Archivio mensile:Settembre 2012

51. Sguardi

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da qui

Viaggiando sulla litoranea, ti rendi conto che nessuna foto potrebbe renderne i dettagli: le pieghe dell’acqua, l’ombra delle foglie sulle case, le ferite dell’asfalto così simili alle tue ferite. Corri, corri, come inseguissi le immagini che nessun apparecchio digitale potrebbe immortalare nella forma in cui emergono dentro: solo uno sguardo umano può rendere umana la memoria. Continua a leggere→

LA PIENEZZA DEL VUOTO, di Francesco Roat

LA PIENEZZA DEL VUOTO. Tracce mistiche nei testi di Robert Walser di Francesco Roat
Vox Populi, 2012 – pagg. 274 – euro 15

di Massimo Maugeri

 Robert Walser (1878-1956) è stato, al contempo, uno tra i più grandi autori svizzeri del Novecento e una delle voci maggiori della narrativa tedesca del secolo scorso. Francesco Roat è andato in cerca delle cospicue tracce mistiche che abbondano in tutta l’opera di Walser: specie nei romanzi della trilogia berlinese, che qui si analizza in modo privilegiato…

– Francesco, quando hai “incontrato” per la prima volta Robert Walser e i suoi scritti? E perché hai deciso di occuparti di lui?
Come forse tanti italiani, il primo libro che ho letto di questo grande ? ma da noi ancora troppo sconosciuto ? autore svizzero di lingua tedesca è stato il racconto lungo: “La passeggiata”, risalente al 1917: unica opera relativamente popolare del Nostro. Ma guai a fermarsi lì, nonostante si tratti di una prosa dalla “straordinaria altezza poetica”, come ebbe a definirla con sintesi ineguagliabile Emilio Castellani nella nota finale alla sua traduzione italiana del testo (edito in Italia da Adelphi solo nel 1976). Bisogna passare – e io poi sono passato – alla cosiddetta trilogia berlinese: ai tre grandi romanzi scritti nella capitale tedesca dal giovane Walser in cerca di fortuna. Si tratta di: “I fratelli Tanner”, “L’assistente” e “Jakob von Gunten”. Ho voluto indicarli, consigliandoli senz’altro ai lettori, perché si tratta delle opere di uno scrittore che oggi è unanimemente considerato dai critici fra i più grandi della prima metà del Novecento. Non a caso, sin dalle prime prove, Walser fu subito apprezzato da mostri sacri come Kafka, Musil, Canetti, Benjamin, Hesse. Ma in Italia questo artista geniale, così schivo e solitario, è ancora ritenuto dai più un minore, un novellatore, uno scrittore di prose lievi. Valutazione estremamente parziale, sia ben chiaro. E poi mancava una sua monografia nella nostra lingua. Così ho cercato di colmare questa lacuna.

– Ci sono elementi di attualità nei romanzi di Walser? Cosa diresti a un lettore di oggi per invogliarne la lettura?
Voglio essere un provocatore, dicendoti che se c’è un autore inattuale, questo è Robert Walser. Ma cerco di spiegarmi meglio. Inattuale nel senso che la sua filosofia di vita fa a pugni con l’ideologia individualistica oggi imperante, secondo la quale ciò che più conta è emergere, affermarsi ad ogni costo, ottenere successo e denaro, apparire, essere ammirati. I protagonisti dei romanzi di Walser, invece ? similmente a Robert ? non si attaccano ad alcun possesso, ad alcuno status, ruolo o identità. Non hanno legami o almeno cercano (come i buddhisti) di liberarsi dall’attaccamento, vivendo il dasein (l’esserci) radicati nel presente senza particolari brame e soprattutto accogliendo, senza opporvisi, perdite e sconfitte. In tal modo essi mostrano a ogni piè sospinto una profonda spiritualità, la quale è il riflesso di chi li ha creati. E ciò ad onta di quanti affermano non vi siano mai messaggi palesi negli scritti di Robert Walser.
Quanto ad invogliare i lettori, suggerirò solo questo: prendete un qualunque suo libro, apritelo a caso e iniziate a leggere. Vi assicuro che non vi fermerete a quella pagina. Provare per credere. Continua a leggere→

Vincenzo D’Alessio – La valigia del meridionale e altri viaggi. Recensione di Narda Fattori

 

Il viaggio è la metafora della vita: c’è un inizio in cui siamo inetti e bisognosi cui segue un’infanzia gioiosa spesso ( dovrebbe essere sempre) e quindi un gioventù ebbra di sogni e una maturità quietata, l’oasi che si è raggiunta per riposare, non più nell’arsura, nella fatica, nell’insoddisfazione.

