Archivio mensile:Marzo 2021

Giuseppe Granieri su “Nove Racconti” di Salinger

Lo dico subito (e lo spiego dopo): per me il libro Nove Racconti di J. D. Salinger, edito da Einaudi, nella traduzione di Carlo Fruttero, datata 1962, avrebbe bisogno di una riverniciata. 

Doverosa premessa: quella che state leggendo non è una recensione del libro scritto dall’autore de Il giovane Holden. Per chi non avesse ancora letto questi racconti, e volesse saperne qualcosa in più, lo invito ad andarsi a cercare uno dei tanti giudizi (sui giornali o sul web) che sono stati pubblicati negli ultimi decenni. Qui, infatti, non si parlerà del contenuto, e nemmeno dello stile con cui questi racconti sono stati scritti. Se Salinger, insomma, è stato o meno il più grande scrittore di sempre, lo lasciamo decidere ad altri in altra sede. 

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Francesco Biamonti: venti anni senza

Recensione di Francesco Improta

In quel non esser lì che da sempre ti abitava; nel chiarore dello sguardo intriso d’innocenza implacabile come lo è la verità; nella pietà silente del sorriso… ti sei sparìu. 

Con queste parole Luigi Bonalumi, intellettuale, letterato e amico di vecchia data, salutava la scomparsa prematura (17 ottobre 2001) di Francesco Biamonti. Sono trascorsi venti anni da quel giorno e il vuoto per la sua dipartita si avverte sempre di più. Il mondo appare depauperato d’intelligenza, di sensibilità, di poesia e persino della sua voce, una voce bassa e velata, capace di affascinare l’uditorio e tenerlo inchiodato alle poltrone.

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Poesia italiana del XXI secolo

 MADDALENA CAPALBI è nata a Roma nel 1948. Dal 1973 vive a Milano. La sua opera prima è Fluttuazioni (LietoColle, 2005), seguita da Olio (LietoColle, 2007), nel 2008 Sapevo (Ed. Pulcinoelefante), Il giardino di carta (Lab. Grafico Fil de fer), Arivojo tutto (LietoColle, 2009) poesie in dialetto romanesco. Nel 2011 Nessuno sa quando il lupo sbrana ( La Vita Felice), Testa rasata (Moretti&Vitali) e nel 2018 Ribbelle (Il Verri) Ha collaborato con Giuliano Turone responsabile del sito Dante Poliglotta, traducendo in dialetto romanesco alcune terzine tratte dal I-V e XXVI canto dell’Inferno – XXX del Purgatorio e XXXIII del Paradiso. È stata redattrice della rivista culturale Qui libri. Ha coordinato dal 2005 il Laboratorio di Poesia presso la II Casa di Reclusione di Bollate curandone ogni anno le antologie poetiche. Alcuni testi sono stati musicati dal Maestro Davide Gualtieri docente della cattedra d’improvvisazione del Conservatorio di Milano e rappresentati in Sala Verdi e in Sala Consiliare di Palazzo Marino. Nel 2015 il comune di Milano l’ha insignita dell’Ambrogino d’Oro.

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Della vita

È bello pensare a Dio come a Uno che perdona. Immaginarne la pazienza di fronte all’insipienza umana, convincerci che siamo amati nonostante, sotto uno sguardo come il Suo. Contempliamo, nello stesso tempo, il mistero del rifiuto, l’antico vizio di credersi padroni: non di una ditta o di una proprietà, ma della vita.

Annamaria Ferramosca. “Per segni accesi”

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Dal nuovo libro di poesia di Annamaria Ferramosca, uscito il primo marzo con Ladolfi Editore, propongo tre assaggi. Un frammento da tableau mourant 2 che lascia avvertire tutta la crisi epocale, ecologica e pandemica, e l’angoscioso smarrimento («l’assenza di ogni valico per l’arca») che stiamo vivendo. Una poesia d’amore (perché di poesie d’amore c’è sempre bisogno). E infine il penultimo testo del volume, che trovo particolarmente felice e suggestivo: si tratta di un’ariosa, luminosa preparazione alla morte («il mio allenarmi per il grande volo»), dove con tono sommesso e colloquiale l’ultimo, sollecito pensiero va ai propri «libri ordinati negli scaffali / fieri    ben stretti», che, «ricordate    vorrebbero di tanto in tanto respirare / esigono    come tutti / di avere incontri    essere aperti / (non solo spolverati)». Perché, a differenza di quanto il frammento da me un po’ arbitrariamente estrapolato come incipit potrebbe forse far pensare

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Un privilegio

La sofferenza cambia d’aspetto a seconda delle prospettive: può essere un fastidio, un intralcio nel cammino, un dannato impedimento che inibisce l’azione; o l’unità in un ideale che dà senso alla vita. Per qualcuno, farne l’esperienza è un privilegio.

Tenerezza

La tenerezza è necessaria, nei confronti dei bambini è doverosa. Il cuore che si apre alla vita non dev’essere deluso o contristato: bisogna favorirne la fiducia, l’entusiasmo. Per le contrarietà c’è sempre tempo.

