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Non superare le dosi consigliate

E’ uscito il nuovo libro di Fabrizio Centofanti: Non superare le dosi consigliate, Effatà editrice. Vi offro qui la prefazione di Giuseppe Panella, che mi pare particolarmente azzeccata. a.s.]

DI CERTE COSE CHE SI DICONO MEGLIO IN PROSA
Le “dosi letterarie” di Fabrizio Centofanti
«Ho smesso di investire ma non mi sono spretato: scrivo sempre. Che c’è da fare di diverso? Nulla dies sine linea. E’ la mia abitudine, e poi è il mio mestiere. Per molto tempo ho preso la penna per una spada: ora conosco la nostra impotenza. Non importa: faccio, farò dei libri. Ce n’è bisogno; e serve, malgrado tutto. La cultura non salva niente né nessuno, non giustifica. Ma è un prodotto dell’uomo: egli vi si proietta, vi si riconosce; questo specchio critico è il solo ad offrirgli la sua immagine»
(Jean-Paul Sartre, Le parole)

1. Pagine del libro della vita
Quasi ogni giorno, oberato o no che sia di lavoro fisico e mentale, affaticato oppure assonnato, sia che riposi nella calma di una pausa strappata alla sua vita frenetica o sia pur sempre preso dalla fretta dell’esistenza materiale e in preda alle animose necessità della vita quotidiana e della sua opera pastorale, Fabrizio Centofanti trova il tempo di scrivere una pagina di meditazione attenta e sofferta sul mondo e sulle sue vicende liete e/o avverse. Sono dosi brevi ma corpose e spesso aspre di “medicina letteraria”. Sono pagine per la vita e parole in attesa di qualcosa di meglio e di più consolante rispetto alle fragorose e temibili vicende scandite dal tempo dell’oggi. Continua a leggere

Best New American Voices 2010 e qualche domanda che mi faccio a riguardo.

Ci sono diverse maniere di guardare a questa nuova pubblicazione della serie Best New American Voices. La serie, giunta alla sua decima edizione, testimonia ancora una volta la grande vitalità delle scuole e dei corsi di scrittura creativa nordamericani e soprattutto la qualità della narrativa da questi prodotta.
Si può non essere d’accordo con l’approccio metodologico/sistematico e coi programmi di creative writing (si avrà modo di parlarne nel proseguo di questo articolo) resta il fatto che questi siano divenuti una realtà effettiva del sistema educativo statunitense e canadese oramai da più di vent’anni, e costituiscano la spina dorsale di una produzione letteraria attiva e vibrante, in continua mutazione, ma sempre fedele al dettato fondamentale dell’aderenza alle trame della realtà. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.28: Diverse voci su un unico Eco. Su Aa. Vv. “Umberto Eco. L’uomo che sapeva troppo”, a cura di Sandro Montalto

Diverse voci su un unico Eco. Su Aa. Vv. Umberto Eco. L’uomo che sapeva troppo, a cura di Sandro Montalto, Pisa, ETS, 2007

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di Giuseppe Panella*


Nato per festeggiare Umberto Eco al di là di ogni occasione possibile (sia accademica che personale e persino puramente occasionale), il volume coordinato da Sandro Montalto offre la possibilità di guardare allo scrittore di Alessandria con occhi diversi e più “ingenui” da quelli di chi pratica per mestiere il mondo delle recensioni letterarie o delle ricostruzioni storico-teoriche. Ventitré interventi diffusi sul vastissimo territorio frequentato da Umberto Eco permettono di verificare le sue incursioni nei settori più ampi e più diversi alla luce del comune interesse rivestito dal soggetto della ricostruzione stessa nell’ambito della scrittura come punto di riferimento comune. All’interno del volume si possono trovare testi relativi alla sua opera (i primi sette), due saggi (quelli di Cardini e Isotta semplicemente dedicati a Eco ma non concernenti la sua produzione), altri testi di ricordo o testimonianze o di amicale considerazione per l’uomo e l’opera – sintomatici al riguardo quelli di Giulio Andreotti, di Maurizio Costanzo e di Renzo Paris che in versi ammette di essere dalla parte degli sconfitti, di quelli cioè che l’editoria ha emarginato in nome del “romanzo postmoderno”) e, alla fine, testi “creativi” come riflessioni su Eco studioso di enigmistica, immaginari dialoghi con lui stesso o tra i suoi personaggi e altri ancora di invenzione (Sherlock Holmes e il dottor Watson che si confrontano con Guglielmo di Baskerville e il suo discepolo Adso) e, infine, un anagramma tutto per lui (Truce Boemo ovvero Umberto Eco !).

