Archivi categoria: Poesia

Su CUORE ALLEGRO, di VIOLA LO MORO (di Enrico De Lea)

La raccolta Cuore allegro, uscita di recente per i tipi di Giulio Perrone editore,, rappresenta l’esordio poetico di Viola Lo Moro, giovane autrice romana (laureata in letteratura moderna e contemporanea e specializzata in letterature comparate). assai presente ed attiva nella programmazione culturale (come socia della libreria delle donne di Roma, Tuba, e come ideatrice/organizzatrice del festival delle scrittrici “InQuiete”), e collaboratrice di riviste letterarie e femministe (Leggendaria, DWF, Letterate Magazine, Femministerie).

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Poesia italiana del XXI secolo

Pierangela Rossi è nata a Gallarate, vive a Milano. E’ stata giornalista culturale, critica d’arte, critica di poesia oltre che poeta. Come si vede nelle “Opere scelte”, ad ogni fase corrisponde una poetica centrata nell’oro nascosto nelle vene che si manifesta nuovo ogni volta. Ha pubblicato vari libri. Ricordiamo “Kairos”, in finale nella terzina del Viareggio. Non ha mai rincorso i premi. Ha tradotto Rilke, Rimbaud, Valéry.

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Su “Correggere le diottrie” di Giusi Drago (di Viola Amarelli)

In “Correggere le diottrie” (Oèdipus 2019, vincitore del Premio Bologna in Lettere 2020, per le opere edite)  Giusi Drago indaga sulla triade perfezione-errore-senso di colpa,  con un clinamen dialettico che approfondisce il contesto di paura e incertezza che ne deriva. Non a caso il titolo del libro si riferisce alla pressoché impossibile visione del terzo occhio (è noto che esso non può ferirsi e non/ patisce miopia, non ha bisogno /di correggere le diottrie) laddove  nell’ “appendice terapeutica  DI VERTEBRE E PAROLE” l’allegorema corpo-testo -vita, esemplarmente coniugato, pone in rilievo la responsabilità di chi agisce (la schiena abbraccia le forme delle tue colpe /di scelte e posture errate, inutile scorrerle tutte).  

Si tratta di un agire scandito da imperativi quasi kantiani sin dal testo di apertura della prima parte (intitolata, appunto, “dell’agire”) , imperativi che però si scontrano con la rete di interdipendenze  che sostanzia lo svolgersi del mondo (che il mondo agisca in aderenza/al dato, invece tutto sporge avanza),  e che ogni volta sommerge lo sforzo di “Sentire, vedere”, “Nominare” cui pure l’autrice fa, o sembra fare, affidamento. Continua a leggere→

D’un fiato. Il Foglio Clandestino

Ho ricevuto Il Foglio Clandestino e l’ho letto d’un fiato. Certo, saltando qualcosa, ma nessun nome, sorpreso dalla qualità alta, dall’assenza assoluta di cadute di stile. Pubblicazioni come queste mi convincono che non tutto è perduto; Freud ha colto nel segno ritenendo che siano stati i poeti a scoprire l’inconscio, e dunque la poesia ha un potere terapeutico. Fanno bene, fogli così: occorre parlarne, desiderare che il postino suoni due volte e li recapiti anche a chi non legge, perché le parole prenderanno voce, si sintonizzeranno sulla lunghezza d’onda che invita a vivere sul serio – soprattutto in tempi come questo – e non semplicemente a sopravvivere. Per fare la rivoluzione è sufficiente rovesciare l’ordinarietà: la banalità diventa creativa, la disperazione sboccia  in speranza. Ringrazio Gilberto Gavioli per il coraggio di credere in un’impresa difficile: la poesia è una clandestina che si vorrebbe espellere dai confini della vita “normale”, ma lei torna col piglio di chi sa di essere indispensabile a qualcuno. Il Foglio Clandestino è l’apparizione improvvisa di un testo che cade sotto gli occhi e non si può non leggere, d’un fiato.

Giorgio Stella, Potere della cosa

A chi non oso pensare

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Il segno la descrive

[Giacomo B e r g a m i n i]

Potere della cosa,

piange la rosa sul petto della medaglia

appuntata al viso del carnevale carne-levare

levare la carne – un sasso rotola l’altro sasso

Ginevra porta addosso i segni dei fiori

Che profumano di Spirito Santo

Raccolti in Paradiso – Ginevra sa bene

Che il Figlio non è Suo ma ha il cuore di latte

‘io e tu padre eravamo disperati, dove ti nascondevi?’

