Archivio mensile:Giugno 2024

Lo stato dell’arte. Silvano Trevisani

Un filo lega l’arte al soprannaturale attraverso la natura: questo ci insegnano i testi sacri, la teologia e… Dante. Questo può rispondere un credente, forse più specificamente per la poesia che, senza la trascendenza, per la sua totale immaterialità, non perde certo il suo ruolo ma lo commisura, più di ogni arte, con livelli e problemi esistenziali, a cominciare dall’interrogativo principale: a cosa serve?
La storia della letteratura ci ha consegnato le risposte più diverse, che vanno da un eccesso all’altro: dal “non serve a niente” a “può salvare il mondo”. Ma come ogni prodotto umano, materiale o immateriale che sia, la poesia ha valore direttamente proporzionale a quello che l’uomo ci vuole trovare. Uso il verbo “trovare” perché per la poesia esso equivale quasi totalmente a “mettere”. Questo perché la quasi totalità di lettori di poesia corrisponde agli stessi poeti. Continua a leggere→

Mauro GERMANI, PRIMA DEL SEMPRE. Antologia poetica 1995 – 2022. Postfazione di Giovanni Nuscis

Mauro GERMANI

PRIMA DEL SEMPRE

Antologia poetica (1995-2022)

Puntoacapo Editrice 2024

Postfazione di Giovanni Nuscis

 

 * 

 

Da: L’ultimo sguardo (1995)

 

Il fuoco e la cenere

I

Sei prima dell’alfabeto, prima del volto. Tremi nell’erba bianca dei sogni, e un respiro attraversa la valle del mondo, diviene il tuo sguardo, il silenzio di noi, ancora, nel tempo dei fuochi. Continua a leggere→

Lo stato dell’arte. Elena Barbato

Lo stato dell’arte?

L’uomo contemporaneo vive in una solitudine sconfinata. Vuoto e modelli fatui sono proiezioni di una società troppo competitiva in cui scienza e tecnologie hanno esasperato la comunicazione con messaggi sempre più frenetici, molteplici, brevi. I ritmi assorbono energie e tempo e la ricerca dell’Altro è mediata dai social. Quello che si cede delsé è divorato dallo sguardo feticista dei “follower”. In questa realtà manca il vero Altro cui affidarsi che insegni. La figura solida che indichi i valori a cui aggrapparsi per vivere. I più si affidano a quello che la maggioranza dice, vuole, comanda e questo modo di esistere, di partecipare, crea dipendenze. La mancanza di valori si traduce in un senso di isolamento serrato, di vuoto. Il disagio dilaga.

La poesia ha ancora qualcosa da dire?

I versi creano un ritmo necessario tra respiro e realtà. In alcuni miei testi, pensando alla poesia, sostengo chedispiega un respiro ulteriore nel respiro, una spira mirabilis.Credo che la poesia srotoli felicità permettendo a chi scrive di ritrovare uno spazio per il pensiero, dilatando tempo e immaginario. In quanto forma di “resistenza” alla banalizzazione del linguaggio è un vero atto rivoluzionario.La poesia eleva, stilla e s’insinua dall’essere più remoto a quello più celeste. È come un seme radicato nell’uomo che sboccia dalle sue radici più antiche fino a toccare il cielo.Colma di una linfa copiosa. Non c’è strumento più perfettoche suoni sul cuore con corde così vibranti.

È uno strumento che aiuta a ritrovare la strada?

Assolutamente! È, come direbbe Henry David Thoreau, di tutti è il bosco dove ripararsi e vivere con saggezza per affrontare solo i fatti essenziali della vita, per vedere, per non scoprire, in punto di morte, che non si è vissuto.

C’è ancora una strada?

Deve esserci ancora la strada per elevarsi, per raggiungere la spiritualità in questo mondo mercificato. La poesia è la radice figurativa tra uomo e spirito.

La poesia, l’arte, la letteratura, possono risvegliare la speranza in un presente migliore?

L’uomo deve e può ritrovare l’Altro, spezzare la catena dell’isolamento attraverso il pensiero, la pausa, il respiro, riabbracciare la sua vera natura. Come direbbe H?lderling

Di un uomo io dico, se è buono
E saggio, di che abbisogna? V’è in alcun luogo una cosa
Che basti a un’anima? V’è uno stelo,
Una più matura vite sulla terra
Cresciuta, che lo nutrisca? Il senso di questo
È così. Un amico è spesso l’amata, molto
L’arte. O caro, io ti dico la verità,
Lo spirito di Dedalo e della foresta è il tuo.