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Habemus papam, di Nanni Moretti

di Ezio Tarantino

PiccoliForse un po’ se le cerca, Nanni Moretti.
Parlare dei suoi film diventa quasi sempre l’occasione per parlare d’altro. Dei temi che hanno ispirato i suoi film (e fin qui ci possiamo anche stare). Ma poi anche delle infinite, stucchevoli reazioni suscitate dai suoi film, dalle prese di posizione, le polemiche che riempiono le pagine dei giornali e ora pure dei blog. Chiacchiere di cui non si sentirebbe alcuna necessità, che affondano nella polemica d’attualità spesso, molto spesso di bassissimo profilo.
Eppure, alla fine, interessanti per capire in quale stagno nuoti il Paese.

Habemus papam è un film “indimenticabile”. No. “Biasimevole” (e “senza mezze misure”). Il primo aggettivo gliel’lo ha affibbiato Repubblica. Il secondo l’arcivescovo di Matera, Monsignor Salvatore Ligorio. L’aggravante, per Repubblica, è di averlo visto. L’aggravante, per l’arcivescovo di Matera, di non averlo visto.
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QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.68: “Cancionero” per il tempo che passa. Francesca Lo Bue, “Non te ne sei mai andato (Nada se ha ido)”

Cancionero per il tempo che passa. Francesca Lo Bue, Non te ne sei mai andato (Nada se ha ido), Roma, Edizioni Progetto Cultura, 2010

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di Giuseppe Panella*


Dalla Lercara Friddi in provincia di Palermo in cui è vissuta degli anni dell’adolescenza all’Argentina dell’Universidad de Cuyo a Mendoza e poi di nuovo a Roma dove tuttora vive, l’itinerario esistenziale di Francesca Lo Bue si incrocia con la sua vocazione poetica:

«Sicilia bellamara, / fiamma pietrificata / Dalla tua aurea falce appuntita / goccia lento il miele del passato» – si legge a p. 11 a mo’ di esergo per l’intera raccolta e unico testo non riportato in versione bilingue a sancirne il carattere di dedica tutta “italiana”. E’ proprio “il miele del passato” che Francesca Lo Bue cerca di distillare, tra disincanto e memoria, vecchie e nuove illusioni e sogni per il futuro prossimo nei suoi versi pieni di un pathos triste come una milonga o il ritorno a una casa che non c’è più. I suoi due prefatori sono concordi nel giudicare la sua esperienza poetica come il congiungimento di due mondi culturali diversi, eppure assai simili gli uni agli altri.

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STORIA CONTEMPORANEA n.71: Un maestro che ha letto don Milani. Emanuele Marfisi, “Diario di classe”

Un maestro che ha letto don Milani. Emanuele Marfisi, Diario di classe, Bagnacavallo (RA), Discanti, 2010

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di Giuseppe Panella*

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«Nessuno può sapere cosa ti riserva il destino: puoi nascere in Svezia oppure in Ruanda. Noi, gli alunni della quinta D, eravamo nati a Imola, nel palazzo Rosso del comprensorio residenziale Arcella; una buona via di mezzo tra la Svezia e il Ruanda. Don Walter, che aveva un rapporto privilegiato con il Padreterno, non lo chiamava destino. “E’ il disegno di nostro Signore, solo Lui lo conosce” sentenziava sicuro. Poi, con l’ottimismo che contrassegnava il suo carattere, mi ammoniva: “Devi fare il bravo, così un domani potrai assicurarti un posto in Paradiso”. Nel frattempo il Padreterno mi aveva disegnato un posto nella tribuna più alta del paesone: l’ultimo piano del palazzo Rosso. Nelle giornate migliori, sporgendomi dalla finestra con il mio orsacchiotto Paolo, era un po’ come stare in prima fila in Paradiso. In effetti, da lassù, mi sentivo come nostro Signore: potevo osservare e controllare tutto, senza dover rimettere i peccati e disegnare le vite di nessuno. Possedevo però un invidiabile vantaggio nei confronti di Gesù Cristo: contemplavo il mondo seduto comodamente nel terrazzo della camera e non appeso a una croce, di fianco al Presidente Pertini, sul muro di una classe elementare» (p. 7).

