Archivi categoria: Lirico terapia

Lirico terapia. Alessandro Parronchi


Illusioni

Se questa sera non fosse vera

se l’erbe non tremassero e i monti non morissero col giorno

se questo viso non fosse il tuo

e la ruggine del bosco

non avesse vento e parole e fumi lontani,

se l’ombra volasse ugualmente sui prati

ma non fosse la stessa ombra

se non fosse davvero primavera

l’albero sarebbe fiorito invano

e i sassi bianchi qua e là

tra il nero della mortella e le grida

rauche dei cavalieri e i cavalli stanchi

non sarebbero stati veri

al lume di luna pei verdi sentieri.

Questi versi di Parronchi hanno il potere di aprire e chiudere qualcosa. Al lettore, come sempre, la risonanza personale.

Lirico terapia. Eugenio Montale


Vento sulla mezzaluna

Edimburgo

Il grande ponte non portava a te.

T’avrei raggiunta anche navigando

nelle chiaviche, a un tuo comando.Ma

già le forze, col sole sui cristalli

delle verande, andavano stremandosi.

 

L’uomo che predicava sul Crescente

mi chiese “Sai dov’è Dio”? Lo sapevo

e glielo dissi. Scosse il capo. Sparve

nel turbine che prese uomini e case

e li sollevò in alto, sulla pece.

Ci vuole un grande poeta per creare un’atmosfera così suggestiva ed enigmatica.

“Sai dov’è Dio”? Lo sapevo/ e glielo dissi.

Ironia? In fondo, ognuno di noi lo sa, ma quasi sempre, in risposta, si scuote il capo.

Lirico terapia. Mario Luzi


Ridotto a me stesso?

Ridotto a me stesso?

Morto l’interlocutore?

O morto io,

l’altro su di me

padrone del campo, l’altro,

universo, parificatore…

                                           o no,

niente di questo:

il silenzio raggiante

dell’amore pieno,

della piena incarnazione

anticipato da un lampo? –

                                                     penso

se è pensare questo

e non opera di sonno

nella pausa solare

del tumulto di adesso…

Belle domande, queste di Mario Luzi. È l’orizzonte ampio del poeta, lo sguardo che scruta nel profondo, ma anche in superficie.

Lirico terapia. Angelo Barile

Uscire dalla vita come quando

Uscire dalla vita come quando

s’esce di chiesa

in un finale d’organo: s’avventa

l’anima a scale prodigiose, trova

il piede sulla soglia

un bianco che vi palpita: e la luce

è nuova.

 

Ma uscire non è dato in rapimento.

Ch’io possa almeno

lasciarmi dietro la mia stanza, un poco

volgendo il capo a riguardarla, alfine

pulita, sgombra

d’ogni discordia, in ordine sereno

come la chiesa ora vuota: le croci

fanno una chiara ombra

sul pavimento.

È difficile vedere la morte in modo più sereno. Angelo Barile ci stupisce, con questi versi cristallini e memorabili.

Lirico terapia. Mario Luzi


Sulla riva

I pontili deserti scavalcano le ondate,

anche il lupo di mare si fa cupo.

Che fai? Aggiungo olio alla lucerna,

tengo desta la stanza in cui mi trovo

all’oscuro di te e dei tuoi cari.

 

La brigata dispersa si raccoglie,

si conta dopo queste mareggiate.

Tu dove sei? ti spero in qualche porto…

L’uomo del faro esce con la barca,

scruta, perlustra, va verso l’aperto.

Il tempo e il mare hanno di queste pause.

La vita ha questa cadenza, questo ritmo, che Luzi riesce a fotografare con arte singolare.

Lirico terapia. Attilio Bertolucci


La neve


Come pesa la neve su questi rami

come pesano gli anni sulle spalle che ami.

L’inverno è la stagione più cara,

nelle sue luci mi sei venuta incontro

da un sonno pomeridiano, un’amara

ciocca di capelli sugli occhi.

Gli anni della giovinezza sono anni lontani.

Che relazione c’è tra la neve, l’amore e il tempo? Attilio Bertolucci  ci lascia una domanda che non può non coinvolgerci.

Lirico terapia. Luciano Erba


Gli anni quaranta

Sembrava tutto possibile

lasciarsi dietro le curve

con un supremo colpo di freno

galoppare in piedi sulla sella

altre superbe cose

più nobili prospere cose

apparivano all’altezza degli occhi.

Ora gli anni volgono veloci

per cieli senza presagi

ti svegli da azzurre trapunte

in una stanza di mobili a specchiera

studi le coincidenze dei treni

passi una soglia fiorita di salvia rossa

leggi “Salve” sullo zerbino

poi esci in maniche di camicia

ad agitare l’insalata nel tovagliolo.

La linea della vita

deriva tace s’impunta

scavalca sfila

tra i pallidi monti degli dei.

Lo scarto tra speranze e realtà può essere minimo o massimo. Luciano Erba riesce a renderne, più che la quantità, la qualità, come sempre la poesia.

