Archivi categoria: Recensioni

Yun Dong Ju, Vento Blu

In prima traduzione italiana

Yun Dong Ju

VENTO BLU 

(Cielo,vento, stelle e poesia)

Ensemble Editrice, 2020 (collana Erranze diretta da Gezim Hajdari)

Nota di lettura di Annamaria Ferramosca

Vento Blu è libro appena edito nella pregevole collana Erranze di Ensemble Editrice e accoglie in raccolta completa le poesie del poeta della resistenza coreanaYun Dong Ju. 

Una pubblicazione che riempie un vuoto oggi non più ammissibile nella lacunosa diffusione italiana della poesia di spessore dell’Est asiatico. Ed è merito, oltre che dell’attenta casa editrice, della giovane studiosa di Letteratura Coreana Eleonora Manzi l’aver tradotto e dilatato con questo libro l’opera del giovane poeta resistente, morto in prigionia a soli 27 anni nel 1945 durante il periodo della dura colonizzazione giapponese, appena prima della liberazione del paese. Un’opera di un poeta amatissimo nella sua terra, che appare straordinaria per la profondità di scavo interiore e per la singolare limpidezza di linguaggio. 

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Riccardo Ferrazzi recensisce Mascarò, di Haroldo Conti

“Mascarò” è, dopo “Sudeste”, il secondo romanzo di Haroldo Conti che appare per i tipi della casa editrice Exorma. 

È l’ultima fatica letteraria di Conti che, non molto tempo dopo averla conclusa, fu sequestrato dai sicari del dittatore Videla, giunto al potere con un colpo di stato, tragico contraccolpo alla discutibile gestione di Juan Domingo e Isabelita Peron.

Al testo del romanzo è opportunamente premessa una prefazione di Gabriel Garcia Marquez: spoglia, giornalistica e proprio per questo impressionante cronaca degli ultimi giorni di libertà per Conti e la sua famiglia, seguiti da una desolante trafila di indiscrezioni filtrate attraverso il vergognoso silenzio sulle torture e sulla morte inflitta allo scrittore. 

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Buona lettura 25: “Non finirò di scrivere sul mare”, di Giuseppe Conte

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Un viaggio fonte di visioni, avventure, ricordi. Un modo di vivere il mare che diventa possibilità di tempestiva e sottile consonanza con le reazioni interiori di chi ne scopre i molteplici impulsi.

Il mare, “l’amico immenso della luna”, “libero per i liberi” e “preghiera degli innocenti”, mare “sirena” e mare “amore”, mare “sacro”, “divino”, “padre e madre”, “altare”, “ossessione”: una fecondità di scambi prodotta dal ritmo delle vicende ondose, capaci di distrarre dal silenzio e di continuare senza interruzioni tra i malinconici affanni del poeta che tenta di carpirne i segreti, le vibrazioni interne del figlio che ricorda l’infanzia, le ansie dolci e amare di chi vorrebbe veder esaudite le proprie preghiere.

Perché è la potenza di ispirare finemente i diversi stati d’animo che rivela quanto sia profonda la penna di Giuseppe Conte in Non finirò di scrivere sul mare (Mondadori).

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Ilaria Palomba, “Città metafisiche”

Recensione di Francesco Improta

Ilaria Palomba, Città metafisiche, Edizioni Ensemble 2020

Dinanzi a questa silloge, pubblicata da Ensemble (12€), sono rimasto folgorato ed esterrefatto. Folgorato dalla bellezza di questi versi, dalla luce abbacinante che emana da essi ed esterrefatto dinanzi alla loro perfezione. Tralasciando alcune prove giovanili (I buchi neri divorano le stelle) questa è la terza raccolta di poesie di Ilaria Palomba dopo Mancanza e Deserto e ne costituisce il suggello e al tempo stesso, come dice Gabriele Galloni nella bella e succinta prefazione, l’apertura verso nuovi orizzonti. La Palomba ha raggiunto un livello di concentrazione e di condensazione lirica diffi­cilmente immaginabile.  Ciò che di composito e di farraginoso l’urgenza del dire portava con sé viene qui completamente accantonato o si scioglie magicamente in un dettato lirico di straordinaria efficacia e resa artistica. Questa silloge nasce da un processo di prosciu­gamento e di politezza. Eliminato, come ho già detto, tutto il superfluo, prevalgono la brevitas alessandrina e al contempo la condensazione ungarettiana. Splendida sintesi di antico, nel senso di classico, e di moderno, che non può e non deve meravigliarci, vista la padronanza con cui maneggia coppie oppo­sizionali e a livello concettuale e a livello figurativo.

