Credo che la poesia sia un modo di essere al mondo, un destino, un ritorno. L’ho sempre sostenuto, si può essere poeti senza scrivere poesia ma non si può scrivere poesia senza averla nell’anima, senza possedere uno sguardo poetico sulla vita. La poesia scritta è qualcosa che accade e, paradossalmente, a volte può sottrarre poesia alla vita, essendo, la poesia, nettare e veleno insieme, qualcosa di ustionante come l’amore, come sa essere la bellezza, come è la ricerca della verità. In me scrivere poesia, senza sapere da quale mondo inconoscibile si scrive, è diventato necessità e a volte preghiera ma è anche dipendenza con la conseguente sofferenza da mancanza, la violenza muta della parola quando vuol diventare verso e non riesce, come diceva Cristina Campo. Ma questo è il non-luogo in cui ho scelto di abitare o meglio, in cui mi sono trovata ad abitare in quella che si può definire una seconda vita, con tutto ciò che implica essere in una vita moltiplicata fuori dal tempo ma che al tempo deve necessariamente rapportarsi. Continua a leggere
Archivio mensile:Gennaio 2023
Dove finisce
Lia Albricci, Una storia di guerra e d’amore
Per Pina, amica luminosa e amatissima,
che ha combattuto guerre terribili,
amava profondamente la terra dove era
nata, e questa storia le sarebbe piaciuta.
Una storia di guerra e d’amore
di Lia Albricci
Siamo spettatori. Di questa ultima guerra che stiamo vivendo troppo vicino e troppo lontano sappiamo quasi tutto. Abbiamo mappe, foto aeree, rappresentazioni grafiche precise al millimetro. Conosciamo il numero dei proiettili usati e l’aspetto tecnologico degli strumenti di distruzione più innovativi e brutali. Sappiamo di ogni bombardamento in tempo reale, delle perdite umane e logistiche, vediamo le immagini delle città distrutte e delle fosse comuni, vediamo le file dei profughi alle frontiere, vediamo i morti nelle strade, vediamo sui volti la paura e il dolore, la fierezza o la disperazione. Vediamo ancora una volta l’umanità che fa paragoni col proprio passato e si appresta a cancellare il futuro. Continua a leggere
Un’ora con Alfonso Gatto (Interzona)
Tre meno meno, di Maurizio Cortese
Non sapevo che mio cugino avesse scritto un libro: me ne accorgo con sei anni di ritardo. È il segno di uno scollamento più ampio dal mondo dei parenti, dovuto a una molteplicità di cause, per lo più indecifrabili. L’idea sarebbe quella di vedersi, confrontarsi, arricchirsi dei reciproci talenti (c’è perfino un annuale D’Ascia day – dal cognome del mio nonno materno – a cui non ho mai la fortuna di partecipare), ma tra il dire e il fare c’è di mezzo l’A1, con i tanti caselli della vita. Il libro di Maurizio è diventato, perciò, il pretesto per recuperare, in una volta, tutto il tempo perduto: gli abbracci mancati, le condivisioni agognate e risucchiate nel vortice spietato degli impegni. Non è un libro perfetto, ma i piccoli nei sono ampiamente compensati dalla freschezza del racconto, dagli acuti improvvisi – commoventi o comici – che sorprendono il lettore quando meno se lo aspetta.
Poesia italiana del XXI secolo

