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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.66: Bruciarsi l’anima e restituirla alla poesia. Giuseppina Luongo Bartolini, “La pietra focaia”

Bruciarsi l’anima e restituirla alla poesia. Giuseppina Luongo Bartolini, La pietra focai. Poesie 2007-2008-2009, Torino, Genesi, 2010

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di Giuseppe Panella*


E’ da molto tempo che inseguo la poesia di Giuseppina Luongo Bartolini, una poesia il cui merito principale è quello di inquietare, di turbare, di bruciare l’anima di chi si confronta con essa senza pregiudizi e senza insofferenze:

«Risolta in immagini la pena / pura forma della mia vita in / bianco e nero coagulato il colore / dentro le torme scure del mio / alfabeto quel sole che fu sole / ora luce soltanto mi rimane / nella requie che occulta la / tempesta e il ruggito del temporale» (p. 39).

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“Il richiamo della foresta”, di Jack London

Recensione di Giovanni Agnoloni


Jack London
Il richiamo della foresta. Bâtard. Preparare un fuoco
Traduzione e cura di Davide Sapienza

(ed. Feltrinelli, € 7,00)

Bâtard, Il richiamo della foresta, Preparare un fuoco. Tre racconti di Jack London (1878-1916) – due brevi, uno lungo e celeberrimo –, magistralmente inanellati, introdotti e tradotti da Davide Sapienza, per questa bella edizione Feltrinelli.
Il curatore mette fin dall’inizio in luce il valore di storia archetipica de Il richiamo della foresta, che condivide con Bâtard e Preparare un fuoco un aspetto essenziale: l’essere una rappresentazione emblematica dell’eterno confronto tra l’uomo e la Natura, colta nella sua componente selvaggia e indipendente.
Questa è la wilderness, in cui si gioca una partita decisiva, quella tra l’uomo e l’ambiente, ma soprattutto tra l’uomo e l’animale.
Il tutto, sullo sfondo del Grande Nord americano. Continua a leggere

“Cielo Nero”, di Giacomo Sartori

Recensione di Alberto Pezzini


Ci sono storie scomode che fa comodo pensare non siano mai esistite. Qualcuno ricorderà ancora oggi Claretta, un film di Pasquale Squitieri sugli ultimi giorni di Benito Mussolini. Una pellicola ambientata tra Salò e Gardone, con Claudia Cardinale, sotto un cielo gonfio d’acqua. Ultimi giorni di vita di un uomo che aveva conosciuto sole e distese di uomini acclamanti. Quel film passò inosservato nonostante una sua bellezza interiore, e venne criticato come una pellicola grottesca. Che non accada a Cielo nero (ed. Gaffi, pagg. 214, euro 16,00), scritto da Giacomo Sartori, il quale ha deciso di raccontare invece gli ultimi giorni di vita di Galeazzo Ciano, l’ombra di Mussolini come lo ha immortalato Roy Moseley in una biografia intensa come un ritratto da vicino. Continua a leggere

Gordiano Lupi recensisce “La passione del calcio” per Lankelot.

Arrembaggi, la collana diretta da Antonio Paolacci, aggiunge un nuovo titolo di valore dopo Niente da capire di Luigi Bernardi. La passione del calcio non è un romanzo autobiografico come recita il sottotitolo, ma un contenitore di sensazioni e ricordi legati al mondo del calcio e a una passione che – come tutte le passioni – finisce per sfiorire. Franz Krauspenhaar è scrittore navigato, nato nel 1960, ha pubblicato Era mio padre (Fazi), scrive poesia (si sente dallo stile elegiaco della sua prosa), ma ha il dono non comune di un periodare sciolto che riesce a coinvolgere. I ricordi del calcio servono per compiere un viaggio a ritroso nella memoria, nei sogni in bianco e nero, per un tuffo nell’infanzia di una generazione che pensava di restare eternamente bambina. Negli anni Settanta non eravamo consapevoli che saremmo dovuti diventare grandi, capitava di pensare al futuro solo quando guardavamo i Pronipoti alla televisione e in ogni caso il futuro erano i nostri genitori. Il presente, invece, era un pallone SuperTele da rincorrere in un piazzale sterrato, sognando i nostri eroi della domenica in un campo di calcio. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.69: L’epopea del Tartarini a Berlino. Beniamino Tartarini, “Porci di fronte ai maiali. Storie per uomini che parlano poco”

L’epopea del Tartarini a Berlino. Beniamino Tartarini, Porci di fronte ai maiali. Storie per uomini che parlano poco, Firenze, Clinamen, 2010

