Archivio mensile:Ottobre 2023

La parola ai poeti. Francesca Del Moro

[foto di Daniele Ferroni]

Scrivere per sbendare la ferita

La poesia è una ferita individuale
che diventa musica collettiva.

Maria Grazia Calandrone

Sono “morta emotivamente e psichicamente”, per usare le parole della mia terapeuta, quando mio figlio si è suicidato tre anni e mezzo fa. Allora e per molti mesi a venire sono stata come altrove. Tutto ciò che era vitale per me non esisteva più, compresa la scrittura. Non riuscivo più a seguire un film, ad ascoltare musica, né tantomeno a leggere poesia o qualsiasi altra cosa. Potevo solo camminare e nuotare perché erano i modi in cui il corpo cercava di fuggire la violenza del pensiero. Il primo libro su cui sono riuscita di nuovo a concentrarmi è stato il volume dei Meridiani dedicato alle opere di Sylvia Plath, forse in virtù di un’affinità con il suo sentire e per una ricerca di solidità espressiva. A poco a poco ho ripreso a leggere con costanza, poi a scrivere versi e infine, passato quasi un anno, a partecipare a incontri di poesia.  Continua a leggere→

Incontro XXVI

Giorno d’autunno

di Rainer Maria Rilke (1875-1926)

Signore: è tempo. Grande era l’estate.
Metti la tua ombra sulle meridiane,
e libera i venti sopra le pianure.

Dì agli ultimi frutti di maturare,
concedigli ancora due giorni di tepore,
affinché si possano compiere, e spremi
nel grave vino l’ultimo sapore.

Chi ora non ha casa, non l’avrà.
Chi ora è solo, lo rimarrà a lungo,
vegliando, leggendo, scrivendo lunghe lettere
e camminando irrequieto tra i viali
nel fluttuare delle foglie.

Giorno d’autunno 2023

di Stefanie Golisch (Germania, 1961)

L’estate non era più grande della primavera, non
più saporito delle mele Pink Lady che poco sanno
di mela. La stanza del poeta è vuota, sul tavolo ha
lasciato il libretto d’istruzione della caldaia con
l’augurio di riuscire a farla partire Continua a leggere→

Quattro libri in commercio col divino

di Alberto Fraccacreta

Dietrich Bonhoeffer, Poesie (testo tedesco a fronte, introduzione e traduzione a cura di Alberto Melloni, Marietti)

Le liriche di Bonhoeffer, teologo evangelico ucciso nell’aprile 1945 per aver aderito al complotto contro Hitler, «sono accomunate – nota Melloni – dalla “scrittura notturna”, diversificate nel verso (ora libero, ora legato a un metro e alla rima), con echi a volta espliciti, ma spesso impliciti alla tradizione musicale tedesca, al patrimonio innologico luterano, non meno che al linguaggio biblico». Continua a leggere→

Si spiega


Siamo qui per amare: ogni gesto che ha il coraggio di accogliere il progetto di Dio ha un valore inestimabile. Una parola di conforto, un’espressione autentica di tenerezza, un’attenzione inaspettata, sono la storia della terra che s’intreccia con quella del Cielo. In questa convergenza, tutto si spiega.

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Emiliano Cribari: Cronache dalle rovine

di Franca Alaimo

Pregare senza altare

La montagna, il bosco: figure entrate da sempre nel territorio dei simboli e, dal Novecento, in quello psicoanalitico: luoghi del distacco dalla comunità umana, della prossimità, la prima, al divino; dell’immersione nella primitiva felicità e integrità della Natura, il secondo.

Ascesa ed esplorazione del proprio io.

Emiliano Cribari pratica entrambe percorrendo la catena degli Appennini, spina dorsale della penisola italiana, disegnando una mappa insieme storica, botanica, zoologica, catturando epifanie di luce, voli, ombre misteriose, panorami suggestivi, intridendosi di profumi, di colori, di gioie tattili. Continua a leggere→

La parola ai poeti. Eugenio Griffoni

“L’opinione comune che fugge l’ignoto / e non conosce di quanto si possa sopravanzare la profondità della luce / attraverso la disciplina del buio.”

Versi di Franco Ferrara, questi, che tuonano dai fondali del sogno. Un sogno (il mio) che attende assopito nell’incavo dell’ombra dove soffiano le grave, e la goccia, precipitando, rende forma all’ignoto riempiendone di vita l’implacabile silenzio.