Angela Greco AnGre è nata a Massafra nel 1976. Ha pubblicato un titolo in prosa e diversi titoli di poesia tra i quali Ananke, Ladolfi, 2021, introduzione di Fabrizio Bregoli e Aiguiller, Ladolfi, 2022, sono i più recenti. Presente in antologie, siti e blog è ideatrice e curatrice del lit-blog Il sasso nello stagno di AnGre (https://ilsassonellostagno.wordpress.com/); commenti e note critiche ai suoi lavori sono reperibili all’indirizzo https://angelagreco76.wordpress.com/. Continua a leggere
Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro. Il peccato del mondo
di Lucio Brandodoro
Il peccato del mondo
[Gv 1,29-34 ]
L’indicazione di Giovanni Battista non deve essere apparsa molto chiara a chi ascoltava. Erano abituati ad annunci di remissione dei peccati, ma nessuno aveva annunciato che era arrivato Colui che toglie il peccato.
Credo che sia ben altra cosa parlare di peccati (al plurale) e di peccato (al singolare).
Naturalmente non è questione di numeri.
Peccati, al plurale, si intendeva come trasgressione ad una norma, che poteva essere trasgredita più volte. E ogni trasgressione ad una o più norme era un peccato. Più trasgressioni, più peccati. Continua a leggere
FABIANO D’ARRIGO, “RICORDI DI VIAGGIO”
FABIANO D’ARRIGO, RICORDI DI VIAGGIO, LUCCA, TRALERIGHE LIBRI, 2022
di Antonio Lovascio
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Da Eraldo Affinati ad Alessandro D’Avenia, per finire a Paola Mastrocola: scopri i libri degli scrittori-insegnanti più amati del momento. Abilissimi nel coniugare passione per l’insegnamento e amore per la scrittura, hanno pubblicato opere che parlano ai giovani con grande successo. A questi possiamo aggiungere anche intellettuali di casa nostra che per una vita sono saliti in cattedra con tanta umiltà ed ora, senza aspirare ad eccellenze letterarie, vogliono condividere non solo con gli ex allievi ma con la realtà che li circonda le emozioni che hanno provato con i viaggi, che per eccellenza rappresentano la metafora della vita. Continua a leggere
Frigorifero
Frammenti di Cinema # 59

Ci sono i remake e i sequel. Poi, sono arrivati i prequel, gli spin-off e i reboot. Infine, più modestamente, ci sono i film fotocopia, ovvero che hanno la stessa trama. Ma senza intenzione alcuna, almeno in apparenza. Clamoroso è il caso che riguarda Checco Zalone e Aldo Baglio. Nel 2020 il primo fa di nuovo il botto con Tolo Tolo. Il film parla di migrazioni e varia disumanità. Questa volta gli spettatori scoprono che la trama, come si dice in questi casi, fa riflettere. Infatti, escono dal cinema delusi. Un anno prima, Aldo, di Aldo, Giovanni e Giacomo, esordisce da solista in Scappo di casa di Enrico Lando. Continua a leggere
Domenico Pelini legge Joseph Brodsky. 7
Tenerezza
Combattere il nazismo da dentro? Arriva Planck
di Antonio Sparzani

Max Planck (1858-1947)
Vi riscrivo qui l’esatto seguito di quanto scrive Heisenberg dopo aver dato conto del dialogo con lo studente:
Il mio visitatore si alzò per andarsene; lo trattenni offrendomi di suonare l’ultimo movimento del concerto di Schumann. Egli accettò volentieri, e quindi ci congedammo da buoni amici.
Nelle settimane successive, le interferenze della politica nella vita universitaria si fecero via via intollerabili. Levy, un mio collega di matematica, perse il posto malgrado i suoi meriti di guerra. Ciò suscitò un’indignazione tale – soprattutto tra i colleghi più giovani: ho in mente ad esempio Friedrich Hund, Karl Friedrich Bonhoeffer e il matematico B. L. van der Waerden – che pensarono di dare le dimissioni e di far pressione sugli altri colleghi affinché facessero altrettanto. Prima però di fare un passo tanto grave decisi di chiedere consiglio a qualcuno più anziano di me e di cui potessi fidarmi completamente. Presi quindi un appuntamento con Max Planck e andai a trovarlo a Berlino, al Grünewald.
Planck mi fece entrare in un soggiorno un po’ cupo, ma comodo e piacevolmente antiquato: mancava solo, per completare il quadro, un lume a olio sul tavolo. Planck mi sembrò molto invecchiato dall’ultima volta che l’avevo visto [si tenga presente che Planck era nato nel 1858, dunque aveva 75 anni, n.d.r.]. Le rughe si erano fatte più fonde sul suo viso fine e ben modellato; sorrideva a stento, di un sorriso doloroso. E sembrava terribilmente stanco.












