Archivio mensile:Aprile 2008

Luciano Erba

da Gradus ad, in Il nastro di Moebius

Lontananza da mia madre

Tu anche mi appari agli ultimi sogni
e il giorno per te s’inizia
con altro cielo.
Sul treno delle vacanze
cerco il tuo viso
e le nostre stature
il nostro respiro giovane
oltre i larici.
Mi ridico
per ritrovare la tua voce di allora
certi nomi di luoghi
che pronunciavi indicandoli al di qua della valle.
Amarti è questo, e piangere.
Altro non so. La pena
è certa
è il rimorso. Continua a leggere→

Giovanni Raboni

raboni.jpg

da Le case della vetra

Risanamento

Di tutto questo
non c’è più niente (o forse qualcosa
s’indovina, c’è ancora qualche strada
acciottolata a mezzo, un’osteria).
Qui, diceva mio padre, conveniva
venirci col coltello … Eh sì, il Naviglio
e a due passi, la nebbia era più forte
prima che lo coprissero … Ma quello
che hanno fatto, distruggere le case,
distruggere quartieri, qui e altrove,
a cosa serve? Il male non era
lì dentro, nelle scale, nei cortili,
nei ballatoi, lì semmai c’era umido
da prendersi un malanno. Se mio padre
fosse vivo, chiederei anche a lui: ti sembra
che serva? e il modo? A me sembra che il male
non è mai nelle cose, gli direi. Continua a leggere→

Ascolta, è già notte fonda… # 5

Jorge Luis Borges – I Teologi
(Tratto da L’Aleph, in Tutte le opere, Vol. I, Milano, Mondadori, I Meridiani, 1984, pp. 795-803, traduzione di Francesco Tentori Montalto)

Devastato il giardino, profanati i calici e gli altari, gli unni entrarono a cavallo nella biblioteca nel monastero e lacerarono i libri incomprensibili, li oltraggiarono e li dettero alle fiamme, temendo forse che le pagine accogliessero bestemmie contro il loro dio, che era una scimitarra di ferro. Bruciarono palinsesti e codici, ma nel cuore del rogo, tra la cenere, rimase quasi intatto il libro dodicesimo della Civitas Dei, dove si narra che Platone insegnò in Atene che, alla fine dei secoli, tutte le cose riacquisteranno il loro stato anteriore ed egli, in Atene, davanti allo stesso uditorio, insegnerà nuovamente tale dottrina. Continua a leggere→

METROMORFOSI 13

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Il nuovo numero di Metromorfosi

è in distribuzione a Roma e dintorni e scaricabile dal sito www.metromorfosi.com.

In questo numero: Steve Reich, Sabot, Sonate di Bach di fronte al dolore degli altri, Sugar Blue, Allen Hopper & Cutler, …A Toys Orchestra, Avi Mograbi, Uovo Critico, La guerra spiegata ai poveri, Ercole Drei, Hundertwasser, Filippo Rosso, Paolo Cacciolati…

Le rubriche di informazione sulla musica classica-contemporanea, il jazz, la danza, i concorsi per il cinema, gli spettacoli teatrali, le mostre di Roma e dintorni.

Per ricevere Metromorfosi in abbonamento o richiedere numeri singoli scrivere ad [email protected].

Copertina del mese di Jeff Jordan: www.jeffjordanart.com.

Fra rovi e fantasmi del passato

 Francesco Improta legge “Una notte a Dolcedo” di Marino Magliani

Con questo libro Magliani non solo ha confermato quanto di buono ha fatto finora ma ha anche compiuto un ulteriore passo avanti, approdando al romanzo nell’accezione più vera e comprensiva del termine. Quella notte a Dolcedo, infatti, rispetta le regole di montaggio proprie della narrativa, nel senso che ogni fatto ed ogni personaggio viene chiarito, integrato o approfondito da ciò che segue e inoltre del romanzo ha il ritmo progressivo e regressivo nel senso che tiene viva e costante l’attenzione del lettore su ciò che viene dopo e lo induce a riconsiderare sempre ciò che è stato detto prima. Continua a leggere→

Inferno I, 1: una lettura, di Demetrio Paolin

Quella che sto per scrivere è un’eresia. E questo mi fa sentire piccole lingue di fuoco solleticarmi le piante. A nessuno è mai venuto in mente che tipo di pelle dovevano avere gli eretici? Io l’ho sempre pensata luminosa, come la filigrana di una lampadina poco prima di bruciarsi. Comunque le ciance non fanno parte di questo scritto e quindi scendiamo in medias res.
“Nel mezzo del cammin di nostra vita” (Inf. I, 1).
Chi non ha riflettuto almeno una volta, anche addormentandosi come fa il protagonista della poesia di Gozzano Dante, su questo endecasillabo? Ho sempre pensato che queste sette parole fossero la nascita di tutta la letteratura. L’inizio della Commedia è come l’inizio della Bibbia, tiene dentro di sé tutto ciò che c’è stato prima, che c’è e che ci sarà. Continua a leggere→

In memoria di Karol Wojtyla

wojtyla.jpg Primo tempo.
Scuoteva la testa ogni volta che compariva in televisione, ripeteva
-A l’è sempre ‘n gir.
Doveva essere il Papa da riquadro e da calendario, il Papa da santino e da rosario, il Papa della tradizione, il Papa da ricordare nell’omelia, il Papa che comanda dal Vaticano, e invece
-A l’è sempre ‘n gir. Continua a leggere→

