Un’offesa alla vita

di Carlo Cannella

Quando mi chiedono perché ho sposato Anna, rispondo “per pietà”. Oppure “per avere una buona opinione di me”. Dipende dall’umore del momento. Il fatto è che lei ha un aspetto volgare privo di qualsiasi attrattiva. Inoltre hanno dovuto amputarle una gamba, e questo genera negli altri dapprima una curiosità istintiva, poi un senso di fastidio, infine la paura di contrarre la malattia più intollerabile di tutte: l’infelicità. Ma non è questo il punto. Da quando la conosco, Anna è sempre stata infastidita da una vocina interiore che lei chiama “il mostro”. Se le chiedi quando ha sentito “il mostro” per la prima volta non sa risponderti con precisione. “Da bambina” dice. Le sue parole invece le ricorda bene, perché non è mai stato ricco di fantasia, il mostro, e nemmeno dotato di estrema eleganza nei discorsi. No. Le ripete sempre le stesse cose: “c’è qualcosa di sbagliato in te, sei malriuscita”, questo le dice. Il risultato è un senso di spossatezza che la consuma giorno dopo giorno, come legno sulla fiamma. Continua a leggere→

Ritratti salentini e gallipolini, di Augusto Benemeglio

di Luigi Scorrano

 

Intriga il titolo della raccolta: Ritratti salentini e gallipolini. Perché quella differenziazione? Salentini non bastava? A volte no. E perché? Perché anche Augusto Benemeglio è innamorato della salentinità, ma è ancor più innamorato di una salentinità specifica o particolare o di taglio anticonvenzionale quale poteva trovare nei gallipolini. Gioca così, all’interno di queste pagine, un’apparente opposizione, che è solo rilievo d’un più accentuato tratto in un carattere comune, di una sorta di impeto che solo alla ‘gallipolinità’ è concesso. Per spiegarmi dirò che nei gallipolini (in ispecie in quelli che il libro registra) c’è come una componente mitica che ad altri non è data: un di più di coraggio, di animosità, di voglia di confronto, di prontezza intellettuale. D’altro ancora. Continua a leggere→

Intervista a Massimo Maggiari: itinerari del mondo e dell’anima

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Massimo Maggiari, ovvero un altro modo di rapportarsi al cosmo, all’anima delle cose e all’energia dei luoghi. Il suo percorso di poeta e studioso passa attraverso i sentieri del mondo, e costeggia e si immerge ancora una volta – come la settimana scorsa abbiamo visto con Davide Sapienza – nell’immenso seno del Nord. Continua a leggere→

Le storie di mia zia (e di altri parenti)

Ugo Cornia, Le storie di mia zia (e di altri parenti)
pp. 168, Feltrinelli, euro 12

Agili, rapidi e incalzanti come tanti piccoli romanzi-goccia, i cento bozzetti che Ugo Cornia ha messo insieme nell’esilarante e delicato reticolo di storie di questo suo sesto piacevolissimo libro divertono, seducono, di tanto in tanto addirittura ammaliano per la timida normodotatissima follia che si lasciano scappare spesso e volentieri tra una pagina e l’altra. Un rocambolesco esercito di personaggetti impastati nella quieta provincia modenese e spalmati lungo oltre un secolo attraverso il filtro dei ricordi, delle leggende quotidiane tramandate oralmente di nonno in nipote e di nipote in figlio, una lunga sequenza di episodi e divagazioni che restituiscono vita a corpi e a volti ormai dissolti da tempo, a gesti sopravvissuti soltanto nella memoria, insomma segnali di vita che appartengono al dominio delle grammatiche familiari, dei lessici psicoaffettivi, delle congreghe emotive con tutto il loro intimo ed esclusivo bagaglio immaginifico, linguistico e in fondo religioso. Continua a leggere→

Senza luce, di Luigi Bernardi

senzaluce«Fabbricare i gusti del pubblico è una faccenda pericolosa: distorce la visione delle cose, capovolge le cause con gli effetti, crea ogni sorta di alibi. E chi lo fa spesso vive soltanto in funzione degli alibi che riesce a raccattare, con la stessa disinvoltura con la quale raccoglierebbe i punti spesa dei supermercati, getterebbe il pacchetto di sigarette vuoto alla fermata dell’autobus […]. Fabbricare i gusti del pubblico è la negazione dell’arte, della stessa cultura: è tirannia mascherata dalle pretese del mercato, qualcosa di così assolutamente ostile da chiudere ogni via di redenzione».
Ho letto tutto di Luigi Bernardi che, per me, non è precisamente un estraneo, ma una persona dalla quale ho avuto la fortuna di imparare molto. È vero: Luigi e io siamo amici. E questa, dunque, sarà una recensione difficile ma sincera.  Continua a leggere→

