Archivi categoria: Scritture

PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 104

Sto andando in ufficio, seduto sul tram sto leggendo uno dei soliti cataloghi antiquari dove ormai la maggior parte dei libri offerti non è più vecchia di me. Durante la lettura ogni tanto alzo gli occhi, seduti di fronte ho un ragazzo e una ragazza ispanici sui vent’anni, forse meno, che si dividono i due auricolari dello stesso apparecchio.
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‘ELMOTELL BLUES : “Le corporeità plurali di Antonino Contiliano”. Prefazione di Mario Lunetta

elmotel20copertina[Ho letto/ascoltato/guardato con piacere un libricino pubblicato nel 2007  dal titolo  ‘ELMOTELL BLUES. E’ un poema eroicomico composto da Antonino Contiliano, “montando” versi suoi, di Emilio Piccolo, Francesco Muzzioli e Valerio Cuccaroni, con cinque illustrazioni di Giacomo Cuttone e un cd audio allegato (voce dell’attore Guglielmo Lentini, musica di Gino De Vita.

L’opera ha un’indubbia efficacia comunicativa. Ben equilibrato il mixaggio fra musica, voce recitante, pittura e testo poetico che riproduce la forma della ballata con un andamento ripetitivo e ritmi ricorrenti tipici del blues.

 Il testo si può scaricare [QUI], la versione sonora si può trovare [QUI].  Purtroppo il materiale che vi offro è parziale, poiché mancano le  belle illustrazioni di Giacomo Cuttone. Di seguito la prefazione al volume di Mario Lunetta (f.s.) ]

di Mario Lunetta

Il blues può anche definirsi un genere musicale “asimmetrico”, perché basato su una forte imprevedibilità di situazioni ritmico-sonore e su una fisiologia del sound quanto mai eteroclita, contaminata, pulsionale e meticcia. Vi confluiscono caratteri musicali e psicologici dello spiritual, del work song, dei minstrel songs e delle ballate di origine europea diffuse negli States nel XIX secolo. Insomma, un genere a suo modo “bastardo”, in cui perfino il singolo sigillo del diritto d’autore sfuma in colore collettivo.

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PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 103

Erre convive da sempre con l’ipocondria, e soltanto i periodici contatti col suo medico e con vari specialisti, insieme a periodiche parentesi di vita da malato ufficiale gli consentono, a lui che sebbene ufficioso è malato cronico e vero, di sopravvivere alla meno peggio. A un certo punto però è piovuto giù (o spuntato su) quel tale politico taumaturgo, che fa saltare e ballare anche gli amputati, sicché Erre è finito di colpo ed ope legis nel novero dei potenziali simulatori e truffatori. Continua a leggere

Massimo Maggiari: un nuovo articolo sul Grande Nord

DALLE TERRE DEL NORD. UN NUOVO INCONTRO.

Sono appena sceso dall’abitacolo bluastro del volo 1507 USAir e mi ritrovo a Ft. Myers. E’ immenso questo cielo del Sud-est americano. Di luce intensa e calda che pervade tutto il paesaggio a strali discendenti. Forte è l’energia di questo benigno lampeggiare, dona un senso diffuso di benessere fisico, che in inglese chiamiamo well-being. Sono qui per un’occasione particolare, e gradita. Un incontro con l’amico Nunatak che da quasi due anni non vedo. Grazie al cielo, l’inverno anche per un angakkoq (sciamano) groenlandese è una buona scusa per viaggiare a latitudini più miti. Continua a leggere

PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 102

Entro in biblioteca, ma l’interruttore non funziona e la stanza resta in penombra, con la sola luce che filtra dall’ingresso. Guardo verso la finestra, non c’è più. Nemmeno gli scaffali di libri ci son più, al loro posto ci sono appendiabiti su rotelle, strettamente affiancati, a riempire lo spazio; tutti stipati, lo vedo alla fiamma dell’accendino, di vecchi vestiti di ogni foggia e taglia. Al di sopra degli appendiabiti, lungo le pareti, scaffali con borse e valigie.
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Miserere asfalto (afasie dell’attitudine): 452-552

di Marina Pizzi

*****

452.

la spiga sta sotto l’erta del sale del mare, il salato la brucia lentamente. nei viali malinconici intorno alla stazione si festeggia la giara con l’olio siciliano. in un pezzullo di unghia tutta la paura di entrare dal medico. ho freddo al collo ma la sciarpa l’ho perduta cercando i guanti. otto ore al dì di postazione informatica dal lunedì al venerdì.