Narratori del Nuovo Millennio – Nicola Lagioia

Nell’appuntamento di oggi pubblico con enorme piacere una mia lunghissima intervista a Nicola Lagioia, avvenuta qualche settimana fa a seguito dell’uscita in svedese del suo ultimo romano, “La città dei vivi”.
abbiamo parlato del romanzo ma soprattutto più in generale di cosa significhi – per Nicola – la scrittura, che funzione ha nel tempo, nella dimensione sociopolitica e culturale di oggi, quali i mezzi, le risorse, le insidie, le possibilità. Sono grata a Nicola per essersi preso tutto il tempo e il respiro necessari a rendere questo dialogo così ricco e fecondo.

“La città dei vivi” è un true crime che racconta la storia di due giovani uomini dalla vita relativamente nella norma, Marco Prato e Manuel Foffo che hanno brutalmente torturato e ucciso un giovane prostituto di 23 anni, Luca Varani, dopo averlo torturato per ore. Hai fatto un’indagine molto approfondita intervistando tutte le persone coinvolte con le quali hai potuto parlare, e ne hai estratto questo monumentale romanzo documentalistico. Perché?

Nicola Lagioia ritratto da Chiara Pasqualini

Guarda, ci sono in realtà due risposte a questa domanda. La più superficiale è che dalla prima volta che ho sentito la notizia di questo omicidio al telegiornale, ho pensato che fosse una storia terribile ma al tempo stesso interessante da raccontare. Prima di tutto per la sua violenza, che per una città come Roma è abbastanza rara: è una città turbolenta però statisticamente parlando ha un basso numero di omicidi rispetto all’Europa in generale. In più, si è trattato di un omicidio completamente privo di movente, eseguito da persone che non avevano nessun collegamento con il mondo criminale; un patto di sangue tra due persone con una vita relativamente ordinaria. Marco Prato è figlio della buona borghesia di sinistra, è una persona con un certo tipo di interessi culturali e fa da PR per un locale alla moda, è affermato nella comunità LGBTQ. Manuel invece viene dal Collatino, un quartiere non molto chic, ma la sua famiglia è benestante e finanziariamente solida. Insomma, due persone insospettabili. Continua a leggere→

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Viaggio

Dio non ha voluto i pastori come primi testimoni perché disgraziati e fuorilegge, ma perché immagine dei futuri pastori, che avrebbero condiviso il compito di guide del gregge. È bello pensare che il Cristo s’identifichi con i sacerdoti: non come membri di una casta, ma come responsabili di un viaggio.

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Lo stato dell’arte. Massimiliano Damaggio, introdotto da Mia Lecomte

Quando ho ricevuto l’invito di Fabrizio a rispondere alle domande sullo stato della poesia e della letteratura, dell’arte, e sulla loro funzione salvifica nei tempi disperati che stiamo vivendo, ho provato subito istintiva una sorta di ritrosia, quasi di avversione. Pochi giorni dopo, il mio amico Massimiliano Damaggio mi ha mandato il messaggio di commento a un video da lui realizzato di recente che ho deciso, con il suo consenso, di proporre qui come risposta; preceduto, su richiesta di Fabrizio, da due mie righe di introduzione.

Massimiliano è un poeta, uno vero, e infatti ha scelto davvero la poesia. Scegliendo di non scrivere. Si è ritirato nell’interno della Grecia con la sua compagna, lontani da tutti e da tutto, e vivono una vita di luminosa frugalità, con il solo bagaglio necessario per “passare”, disappartenenti, sottraendosi a tutto quello che non sia il perpetuo miracolo della natura superstite. Continua a leggere→

Rosa di ieri, di Giorgio Stella

Un giorno resusciterò
nelle macerie della
mia storia –
I drappi bianchi
sulle vesti nere
ancora rassoderanno
i canti avanti alla
rosa di ieri –
Fieri i rossi nei
neri, petali morti –
In bilico sul fianco
della roccia
la torcia elettrica
mimerà l’ombra
nel vuoto della tomba.
Petali rossi, rosa di
leri,
le tue membra velate
la finestra per sbaglio
staccata dal volo della cosa.
Icaro e Dedalo,
stemma di bello stile,
nel campo di
concime sparso
non ha confine.
(A mia madre in attesa
della polvere
di clessidra…)

Da luoghi profani di Elisabetta Destasio Vettori, Les Flâneurs Edizioni 2023

di Monia Gaita

Da luoghi profani di Elisabetta Destasio Vettori, uscito in un’elegante edizione per i tipi di Les Flâneurs, è il resoconto umano di chi rifiuta di stanziarsi in un campo, in un cuore, in un nome, eppure anela ad occuparne il cerchio, farne dimora, soglia di marmo decorato non soggetta a scalfitture.