Pitture nere su carta, di Mario Benedetti

pitture-nere-su-carta-1616793

Quello che mi pronuncia è il nome di tutti

Per essere poeti bisogna avere un eccezionale costrutto psichico, in primo luogo saper portare un immenso carico di dolore con assoluta levità – così, come se non fosse, mentre si scambiano informazioni sul parco-giochi che abbiamo in comune.

E poi tradurre la ferita in una radiazione più decisiva del dolore, ovvero il chiaro della fratellanza.

Tu come tutti gli animali e come me sei provvisoriamente in piedi in questa materia elementare, sei un poco eccentrico volume solido.

Non si tratta infatti di trasfigurare il proprio dolore (del quale ben poco deve interessare) con l’alchimia del verbo, ma dell’intero carico dell’uomo.

Non esagero e chi legge i (rari) poeti lo sa. Continua a leggere→

1799 – di Antonio SCAVONE

giuseppe-boschetto-la-pimentel-condotta-al-patibolo
(Giuseppe Boschetto, La Pimentel condotta al patibolo, 1869)

                   Antonio Scavone – 1799
                   (Tratto da Albo Noir, Napoli, Lo Stagno Incantato, 1999)

“A cagione de’ tumultuosi disordini consumati nelle ultime settimane sulle piazze e nei quartieri della città si fa solerte affidamento ai Signori Uffiziali di Polizia Giudiziaria di volere e dare per inteso di  trasferire in seconda istanza avvenimenti delittuosi che pure avessero a notarsi”…

      

Continua a leggere→

Salva con nome

turchia-agosto-2007-032

Partendo per una vacanza all’estero, tempo fa acquistai dal giornalaio dell’aeroporto un libretto con delle storielle di logica dei paradossi. Credo fossero due giovani professori universitari italiani in America, gli autori del libro. Uno di questi racconti aveva come protagonista una donna di mezza età di nome Norma, che con grande insistenza veniva disturbata telefonicamente per dei sondaggi di vario tipo: le sue preferenze politiche, o in fatto di automobili, detersivi e quant’altro. Un giorno si stufa e chiede al sondaggista perché proprio lei, e questi risponde che lei è l’unica a essere interpellata, dal momento che si sono resi conto che i suoi gusti incarnano alla perfezione quelli dell’americano medio. Per es: sapere da lei chi voterà fra Mc Cain e Obama significa conoscere subito chi vincerà le elezioni. Norma si arrabbia, protesta, dice che non è vero, che lei si sente unica e irripetibile, altro che ipostasi dell’americano medio, e il sondaggista replica: “appunto”, ossia proprio come avrebbe reagito l’uomo qualunque. Continua a leggere→

Michele Ranchetti, Poesie scelte

Michele Ranchetti raccontava di essere stato un bambino solitario e sovrappeso, estraneo ai giochi dei coetanei e costretto – non del tutto controvoglia, forse – a coltivare precocemente il suo mondo interiore. Disegnava, componeva musica, scriveva poesie. Da sempre, anche se il suo esordio come autore in versi risale al 1988, a 63 anni compiuti (nato a Milano nel 1925, è morto a Firenze il 2 febbraio scorso). Al momento della pubblicazione de La mente musicale, dunque, il profilo di questo intellettuale versatile e irrequieto pareva già largamente delineato. Successore di Delio Cantimori alla cattedra fiorentina di Storia del cristianesimo, certo, ma anche imprevedibile animatore culturale (negli anni Sessanta aveva lasciato l’incarico di direttore delle Librerie Feltrinelli in dissenso con Giangiacomo) e infaticabile operatore editoriale, come testimonia la lunga serie di iniziative e traduzioni legate, fra gli altri, ai nomi di Ludwig Wittgenstein, Sigmund Freud, Rainer Maria Rilke e Paul Celan. Continua a leggere→

PROVOCAZIONE IN FORMA DI APOLOGO 87

Due presenze speciali, nell’infanzia di Erre.
La prima, il fratello minore del nonno materno. La meningite che l’aveva colpito bambino l’aveva lasciato bambino per sempre. Ma quando andava a trovarlo al Cottolengo, Erre vedeva ben altri casi, spettacoli che in quell’Italia pretelevisiva solitamente si consideravano “vietati ai minori”.
Continua a leggere→