Lirico terapia. Umberto Bellintani


Fratelli

I poveri morti sono i miei fratelli,

passeggio con loro per il cimitero,

non vi è nessuno che abbia il cuore felice.

Chi ha ucciso, rubato, o disprezzato

in questa vita così fatta per gli uomini;

chi è penetrato nottetempo nel campo del vicino

e ha distrutto le colture, e chi la donna

dell’amico ha condotta a perdizione.

Ma non per questo nessuno v’è che peni;

ognuno soffre la montagna della morte

che gl’impedisce di vedere il proprio figlio

e la sua donna, la casa, il campo amato,

un volto amico, un arnese, umili cose.

I poveri morti sono i miei fratelli,

passeggio con loro per il cimitero,

non vi è nessuno che abbia il cuore felice.

La compassione è uno dei sentimenti più nobili. In questa lirica di Bellintani si tocca con mano il suo spessore.

Lirico terapia. Alfonso Gatto


Torneranno le sere

Torneranno le sere a intepidire

nell’azzurro le piazze, ai bianchi muri

la luna in alto s’alzerà dal mare

e nella piena dei giardini il vento

fitto di case, d’alberi, di stelle

passerà per la grande aria serena.

Torneranno nel sogno anche le voci

delle famiglie illuminate a cena,

la rapida ebrietà del loro riso.

 

O finestrelle, pozzi, logge, vetri

attaccati alla vita, allo spiraglio

delle fresche delizie e dei rimpianti,

o luna nuova sulla mia memoria,

tornate ad albeggiare con quel canto

di parole perdute, con quei suoni

struggenti, con quei baci morsi al buio.

Siate la polpa rossa dell’anguria

spaccata in mezzo alla tovaglia bianca.

Tra nostalgia e realtà, certezza e invocazione, “la polpa rossa dell’anguria” è lo scatto di reni della speranza, che già gusta il desiderio appagato.

Lirico terapia. Franco Fortini


 


L’animale

Stanotte un qualche animale

ha ucciso una bestiola sottocasa. Sulle piastrelle

che illumina un bel sole

ha lasciato uno sgorbio sanguinoso

un mucchietto di visceri viola

e del fiele la vescica tutta d’oro.

Chissà dove ora si gode, dove dorme, dove sogna

di mordere e fulmineo eliminare

dal ventre della vittima le parti

fetide, amare.

Vedo il mare, è celeste, lietissime le vele.

E non è vero.

Il piccolo animale sanguinario

ha morso nel veleno

e ora cieco di luce

stride e combatte e implora dagli spini pietà.

La morale è chiara, ma la poesia dice di più. Siamo lì, anche noi alle prese col dolore e la violenza, con gli opposti di una vita che ci provoca a ogni istante.

Lirico terapia. Elena Clementelli


Da “La breve luce”

XXIII

Scorre nel sangue mio senza memoria

l’estate, arido tempo.

Tutto ha bruciato il cielo

che l’umido riso di marzo apriva a un abbraccio sereno.

Non ricordo la fiorita dei mandorli,

il ritorno della gioia alata sul mondo spento,

il ridesto tumulto delle acque,

il verde inizio della lieve festa.

Torna dal breve esilio la morte eterna,

torna a regnare dal suo trono di terra sulle cose finite.

Tempo di fede e giovinezza non è piú.

Rapido corse amore alla meta bugiarda,

il vento che ingannò le ultime rose

svelò al traguardo il suo artiglio di fuoco.

Lo spegnersi di un amore è un sentimento universale. Il poeta non solo lo prova, ma lo esprime. Come Elena Clementelli riesce a fare in questi versi.

Lirico terapia. Aleksej Stepanovic Chomjakov


Al crepuscolo

Nelle aeree sommità, fra notte e giorno

Ti pose Iddio, quale confine eterno,

Ti ammantò di fuoco porporino

E l’aurora ti dette per compagna.

Quando nell’azzurro cielo splendi

Consumando in silenzio la tua fiamma,

Un pensiero mi assale nel guardarti:

Crepuscolo! Simili a te noi siamo,

Connubio d’ardore e di freddezza,

Lega d’abissi celesti ed infernali,

Fusione di tenebre e di raggi.

Siamo fatti di luce e d’ombra, lo sappiamo. Ma il poeta lo dice meglio.

Lirico terapia. Rafael Alberti


Quando me ne andrò da Roma

                                              a Ignazio Delogu

Quando me ne andrò da Roma,

chi si ricorderà di me?

Lo si chieda al gatto,

lo si chieda al cane

e alla scarpa rotta.

Al fanale perduto,

al cavallo morto

e al balcone ferito.

Al vento che passa,

al portone oscuro

che non ha casa.

E all’acqua corrente

che scrive il mio nome

sotto il ponte.

Quando me ne andrò da Roma,

si chieda ad essi di me.

Solo il poeta sa ascoltare e parlare alle cose, che si ricordano di lui. Rafael Alberti ci lascia un esempio memorabile di questa verità.