“madre, sono ad insegnare Dio

quello che da Lui ho imparato: il Padre il Figlio e Lo Spirito Santo”

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Poesia italiana del XXI secolo

Massimo Sannelli è nato ad Albenga (SV) nel 1973. è stato allievo di Edoardo Sanguineti. Agisce come performer, musicista, grafico, autore. Dal 2013 diffonde il suo lavoro metrico, in versi o in prosa, con il marchio indipendente Lotta di Classico (www.massimosannelli.net/2017/04/e-books.html). È parte del duo AnimaeNoctis con Silvia Marcantoni Taddei (www.animaenoctis.net): l’ultimo lavoro musicale è Elul 3830, un concept album dedicato alla caduta di Gerusalemme nel 70 d.C.

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Poesia italiana del XXI secolo

Anna Maria Curci è nata a Roma nel 1960,   insegna lingua e cultura tedesca in un liceo statale. È nella redazione della rivista “Periferie”, diretta da Vincenzo Luciani e Manuel Cohen; per il sito “Ticonzero” di PierLuigi Albini ha ideato e cura la rubrica “Il cielo indiviso”. Ha tradotto, tra l’altro, poesie di Lutz Seiler (La domenica pensavo a Dio/Sonntags dachte ich an Gott, Del Vecchio 2012), di Hilde Domin (Il coltello che ricorda, Del Vecchio 2016) e i romanzi Johanna (Del Vecchio 2014) e Pigafetta (Del Vecchio, di prossima pubblicazione) di Felicitas Hoppe. Ha pubblicato i volumi di poesia Inciampi e marcapiano (LietoColle 2011), Nuove nomenclature e altre poesie (L’arcolaio 2015), Nei giorni per versi (Arcipelago itaca 2019). Di prossima pubblicazione è la raccolta Opera incerta. Insieme a Fabio Michieli è direttore, caporedattore ed editore del lit-blog “Poetarum Silva.”

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Nothing is far di Robert Francis ( USA, 1901-1987)

Nothing is far

Though I have never caught the word
Of God from any calling bird,
I hear all that the ancients heard.

Though I have seen no deity
Enter or leave a twilit tree,
I see all that the seers see.

A common stone can still reveal
Something not stone, not seen, yet real.
What may a common stone conceal?

Nothing is far that once was near.
Nothing is hid that once was clear.
Nothing was God that is not here.

Here is the bird, the tree, the stone.
Here in the sun I sit alone
Between the known and the unknown. Continua a leggere→

Piccolo Magnificat, di Giampaolo Centofanti

Seconda Ave Maria

Sempre la sera quando scende la tua pace

domando che sia del mondo che non spera.

Potenti affannati a dominare gente

che cerca solo una vita più serena.

Oh Signore, tu sai perché permetti

queste cose, questi dolori, queste ferite

astruse. Quando le cose semplici e buone?

Quando la fede coltivata a scuola,

pure lo scambio col pensare altro?

Lasciateci campare, siamo stanchi.

Viene la sera, ogni voce si fa eco distesa,

si quieta il campo di girasoli, il faggio riposa.

Fuma il comignolo del casolare nella tenue rossastra

luce diffusa. E l’allodola dal nido ai margini del bosco

canta che questa vostra vita non è vera.

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Poesia italiana del XXI secolo

Domenico Cipriano è nato nel 1970 a Guardia Lombardi (AV), vive in Irpinia. Vincitore del premio Lerici-Pea 1999 per l’inedito, ha pubblicato: Il continente perso (Fermenti, 2000, premio Camaiore opera prima), Novembre (Transeuropa, 2010, rosa finalista premio Viareggio), Il centro del mondo (Transeuropa, 2014), November (edizione bilingue a cura di Barbara Carle, Gradiva Publications, New York, 2015) e L’Origine (L’arcolaio, 2017). Nel gennaio 2020 è stata pubblicata l’antologia La grazia dei frammenti (poesie scelte 2000-2020) (Giuliano Ladolfi editore, 2020). Ha collaborato con vari artisti e ha realizzato il cd di jazz e poesia JPband: Le note richiamano versi (Abeatrecords, 2004). Guida la formazione di musica e poesia “E.VERSI jazz-poetry”. In questi giorni è nato lo spazio YouTube PAROLE NECESSARIE dalla collaborazione con il chitarrista Alessandro Cataldo. Presente in riviste e antologie, è redattore della rivista “Sinestesie. ”

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Giorgio Stella, PERL[E] D’OSTRICH[E] OCCIDENTAL[E]

PERL[E] D’OSTRICH[E] OCCIDENTAL[E]*

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Giorgio stella [Roma oggi] [20 ottobre 2020]

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                                                                                          Alla memoria di nessun figlio

Potrebbe succedere qualcosa oppure potrebbe non succedere niente,

forse è il vento* sul cero votivo a dividere nel ‘nulla il tutto di n e s [s] u n o ’,

questo verso che mi porto appresso nella paura del rimorso della clausura –

[…] […]

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