Archivio mensile:Giugno 2024

Edoardo Sant’Elia. Filosofia delle narrazioni contemporanee. Il Silenzio. 3

Duemila. La tribù delle storie

Il Silenzio 3.   Quel tasto invisibile, muto

 

   Quando la cura e la malattia coincidono. Quando per esprimersi non ci si accomoda nel territorio ufficiale della conoscenza, non si individua una nicchia prestigiosa da esplorare fino in fondo e da cui emettere argute sentenze; quando invece, rimanendo in bilico tra arte e vita, si sceglie di rappresentare il proprio Io, di confessare il proprio essere al mondo misurandosi di continuo con l’indicibile, senza pretendere vittorie definitive, ben sapendo che comunque, sfrontato o di soppiatto, lentissimo o fulmineo, “fra poco arriverà il silenzio”.  Continua a leggere→

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Lo stato dell’arte. Paolo Pistoletti

Sono molto grato per l’opportunità concessami su questo spazio, soprattutto perché la questione posta mi sembra davvero fondamentale. Infatti credo che l’arte, e segnatamente la poesia, sia il luogo ideale per l’incontro con l’Altro-in-sé. 

E in ordine a ciò, spesso, mi ritrovo a pensare a quanto sarebbe bello se tutta la poesia fosse davvero e sempre “poesia di ricerca”. Ma non una ricerca esclusivamente formale, così come oggi, invece, purtroppo, la si intende. Ma una ricerca, continua, di vita. 

E mi torna alla mente, a questo proposito, l’insegnamento che Eduardo de Filippo rivolgeva ogni volta ai suoi allievi: “Chi cerca la vita trova la forma, chi cerca la forma [invece] trova la morte”.  E poi, ancora, l’altissimo monito di Marina Cvetaeva: “Come posso io, poeta, e cioè creatura dell’essenza, farmi lusingare dalla forma? Mi lascerò lusingare dall’essenza, e la forma verrà da sola. E viene. E non dubito che verrà” (da Il poeta e il tempo, p. 44).  Continua a leggere→

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Frammenti di Cinema # 77

di Pasquale Vitagliano

Il prof.  Hunham (Paul Giamatti) in The Holdovers – Lezioni di vita (2023) di Alexander Payne rinnova una figura carismatica del cinema. “Bisogna cambiare il punto di vista per comprendere davvero il mondo”, questa è la lezione di un altro insegnante, il prof. Keating (Robin Williams) de L’attimo fuggente (Dead Poets Society) diretto nel 1989 da Peter Weir. A differenza di Robin Williams, Paul Giamatti non ha bisogno di salire sul banco per indicare ai suoi alunni una visione diversa da quella che diamo per scontato. Il prof. Hunman, infatti, è strabico e involontariamente ci suggerisce che per capire il mondo ci vuole uno sguardo obliquo. Il carattere catartico del rapporto con il docente, tuttavia, era stato messo già in discussione da Richard Brooks con Il seme della violenza. Inaugura la linea del conflitto docente-alunni dagli esiti (quasi) sempre edificanti che ritroviamo in Pensieri pericolosi (1996) di John N. Smith, che racconta la storia vera di LouAnne Johnson, ex marine e insegnante in una classe californiana molto complicata. In Italia questa classe viene collocata in un carcere minorile nel film di Marco Risi Mery per sempre del 1989.

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Ospite

Dio non si occupa solo delle grandi cose, ma anche delle minime. Dimentichiamo spesso di ringraziarlo per il tempo, per una coincidenza inaspettata, per un senso di pace che ci invade all’improvviso. Ospite dolce dell’anima, ci visita.

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Lo stato dell’arte. Maurizio Soldini