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di Giuseppe Panella*

Non si tratta di pórci di fronte ai maiali ma di saperli riconoscere; di vivere al loro fianco senza volerli imitare o al limite di imitarli con successo… Questo di Tartarini non è certo un libro autobiografico. Tutt’altro. E’ un libro parodico, satirico fin quanto si vuole, sarcastico nelle midolla, feroce nel tratto e nel ghigno. Beniamino Tartarini lo ha scritto (e ci insiste pure spesso) grazie al suo cognome che gli permette di mimetizzarsi ed esordire come il suo quasi omonimo – se l’eroe eponimo di Alphonse Daudet era stato Tartarin de Tarascon, personaggio tra i più buffi e credibili della letteratura francese del XIX secolo, Tartarini di Scandicci (o forse dell’Osmannoro) se ne va in giro per il mondo a dimostrare la propria furia e virulenza espressiva, il proprio aspro e involgarito disincanto, la propria brama di (soprav)vivere e soprattutto la propria necessità sempre frustrata di andare a donne.

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“Viaggio sentimentale in Liguria”, di Giuseppe Conte

Recensione di Marino Magliani


Alla fine del secolo scorso a Giuseppe Conte è stato chiesto di raccontare la Liguria. Il lavoro gli è stato commissionato dal Secolo XIX, i testi del reportage sono apparsi tra l’aprile del 1998 e il 6 agosto del 2001 sulle pagine nazionali.

Senza questa premessa si potrebbe affermare che il libro Viaggio sentimentale in Liguria (ed. Philobiblon 2011, euro 13) sia un progetto letterario che cerchi di costruire la mappatura di una Liguria straordinariamente non olearia, o non ulivaria, ma preferisco il primo. Anche i romanzi liguri che più mi sono piaciuti negli ultimi tempi sono storie di una Liguria non olearia. Parlo de La Ballata della piccola piazza di Elio Lanteri, dove gli ulivi sono quasi del tutto assenti, e di Battitore libero di Riccardo Giordano, straordinario affresco sul colore e il profumo della lavanda che cresce (vi cresceva di più anni fa) nelle terrazze sopra Pietrabruna, in uscita per Philobiblon. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.25: Emilio e Odoardo – il viaggio come scelta di vita. Paolo Ciampi, “I due viaggiatori. Alla scoperta del mondo con Odoardo Beccari ed Emilio Salgari”

Emilio e Odoardo – il viaggio come scelta di vita. Paolo Ciampi, I due viaggiatori. Alla scoperta del mondo con Odoardo Beccari ed Emilio Salgari, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2010

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di Giuseppe Panella*

Già una volta Paolo Ciampi ci aveva provato (Gli occhi di Salgari. Avventure e scoperte di Odoardo Beccari, viaggiatore fiorentino, Firenze, Polistampa, 2003) a mettere insieme i due autori di romanzi di avventure di viaggio, ma mai lo aveva fatto con tanta passione, con tanta pertinacia, con tanta voluttà autobiografica. Se Emilio Salgari con i suoi romanzi di amore e di morte e di vendetta avevano allietato la sua infanzia di lettore accanito costituendo così un patrimonio culturale che non avrebbe mai potuto dissipare intieramente, la scoperta del botanico fiorentino Odoardo Beccari lo ha conquistato completamente spingendone ad approfondire in maniera accurata e coinvolgente la figura letteraria e umana. Se Salgari poteva essere considerato un autore classico per l’infanzia (ma mai una definizione tale fu mal utilizzata per definirlo!) e, quindi, una lettura quasi obbligata, l’opera principale di Beccari (Nelle foreste di Borneo. Viaggi e ricerche di un naturalista, Firenze, Landi, 1902) era stata una rivelazione più tarda. La racconta quasi in apertura di libro lo stesso autore, ricordandone lo stupore e la forza evocativa, il fascino che lo aveva attirato con la forza di una calamita:

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“La spiaggia dei cani romantici”

Recensione di Alberto Pezzini

Chissà se Belén Rodriguez sa di un romanzo che potrebbe fare al caso suo. Nel senso che contiene una storia esattamente contraria rispetto alla sua esistenza ed a quanto conquistato in Italia.
Parliamo de La spiaggia dei cani romantici (Instar libri, pagg. 233, euro 14,00), l’ultimo romanzo di Marino Magliani. Qualcuno lo ha già voluto definire il suo romanzo più bello. Forse è quello dove Magliani – onestamente – prende le distanze da se stesso anche se non ci riesce del tutto. Una terra come la Liguria fa fatica a tramontare dentro. Comunque.
Il titolo poetico, che sa di mare dove si fa l’amore, arriva da un libro di poesie di Bolaño, Los perros románticos, lo scrittore de I detective selvaggi, uno degli autori più calcinati di poesia al mondo che Magliani ha tradotto l’inverno scorso. Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.65: La necessità di non dimenticare. “Mai più”, di Mariagrazia Carraroli e Luciano Ricci