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Elio Grasso su “China”

Alla vigilia della cerimonia di premiazione del Premio Nazionale di Poesia “Astrolabio 2010“, che si svolgerà sabato 16 aprile 2011 alle ore 17.00 presso l’Aula Magna Storica della Sapienza di Pisa (via Curtatone e Montanara), premio assegnato quest’anno a China di Maria Pia Quintavalla (Effigie edizioni, pp. 120, euro 14,00), siamo lieti di presentare una recensione di Elio Grasso dell’opera.

Il poema che finisce sulla pagina
di Elio Grasso

China è il poema che finisce sulla pagina, nella nostra realtà dopo aver viaggiato in mezzo a molte delle poesie che in questi anni Maria Pia Quintavalla ha lasciato in altri libri. China è la madre irriverente che torna dopo la morte, come a dire che insomma tutto quel fervore filiale non le ha impedito di venire tolta dal mondo. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.27: Notte italiana. Cesaremaria Glori, “La tragica morte di Ippolito Nievo. Il naufragio doloso del piroscafo “Ercole””

Notte italiana. Cesaremaria Glori, La tragica morte di Ippolito Nievo. Il naufragio doloso del piroscafo “Ercole”, Chieti, Solfanelli, 2010

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di Giuseppe Panella*

Ippolito Nievo, uno dei più promettenti e straordinari giovani scrittori italiani, l’autore di uno dei romanzi più significativi della “letteratura della Nuova Italia” (per dirla con Croce), scompare in fondo al mar Tirreno nella notte del 4 marzo 1861. Aveva solo trent’anni, anche se la sua produzione letteraria e saggistica era già compiuta in gran parte e appariva cospicua e di grande rilevanza (Croce nel saggio a lui dedicato si chiederà anche se sarebbe divenuto in seguito anche un politico capace di apportare miglioramenti importanti al panorama della nazione che stava nascendo e del nuovo Stato appena proclamato – ma la domanda è ovviamente oziosa).

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Volevo vedere l’Africa

Teresio Asola, Volevo vedere l’Africa. Dalla Langa alla guerra di Libia: un sogno infranto

Recensione di Claudio Ozella, “Il nostro tempo”, 3 aprile 2011

Teresio Asola è nato ad Alba nel 1960 e abita a Torino dal 1987. Laurea in Lingue nel 1984 con una tesi su George Orwell. Ha scritto poesie (Diario in frammenti 1983) mentre scriveva recensioni di libri per un settimanale locale e imparava un mestiere nella più grande azienda di Alba. Per lavoro ha esercitato diverse funzioni aziendali (marketing, personale, organizzazione), ha studiato diversi settori aziendali (alimentare, robotica, elettromeccanica, abbigliamento, cartario), prima di essere scelto per dirigere nel ’99 un’azienda pubblica del Torinese animata dall’ambizione di nuovi paradigmi e di grandi s?de: ef?cienza energetica globale, energie rinnovabili e sostenibilità. Continua a leggere

Garibaldi “Cleombroto” vs “il condottiero degli immomdi”. FERMENTI, XL, n. 236

Garibaldi “Cleombroto” vs “il condottiero degli immomdi”

FERMENTI, XL, n. 236, Roma 2010, pp. 429, € 25,00

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di Antonino Contiliano

Cos’è Fermenti. Fermenti è il periodico a carattere culturale, informativo, d’attualità e costume diretto dallo scrittore, poeta ed editore Velio Carratoni.

Il n. 236 del periodico porta in copertina un’opera di Michele Cossyro, il tricolore italiano. Il messaggio è chiaro. È volto alla ricorrenza dell’Unità dell’Italia in vista dei festeggiamenti 2011. Segno che l’evento storico risorgimentale, che generò l’unificazione dell’Italia, è patrimonio di tutti, e che nessun media, specie se si occupa di arte e letteratura, può ignorare o misconoscere l’importanza del fenomeno.

