sì che coloro che amano definirsi progressisti si ritrovino ad avere come principale bandiera la difesa del passato, nella fattispecie la Costituzione del 1947. Io sono fermamente convinto della necessità di essere fedeli ai valori della Costituzione e ho qualche sospetto su certe dichiarazioni in suo sfavore (poi quasi sempre ritrattate), ma non posso fare a meno di notare che il messaggio complessivo dei progressisti che giunge al Paese sia perlopiù rivolto al passato, mentre quello dei non progressisti sia paradossalmente più carico di progresso, di desiderio di innovare e di cambiare (che, vista la diffusa insoddisfazione rispetto al presente, è quanto tutti desiderano). Per evitare che la stessa cosa avvenga nella Chiesa trasformando i progressisti in antiquati lodatori di un tempo che fu e in risentiti critici del presente (pericolo più che concreto), a mio avviso è necessario iniziare a coltivare nella mente l’idea di un Vaticano III, applicando lo spirito del Vaticano II a ciò che di più urgente c’è nel nostro tempo, cioè la comprensione della natura e della vita umana in essa. Continua a leggere→

Una “morte privata”

L’esordio di Ade Zeno

di Andrea Cortellessa

“Che ne sappiamo noi oggi della morte/ nostra, privata, poeta”. Così cominciava, negli anni settanta, Oggetti e argomenti per una disperazione, di Elio Pagliarani. E dello stillicidio di una disperante “morte privata” tratta il convincente esordio narrativo intitolato proprio Argomenti per l’inferno (edito da No Reply, Milano, pp. 124, € 10), di Ade Zeno, men che trentenne così battezzatosi poeta performativo – nelle spiazzanti azioni post situazioniste del gruppo sparajurij – videomaker e teatrante d’assalto di Torino. Continua a leggere→

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La mia vita disegnata male, romanzo a fumetti di di Gipi.
Intervista all’autore a cura di Elena Tebano

Nei tuoi graphic novel racconti sempre di quando eri bambino o ragazzo, perché?
Perché da giovane avevo una sensazione di immortalità che era meravigliosa. In più vivevo per strada, dove succedevano tante cose. A 10 anni, poi, la mia vita è cambiata.
Come, cambiata?
Venivo da una famiglia ricca e sono finito per sbaglio in una scuola di disgraziati, nel quartiere più popolare della mia città, Pisa. Amavo i miei amici poveri e ho passato tutta la giovinezza a cercare di farmi amare allo stesso modo.

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Il teatro replica a Baricco Muti: “Gli sprechi ci sono”

di Anna Bandettini

Su due punti sono tutti d’accordo. Primo: in nessun paese del mondo il teatro e la musica sopravvivono senza soldi dello Stato. Secondo: le regole di investimento di quei soldi vanno cambiate, riformate. Ma sul resto è quasi guerra. Due fronti pronti a dirsele, pro e contro Alessandro Baricco che ieri con una lunga, articolata riflessione su cultura e spettacoli dalle pagine di Repubblica, ha lanciato una bomba culturale: non è un obiettivo primario del finanziamento pubblico sostenere spettacoli, festival, eventi – ha scritto – meglio dirottarlo sulla formazione di un pubblico consapevole che oggi è a scuola e davanti alla televisione. Dunque finanziamo scuole e tv invece dei teatri. Apriti cielo. Continua a leggere→

Feisbuuc, il romanzo – Che dire?

articolo di Giovanni Agnoloni

Il sito è questo, e l’autore si chiama Lorenzo Pezzato. Ne ha parlato anche la stampa nazionale. “Feisbuuc” è un romanzo offerto in rete un pezzo per volta su un blog, e aperto al confronto con i lettori-attori di Facebook, il social network che ormai spopola in rete. Ne potranno anche risultare modifiche al testo da parte dell’autore. Continua a leggere→

“Varsavia vecchia e nuova”, Francesco Gori

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Introduzione di Giovanni Agnoloni
Testo di Francesco Gori
Filmato di Francesco Gori e Giovanni Agnoloni