Il viaggio è invece un percorso che non termina su questa plaga, che non giunge, con la mente satolla all’oasi: ci chiama a lacerarci ogni giorno per la meta che sempre si allontana e si nasconde. Eppure il viaggio è qualcosa di buono anche quando fa male perché si oppone alla stasi, all’imputridimento dell’immobilità, perché ci fa spalancare lo sguardo sempre su nuovi panorami, perché costruisce un territorio all’essere e deprezza l’avere , l’ingombro del  trattenere. Continua a leggere→

È la scrittura, bellezza!

Recensione di Riccardo Ferrazzi

È la scrittura, bellezza!, edito da Clinamen, è un romanzo-saggio come non se ne scrivevano più dai tempi de L’Uomo senza qualità o di Morte nel pomeriggio. Un meta-romanzo il cui protagonista è la Scrittura che parla di se stessa attraverso l’interagire di tantissimi personaggi. Ci vuole una bella dose di coraggio, o forse di incoscienza, per concepire e portare avanti un progetto come questo.
Eppure Fabrizio Centofanti ci riesce, reclamando i diritti della creatività folle e insofferente di qualunque regola, contro le pretese di chi vorrebbe imporle limiti e leggi. Ci riesce soprattutto con l’ironia. E basti un esempio: la scena in cui Giulio Mozzi, novello Mosé, scende dalla cima di un monte con le tavole della legge (della letteratura) e si scontra con Baricco-Vitello d’oro è semplicemente formidabile, un capolavoro di mise en abîme.
È curioso (ma è anche un evidente segnale di maturità narrativa) che proprio Centofanti, poeta e sacerdote, arrivi a coltivare questo genere, a ritenerlo il modo migliore per esporre il suo punto di vista. La sua ironia, che non ha proprio niente di pretesco, svaria su tutta la gamma dal corrosivo al melanconico, e dà il tono alle disavventure dei personaggi fra i quali, ovviamente non ultimo, si annovera lui stesso, l’autore, presenza ineludibile in un romanzo che si occupa di creazione artistica. Un romanzo che potrebbe perfino essere tacciato di citazionismo, tante sono le allusioni che contiene (e come poteva essere diversamente?), financo nell’impostazione complessiva ispirata a Bulgakov. Continua a leggere→

50. La mano

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da qui

Perché non metti le inferriate? Non ci abbiamo pensato, qui si vive pericolosamente. E’ vero che sono tornati? Sì, hanno sfondato la porta, Giovanni ha messo dei bulloni. Ma i bulloni non bastano, un poco di buon senso! Si vede che non ci è abituato; non vuoi spaventarlo, gli dici che è normale, se si accettano i poveri più poveri. Continua a leggere→

ERA FARSI, di Margherita Rimi

Era farsi. Autoantologia 1974-2011Margherita Rimi è nata a Prizzi (Pa) e risiede in provincia di Agrigento. Poetessa, medico e neuropsichiatra infantile, svolge da anni una intensa attività di prima linea per la cura e la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, lavorando in particolare contro le violenze e gli abusi sui minori e a favore dei bambini portatori di handicap.
Di recente ha pubblicato, per i tipi di Marsilio, una silloge intitolata “Era farsi“. Protagonisti,  i bambini: quelli che hanno beneficiato di una infanzia serena, ma anche quelli che hanno subito abusi e violenze sessuali.
Di seguito, la prefazione al libro firmata da Daniela Marcheschi.

Massimo Maugeri

* * *

Margherita Rimi “Era Farsi – Autoantologia” – 1974-2011
Marsilio 2012

prefazione di Daniela Marcheschi

Bambini, i protagonisti della raccolta di poesie “Era farsi” della siciliana Margherita Rimi, neuropsichiatra infantile, impegnata con passione tanto nella tutela dell’infanzia e nella cura dei bambini variamente offesi quanto in un lungo lavoro sulla poesia, perseguito nel tempo con discrezione e con tenacia.
In questi suoi versi degli anni 1974-2011, in un linguaggio poetico che colpisce per l’agile semplicità e la verità disarmante, le voci dei bambini presentano un timbro diverso dal solito. Continua a leggere→

Antologia come “solitudine corale”

Appunti di Anna Elisa De Gregorio su Nuovi Poeti Italiani n° 6, a cura di Giovanna Rosadini, Giulio Einaudi Editore 2012