La necessità di non dimenticare. Mai più, testo poetico di Mariagrazia Carraroli, fotoelaborazioni di Luciano Ricci, prefazioni di Franco Manescalchi e Carmelo Mezzasalma, postfazione di Fernanda Caprilli, Firenze, Florence Art Edizioni, 2008

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di Giuseppe Panella*

Il 12 agosto del 1944, a Sant’Anna di Stazzema, in provincia di Lucca, quattro reparti della 16ª divisione volontari delle Waffen SS di fanteria corazzata (o Panzergrenadier) Reichsführer massacrarono, senza nessun apparente motivo dato che le azioni partigiane in quel settore non erano mai state tali da far invocare il diritto di rappresaglia, cinquecentosessanta vittime innocenti, in maggior parte bambini e anziani (una di esse, la più piccola, Anna Pardini, aveva solo venti giorni).

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Il libretto rosso di Garibaldi

di Michele Lupo

Giuseppe Garibaldi, l’uomo che ammira la Comune di Parigi e che vorrebbe “l’istruzione obbligatoria, gratuita e laica”, è il protagonista di un “libro esortativo”: così i curatori definiscono Il libretto rosso di Garibaldi.

Non ha pretese filologiche infatti il piccolo volume curato dai fratelli Massimiliano e Pier Paolo Di Mino, ma quelli su cui poggia sono pur sempre documenti scritti di proprio pugno dal grande generale, “Eroe dei due mondiContinua a leggere

TERRONI, di Pino Aprile (e l’Unità d’Italia secondo me)

Voglio dire anche io la mia sui festeggiamenti per l’unità d’Italia. Ricorrono i 150 anni dell’unificazione, non si parla d’altro, se si escludono brutti fatti di cronaca e i raccapriccianti e nauseanti particolari dei vizi privati (si fa per dire) di certi uomini pubblici. Quando alla fine si riesce a parlare dell’importante anniversario mi scopro a cercare, nei miserevoli comportamenti di una classe politica per lo più inetta ed egocentrica, qualcosa che somigli a delle motivazioni vere, a dei sentimenti sinceramente unitari e non frammentaristi. Ma vedo che in generale non esistono, o sono palesemente forzati. Come se l’unità nazionale fosse tutto meno che vera.
Un libro letto tempo fa mi ha fornito delle ipotesi sul perchè in fondo davvero uniti non lo siamo mai stati.

Ho letto Terroni (sottotitolo: “Tutto quello che è stato fatto perchè gli italiani del Sud diventassero meridionali”), di Pino Aprile, giornalista che conoscevo già di fama in quanto in passato scriveva per un noto settimanale per famiglie. Il libro, alla quindicesima ristampa, per copertina ha la significativa immagine di un’Italia meridionale rovesciata, con la Sicilia quasi per cappello. A me ha fatto un po’ impressione a vederla così. Però se ci penso mi pare che il disegno simbolico sia più reale della realtà geografica. Continua a leggere

La sorprendente soluzione di un mistero millenario: Chi ha ucciso realmente i Proci?

 

Alberto Majrani, Ulisse, Nessuno, Filottete, Logisma Editore www.logisma.it , euro 12

“Quandoque  bonus dormitat Homerus”, ogni tanto dorme  anche il buon Omero, proclamava Orazio… ma è proprio così, oppure  Omero era molto più sveglio di quanto abbiamo sempre creduto?

“L’Odissea di Omero è forse il libro più conosciuto sulla faccia della terra. Chi non ha mai sentito parlare di Ulisse (o Odisseo che dir si voglia) e delle sue peregrinazioni per tornare all’amata isola d’Itaca, dalla fedele moglie Penelope e dal figlio Telemaco? Eppure, finora mai nessuno è stato così folle da pensare che il vero protagonista dell’Odissea non sia… Odisseo, ma un personaggio molto più oscuro, quasi sconosciuto, di cui anche nel testo si parla pochissimo: Filottète. Ma se vorrete seguirmi nell’analisi del capolavoro omerico con questa insolita chiave, vi accorgerete che con essa si aprono quasi tutte le porte.” Così comincia l’autore.,  e Giulio Giorello avverte nella prefazione: “La questione omerica è diventata un labirinto, non meno complesso di quello che si immagina architettato da Dedalo, e in un momento di lucida sincerità Alberto Majrani confessa: “Ma se io fossi così pazzo da scrivere un libro su quest’idea, Lei sarebbe così pazzo da farmene la prefazione?” Il Lei sono io. La mia non mi sembra troppo grande; quanto alla follia dell’Autore, diremo con Manzoni che giudichi chi sa – e con Shakespeare che comunque in tale follia c’è del metodo.” Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.68: “Ingannevole è il cuore più di ogni cosa…”– come nasce un assassino. Alessandro Berselli, “Non fare la cosa giusta”