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La Masuria d’inverno

Testo e filmato di Giovanni Agnoloni

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=royt7tz_IFg]

(da Alibionline.it, dove, qui e qui, sono disponibili anche altri filmati, reperibili pure su Youtube)

Andare in Masuria d’inverno per molti può essere un controsenso. È la regione polacca dei laghi, del kayak, della vela. Un paradiso di boschi e specchi d’acqua, che chiama l’estate e i suoi colori.

Ma gli scenari che offre sotto Natale sono un’altra cosa.

Ruciane-Nida è un paese, anzi l’unione di due paesi, Ruciane e Nida, appunto. Divisi da un tratto di strada di due chilometri, collegano virtualmente due laghi, per cui si può dire che questa comunità sia sospesa tra cielo e acqua. Continua a leggere

PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 101

Un padre passava le ore seduto accanto al letto della figlia all’ospedale. La figlia, lì da molti mesi, sembrava morta, e sarebbe morta del tutto se la scienza moderna non l’avesse trattenuta in un qualche limbo di vita.
L’uomo passava le ore spiando la figlia e lasciando vagare la mente. A volte cercava di leggere qualche rivista o qualche libro che gli portavano amici e parenti in visita. Un giorno si ritrovò fra le mani un Vangelo, lettura da lui non molto praticata in precedenza, e sfogliandolo s’imbatté in alcuni versetti verso la fine del capitolo 5 di Marco, sui quali si fermò di botto.
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Sud 12 – Kapital list

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installazione di Claire Robert

Un capitalista di nome Borman

di

Riccardo De Gennaro
da Sud numero 12

Il vanto principale del magnate americano Karl Borman era, gli si perdoni l’indelicatezza verso la madre, quello di essersi fatto da solo. Karl, in verità, non era diventato ricco con il suo lavoro, ma perché – dopo aver avviato una modesta attività immobiliare – si era ritrovato di punto in bianco un centinaio di milioni di dollari sul suo conto alla First Chicago Bank. Da quel momento aveva costruito un impero. Alcuni suoi concittadini erano convinti che avesse rinvenuto il bottino sepolto anni prima nella Death Valley da un pericoloso gangster. Altri, invece, assicuravano che avesse poteri soprannaturali. Più d’una volta, d’altronde, diventato potente, era riuscito a far comparire o scomparire cose e persone.
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Feisbuuc, il romanzo – Che dire?

articolo di Giovanni Agnoloni

Il sito è questo, e l’autore si chiama Lorenzo Pezzato. Ne ha parlato anche la stampa nazionale. “Feisbuuc” è un romanzo offerto in rete un pezzo per volta su un blog, e aperto al confronto con i lettori-attori di Facebook, il social network che ormai spopola in rete. Ne potranno anche risultare modifiche al testo da parte dell’autore. Continua a leggere

“Varsavia vecchia e nuova”, Francesco Gori

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=g7NL8X462R0]
Introduzione di Giovanni Agnoloni
Testo di Francesco Gori
Filmato di Francesco Gori e Giovanni Agnoloni

Pubblico qui un pezzo uscito su Alibonline.it, del poeta-scrittore-pubblicista fiorentino Francesco Gori, che ha recentemente fatto con me una passeggiata per Varsavia, e ne ha riportato queste impressioni. Il filmato l’abbiamo realizzato insieme, e su AlibiOnline ne troverete anche altri due (e comunque sono disponibili tutti e tre su Youtube).
Grazie a Saul Stucchi, webmaster di AlibiOnline, per la sua preziossima collaborazione nella prima pubblicazione dell’articolo. Continua a leggere

Capitolo primo de “Piccoli animali” di Maurizio Torchio.

piccoli-animali[Pubblico qui, per conto di Marino Magliani, impossibilitato a farlo per problemi tecnici, il primo capitolo del romanzo d’esordio di Maurizio Torchio: Piccoli animali (Einaudi). Inoltre, chi volesse conoscere un po’ più in particolare questo libro, venerdì 27/2, l’autore è a Fahrenheit (Radio 3 Rai).  (f.s.)]