È stata una scelta motivata e ponderata quella di inserire solo voci di donne nell’ultima antologia Nuovi poeti italiani 6, edita nel 2012 per i tipi di Einaudi a otto anni di distanza dalla precedente e quindi molto attesa: ‹‹Ciò che ha spinto l’editore, nella persona di Mauro Bersani (responsabile della Collana bianca) a concepire l’idea di un volume al femminile è stata la semplice considerazione di quanta buona poesia scritta da donne ci fosse in circolazione e in che minima percentuale arrivasse ad avere una adeguata fruizione e visibilità››. Continua a leggere→

Da Hill Street a Boss, perché le serie tv hanno rivoluzionato il racconto

di Massimo Cerofolini

La serie tv Boss

All’inizio era soltanto un passaparola tra piccole tribù di infervorati. Poi la comunità si è allargata con l’arrivo di centinaia di titoli scaricati da internet e prontamente sottotitolati dal volontariato della rete. Infine, prima coi canali a pagamento, poi con le tv generaliste, il fenomeno si è imposto anche sui grandi flussi dell’auditel. È così che nel giro degli ultimi dieci anni, le serie tv americane hanno rivoluzionato il modo di raccontare i nostri tempi e i vortici dell’animo umano. Per qualità estetica, innovazione del linguaggio, freschezza di contenuti, opere come i Sopranos, Lost o ER hanno superato molti dei romanzi degli anni Duemila, hanno stracciato gran parte del cinema d’autore contemporaneo, hanno fatto saltare decine di maschere che nascondevano la nostra pigrizia a capire chi siamo. Continua a leggere→

Realismo e simbolismo…

[…]”Voglio citare dei ricordi recenti, alcuni incontri che ho avuto la fortuna di avere nell’ottobre del 1971 a Persepoli, in occasione delle celebrazioni del XXV centenario della fondazione dell’impero persiano, e durante il congresso internazionale d’iranistica che si tenne nello stesso periodo a Shiraz. Il mese precedente, all’inizio di settembre, si era tenuto quello che oggi si chiama il festival annuale di Shiraz, ma che di fatto si svolge tra le grandiose rovine di Persepoli. Vi si era rappresentata un’opera di Xenakis, che metteva allusivamente in scena, nella cornice delle vicine montagne che circondano le rovine, il mito di Prometeo.
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A un anno di distanza dal mio ultimo intervento sulla questione…

Nella sua breve ma illuminante prefazione a The Best American Short Stories 2011 Heidi Pitlor, storica editor della collana, ci offre interessanti indicazioni sulla direzione che pare aver intrapreso la fiction in America.
Dopo anni in cui l’esplosione delle scuole di scrittura creativa aveva determinato una sorta di generale uniformità di soggetti e modalità d’esecuzione – suggerisce la Pitlor – sembra che qualcosa di nuovo abbia cominciato a muoversi nel sottosuolo della produzione letteraria d’oltreoceano: “contenuto drammatico, messa in scena non tradizionale e forma innovativa non significano automaticamente buona scrittura”.
Allo strapotere della forma e dello stile, e alla ricerca ossessiva di contenuti spiazzanti avrebbe quindi cominciato a far seguito l’idea che ci sia una qualità letteraria che preceda, diciamo così, le scelte stilistico-contenutistiche dell’autore.
“In una storia cerco immediatezza e freschezza del linguaggio se non addirittura – più di ogni altra cosa – diminuzione del linguaggio stesso” prosegue la Pitlor, ricordandoci che lo scrittore debba essere qualcuno che quasi si conosce (che quasi si riconosce) ovvero qualcuno di cui ci si fida, “non un acrobata, non un pattinatore che volteggia come un tornado al centro di un freddo e scuro anello di ghiaccio”.
The Best American Series, collana edita da Houghton Mifflin Harcourt, è per chi non lo sapesse Continua a leggere→

Madreferro, saga familiare minima di Laura Liberale

Ho letto molte cose carine e anche belle, ultimamente, oltre ad altre meno interessanti che non ho recensito, ma Madreferro va nella categoria “letteratura” più di ogni altra. Un romanzo a flusso in cui desideravo imbattermi da tempo, una prosa raffinata e pregna, necessaria, potente di lessico e frasi, senza mai affettazione. Letteratura, appunto. Che scava. E si fa leggere lentamente, quasi una pagina alla volta, come un ruminare di parole e soprattutto un colpire di aggettivi compiuti, compienti. Come bere finalmente senza essersi accorti di quanta sete si aveva, come un bel film dopo ore di televisione.