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Lo stato dell’arte. Guglielmo Aprile

Nell’India dell’età Gupta (IV-VI sec. d.C.), si assegnava all’arte il compito di rendere l’uomo consapevole del divino insito in lui, e dell’esistenza di un potere invisibile di cui tutti i fenomeni tanto fisici quanto psichici sarebbero manifestazione; se nel cuore della natura umana vi è un nucleo atemporale, non scalfibile dal mutare delle condizioni storiche, tale finalità non dovrebbe considerarsi obsoleta nemmeno oggi: lo sguardo poetico sul mondo rimanda, anche in maniera inconscia, all’intuizione di una coscienza trascendente (il “Sé di tutti gli esseri”, secondo il Bhagavad-Gita), sullo sfondo della quale le multiformi apparenze danzano, simili a immagini variopinte ricamate sul velo sempre ondeggiante di Maya. Continua a leggere→

Lo stato dell’arte. Pietro Russo

Caro Fabrizio,

l’urgenza delle tue domande mi mette davanti la vanità di quanto spesso facciamo con le parole. Per questo ti dico grazie. La difficoltà non è degli interrogativi che giustamente (a mio avviso) sollevi, ma nelle loro conseguenze. Smuovere la terra su cui poggiamo i piedi è rischioso, e allo stesso tempo abbiamo bisogno di essere smossi, di verificare quanto fatto e cosa stiamo facendo. Il piede che rimane attaccato al suolo e fa da perno per l’altro piede che si stacca ed è pronto a compiere il passo è stabile, regge? Così interpreto le tue domande a cui, con molta gratitudine, mi accingo a tentare una risposta. Continua a leggere→

Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro


«…mio fratello, sorella e madre»

[Mc 3.20-35]

« Ecco tua madre, i tuoi fratelli e le tue sorelle…Ma egli rispose loro:- Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?

-Chi compie la volontà di Dio , costui è mio fratello sorella e madre»

?C’è un altro modo di essere fratello, sorella e madre che non sia per parte di sangue?

C’è un altro modo di appartenersi che non sia l’appartenenza familiare? Continua a leggere→

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L’arte dello scrivere, di Gualberto Alvino. 8

Chi scrive badi bene a non abusare delle tecniche sostitutive, specie nei dialoghi: spesso mostrano la corda. Variare il canonico disse con esclamò o, peggio ancora, proferì, impoverisce anziché arricchire. Molto meglio rinunziare ai verba dicendi limitandosi a incolonnare le nude battute.

Lo stato dell’arte. Paolo Parrini

Secondo me, e ti parlo sulla base della mia esperienza poetica e di vita, la poesia dovrebbe avere ancora più rilevanza. Intendo questo: al di là del mio personale scrivere, io son ben consapevole della mia piccolezza e credo   fermamente che dentro questa vita sia parte davvero fondamentale la lettura, lettura che viene sempre prima della scrittura e la nutre e la rende migliore.

Leggere poesia e farlo se possibile ad alta voce, quotidianamente, aiuta moltissimo.

Il suono , la musicalità nutrono l’anima anche nelle giornate più grigie. Continua a leggere→

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Lo stato dell’arte. Valentino Fossati

1. La poesia ha ancora qualcosa da dire?

La poesia comincia a modellarsi e manifestarsi nella notte (o nell’alba) dei tempi; e non dovrebbe, ora men che mai, e dopo questo lunghissimo viaggio, cercare cosa ‘dire’ o, peggio ancora, giustificarsi su cosa attraverso di lei si vorrebbe dire. La poesia è accadere di parole viventi, e come tali con un peso specifico notevolmente più grande, rispetto alla parola definita ordinaria. Parole, corpi viventi: il solo luogo della poesia – ascoltata, letta – è dove essa produce un incontro, si incontra, e incontrandola, facendoci attraversare attraverso le sue infinite risonanze, ci fa intravedere, ci rivela in filigrana i contorni di un volto: non (solo) il volto biografico di chi ha scritto, ma un volto oltre, che ci mostra una visione del mondo, una narrazione più o meno segreta; che ci rivela un destino che potrebbe appartenerci, o forse, un giorno ci apparterrà, e lo riconosceremo. Continua a leggere→