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“La spiaggia dei cani romantici” – Una recensione di V. Binaghi

Recensione di Valter Binaghi (da qui)

Cominciamo con una collocazione fin troppo facile, di quelle che piacciono ai distributori e ai librai (“Di che parla questo libro? D’amore o di morti ammazzati?” “Tutt’e due signora mia”). Abituati ai paesaggi liguri di Magliani, dove echeggiano i passi del maestro Biamonti (ma Magliani è ormai a sua volta un maestro, non deve più niente a nessuno), qui ci troviamo di fronte a un romanzo che si potrebbe definire post-coloniale. Come si vendica il colonizzato, una volta che ha nel mirino l’europeo supponente e colonizzatore, sparando una pallottola di grosso calibro o meglio distruggendone la prole a cui smercia droga purissima? Continua a leggere

QUEL CHE RESTA DEL VERSO n.67: “Guardiamo quello che ci sta vicino…”. Claudio Damiani, “Poesie (1984-2010)”, a cura di Marco Lodoli

“Guardiamo quello che ci sta vicino…”. Claudio Damiani, Poesie (1984-2010), a cura di Marco Lodoli, Roma, Fazi Editore, 2010

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di Giuseppe Panella*


L’introduzione di Marco Lodoli è simpatetica e molto toccante ma precisa. Dopo aver descritto il suo soggiorno a Parigi in qualità di giovane artista a disagio ovunque ma speranzoso di scoprire il segreto di ciò che aveva caratterizzato la grande stagione delle avanguardie storiche, in primis il Surrealismo, lo scrittore romano racconta ciò che avvenne al suo ritorno a Roma:

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Letteratura come lavoro

di Gualberto Alvino


Mario Lunetta, Depistaggi. Fra critica e teoria, Roma, Onyx Editrice, 2010, pp. 190, € 16.


Indigna che un umanista del calibro di Mario Lunetta — maestro di più generazioni, ininterrottamente attivo da quasi mezzo secolo quale poeta, narratore e drammaturgo d’avanguardia, polemista passionario e implacabile, antologista contre-courant, saggista umoroso e poliedrico, performer, critico d’arte, letterario e della cultura, tradotto in varie lingue europee e americane, titolare d’una bibliografia altrettanto sterminata che di primissimo ordine — non sia ferocemente conteso, come accade a pletore d’ipervalutati mediocri destinati a squagliarsi nel Lete della Storia, dai titani della nostra editoria. Spetta dunque a un piccolo marchio, il benemerito Onyx di Franco Michetti, il vanto d’aggiudicarsi l’ultimo goloso lemma del multanime romano, stavolta in veste di critico e teorico, al solito agguerritissimo e senza rivali quanto a contezza della più viva attualità in tutti i distretti del territorio lato sensu estetico e comunicazionale: una silloge di studî, articoli e recensioni selezionati (con tale compatta organicità da parer non solo or ora concepiti ma stesi in un fiato) tra i numerosi apparsi dalla metà degli Ottanta ad oggi sui periodici «Almanacco Odradek», «Hortus Musicus», «Fermenti» e «Le reti di Dedalus», la rivista online del Sindacato Nazionale Scrittori, di cui il Nostro è stato per più mandati operoso e apprezzato presidente. Continua a leggere

STORIA CONTEMPORANEA n.70: Sociologia della giovinezza. “Amori stretti. 18 storie under 20”, a cura di Gianni Conti

Sociologia della giovinezza. Amori stretti. 18 storie under 20, a cura di Gianni Conti, Firenze, Mauro Pagliai Editore, 2010

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di Giuseppe Panella*


«Avevo vent’anni. Non permetterò a nessuno di dire che è la più bell’età della vita. Ogni cosa rappresenta una minaccia per il giovane: l’amore, le idee, la perdita della famiglia, l’ingresso tra i grandi. E’ duro imparare la propria parte nel mondo» è il formidabile incipit del più noto testo autobiografico di Paul Nizan, quell’ Aden-Arabie che il giovane normalien pubblicò nel 1931.

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La scuola: gli italiani e gli altri. Su due libri recenti

di Michele Lupo

Due libri recenti sulla scuola e i ragazzini immigrati.
Due libri importanti perché si tende a omettere nel discorso odierno una serie di questioni che riguardano non gli aspetti spesso biecamente politici – per non dire soltanto elettorali – dei nuovi cittadini italiani, ma l’insieme di contenuti culturali non necessariamente pacifici, anzi non di rado conflittuali ma sempre e per forza di cose stimolanti che la nuova convivenza comporta. Continua a leggere

VIDEORECENSIONE n.4: Monika Antes, “Fra sogno e realtà. La vita e l’opera di Dino Campana. I canti orfici”

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=v2XwNx3aSzg&w=640&h=390]

Le videorecensioni sono a cura di Giuseppe Panella

Realizzazione tecnica di Fausto Finocchi e Silverio Zanobetti

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[Qui tutte le VIDEORECENSIONI]