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Buona lettura 24: “Trappola per lupi”, di Bruno Vallepiano

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità. Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Trappola per lupi (Golem edizioni) è un gioco di contrappunti dove Bruno Vallepiano adombra il racconto del protagonista, Mauro Bignami – il professore di filosofia ben noto ai lettori perché alla sua quinta indagine investigativa -, sino a quando, spinto da quello spirito di giustizia che lo ha sempre contraddistinto, lo stesso “Mau” riesce ad imprimere una svolta alla storia, contribuendo a svelarne il mistero.

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CRESTOMAZIA (novità): Hai Zi, “Un uomo felice. Poesie scelte 1983 -1989”

Hai Zi, Un uomo felice. Poesie scelte 1983 -1989, a cura di Francesco De Luca, Del Vecchio Editore 2019, € 16,50

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di Francesco Sasso

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Prima di iniziare la mia breve analisi delle poesie di Hai Zi, devo fare i complimenti all’editore. L’impaginazione, la copertina, il frontespizio, l’immagine del poeta all’interno del libro, la mappa finale: l’oggetto libro è di rara bellezza.

Chi è Hai Zi? Il 26 marzo 1989 il poeta Hai Zi si uccide facendosi travolgere da un treno. Ragazzo prodigio, a soli quindici anni viene ammesso alla più prestigiosa università cinese, a diciannove anni inizia ad insegnare. Solitario, spirito semplice, conduce una vita da eremita. Ama scrivere di notte e perdersi nella natura di una Cina ancora rurale. Scrive tanto in pochi anni, soffre per amore e si dedica interamente alla poesia. Vien voglia di abbracciarlo e dirsi suo amico. Hai Zi cresce negli anni della Rivoluzione culturale e muore a pochi giorni dal massacro di Piazza Tian’an men.

In mare: «Tutti i giorni son giorni in mare/  povero pescatore/ grumi di carne come una fune maldestra/ lanciato sulle onde/ vuole afferrare terre lontane/ oggetti luminosi/ anche solo i finti sorrisi del sole/ ma afferra solo assi di legno marce:/ capanne, barche e bare/ dorsi di pesci migrano in branchi/ senza fine e senza inizio/ della giovinezza solo si può dire/ quanto sia fragile». (pag.27).

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Domenico Sapio, “Notturno barocco”

Recensione di Francesco Improta

Domenico Sapio, Notturno barocco, ed. Colonnese, 2020

Domenico Sapio, docente di letteratura poetica e drammatica al Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, dopo aver affrontato in Dei senza Olimpo un tema di grande interesse ma poco dibattuto, quello delle “voci bianche”, approda alla narrativa con un romanzo di grande impatto emotivo e di stupefacente bellezza, Notturno barocco (Colonnese editore 15 €). Già il titolo ci catapulta in un’epoca tra le più feconde della nostra Storia, a dispetto dei tanti giudizi negativi pronunciati per il passato in maniera sommaria da storici e studiosi.

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Antonio Bux, La diga ombra

di Rosa Salvia

                                                                La diga ombra

                                      (nottetempo, Milano 2020)

Si entra in questo libro di Antonio Bux con il tremore e timore di chi vìola una sacra privatezza ben sapendo, però, che la porta è lasciata aperta dall’autore perché il fervore dell’ambiguità agisce nel dominio di chi accetta di essere poeta. Si ha l’impressione per ognuna di queste poesie, nate da una forte passione, da un incontro determinante e necessario, di assistere alla registrazione, dal vivo della sua introspezione, di possibilità del pensiero che mobilitano continuamente la lingua in una caccia al sensibile.