“Ingannevole è il cuore più di ogni cosa…”– come nasce un assassino. Alessandro Berselli, Non fare la cosa giusta, Bologna, PerdisaPop, 2010

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di Giuseppe Panella*

Nel 1989, Spike Lee, regista afro-americano non ancora del tutto affermato, gira Fa’ la cosa giusta,

un affresco delle comunità etniche in conflitto permanente tra di loro nella New York del melting pot – probabilmente uno dei suoi film migliori. Per Alessandro Berselli, invece, quel che conta è l’esatto contrario: non fare la cosa giusta. E’ quello che accade al protagonista del suo romanzo noir. Già intimamente attraversato da una vena abbastanza esplicita di razzismo e di volontà di protagonismo, Claudio Roveri, di mestiere informatore farmaceutico, sposato con Fabiana, un avvocato di successo e padre di Erica, una ragazza che compie diciassette anni nel corso del romanzo, si trova a dover affrontare una serie di scelte che gli impongono di prendere decisioni pressoché definitive, radicali, indiscutibili: tradire la moglie con la dottoressa Ricci che sembra ben più che disponibile ad amplessi furtivi nel suo studio medico, accettare le teorie dello psichiatra Luca Maranesi che lo spinge a dispiegare con forza e determinazione la propria volontà di potenza, agire in maniera forte e con la violenza contro quel magma multietnico e indistinto di barboni, zingari, albanesi che sembra pressarlo e circondarlo per risucchiarlo al suo interno.

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Il tempo atletico

 

di Carla Saracino

La meraviglia è certamente una delle forme anteriori dell’amore, tutto quello che prima ci riguarda di una persona o di una cosa e tutto quello che prima ci prepara alla vita. La sua radice originaria comporta qualcosa di visivo. Sarebbe un guardare. In un’accezione meno compressa, potremmo dire che meraviglioso è ogni incondizionato atto di rinuncia al pregiudizio e quindi disposizione al chiedere e al dare ospitalità, ma in senso altamente figurato.

L’ultimo libro di Andrea Leone, Lezioni di crudeltà, Poiesis, pag. 63, euro 12,00, è attraversato dalla meraviglia, ma non convulsamente né, al contrario, passivamente. Un ordine rigoroso detta alla meraviglia i suoi passi affinché essa, sgretolandosi l’incubo del postmoderno, possa rifulgere attraverso un nuovo linguaggio nel mondo delle cose possibilmente inviolate e quindi integre. Continua a leggere

Michel Houellebecq, La carta e il territorio

La carta e il territorio: un’autobiografia della stanchezza
di Alessandro Cartoni


Tenuto conto del sistema socio-economico in vigore, tenuto conto soprattutto dei nostri presupposti filosofici è evidente che l’essere umano si precipita verso una catastrofe a breve scadenza, e in condizioni atroci, ci siamo già. La conseguenza logica dell’individualismo è l’omicidio e l’infelicità

Così Houellebecq sintetizzava il suo punto di vista teorico in un’antica intervista ad Art Press nel 1995. Oggi, a quindici anni di distanza con la vittoria del Goncourt per il suo ultimo romanzo La carta e il territorio (2010, trad. it. Bompiani), l’autore de Le particelle elementari, è sicuramente il più importante scrittore francese contemporaneo. E si può anche aggiungere che la sua ricerca teorico-letteraria non ha mai smesso di incarnare quel lontano presupposto fino a trasformarsi in ossessione pura Continua a leggere

Rosamaria Loretelli, L’invenzione del romanzo

di Michele Lupo

La lettura ad alta voce oggi è pratica diffusa solo nei luoghi deputati a readings letterari moltiplicati sia dalla legittima necessità per molti scrittori di farsi spazio nell’oceano dell’offerta editoriale che da un certo compiacimento modaiolo e spettacolare.