Senzio MAZZA “ÙMMIRI e SÒNNIRA”

Luntanu … intra ‘na notti ca non ‘gghiorna mai … ‘n pòuru sbannutu / c’a tantuna s’abbranca a li mistèrii / di la palora … sugnu a milli mìgghia e chiùi / ma li ràdichi mei / su’ attàgghiu a chiddi di li ficudìnia / ’llippati tra li sciàri / du Passupisciaru, ‘zziccati / na li faddacchi / ca sùcunu la stòria (lontano … dentro una notte infinita … un povero sbandato / che a tentoni si aggrappa ai misteri / della parola … sono a mille miglia e oltre / ma le mie radici / sono accanto a quelle dei fichi d’India / abbarbicate tra le sciare / di Passopisciaro, infilate / nelle fenditure / che succhiano la storia).

Versi tra i più appassionati e commoventi mai scritti da Senzio Mazza, ai quali con struggimento egli accosta: mi spirniciu … di turnari arreri / nall’acqua ‘zzùlia / gilestri / d’argentu e di smiraldi risquagghiati / unni si sguazza la Sicilia mia (mi scervello …. di tornare indietro / nell’acqua azzurra / celeste / d’argento e di smeraldi liquefatti / dove si sciacqua la Sicilia mia).    Continua a leggere

“In una città atta agli eroi e ai suicidi”, di Giampiero Mughini

Recensione di Alberto Pezzini

Giampiero Mughini ha scritto una frase destinata a restare dentro la testa di tutti coloro che vivono dentro la letteratura:se uno che scrive non si caccia nei guai, che razza di scrittore è? L’ha scritta intorno ad un uomo che – per la malattia della scrittura – ha vissuto ad intermittenza. Lui è Italo Svevo, ed è il protagonista di In una città atta agli eroi e ai suicidi (Bompiani, pagg. 160, euro 15,00), una vita da eroe scritta da Giampiero Mughini, con la lente del bibliofilo impenitente dotato però di un orecchio superiore. A dire il vero sembra quasi che tra i due ci sia stato un transfert. Mughini scrive quasi con lo stesso imprinting di Svevo (!), nel senso che adopera una lingua sbrigliata, senza paura di farla crepitare in libertà. Continua a leggere

IL TERZO SGUARDO n.26: Scrittori della terra d’Abruzzo. Giacomo D’Angelo, “D’Annunzio e Flaiano. L’Antitaliano e l’Arcitaliano”

Scrittori della terra d’Abruzzo. Giacomo D’Angelo, D’Annunzio e Flaiano. L’Antitaliano e l’Arcitaliano, Chieti, Solfanelli, 2010

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di Giuseppe Panella*

«Leggere scritti che si occupino sia di Gabriele D’Annunzio che di Ennio Flaiano non capita di frequente, anzi quasi mai. Il binomio dei due artisti come tema, infatti, nella sterminata letteratura sul primo e nella colluvie plurigrafomane sul secondo non è mai stato toccato, né in sede critica, né quale divagazione “stravagante” alla Giorgio Pasquali, né a mo’ di “capitolo” o “palinfrasco” alla Enrico Falqui, per le molteplici e stellari differenze tra i due artisti, soprattutto su un versante: quello dell’umorismo» (p. 5).

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Laura Pariani, “Milano è una selva oscura”. La storia raccontata da un barbone poeta

Laura Pariani, Milano è una selva oscura. La storia raccontata da un barbone poeta

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Mi son el pòer Dant in bolletta,
malattia ch’è sémper stada in frega
in chi se ciappa ‘l spass
de vèss poeta

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di Giovanni Inzerillo

L’ultimo della Pariani sin dal titolo rimanda alla più conosciuta citazione della nostra storia letteraria. Dante è pure il nome acquisito dal protagonista che, indossate le vesti di un barbone, con il Sommo ha tanto da condividere: anche lui ha subito ingiustizie, come lui ha a lungo vagabondato, ha scritto una silloge di poesie e ha vissuto una vita di emarginazione, di forzato esilio. Ancora una volta – ed è forse una delle peculiarità più affascinanti della scrittura della Pariani – come in altri precedenti romanzi, basti pensare a La signora dei porci, Il paese delle vocali e Quando Dio ballava il tango, i suoi personaggi lasciano scarso spazio all’autobiografismo. In occasione di un incontro con gli studenti dell’Università di Palermo del 16 aprile 2003 l’autrice stessa dichiarava:

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