Replica a Bruno Forte, di Vito Mancuso

Sono di una complessità enorme i problemi che solleva Bruno Forte commentando L’anima e il suo destino sull’Osservatore romano del 2 febbraio [2008], così che, nello spazio di questo articolo, io mi posso limitare solo a rispondere alle due critiche principali (il nesso “peccato originale-male” e l’accusa di gnosi) e a evocare i termini del problema soteriologico, forse il principale tra quelli che stanno di fronte alla teologia di questo secolo.
La prima critica riguarda la mia tesi sul peccato originale. Per favorire la chiarezza ricordo, citando l’autorevole manuale dei gesuiti Flick e Alszeghy, quanto sostiene il dogma: “Adamo peccando ha trasmesso a tutto il genere umano il peccato che è morte dell’anima”, così che ogni bambino viene al mondo “in uno stato di inimicizia con Dio”. Di contro io sostengo che il centro del cristianesimo ci impone di ritenere che non vi è nessuna “inimicizia” tra Dio e il bambino che nasce, e che quindi il dogma del peccato originale va riscritto in termini di “caos” originale, intendendo con ciò la condizione umana bisognosa di disciplina che, come scrivo nel libro, “può avere un’oscura forza distruttiva e farci precipitare nei vortici del nulla”. Continua a leggere→

Paragorio, chi era costui?

Se Finale Ligure esemplifica lo spirito dei “difensori delle conquiste del passato” (v. il post del 26/3/08), Noli è nata dall’esperienza opposta: invece di autoimbalsamarsi, ha strumentalizzato le memorie mettendole a profitto. Torno sull’argomento perché sono convinto che il benessere morale e materiale di un popolo dipenda dall’idea che ha del futuro: chi crede di sapere ciò che vuole si dà da fare per ottenerlo e, anche se non riesce a centrare l’obbiettivo, crea l’indotto. Al contrario, quando ci si riduce a difendere le conquiste del passato si diventa una “terra dei morti”.
Noi italiani dovremmo saperlo: in quasi ventotto secoli di storia ci è capitato più di una volta di ritrovarci immobili sugli allori (o col sedere per terra) e, invece di ripartire, ci siamo ridotti a combattere battaglie di retroguardia per difendere questo o quel privilegio che ritenevamo acquisito, sinceramente convinti che perderlo sarebbe stato come subire un altro diluvio universale. E invece siamo sempre alle solite. A furia di magnificare le conquiste sociali successive allo “scomposto e arruffato miracolo economico”, ci siamo ingessati nell’immobilismo programmatico. Non soltanto abbiamo perso la voglia di andare incontro al futuro ma, se la voglia ci tornasse, non sapremmo in che direzione incamminarci.
A Noli, per parecchi secoli, non la pensarono così. Continua a leggere→

Stimulus carnis meae, di Alessandro Ansuini

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I corpuscoli danzano attraverso
Le primavere ghiacciate, e le stagioni.

La costruzione delle stanze avvenne direttamente sugli alberi
Ci legavamo i polsi con i tralicci della vite accendevamo
Fuochi nella notte e ci rotolavamo sopra le foglie
Qualcuno cercava la legge, i piedi sporchi
Scivolavano mostrando le palme da un’insenatura
All’altra, facevamo le gocce così carichi d’acqua
Perennemente a testa in giù, terribilmente ansiosi
Di ricongiungerci con la terra
Come bambini immediatamente in fila ad uno
Scivolo dopo
Esservi appena trascesi. Continua a leggere→

Credo in Unam

credo in unam

Hold on. Hold on
Hold on, all misery gone
Hold on. Hold on
Hold on, all misery gone
*The Gutter Twins.
All Misery/Flowers

All’inverno dello scrivere nemico

Credo e cedo in unam¹: forre e lembi ritardano in gola,
l’amaro Demon di.spaccio e Lei doma di suggere spire,
la suola dorica marca quarti di luna metri quadri di lena.
In levare lamina: Il Re Teste, reo confesso al Baignoire. Continua a leggere→

Berlusconi e la ragione

grosz.jpgdi Franz Haas (dalla “Neue Zürcher Zeitung” del 22 Marzo 2008)

Confusa rassegnazione degli intellettuali italiani prima delle elezioni Con tutta probabilità Berlusconi guadagnerà fra tre settimane, in occasione delle elezioni in Italia, il Parlamento, con un buon margine alla Camera dei Deputati e di stretta misura al Senato. Il suo antagonista Veltroni, liberale di sinistra, veste pur sempre i panni dell’avversario fiducioso, mentre molti intellettuali, già chiusi in un ostinato fatalismo, attendono il risveglio dopo la sbornia elettorale. Continua a leggere→

La narrativa agiografica fra apologia e ricerca storica

Mercoledì 2 aprile alle ore 17.45, presso la Sala Grandi della Cisl di Milano, via Tadino 23 (MM 1, Venezia o Lima), la rivista Il Cavallo di Cavalcanti organizza un dibattito sul tema La narrativa agiografica fra apologia e ricerca storica.
Insieme a Franco Romanò e Ottavio Rossani intervengono Rino Cammilleri, romanziere e saggista, Cesare Cavalleri, scrittore e direttore della rivista Studi Cattolici, Giampiero Comolli, scrittore e saggista, Adele Desideri, poeta e saggista, Curzia Ferrari, poeta, romanziera e saggista.