 

 

di Maurizio Torchio

 

UNO

– L’agenzia ci disse di mandare una ventina di foto, – racconta David. – Della casa, delle vacanze, di noi due soli e di noi con dei bambini: nipoti, vicini di casa… non importa. Ci dissero anche che dovevamo scrivere una lunga lettera alla madre, «Dear Birthmother», ma che se preferivamo bastava compilare un questionario, e poi a trasformarlo in lettera ci avrebbero pensato loro. In ogni caso è il contatto diretto che conta, la famosa telefonata. La lettera è una specie di curriculum, ma poi è decisivo quello che sei disposto a dare alla madre naturale. Continua a leggere

“Emilio delle tigri” di Giulio Mozzi

salgari_emilio[Sesto ed ultimo appuntamento domenicale con Giulio Mozzi su La poesia e lo spirito. Emilio delle tigri è andato in scena l’11 giugno 2007, a Padova, nell’ambito della manifestazione “Teatri alle Mura”. Inoltre uscì a puntate nel diario, e poi nella rivista “Ore piccole”. Ringrazio l’autore per aver accettato l’invito a pubblicare i suoi racconti su La poesia e lo spirito.. (f.s.)]

 

 

di Giulio Mozzi

 

Scena: uno studio. Una scrivania, attrezzatura per scrivere. Atlanti aperti sulla scrivania. Librerie alle pareti. Fasci di giornali e libri su un divano. Una sola finestra, in fondo, coperta da una tenda bianca.

 

Quando avvengono i vari “eventi sonori”, Emilio e la Voce li ignorano.

 

Entra Emilio Salgari. Si guarda intorno. Va a sedersi alla scrivania.

 

Emilio: Eccomi.

 

Voce: Bene. Allora… Emilio Salgari, nato a Verona nel 1862, residente a Torino, di professione… mi scusi… scrittore di romanzi d’avventura?

 

Emilio: Sono io.

 

Voce: Bene. Che cosa vuole fare?

 

Emilio: Voglio uccidermi.

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Al via il Grande Romanzo Collettivo SIC

Un grande romanzo collettivo a 200 mani, il più grande della storia della narrativa mondiale, scritto da autori reclutati su Internet. È questa la sfida lanciata da SIC – Scrittura Industriale Collettiva, sigla che nasconde un innovativo metodo di scrittura di gruppo e la community che lo utilizza.

Un vero e proprio movimento, nato dalle menti di Vanni Santoni (romanziere anche “individuale”, recente la pubblicazione de Gli interessi in comune per Feltrinelli) e Gregorio Magini (scrittore e autore di uno studio accademico sul tema della scrittura collaborativa).

Presentato per la prima volta alla Fiera Internazionale del Libro di Torino, il movimento SIC ha già pubblicato vari racconti e un romanzo breve, ma oggi alza la posta, e lancia il progetto di un romanzo a 200 mani, che unirà il processo collettivo più antico che ci sia, quello della memoria, e quello, recentissimo, della scrittura collettiva via Internet. Il grande romanzo sarà infatti ambientato nell’Italia degli anni 1943-’45 e il soggetto di partenza verrà scritto basandosi sugli aneddoti raccolti e inviati dagli stessi partecipanti. Iscrizioni, aperte a tutti e gratuite, dal 20 febbraio al 2 aprile 2009.