Lirico terapia. Adolfo Casais Monteiro


La parola impossibile

Mi hanno dato il silenzio per serbare dentro di me

la vita che non si scambia con parole.

Me l’hanno dato per serbare dentro di me

le voci che solo in me sono vere.

Me l’hanno dato per serbare dentro di me

l’impossibile parola della verità.

Mi hanno dato il silenzio come una parola impossibile,

nuda e chiara come il fulgore di una lama invincibile,

per serbare dentro di me,

per ignorare dentro di me

l’unica parola senza travestimento –

la Parola che mai si proferisce.

Chi non si riconosce, in qualche modo, in questa ricerca della “Parola che mai si proferisce”? Siamo fatti per scoprire la profondità di ciò che siamo, al di là del rumore, nel silenzio.

Lirico terapia. Giovanni Testori


Vita e morte

[…] Un giorno qualcuno sarà profeta di vita;

a me non è stato possibile.

A me è stato possibile solo dirvi questo:

riunite la morte alla vita,

riunitele

o su di voi scenderà solo e per sempre lei,

la morte fattasi oggetto,

la morte fattasi cosa…

Riunitele,

ve lo chiedo dalla mia fine

e dal mio inizio:

riunitele.

Allora il cerchio si ricomporrà

e con il cerchio il senso,

l’infinita pazienza dell’essere,

la sua giustizia, il suo significato.

Riunitele così, vita e morte,

com’è accaduto a lei,

come sta accadendo a me,

in un bacio,

nel bacio che vi do.

Pietà per la mia insipienza,

pietà per il mio povero, incapace amore.

Pietà, popolo che m’ascolti,

pietà di me, di voi,

e poi luce, infinita giustizia, carità, perdono…

Testori ci ricorda che solo l’unione degli opposti rende ragione dell’umano. Un mondo che rimuove la morte avrà sempre il fiato corto. Una provocazione anche per noi.

Lirico terapia, Rainer Maria Rilke


Giorno d’autunno

Signore: è tempo. Grande era l’arsura.

Deponi l’ombra sulle meridiane,

libera il vento sopra la pianura.

 

Fa’ che sia colmo ancora il frutto estremo;

concedi ancora un giorno di tepore,

che il frutto giunga a maturare, e spremi

nel grave vino l’ultimo sapore.

Chi non ha casa adesso, non l’avrà.

Chi è solo a lungo solo dovrà stare,

leggere nelle veglie, e lunghi fogli

scrivere e incerto sulle vie tornare

dove nell’aria fluttuano le foglie.

Una preghiera laica di grande suggestione. Quel vento liberato ricorda da vicino i segreti della vita spirituale.

Lirico terapia. Bartolo Cattafi


Inquilini

Sbatter di porte

girare di chiavi nella toppa

morti nel vostro letto

dietro le vostre porte

e morte intermittente

entrare e uscire

mani irose impazienti

al pomo delle porte

passi

i nuovi arrivati

con valigie e fagotti

con otri di vento

inquieti portatori

di mistero nelle stanze

a voi morti a voi vivi

con filo ritorto appunto

speranza e fiducia

chiedo clemenza

creature del mio piano

a metà o del tutto

interrato.

Cosa succede in un condominio? Quali stratificazioni di eventi, anche drammatici, la storia registra, magari a nostra insaputa? Solo il poeta può restituire spessore a un’umanità dimenticata.

Lirico terapia. Nelo Risi


Da “Pensieri elementari”

Il contromemoriale

VI

Il coro dice “lo prevedevo”.

Tutto facile, sì, tutto scritto

ben chiaro ma con il sangue

con il mio seme

con le mie lacrime

e con l’aiuto dell’altro

anche nel bene.

Quello che si dice “il senno del poi”. Ma il poi si costruisce con il prima, spesso con dolore, faticosamente. Nelo Risi ce lo ricorda con questo “pensiero elementare”, ma non troppo.

Lirico terapia. Alessandro Parronchi


A quel filo di luce

A quel filo di luce

che filtra nella camera fugando

i fantasmi notturni


a quel filo di luce

che rivela a chi giudica il tormento

d’una realtà più vasta

 

a quel filo di luce

che non trova più cuori in cui specchiarsi

né in tanti volti un solo sguardo vero

 

a quel filo di luce

che vagola in riflessi tra le molte

costruzioni dell’ombra

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Lirico terapia. Mario Luzi


Questa felicità

Questa felicità promessa o data

m’è dolore, dolore senza causa

o la causa se esiste è questo brivido

che sommuove il molteplice nell’unico

come il liquido scosso nella sfera

di vetro che interpreta il fachiro.

Eppure dico: salva anche per oggi.

Torno torno le fanno guerra cose

e immagini su cui cala o si leva

o la notte o la neve

uniforme del ricordo.

Perché è così difficile la felicità? Perché è così esposta al fallimento, in modi a volte incomprensibili, sottili? Come, dove cercare la salvezza? E esiste una salvezza? La poesia domanda, il lettore cerca di rispondere, talvolta per tutta una vita.