Dylan Thomas: una biografia

download

Paul Ferris “Dylan Thomas”, Mattioli 1885,2008, pag.450,euro 22.
Un fermo-immagine di sublime teatralità: solo così poteva congedarsi dalla scena del mondo l’artista vissuto all’insegna della più pura e totale dissipazione di sé medesimo, perseguita con l’accanimento da gran cerimoniere istrionico della dépense, emulando Edgard Allan Poe e preconizzando John Belushi. Continua a leggere→

Le scritture che non leggemmo: Luigi Marra e l’ironia del quotidiano

semiastratto1-fullLuigi Marra e la poesia, uniti fin dalla nascita, sono stati per qualche decennio, separati dal corso della vita. Ma non hanno mai smesso di pensarsi l’uno dentro l’altra, quasi a confermare, ancora una volta, che è la poesia a scegliere i suoi messaggeri, e non il contrario.

Ed i poeti sono personaggi strani capaci di passare dalle auliche vette all’ironia del quotidiano, da visioni sentimentali a visioni tangibili e piccanti, dal lavorio incessante sulla parola alla parola cruda, netta e stagliata.
Come fa Luigi Marra che conserva, nascosta nel suo passato, una collaborazione al mitico “Travaso” giornale di satira politica e umorismo molto in voga  negli anni ’40 ed una vena pittorica vivace e delicata.
Un umorismo che non ha mai dimenticato nè abbandonato alimentato dalle inconfondibili radici napoletane, capaci di tradurre in strale anche la più comune osservazione. Continua a leggere→

Storia di Mario. Mario Rigoni Stern e il suo mondo.

Storia di Mario. Mario Rigoni Stern e il suo mondo. Conversazione a cura di Giulio Milani – Transeuropa Edizioni – Ottobre 2008 – solo 10,00 euro

 

di Alberto Pezzini

** * **

Una conversazione fatta nel giugno del 2002 con Mario Rigoni Stern. Più che un’intervista vera e propria. Una camminata nei boschi e nella neve di chi creò Il Sergente nella neve. Ogni capitolo è introdotto dalla descrizione fulminante di un albero, secondo le definizioni che da vivo ne diede Rigoni Stern in quel libro fremente come un albero al vento :Arboreto selvatico.

Una chiacchierata che dura lo spazio di una vita. Si concedono molti luoghi alla guerra. A ciò che ha fatto saltare fuori dalla coscienza di un uomo un libro divenuto ormai un classico. Il Sergente nella neve venne scritto praticamente l’anno dopo il ritorno a casa dell’autore, per non perderne il ricordo e mantenere dentro di sé certi sapori che rischiavano di dissolversi nella memoria. Continua a leggere→

Intervista a Paola Pace

Ama la poesia di Lorca, Esenin, Campana. È siciliana. Fa l’attrice, soprattutto di teatro – anche se i più la ricordano nei film Le buttane e I cento passi. Si chiama Paola Pace. Ma se vi capitasse di incontrarla provate a chiamarla Goliarda: si girerebbe e, con un sorriso, vi risponderebbe. Infatti Paola Pace è anche Goliarda Sapienza.
Lo è, ora, che sta provando, lo sarà dal 18 al 30, al Teatro di Documenti, a Roma. La voce di Paola Pace, regista e attrice, sarà quella di Goliarda. Perché questa scelta?
“Perché questa donna, morta nel 1996, è stata oltraggiata dalla vita. E la vita va spesso nel verso sbagliato. Così chi è nel giusto la paga. Goliarda è diventata famosa solo dopo morta, ed è stata rivalutata prima in Francia e poi da noi. Ecco, penso che basti. Io la riporto, diciamo in vita, col teatro. Il teatro è magia, e di Goliarda è giusto che si sappia”. Continua a leggere→

Pianeta-inferno: cronache di ordinario orrore

cid_00a101c9488ee68ac5e00100007fucat2kceoecnyu61

«L’orribile macellazione di migliaia di balene pilota indifese ogni anno nelle isole Fær Øer – ha denunciato la Sea Shepherd Conservation Society – è altrettanto crudele come la macellazione del delfino effettuata dai giapponesi nelle Taiji. Si vedono le baie tinte di rosso del sangue e si sentono le urla delle balene pilota ferite mortalmente. E’ uno spettacolo mostruoso ed è una oscenità abbracciata completamente dal governo danese e da molta gente danese».