Per informazioni e iscrizioni è possibile consultare il sito www.scritturacollettiva.org o scrivere a [email protected]

info sul romanzo: http://www.scritturacollettiva.org/blog/grande-romanzo-aperto-sic-considerazioni-preliminari

info sul metodo: http://www.scritturacollettiva.org/documentazione/metodo-sic

“Rhemes o della felicità”, di Ernesto Ferrero

Recensione di Alberto Pezzini

Ernesto Ferrero: “Rhemes o della felicità” – Liaison 2008 – pagg. 52 – euro 12,00

Questo libro nasce come la rielaborazione ampliata del capitolo Nos jours passent comme l’ombre inserito ne I migliori anni della nostra vita edito da Feltrinelli nel 2005.
Racconta dei “ritiri” che Giulio Einaudi organizzava in questa valle aspra della Val d’Aosta. Ancora oggi trascurata dalla massa più feroce dello sci di massa. Trattasi infatti di zona ancora ritirata su sé stessa, avara di espansione umana ma ricchissima di un fascino antico, finalmente ancora montano. Continua a leggere

PROVOCAZIONE IN FORMA D’APOLOGO 99

Per anni aveva fantasticato sul Dio di Sergio Quinzio, dotato contro il male di un’unica arma, tanto potente e terribile da procrastinarne indefinitamente l’uso.
Poi, un giorno, ricordò quello che gli diceva suo nonno, veterano di due conflitti mondiali, a proposito di certi patrioti irriducibili che, a mano a mano che la guerra si mostrava con sempre maggiore chiarezza perduta, fantasticavano di un’arma segreta che ne avrebbe rovesciato le sorti in un sol colpo.
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Gramsci, De Gasperi e l’Italia: le riflessioni di Steven White

Testo introduttivo, intervista e cura del testo italiano di Giovanni Agnoloni

Steven White, docente di Storia Contemporanea e Studi Internazionali presso la Mount St. Mary’s University (Maryland, Stati Uniti), è uno studioso di storia e politica italiana. Giunto a Pavia da ragazzo con la famiglia, al tempo delle scuole medie, ha potuto apprendere la nostra lingua e conoscere la nostra cultura, che poi ha approfondite negli studi universitari e post-universitari. I suoi interessi si sono focalizzati soprattutto sulle figure di Antonio Gramsci e Alcide De Gasperi e sull’evoluzione della politica italiana, anche in relazione agli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale. È un italianista che, peraltro, si è occupato anche di Spagna e Russia (paesi di cui ha pure studiato le lingue e la storia), e si è anche occupato di formare i diplomatici americani destinati al Vecchio Continente sulla storia e la cultura del nostro paese e della Penisola Iberica, nel corso di una collaborazione con il Foreign Service Institute (Istituto dei Servizi Esteri) del Dipartimento di Stato americano. Oggi ci racconta più nel dettaglio il suo lavoro e delle “impressioni d’Italia” dagli Stati Uniti, all’inizio di quella che è senz’altro una nuova stagione della storia americana. Continua a leggere

Advertattoo, ovvero le incertezze del mestiere. Racconto di Giulio Mozzi

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[Quinto appuntamento domenicale con Giulio Mozzi su La poesia e lo spirito. Il racconto Advertattoo, ovvero le incertezze del mestiere  è un inedito del 1999. Domenica 22 febbraio un nuovo racconto dello scrittore padovano. (f.s.)]

 

 

di Giulio Mozzi

 

 

Nel cinquantaquattro Ruberto faceva il venditore di tatuaggi pubblicitari e, tutto sommato, non se la cavava male. Aveva cominciato nel trentuno, quando il tat-biz era considerato ancora roba da fuori di testa, e aveva goduti gli svantaggi e i vantaggi della situazione: gli svantaggi, perché per quattro anni era andato avanti a vendere sì e no tre tatuaggi la settimana, e due su tre non riusciva nemmeno a farseli pagare; i vantaggi, perché quando nel trentasei la faccenda esplose Ruberto si trovò a essere uno dei pochi che i tatuaggi pubblicitari a. sapevano esattamente cos’erano, e b. sapevano perfettamente come venderli. «Dopo che hai venduto per anni tatuaggi orribili a gente che non vuol sentirne parlare» diceva spesso Ruberto quando gli veniva di fare quello-che-le-ha-viste-tutte «è uno scherzo vendere tatuaggi belli a gente che sbava per averli. Nel trentasei potevi vendere tatuaggi vaginali alle verginelle, chiusura a prima vista. Che tempi!». Continua a leggere