Non succedono grandi fatti in questa storia: una scrittrice torna nella sua cittadina di origine dopo qualche anno di assenza e ritrova un filo di congiunzione tra tutti i segni della sua infanzia che aveva subìto senza capire, dando finalmente nome e consapevolezza al trasudo violento e cattivo che respira da quei luoghi. La sopraffazione sull’innocenza, il sacrificio per la perpetuazione di un potere malvagio, una cospirazione marcia di paese, la caccia alle streghe, mai quelle cattive. E nel Perturbante con tinte di Fantastico questo brevissimo lavoro coglie appieno la sensazione dell’heimlich freudiano e il familiare respinge, strugge, pare ingiusto. Un’atmosfera opprimente dove il candore pare destinato a soccombere, e il bene può sopravvivere solo se si allontana da lì, dalla cancrena omertosa. E nella consapevolezza di questo, la protagonista ricostruisce il suo passato con coraggio, combaciando a se stessa, abbracciando la propria madre. Bella prova di una scrittrice vera, Laura Liberale.

49. Tritolo

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da qui

Ti chiedi se sia possibile – ne parlavi con Flaminia – che i tuoi dolori, la malattia che senti avanzare lentamente, siano il prezzo da pagare per una salvezza misteriosa, perché la Chiesa emerga dal labirinto in cui vaga da qualche tempo a questa parte, dalla perdita dell’entusiasmo e della libertà, dalla compromissione coi poteri. Continua a leggere→

“NeXT 17”, il Connettivismo si evolve. Intervista a Sandro Battisti

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

da Postpopuli.it

Il Connettivismo si è inoltrato in un territorio sensibile. Extreme Ways è il titolo dell’Iterazione 17 del bollettino ufficiale del movimento, NeXT, che idealmente prepara all’imminente “NeXT-Fest”, la grande convention autunnale di questa avanguardia letteraria, in programma a Roma al Centro Culturale “Elsa Morante” dal 26 al 28 ottobre 2012.

I temi trattati dagli articoli, dai racconti e dalle poesie proposti in questo numero sono profondi: conoscenza e universi paralleli, l’evoluzione dell’informatica alla luce della fisica quantistica, ma anche la ricerca del contatto con la parte più intima dell’identità umana; le prospettive dell’arte digitale e dell’architettura del futuro; le sottili vibrazioni dell’ambiente e del paesaggio, come evidenziato da questi versi di Marco Milani, da 16 ottobre:

Cielo plumbeo sopra vecchie case,
dai tetti cadenti.
Come un mantelo di noia
ad ingrigire giornate, scadenti di per sé.

(…)

Inferriate arrugginite,
come siepi dell’inferno dalle geometrie scomposte,
pronte per cadere al primo alito di vento
scheletri di fine secolo.

(…) Continua a leggere→

48. Qui dentro

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da qui

Perché ti ostini? Lo capisci che è una guerra persa in partenza? Ti faranno fuori. Vuoi dire come l’altro? Non ho detto niente; hai mischiato le carte, non potranno perdonartelo. Il ventilatore fatica a sputare quattro fili d’aria. Lela gioca con Liubìsa, sollevando polvere secca. Continua a leggere→

Ascoli

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La chiamavamo il salotto d’Italia:
la piazza sembra immobile nel tempo,
con la chiesa per parete, il palazzo
comunale dove dicono sì
gli sposi attesi da parenti e amici
coi fiori in mano, mentre la flottiglia
dei piccioni sbanca il tavolo vuoto,
rovesciando tazze e bicchieri. Dalla
finestra di una casa, la signora
col cappellino bianco sta studiando
turista per turista, e tu mi manchi,
mi manchi, amico, non sai quanto, come
l’aria, il mondo ch’eravamo, allora.

Bruno Bartoletti, Sparire in silenzio ritrovando il vento delle strade. Con una nota di Narda Fattori

Bartoletti non dimentica di essere un poeta e di tanto in tanto ci induce a soffermarci sui versi che ha appena pubblicato. Non lo si può neppure dire prolifico: tre, quattro libri  in un paio di decenni al contrario fanno pensare a quanto lasci decantare la sua scrittura che, quando appare, deve essere armoniosa, coerente, non futile né inutile.

Credo che oggi i poeti debbano porsi proprio il problema della capacità di e-ducere della poesia nell’ambito della società e non ritrovarsi a contarsi in sterili reading di un do ut des; e si potesse dire sempre poesia questa scrittura bistrattata, usurpata, spesso di poco pregio, come se andare a capo prima della fine dello spazio bianco o incasellare le parole una sotto l’altra come in un elenco. Continua a leggere→