Leggi qui, qui e qui.

Continua a leggere→

con spavento e amore

alejandra-pizarnik a Alejandra Pizarnik ( 1936-1972)

il tuo desiderio, Alejandra, di altri io, maschere dietro le quali nasconderti. Non tanto dal mondo, quanto da te stessa: sei innamorata di te. Sei disperata. Sai che l’altra non ti amerà mai come tu sola sai amare. Vorresti trovare quella porta, aprirla, entrare e finalmente essere in due: io e io.

non sarà mai possibile pronunciare la parola. Lo sai benissimo, non è possibile, neanche in questo spazio che non c’è. Eppure ci provi, sempre. Ti mangi le unghie finché tra la pelle e l’unghia esce una sottile linea di sangue che lecchi a occhi chiusi. Così sazi la tua sete di sangue.

le tue immagini. Lontane dalle immagini degli altri. I tuoi sapori, il modo in cui ti guardi intorno, la magra falce di luna che ti stende a terra: la sua incredibile, inaccettabile indifferenza verso le tue sorti. Appena sarà piena cancellerà tutti i nostri nomi. Il tuo per primo. E poi ancora il tuo. Continua a leggere→

Viva la scuola. Prima Storace, poi Tremonti e Gelmini. Nuovo attacco ai libri di testo

Articoli di Pietro Cataldi, Marilena Aveni, Roberto Carnero, Romano Luperini; inoltre informazioni, segnalazioni dalla rete, appelli, le leggi contestate

da La politica del governo e l’editoria scolastica
di Pietro Cataldi

… All’interno dell’attacco frontale (e strategico) alla scuola e all’università si colloca la delegittimazione del lavoro intellettuale; e si colloca la brutale aggressione all’editoria scolastica. Ecco: meno scuola, meno lavoro, meno studio; e dunque meno libri. Ora, senza dubbio alcune case editrici hanno gestito poco responsabilmente il proprio ruolo, in modi che potrebbero essere pacatamente denunciati e contenuti con accordi e interventi legislativi. Ma questo attacco ai libri di testo è nel suo insieme del tutto ingiustificato, ed esprime un’alleanza fra il senso comune più volgare e la strategia della destra. Continua a leggere→

L’assurda gioia

dolomiti2
L’immagine di noi tre bambini mi ha sempre affascinato: era prima che succedesse tutto, che dietro quei volti si manifestasse il caos, l’onore e l’orrore della vita. Le foto dei piccoli non mentono: è più tardi che ci si mette in posa, come ci fosse qualcosa da nascondere, anche solo un’ombra di tristezza; nelle istantanee della villeggiatura, per esempio, con quell’aria misteriosa che piaceva alle donne, e invece racchiudeva un disagio, una parola non detta, un urlo non gridato. Il maglione bianco era uno schermo su cui si proiettava il dolore del mondo, la mia incapacità a gestirlo senza segregarmi in un ritiro inaccessibile, dal quale vedevo gli altri passare, scalmanarsi, piangere. La più sincera era la foto in divisa da ufficiale, palesemente ingabbiata in un’istituzione, e il mezzo sorriso che s’intravedeva era una chiara concessione all’obiettivo del papà o della ragazza. Sullo sfondo un prato immenso, dove giurammo fedeltà a una patria di cui non sapevamo nulla. Quando imparai a non giurare ormai era tardi, il primo atto incongruo era stato consumato. Mi rendo conto solo adesso di non avere nessuna foto in coppia: con la ragazza, o addirittura la fidanzata in casa. Forse era già tutto previsto, come se il partner della vita sfuggisse a ogni tentativo di materializzarsi, perché c’era altro che attendeva, al di là degli abbracci e dei litigi, due mani diverse e già piene di rughe, le mani di Wojtyla che si posavano sulla mia testa ingombra di sogni, e mi lanciavano in un’avventura di cui la fotografia era l’inconsapevole blocco di partenza. Il resto fu amore e violenza feroci che lasciarono emergere, dietro la faccia del bambino, il caos imprevedibile, l’urlo non gridato, l’onore e l’orrore della vita, un’immagine moltiplicata all’infinito, come il dolore, come l’assurda gioia del sacrificio.

La foto è tratta da qui.

(versione audio)