La poesia oggi

Nella prima metà degli anni venti del XXI secolo

Oggi, superate le secche della svolta di Secolo, in qualche modo segnata dalla sciagura dell’attentato alle Torri Gemelle, avvenuta l’11 settembre del 2001, in questa prima metà del Ventennio del XXI Secolo iniziata con una tremenda epidemia che ha comportato milioni di morti nel mondo e ora devastata da una crisi mondiale legata ai conflitti russo-ucraino e israelo-palestinese, che rischiano di portarci sull’abisso della terza guerra mondiale con lo spettro di una guerra nucleare, da una parte, e col pericolo, dall’altra parte, che si ripeta ben altro Olocausto, tra l’altro provocato proprio da chi lo aveva subito nel Secolo passato, dovremmo chiederci a maggior ragione, ripetendo quello che aveva avuto modo di dire il filosofo Adorno dopo Auschwitz, se oggi, dopo quanto sta accadendo, «Scrivere una poesia sia un atto di barbarie». Allo stesso modo, anche Salvatore Quasimodo, nel 1947, nell’immediato dopoguerra, scriveva questi versi, presenti nella raccolta Giorno dopo giorno, versi successivamente divenuti di dominio popolare, ispirati dal Salmo 137 della Bibbia («Sui fiumi di Babilonia, là sedevamo piangendo al ricordo di Sion. Ai salici di quella terra appendemmo le nostre cetre»): Continua a leggere→

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Lo stato dell’arte. Leonardo Tonini

Dal guardare al vedere

Accolgo volentieri l’invito di Fabrizio Centofanti a partecipare all’iniziativa ‘La Poesia e Lo Spirito’. È sempre utile per i poeti avere l’opportunità di riflettere sul proprio lavoro. Il poeta è creato dalla sua stessa creazione; non vi è poeta senza poesie. È quindi giusto che, a un certo punto, rifletta su cosa è diventato grazie a ciò che scrive e su quali siano le intenzioni che ancora lo spingono a scrivere.

Sebbene scrivessi in versi dai tempi del Liceo, non mi sono mai visto come poeta, non mi sono mai identificato con lo scrivere poesia. Crescendo mi ero anche allontanato per merito, o per colpa, di una laurea in Lettere che mi ha messo a conoscenza, approfondita e contestualizzata, con il testo poetico e con i suoi migliori epigoni. In sostanza, non ero poeta per amore verso la poesia, troppo la amavo per sentirmi “sesto fra cotanto senno”, per dirla con Dante.  Continua a leggere→

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Due estratti di Alessandra Boero

da Ovunque Lei sia, un saluto dall’inferno… di Alessandra Boero (ed. Philobiblon)

“Totoismo”

prefazione di Marino Magliani

Qualche anno fa è uscito un romanzo di Giuseppe Conte, un giallo, del genere marinaresco, ambientato sulla Costa Azzurra. È un romanzo che racconta un presente  futuribile. In qualche modo racconta una distopia. Il titolo è Il male veniva dal mare e sarebbe un titolo perfetto per il libro per il quale ho accettato di scrivere questa nota. Libro che si può leggere come un frammento di biografia, quello che il lettore ha in mano, cronaca o reportage, o semplicemente il romanzo assurdo. C’è un uomo, col suo dolore, e quest’uomo tenta di farsi capire e di esistere, egli chiede giustizia, perché è un uomo con immensi disagi, sconforti, sogni, emozioni. Purtroppo non si tratta di un romanzo. Un uomo, in effetti, che era un giovane uomo, forte di nervi e muscoli, intelligente, con una professione che amava, e che ora, grazie peraltro alla dedizione e all’amore di chi lo sostiene e lo cura, può solo aggrapparsi a quel gemito: il to-to-to che sostituisce quasi ogni altro messaggio, un linguaggio frammentario che descrive e contiene ogni entusiasmo e gli incubi che lo riempiono, quando entuasiasmo e sogni spariscono. E questo – il to-to-to, dicevamo-, perché un giorno, alla fine dell’estate, nel settembre del 2014, il male veniva dal mare. Continua a leggere→

Lo stato dell’arte. Pietro Romano

Come qualche tempo fa ho avuto modo di raccontare proprio ne La poesia e lo spirito, guardo alle cose come dal filtro di una cinepresa. È il mio modo, credo, di rispondere a una realtà frastornante, che non contempla, fra le sue necessità, il silenzio.

In questi ultimi mesi, nel silenzio in cui mi sono in parte ripiegato, a volte con difficoltà, ho molto riflettuto su come neanche l’arte riesca a garantire continuità alla memoria. Sono venuti a mancare amici poeti e artisti poco noti ai più e, mentre il mondo va avanti, ecco ammassarsi altri libri, altri versi, poco per volta anch’essi destinati a essere dimenticati. Poi, certo, la fortuna di un poeta è imprevedibile: non è detto che chi non abbia ricevuto degna attenzione in vita, non possa poi essere riscoperto in seguito. E tuttavia, questo non mi appaga, e la ragione risiede nel carattere provvisorio e mai definitivo della memoria. La memoria è come un grande contenitore che, una volta riempito fino all’orlo, vomita all’esterno ciò che ritiene superfluo o privo di valore. E i criteri in base ai quali ciò avviene sono dettati, oltre che dalla capacità di un oggetto artistico di perdurare nel tempo, anche dalle correnti e dalle tendenze storico-culturali del momento. Questo forse mi amareggia di più, constatare come in fondo noi esseri umani plasmiamo la memoria a nostra immagine e somiglianza senza spesso considerare quanto di umano possa esservi nelle memorie di un passato tornate in qualche modo a galla. Continua a leggere→

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Lo stato dell’arte. Piergiorgio Dallan Viti

Qual è lo stato dell’arte?