L’invenzione del romanzo di Rosamaria Loretelli ricostruisce una storia della lettura dalla Grecia antica al Settecento, il secolo maggiormente implicato nelle argomentazioni della studiosa perché è allora che alcune trasformazioni diventano significative Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.24: Lo specchio del mondo e il sogno della visibilità assoluta. “Idee di cinema”, a cura di Giovanni Maria Rossi e Chiara Tognolotti

Lo specchio del mondo e il sogno della visibilità assoluta. Idee di cinema, a cura di Giovanni Maria Rossi e Chiara Tognolotti, Milano, Il Principe Costante Edizioni, 2010

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di Giuseppe Panella*

«Ho sempre creduto che il cinema, con il suo tremendo potere visuale, fosse il mezzo di espressione perfetto. Tutti i miei libri precedenti a Cent’anni di solitudine sono come intorpiditi da quella certezza. C’è uno smodato desiderio di visualizzazione dei personaggi e delle scene, un calcolo millimetrico dei tempi… e perfino l’ossessione di indicare i punti di vista e l’inquadratura» – ha dichiarato Gabriel García Márquez in un’intervista rilasciata poco dopo la pubblicazione di Cent’anni di solitudine (in A. Durán, Conversaciones con Gabriel García Márquez in “Revista Nacional de Cultura” (XXIX), luglio-settembre 1968).

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Il cimitero di Praga, di Umberto Eco

di Ezio Tarantino

La seconda legge di Ranganathan recita: “Ad ogni lettore il suo libro”, e la terza  “Ad ogni libro il suo lettore”. Chi era Shiyali Ramamrita Ranganathan? Un matematico e bibliotecario indiano (chi ne voglia sapere di più clicchi qui). Nel mondo della biblioteconomia si è guadagnato un posto nell’empireo grazie al suo sistema di classificazione “a faccette” e, ancora di più, per l’emanazione di quelle che sono universalmente conosciute e citate come le cinque leggi di Ranganathan. Ovvero l’architrave ideale su cui si sostengono le biblioteche, regolando in modo semplice e senza troppe mediazioni intellettuali il rapporto fra l’istituzione e i suoi utenti.Tutto questo per dire che se è vero, ed è verissimo, che ogni lettore ha i suoi libri, e viceversa, non dovrei star qui a parlar male di un libro che, palesemente, non è il mio libro.
Tuttavia, poiché mi è stato regalato, e da persona cara, ho voluto cogliere l’occasione per mettermi, come dire, in pari, con la letteratura di grande consumo.
Il libro è, come avete visto dal titolo dell’articolo, Il cimitero di Praga, di Umberto Eco.

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Un’inesorabile realtà, di Andrea Sartori

Il primo romanzo di Lara Santoro – Il mio cuore riposava sul suo, traduzione dall’inglese di Adele D’Arcangelo, Roma, e/o, 2009 – non appartiene al filone di certa letteratura esotica, che sfrutta lo scenario del continente africano per ambientarvi storie d’amore e avventura. La giornalista d’inchiesta Anna, i suoi amanti Nick e Michael, la domestica africana Mercy e padre Anselmo, tracciano le traiettorie di una storia che si dipana tra gli slums di Nairobi, le atmosfere decadenti e ancora coloniali dei party d’ambasciata, l’arida terra spaccata del Sudan, il califfato petrolifero di Nigeria, le stanze d’albergo d’una Belgrado che ospita i sicari del genocidio bosniaco, senza mai cedere alla strizzata d’occhio della bella cartolina di viaggio proveniente da terre lontane. Continua a leggere

Rendere visibile “L’invisibile”: il “Denaro” di G. Di Girolamo

Giacomo Di Girolamo, L’invisibile, Roma, Editori Riuniti 2010, pp. 555, € 15,00.
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di Antonino Contiliano

Grande è il disordine sotto il cielo,
ma la situazione è ottima?
Mao 

Preferiresti che Cesare fosse vivo, e morire tutti da schiavi,
o che Cesare sia morto per vivere tutti da uomini liberi?
Shakespeare

Il titolo di questo nuovo libro di Di Girolamo, centrato sulla tema della mafia siciliana e dei suoi estesi legami nazionali, e in particolare sulla figura del latitante eccellente – Matteo Messina Denaro –, fa scattare (almeno così è stato per chi scrive) un visibile rimando alla dichiarazione di poetica dell’arte moderna. Per l’arte moderna, sintetizzando, il dettato essenziale è che la pittura debba rendere visibile “l’invisibile”. La rappresentazione perde così la sua supremazia, e con essa il realismo della mimesi più o meno dichiarato. Come dire, forse, che ciò che appare, per essere afferrato, capito, goduto deve risalire a ciò che non si vede ma che determina quanto si affaccia e si concretizza nella storia individuale e collettiva di quel particolare contesto storico dove le soggettivazioni si producono come qualsiasi altra merce ideologica.

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