Pubblico qui un pezzo uscito su Alibonline.it, del poeta-scrittore-pubblicista fiorentino Francesco Gori, che ha recentemente fatto con me una passeggiata per Varsavia, e ne ha riportato queste impressioni. Il filmato l’abbiamo realizzato insieme, e su AlibiOnline ne troverete anche altri due (e comunque sono disponibili tutti e tre su Youtube).
Grazie a Saul Stucchi, webmaster di AlibiOnline, per la sua preziossima collaborazione nella prima pubblicazione dell’articolo. Continua a leggere→

«Salti nel vuoto», di Carlo Sirotti

E uno

Quella è l’unica immagine che ho di mio papà. Non so chi l’abbia scattata, un attimo prima che si spiaccicasse sul marciapiede. Uno che girasse per Parigi con la macchina fotografica al collo, in quegli anni, e che guardasse in su in una strada così anonima e così poco frequentata in effetti sarebbe piuttosto strano. E che poi abbia scattato proprio in quell’attimo, in modo da cogliere l’ultimo istante di mio padre, l’ultimo suo anelito di vita nel momento preciso di quel gesto ha quasi dell’incredibile. Continua a leggere→

Basta soldi pubblici al teatro meglio puntare su scuola e tv

di Alessandro Baricco

Sotto la lente della crisi economica, piccole crepe diventano enormi, nella ceramica di tante vite individuali, ma anche nel muro di pietra del nostro convivere civile. Una che si sta spalancando, non sanguinosa ma solenne, è quella che riguarda le sovvenzioni pubbliche alla cultura. Il fiume di denaro che si riversa in teatri, musei, festival, rassegne, convegni, fondazioni e associazioni. Dato che il fiume si sta estinguendo, ci si interroga. Si protesta. Si dibatte. Un commissariamento qui, un’indagine per malversazione là, si collezionano sintomi di un’agonia che potrebbe anche essere lunghissima, ma che questa volta non lo sarà. Sotto la lente della crisi economica, prenderà tutto fuoco, molto più velocemente di quanto si creda. In situazioni come queste, nei film americani puoi solo fare due cose: o scappi o pensi molto velocemente. Scappare è inelegante. Ecco il momento di pensare molto velocemente. Lo devono fare tutti quelli cui sta a cuore la tensione culturale del nostro Paese, e tutti quelli che quella situazione la conoscono da vicino, per averci lavorato, a qualsiasi livello. Io rispondo alla descrizione, quindi eccomi qui. In realtà mi ci vorrebbe un libro per dire tutto ciò che penso dell’intreccio fra denaro pubblico e cultura, ma pensare velocemente vuol dire anche pensare l’essenziale, ed è ciò che cercherò di fare qui. Continua a leggere→

Finalmente è finito il festival della “canzone italiana”. Ma sarà vero?

di Norma Rangeri

E ancora non abbiamo visto niente.
Usciamo dalla settimana sanremese con un piccolo schermo ormai unificato nei volti, nei linguaggi, nelle reti (Maria de Filippi, Bonolis, Amici, Televoto, Auditel), in una tv che è generalista perché guidata da un generalissimo che la fa marciare a passo di carica. C’è da stupirsi solo dello stupore per il trionfo dello spirito Raiset.
Un piccolo assaggio di quello che ci aspetta nei prossimi mesi l’abbiamo avuto nella maledetta Domenica in del post-Sanremo, un lungo pomeriggio con milioni di telespettatori a godersi lo spettacolo di cuori volgari e décolleté matronali, di menestrelli berlusconiani e giornalisti cacicchi, in attesa di ascoltare la canzone scritta dal presidente del consiglio.

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Capitolo primo de “Piccoli animali” di Maurizio Torchio.

piccoli-animali[Pubblico qui, per conto di Marino Magliani, impossibilitato a farlo per problemi tecnici, il primo capitolo del romanzo d’esordio di Maurizio Torchio: Piccoli animali (Einaudi). Inoltre, chi volesse conoscere un po’ più in particolare questo libro, venerdì 27/2, l’autore è a Fahrenheit (Radio 3 Rai).  (f.s.)]