  • L’arte oggi è inficiata da processi di marketing, di natura politica, economica, ecc. che l’hanno resa, quando va bene, intrattenimento. Alcuni fenomeni musicali, artistici o letterari possono essere spiegati soltanto così: si crea un prodotto per la middle class, carino, immediato, e lo si fa diventare virale sui social, capace di arrivare alle masse, anche attraverso i vecchi mezzi di comunicazione come la radio e la tv. Le lobby, di natura politica, religiosa, ecc. spingono insomma perché quel prodotto si imponga, per tutti gli altri, al di fuori di queste lobby, non restano che le briciole…

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

XI Domenica T.O.

«dorma o vegli»

« Il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce; come, egli stesso non lo sa.» [Mc 4,26-34]

La voglia di fare è spesso proporzionale alla voglia di possedere. Continua a leggere→

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Lo stato dell’arte. Lucianna Argentino

Quello che mi ha sempre stupito della poesia è la sua capacità di andare all’essenza dell’essere, inteso come la totalità dell’esperienza umana nelle sue due dimensioni: orizzontale e verticale e il fatto che essa è in grado di portare alla luce ciò che, altrimenti, rimarrebbe inespresso, compito che svolge perché la poesia viene dal silenzio. Ci può essere silenzio senza poesia, ma non c’è poesia senza silenzio. E’ nel silenzio, infatti, che il poeta si spoglia di sé stesso e il suo vissuto riceve un respiro più ampio così da farsi poesia ossia parola sconfinata e sconfinante. Poesia che è, innanzitutto, la messa in opera di un linguaggio che si spinge e ci spinge fino all’estremo delle sue e delle nostre possibilità che sono un tutt’uno e in cui il lettore può dare vita a una sua personale riscrittura della poesia scritta da un altro da sé, nel doppio senso che vede lo stesso poeta come altro da sé nell’atto di scrivere ed è anche in questo la grande forza della poesia e dell’arte in genere, qualunque forma essa assuma. Continua a leggere→

Maria Pia Quintavalla, Saudade

di Mauro Ferrari

Maria Pia Quintavalla, Saudade (2017-2022), Prefazione di Giancarlo Sammito, puntoacapo Editrice 2024.

Saudade (2017-2022) segue a distanza ravvicinata la riedizione, sempre per puntoacapo, di Estranea canzone, e sembra indicare un imponente sforzo di chiarificazione nella poesia di Maria Pia Quintavalla; il che, inevitabilmente e senza tirare in ballo la spinosa questione del rapporto fra biografia e scrittura, è pure indicativo.

Aprendo il libro, si trova in incipit un testo significativo come C’è bisogno degli altri (p. 15): affermazione decisa, tutta esplicita, che sembra quasi fugare le nebbie di una scrittura tutta chiusa in sé, nell’impenetrabilità opaca dei rovelli stilistici. La poetessa prende di petto il mondo con le armi della poesia e affronta i temi a lei cari del femminile – inteso come range tematico personale, sociale, civile e politico, ma anche come punto di vista specifico da cui vivere, osservare e giudicare la realtà nei suoi vari livelli. Continua a leggere→

20 righe (per niente) facili

di Pasquale Vitagliano

Il tempo dei poeti,/ è l’anarchia della parola. Sembra questo il crinale della poesia sorgiva di Giansalvo Pio Fortunato, il quale giovanissimo esordisce con Civiltà di Sodoma (RP, 2024). Colpisce immediatamente il furore escatologico di questa scrittura. Stentorea perché tutta giovanile (e non è un difetto), la voce dell’autore attacca direttamente e senza sconti il balbettio intellettuale del minimalismo. Gli stessi poeti “prestatisi” vengono additati al “giudizio apocalittico della corte marziale della storia”.

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