Su questa strada si intrecciano cortocircuiti mentali e figurali ognuno dei quali forma il caso di un incontro: Giorni d’acqua, simili a dèi…; il tramonto del sole che non è mai; accecarsi bui / per le strade interrotte dove dio / padre è una pietra, freccia grezza / sulla strada, e noi la meta.

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Silvano TREVISANI, Le parole finiranno, non l’amore.

Esprime positività e speranza il titolo che Silvano Trevisani ha scelto per il suo libro di poesie di recente uscita da Manni Editori, nella collana Occasioni. Proprio mentre questo tempo, per crescente accelerazione e moltiplicazione mediatica, farebbe temere invece l’esatto contrario: le parole si moltiplicheranno, si ridurrà l’amore. Ma questo libro rivela da subito consapevolezza culturale, storica e generazionale. Continua a leggere

La luna, il jazz, la poesia

di Guido Michelone

Moon Jazz 

La Luna è sicuramente uno dei temi preferiti della poesia ma anche del jazz, anche solo per essere nominata nei testi delle canzoni divenute standard o interpretate da solisti e big band soprattutto della swing era (e poi ancora dal bebop al cool e tutt’oggi in tanto mainstream). Ma la ‘cosa Luna’ resta anche un profondo riferimento all’intero universo culturale fin dalla remota antichità. Queste brevi riflessioni cercano di ritrovare alcuni legami fra Luna e jazz nel solco di un atteggiamento di poesia che la musica stessa conserva spesso volentieri.

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Salvatore Ritrovato, La Poesia e la Via

di Alberto Fraccacreta

La poesia salva? Questo interrogativo millenario ci riporta alla novecentesca — e attualissima — cognizione di una religione dell’arte che ha nutrito il pensiero di grandissimi scrittori (da Proust a Kafka, da Borges a Montale), ugualmente desiderosi di non finire nel côté del nichilismo e della fede confessionale. Insomma, nell’arte, nella letteratura — secondo loro — è possibile trovare (con le dovute proporzioni) uno scampo alternativo.

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Alessandro Ramberti, Faglia

di Elena Varriale

L’ultima opera del poeta Alessandro Ramberti, Faglia-Faulto (Fara 2020) si divide in due parti: la prima è poetica, mentre l’altra è un vero e proprio Avviamento alla lingua internazionale esperanto. Dunque, l’autore ci propone poesia e lingua e non poteva essere diversamente. Lo studio delle lingue, infatti, lo contraddistingue da sempre (nel 1988 ha conseguito a Los Angeles il Master in linguistica e nel 1993 il dottorato in linguistica presso l’Università Roma Tre), così come la passione e l’amore per la poesia, documentati dalle sue numerose pubblicazioni, dagli importanti premi conseguiti e dall’ottima produzione culturale della sua casa editrice.

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Buona lettura 23: “Il sogno babilonese”, di Enzo Barnabà

“Buona lettura” è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia. Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.   Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Buona Lettura 22: Enzo Barnabà, Il sogno babilonese (Infinito Edizioni)

Ci sono luoghi carichi di stupore, dove i muri parlano di personaggi spesso stralunati e storie dilatate nel tempo.

Luoghi sfumati nella misura del racconto e del mistero, capaci di ospitare tanto il reale quanto, appunto, l’inatteso.

Tra questi si colloca una villa divenuta poi chateau sul confine tra Italia e Francia, il cosiddetto “Chateau Grimaldi“, protagonista de Il sogno babilonese di Enzo Barnabà (infinito Edizioni).

L’autore ripercorre le trasformazioni della primitiva torre anti-barbaresca nella sobria casa mediterranea del medico inglese James Henry Bennet che, nel 1895, dopo aver acquistato alcune fasce a Grimaldi, nell’estremo ponente di Liguria, trasforma le “rocce spoglie” e “la vecchia torre in rovina” in luoghi verdeggianti, dando vita ad un primo esperimento di acclimatizzazione di piante esotiche, tripudio di fiori e alberi di ogni specie e colore. Continua a leggere

La presenza e l’assenza di Franz Krauspenhaar

di Guido Michelone

Il sessantenne autore milanese, dalle lontane origini tedesche, cofondatore de “La Poesia e lo Spirito”, torna al suo primo amore letterario, il noir, con cui esordì vent’anni fa (Avanzi di balera), e a cui seguì una copiosa bibliografia di dieci romanzi e cinque raccolte poetiche: da citare almeno Era mio padreLe monetine del RaphaëlBrasilia, per la narrativa, e Franzwolf per la lirica, che non sfigurerebbero affatto in un’antologia della letteratura italiana del XXI secolo.