 

 

di Maurizio Torchio

 

UNO

– L’agenzia ci disse di mandare una ventina di foto, – racconta David. – Della casa, delle vacanze, di noi due soli e di noi con dei bambini: nipoti, vicini di casa… non importa. Ci dissero anche che dovevamo scrivere una lunga lettera alla madre, «Dear Birthmother», ma che se preferivamo bastava compilare un questionario, e poi a trasformarlo in lettera ci avrebbero pensato loro. In ogni caso è il contatto diretto che conta, la famosa telefonata. La lettera è una specie di curriculum, ma poi è decisivo quello che sei disposto a dare alla madre naturale. Continua a leggere→

IL CUORE E’ UN CANE SELVAGGIO

 

di Nadia Agustoni

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Immaginiamo una vita che deraglia o meglio, finisce su un binario che non va lontano, non proprio un binario morto, quasi. Immaginiamo questa vita mentre, come in un apprendistato, comincia a specchiarsi in altre vite. Immaginiamo che qualcuno cerchi parole nuove per dire l’amore, la perdita, l’attesa che non è più speranza, ma ostinazione nel trovarsi con altri senza che il fine per cui ci si trova abbia un senso, un significato compiuto. Helen Humphreys (1), scrittrice e poeta canadese, classe 1961, con alle spalle diversi romanzi, raccolte di poesia e premi vari, con Cani selvaggi dà voce a un’umanità sconfitta che si logora in una cittadina di provincia nel Canada di una semisommersa working class. Continua a leggere→

Ballando mentre il Titanic affonda

libri

di Alberto Berretti

Leggo sul libro di antologia del figlio numero uno (terza media) le pagine dedicate allo studio della poesia. Non di qualche poesia, ma della Poesia, dell’ars poetica in generale (e gia’ quest’astrattezza in terza media mi indispone). Si parla del linguaggio poetico in generale, e delle sue strutture: inversione, iperbato, paragone, metafora, sinestesia, ossimoro e metonimia. Piu’ avanti scopro l’anafora e l’epifora. Infine, si parla di simbolismo, connotazione e denotazione. Segue esercizio. Continua a leggere→

Puntini neri

di Emanuele Kraushaar

pareti_bianche

Da qualche anno sono fissato con la pulizia. Vivo in una casa molto piccola, bianca e con una sola finestra che dà sulla strada. Ci sono una sedia, un divano, un letto, una cucina microscopica, un telefono che non uso mai, perché non ho nessuno da chiamare e nessuno mi chiama.
Ho una televisione che sta sempre accesa, ma l’audio è rotto e immagino dialoghi che non esistono.
Quello che mi interessa è che sia tutto pulito, che il bianco delle piastrelle risplenda e che io veda una mia ombra d’immagine quando cammino.
Da un paio di giorni, sul pavimento sono comparsi dei puntini neri, che non riesco a mandare via. Sono al limite dell’invisibile e ho il sospetto che siano un’allucinazione.
In televisione c’è una donna molto anziana che parla e tante persone che ascoltano.
Nella mia testa dice: “Tutto deve essere pulito, tutto deve essere bianco e anche quei puntini neri devono essere eliminati”.
La sua voce è sgradevole e le sue parole arrivano come comandi.
So che è solo dentro di me e che se l’audio del televisore funzionasse, dalla sua bocca uscirebbero altre cose. Ma di questo, in effetti, non sono sicuro.
Come non sono sicuro che quei puntini neri esistano veramente.
E mentre cerco di toglierli con le unghie, mi sento morire, quasi strozzato dal bianco soffocante delle pareti.

Vivalascuola. La buona scuola

Ecco la buona scuola ed ecco il caos di questi giorni qui, qui, qui, qui, qui, qui… E con la “riforma” Gelmini si perderanno: buone pratiche, posti di lavoro (ecco i tagli nell’anno 2009-2010), indirizzi consolidati come questo e questo, l’insegnamento di Diritto ed Economia e della seconda lingua comunitaria… E si avvicina la legge Aprea.

Per l’amore e per la libertà
di Maria Zambrano

… Nel vuoto delle aule accade qualcosa che va oltre ciò che si apprende materialmente in esse. Molti di coloro che sono passati attraverso di esse forse non hanno acquisito tante conoscenze, com’era necessario. Continua a leggere→