E’ l’incontro con questo autore, per cui ringrazio il lavoro editoriale di Argolibri, a fecondare il mio presente di piccolo poeta alla ricerca di una verità ancora perlopiù ignota: ricerca a tratti spasmodica, strizzata nel sudore di corde nell’abisso, e a tratti nembosa, sperduta nell’olezzo di luoghi comuni, che ancora fa a pugni con un ego che mai davvero muore.

Credo che sulla superficie molto oramai, se non tutto, sia stato detto e ad essere sincero fatico a collocarmi nel baccanale di voci presente. Così mi sono rintanato ancora una volta nelle Terre della Notte (quanto avrei voluto chiaccherare con te, Giovanni Badino!) a seguire il richiamo fascinoso ed intraducibile della grotta. Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro


L’Immagine

[Is. 45,1.4-6; Mt. 22 15-21]

 E’ tutta in un verbo, la possibilità interpretativa di questo passo del vangelo di Matteo.

Il verbo di cui parliamo è apodìdomi (rendere, restituire) del verso 21.

Non si tratta di pagare o, anche semplicemente, di dare qualcosa a qualcuno. Si tratta di restituire. Si restituisce ciò che non è di proprietà di chi dispone di un bene, ma che appartiene ad un altro, il legittimo proprietario, a cui il bene va restituito. Continua a leggere→

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La parola ai poeti. Luca Bresciani

Scrivo in versi da venti anni e ho pubblicato sei libri di poesia, troppi. In Italia si produce un numero spropositato di libri perché quasi nessuno confessa, per profitto o ipocrisia, che quello che scrivi non vale assolutamente niente. Per molti anni ho utilizzato la poesia come esercizio intellettuale per dare voce alle mie frustrazioni e per lungo tempo mi sono considerato un essere umano dotato di una sensibilità superiore, un uomo migliore degli altri. Finalmente rileggendo le mie opere, un giorno mi sono ritrovato ridicolo e inutile, soffocato da tutto quel personalismo e da quella visione claustrofobica che traeva nutrimento dalle mie misere vicende di giovane uomo arrabbiato con il mondo. Infatti in quel periodo ho incominciato a realizzare che la poesia non poteva limitarsi a un’analisi sterile delle proprie disgrazie ma che poteva e doveva diventare un luogo d’incontro dove svestire i propri egoismi alla ricerca di una giustizia che potesse risuonare in tutti gli esseri viventi. Così ho deciso di continuare a scrivere solo con l’impegno e l’obbligo di non usare più la parola io e ho avuto enormi difficoltà a portare a termine un testo perché da troppi anni cercavo la poesia non più lontano della distanza tra il mio corpo e la mia ombra. Chi davvero insegue una nuova strada con impegno e sincerità viene sempre accolto dalla provvidenza e in quel periodo di sperimentazione mi è giunto in lettura il libro “Sulla poesia” di Giorgio Caproni che è per me l’opera di riferimento a cui devo tutto il mio scrivere attuale. Continua a leggere→

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Sorprese


Il Cristo è gioia: è questa la sorpresa del Vangelo, la perla preziosa, il tesoro nascosto nel campo. In mezzo alle sofferenze della vita, di fronte alla paura della morte, brilla un’inattesa novità: Gesù è gioia, contro tutti i pronostici e tutti i pessimismi.

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Fare un passo (e cambiare l’alfabeto)

di Raffaela Fazio

 

  1. Il passo in avanti: per superare la delusione

 

A ben riflettere, la persona, la cosa che ci delude non è responsabile del sentimento che noi proviamo. Il sentimento è “nostro”.

Quando ci rendiamo conto di questo, ecco allora che spesso ci sentiamo in colpa. In colpa perché non abbiamo guardato con sufficiente attenzione chi/cosa ci stava davanti, perché abbiamo visto ciò che volevamo vedere, perché, insomma, non siamo stati in grado di valutare in modo obiettivo la situazione senza lasciarci influenzare dai nostri desideri. 

Certo, uno sguardo lucido aiuta. In qualsiasi rapporto, sarebbe bene non percepire l’altro come azionato da meccanismi interni uguali ai nostri e sarebbe sano non pensare che tali meccanismi trovino un unico canale di espressione. Ma, anche se ci sforziamo di ripulire il nostro sguardo, rimane il fatto che siamo esseri complessi, animati da aspettative.  Continua a leggere→

La parola ai poeti. Raffaele Floris


“Non ci deve essere una parola inutile: tutto deve dire qualche cosa […]”. Così scriveva Giuseppe Verdi a Francesco Maria Piave mentre il libretto del
Macbeth stava cominciando a prender forma.