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Enrico Macioci, “Tommaso e l’algebra del destino”

Testo introduttivo e intervista di Giovanni Agnoloni

Tommaso e l’algebra del destino (Società Editrice Milanese, 2020), il nuovo romanzo di Enrico Macioci, è una storia densa di dramma, imperniata sulla vicenda di un bambino di cinque anni che, in seguito a un imprevisto incidente di suo padre, rimane chiuso in macchina per lunghissime ore senza la possibilità di liberarsi, mentre intorno a lui il mondo continua a scorrere – o meglio, a non scorrere, nella paralisi di un’asfissiante giornata estiva – e le vite di sua madre, della gente che gli passa vicino e di chi sta assistendo suo padre in ospedale vanno avanti, ignare di ciò che gli sta accadendo. È un percorso orrifico di confronto con gli incubi peggiori del piccolo – e di ognuno di noi –, che arrivano perfino a materializzarsi e a parlare con lui.

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I gesti bianchi di Gianni Clerici

di Guido Michele

La ristampa di questo libro – prima edizione 1995 – merita qualcosa di più dei complimenti in quarta di copertina di famosi giornalisti quali Beniamino Plaicido e Antonio D’Orrico e soprattutto di Italo Calvino (tra i massimi narratori novecenteschi); di più di una deliziosa aletta con puntuale analisi critica e di un’altra aletta biografica, dove si apprende che il novantenne comasco è forse la massima autorità erudita nella storia del tennis italiano nonché provetto romanziere e saggista tra il 1972 e il 2010.

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I fuochi di Manikàrnica. Daniela RAIMONDI

Il viaggio è forma moderna, organizzata e libera della viandanza. Viandante è chi copre lunghe distanze a piedi, perlopiù fuori città. Viaggiare è la forma di conoscenza più naturale e ancestrale per conoscere e conoscersi nel profondo, e comprendere così la propria via attraverso la scoperta di luoghi e persone e il confronto continuo; che dànno la misura della grandezza della nostra infinitesimalità. Continua a leggere

“Oltre la linea gialla”, di Marisa Papa Ruggiero

Recensione di Francesco Improta

Marisa Papa Ruggiero, Oltre la linea gialla (Edizioni Divinafollia)

Rovistando tra gli scaffali della mia biblioteca, nella calura di questa estate bislacca, che si snoda tra paure non ancora rimosse e incerta voglia di ricominciare, mi è capitato tra le mani Oltre la linea gialla di Marisa Papa Ruggiero (Edizioni Divinafollia, 15 €). Il libro in questione, non più lungo di un centinaio di pagine, è stato per me una piacevolissima sorpresa e ha evidenziato, qualora ce ne fosse stato ancora bisogno, come nel terzo millennio, per la sopravvivenza stessa della letteratura, vadano riscritti modelli, forme e tecniche dei generi letterari. Continua a leggere

Buona lettura 21: “Caribe”, di Fernando Velázquez Medina

Buona lettura è una rubrica curata da Mara Pardini. Uno spazio per “assaggiare” libri buoni, ovvero utili, piacevoli, intelligenti, capaci di lasciare un segno nell’immaginazione di chi li sfoglia.
Un taccuino per catturare le impressioni, i messaggi e le parole che escono di pagina in pagina ma anche per incontrare scritture nuove e legate all’attualità.  Un angolo per parlare di libri e condividere il gusto di una buona lettura.

Vicende sconvolgenti, episodi affascinanti, personaggi coraggiosi, irrequieti e ingegnosi che non sempre riescono a smascherare il loro lato più oscuro: ecco Caribe di Fernando Velázquez Medina, nella limpida traduzione di Marino Magliani e Riccardo Ferrazzi (Arkadia edizioni).

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