Self-portrait

di Stefanie Golisch

Ho vissuto per sempre, inciampo
ma non inciampo, nel mio oggi di
carne di pietra di primavera sono
la vita che nasce, la vita che muore,
la vita sorpresa tra un respiro e l’altro,
sono la parola che mi tace, il tempo
che passa per e contro di noi, sono
la tigre di tutti, sono

Quando non eravamo ancora nati, tra
caso e destino abbiamo scelto altro,
siamo poveri ma sporchi, montiamo
in sella soltanto quando la meta non
c’è, la risposta alla domanda chi sono
è un corpo pesante di ossa, acque e io,
ancora non mi chiamo

Dove finisce la neve possiamo noi
cominciare,
siamo la neve, la paura
di sbagliare e di non sbagliare, la mia
è la storia di tutti, sono la bocca che
dice sì e no, la fame, la voglia di essere
e di non essere, sono il ricordo del
pomeriggio d’infanzia più lungo,
l’attesa, le ore, l’ora, ora

Marco Vitale, Gli anni.

Marco Vitale

                                                       Gli anni

                                             Nino Aragno editore, Torino 2018

Nota di lettura di Rosa Salvia

Trent’anni di versi e sei raccolte di poesia: Monte Cavo (1993), L’invocazione del cammello(1998), titolo originalissimo in riferimento alle Aventures prodigieuses de Tartarin de Tarascon,Il sonno del maggiore(2003): un racconto in versi diviso in sedici capitoli dal carattere fortemente autobiografico, Canone semplicedel 2007 (in riferimento al canone musicale a due voci) che si snoda in dieci sezioni, Diversoriumpubblicata nel 2016 per le Edizioni Il Labirinto e una silloge di inediti scritti nel corso del 2017 dal titolo Il tratto fermo e lieveracchiusi in questa sorta di libro mosaico in cui si muovono molti echi e ogni tessera trova una perfetta collocazione, allineandosi come i dipinti di un’esposizione da pittore del chiaroscuro.

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Lirico terapia. Idea Vilariño, L’incontro.

 L’incontro

Tutto è tuo

per te

va verso la tua mano il tuo orecchio il tuo sguardo

andava

andò

sempre andò

ti cerca ti cercava

ti cercò prima

sempre

dalla stessa notte

in cui sono stata concepita. 

Ti piangeva alla nascita

ti imparava a scuola

ti amava negli amori di allora

e negli altri.

Dopo

tutte le cose

gli amici i libri

i fallimenti l’angoscia le estati gli impegni

malattie ozi confidenze 

tutto era segnato

tutto si muoveva

avviato

cieco

arreso

verso il luogo da dove saresti passato

perché tu lo trovassi

perché lo calpestassi.

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Ragionevoli

Spesso, nella vita, si inseguono gli amori, ma non l’Amore. È il motivo per cui siamo esortati ad amarlo con tutta la mente, tutto il cuore, tutta l’anima e tutte le forze. Bisogna puntare in alto per arrivare a una modesta sufficienza. Non tutti sono santi; ma che molti, almeno, siano ragionevoli.

Lirico terapia. Kamala Das, I fiori bianchi.

I fiori bianchi

Oggi intreccerò fiori bianchi nei capelli del mio bambino 

perché gli ospiti stanno salendo le scale 

parlando di guerra, massacri e disperazione. 

Oggi non verserò whisky, servirò invece del vino 

in bicchieri freddi come il palmo di un morto 

servirò un vino di ciliegia rosso sangue.

Parlano dell’India con voci forti e belle. Con fresco 

sangue la ameranno, lo so, appassionatamente 

e bruceranno come incenso, carne viva. 

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Intervista ad Alfredo Rienzi, di Raffaela Fazio



Alfredo, iniziamo da qui: secondo te, il limite della poesia è la sua forza (o può diventarlo)?

Per rispondere dovrei avere ben chiaro cosa posso considerare come “limite” della poesia e forse anticipare una qualche definizione, fatalmente soggettiva, ma, per brevità, mi concentrerò su due aspetti. 

Il primo è intrinseco: la poesia, con la sua necessaria densità e concentrazione verbale e semantica si fa carico di una rappresentazione del mondo incompleta, frammentaria, parzialissima rispetto alle possibilità della prosa e della saggistica. Ma nell’equilibrio, secondo me necessario e inevitabile, tra il detto e il non detto si incontrano, appunto, i limiti e le potenzialità del verso. Il non-detto richiede confidenza con il silenzio, con il pre-verbale, con il secretum intuitivo. Apre porte, spiragli, prospettive (più delle altre forme di scrittura), che offrono ad ogni lettore (ogni ascoltatore del non-detto) il proprio angolo di visuale. In una realtà orfana, per sua stessa natura, del Vero, l’offerta e la convocazione nel testo di verità plurali ne può quantomeno richiamare l’esistenza, offrire un percorso d’avvicinamento.

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Lirico terapia. T. S. Eliot, Il palazzo di Circe

Il palazzo di Circe

Attorno alla sua fonte, che fluisce con la voce di uomini in pena, 

vi sono fiori sconosciuti a tutti. 

I petali hanno zanne, e sono rossi

con striature e con orrende macchie; 

germogliano dai morti. –

Noi non ritorneremo in questo luogo.

Sorgono dalla tana le pantere 

nella foresta che infittisce al fondo, lungo le scale del giardino giace 

il pitone indolente; ed i pavoni

incedono lenti e maestosi, 

ci osservano con gli occhi di coloro che conoscemmo tanto tempo fa.

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