Così anche a me piacerebbe scrivere: nessun aggettivo superfluo, nessuna espressione arcaica o ridondante, ma – di converso – nessun cedimento alle mode o alle correnti. A me piace utilizzare il verso tradizionale (endecasillabi, settenari…) perché non riesco davvero a scrivere in assenza di un ritmo, e non mi sento di dover recitare il mea culpa per questo. Continua a leggere→

Limiti


Ci sentiamo così poveri e fragili, ma Gesù ci accoglie come siamo: consegniamogli tutto nelle mani, perché la Sua benedizione ci trasformi. È il vantaggio di un Dio che non ha limiti, e dai limiti libera noi umani.

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Poetry Therapy, di Dome Bulfaro

Quale scuola vogliamo?

Dietro i tanti percorsi di poesiaterapia e non solo che sono raccolti in questo numero, ci sono volti e storie di bambini, adolescenti, adulti e anziani che, nelle scuole, nelle carceri, nelle corsie degli ospedali, hanno molto da raccontarci e insegnarci. Leggerli significa incontrarli e darsi l’occasione di arricchire di molto sia la nostra mescola di carne e spirito, sia questo nostro breve viaggio che chiamiamo vita. Una vita-Itaca che, come dice Kavafis, al di là di come si presenta, vale sempre tanto visto che ci “ha dato il bel viaggio”.

Con il gessetto traccio una linea azzurra sull’asfalto e la percorro come se camminassi su un declivio. Alla mia destra c’è la valle coltivata del mondo pre covid e alla mia sinistra c’è la valle ancora tutta da coltivare del mondo post covid. La valle del pre covid è verdeggiante solo in alcuni, isolati, tratti. Si presenta come una terra contrastante, a tratti brulla e grigia, con diverse zone depresse; zone che il covid non ha fatto altro che allargare a macchia d’olio. Continua a leggere→

La parola ai poeti. Gregorio Tenti


La definizione più interessante di poesia l’ho sentita da
Francesco Muzzioli [01:10:00], ed è: “Poesia: plaf” (la poesia come morale è tutto ciò che si deve evitare in prima istanza). 

Per un certo periodo sono stato convinto che una buona definizione di poesia potesse basarsi sull’ecceità linguistica e testuale. In questo senso poesia sarebbe una modalità dell’ostensione del “questo”, gesto deittico che al quesito del lettore (“Cosa mi vuoi dire?”) risponde tautologicamente con la sua stessa presenza. Ora mi sembra che questa soluzione sia poco più che un adagio anti-idealistico, un dispettuccio a Hegel brandito un po’ da chiunque. Continua a leggere→

L’altra riva


Siamo nel cuore di Gesù: accorgersene è cominciare a vivere. È Lui l’evento che interrompe l’eterno ritorno, i corsi e ricorsi della storia, la catena di cause ed effetti che non porta a nulla di buono. Ripartire da qui vuol dire riscoprire quella che Lui chiama l’altra riva.

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La parola ai poeti. Valentina Calista

Avvicinarsi alla poesia è stata una salvezza arrivata molto presto nella mia vita e grazie ad una figura che rimarrà, per me, sempre il suo simbolo: la poetessa Paola Malavasi, prematuramente scomparsa, nonché mia insegnante di Letteratura Italiana durante gli anni del liceo. Con i miei quaranta anni di oggi, posso affermare che la poesia è entrata definitivamente in forma scritta nella mia vita nel periodo dell’adolescenza. La poesia e la musica mi hanno salvata. Avevo quindici anni e frequentavo la terza superiore e Paola Malavasi (Viterbo 1965 – Venezia 2005) fece una cosa che tutti gli insegnanti dovrebbero fare: credette in me e mi diede la chiave di accesso al mondo della poesia. Conobbi Paola in III liceo, quando avevo 15 anni. Fu la mia “poetessa guida”, come amo definirla. La nostra amicizia scavalcò le aule del liceo. Mentre preparavo il mio primo esame di letteratura italiana all’Università, l’andai a trovare per un consiglio. Stava facendo il pane per il figlio. Un giorno, tra le barriere dei libri nel suo studio pieno di carte scoprii alcune sue poesie pubblicate nelle edizioni Pulcino Elefante dai titoli Dolce (1999) e Paese Passato (2000). Mi sembrarono un piccolo miracolo. Mi introdusse alla lettura di Alda Merini, un giorno, sulla porta, mentre me ne stavo andando per tornare a casa. Continua a leggere→