
Ci sentiamo insufficienti, fragili, mancanti; a volte questo ci abbatte, ci deprime. Ma Gesù è al nostro fianco per colmare i vuoti, irrigare i deserti, sedare le tempeste. Lasciamoci soccorrere, non perdiamo l’occasione di salvarci.
Luigi Maria Corsanico legge Marcello Comitini. 42
Fondamenta
Il mondo di FK. “Nella foresta”, nuova silloge poetica.


La poesia di Franz Krauspenhaar non conosce barriere, non conosce pause: è un filo che si dipana senza respirare, tra un verso e l’altro, come la vita: e della vita dice tutto, senza censure, senza quella patina di letteratura che indebolisce tante prove di nomi a noi noti. È una provocazione che raggiunge il suo obiettivo, non tanto perché si legge tutta d’un fiato, quanto perché non la puoi archiviare negli scaffali della lirica contemporanea, ma devi lasciare che viva autonomamente, come una serie di gesti consumati da una stanza all’altra della casa, come se la casa fosse il mondo, e gli strati della storia fossero esposti alla vista di un lettore che è innanzitutto lui, Franz, assolutamente sincero, assolutamente se stesso, ma non per una forma di esibizionismo, come in certi versi della letteratura americana, ma perché non può che darsi com’è, forse ignorando egli stesso la potenza di questa offerta inattesa. Nel panorama spesso asfittico dei versi nostrani, Krauspenhaar getta un ponte tra la scrittura e gli oggetti quotidiani – il calcio, la TV, la birra; ma anche i sentimenti, le emozioni, il sesso, la riflessione sulla società e una religione scuoiata da rituali troppo astratti-, e finisce col consegnarci un libro che non sta in alcun modo nelle consuetudini dell’editoria, ma sfonda il muro del silenzio complice sulla verità di se stessi: è un grido che non teme di disturbare il conducente, anzi, lo costringe, quasi, a rivedere a ogni pagina le coordinate del suo viaggio. Continua a leggere
Raggio
portosepolto, collana di poesia di peQuod
e poi torna alla luce con i suoi canti
e li disperde
Di questa poesia
mi resta
quel nulla
d’inesauribile segreto
(G. Ungaretti, Il Porto Sepolto)
portosepolto è stata, anni or sono, una rivista cartacea che ha girato parecchio per Torino, nel primo decennio degli anni 2000.
Oggi, dopo più di quindici anni da quel tempo, diventa una collana di poesia, all’interno della casa editrice peQuod.
portosepolto vuole essere una sorta di piccola bottega artigiana, uno spazio in cui prende forma la lentezza del lavoro poetico vissuto e condiviso tra il curatore della collana e l’autore: da qui la scelta di far uscire massimo 5 titoli ogni anno, usare materiali di pregio e una grafica minimale che caratterizzi sia la collana che il singolo libro prodotto.
portosepolto pone al centro della propria ricerca poetica la parola che, seguendo il pensiero di Bonnefoy, è una parola capace di essere civitas, luogo, dimora; una parola che definisce l’esperienza quotidiana del vivere, che si fa tensione e ricerca e, per questo, non ci sta a ridursi, a chiudersi in geometrico recinto privo di orizzonte.
Una parola che è cura verso l’intima natura delle cose, attenzione per ciò che è, agli occhi dei più, infinitamente piccolo, quotidianamente trascurabile.
I libri della collana (così come tutti i libri peQuod) sono distribuiti, a livello nazionale, da Messaggerie Libri.
Per qualsiasi informazione, necessità di chiarimenti potete contattare Luca Pizzolitto (il direttore di collana) scrivendo a [email protected]
Briciole
Il mondo di FK. Brasilia
Per chi conosce l’opera di Franz Krauspenhaar, leggere il suo nuovo romanzo, Brasilia (Castelvecchi), potrebbe apparire spiazzante. A partire dal titolo, ci sembra quanto meno particolare che uno scrittore tanto legato nel suo immaginario alla sua Milano si sia spostato così lontano, addirittura cambiando continente, in una metropoli che siamo quasi certi l’autore non conosca direttamente. Ma è necessario rinunciare alle proprie idee, attenerci a quanto leggiamo. Brasilia, nel libro, è una città archetipo – non tanto, o non solo, lo spazio scenico di una vicenda, ma un luogo, per così dire, ideale. Brasilia è il mistero; una città doppia: la nuova e modernissima capitale, con la sua architettura futuristica, e ciò che dietro quel lustro di novità si nasconde (non solo le favelas, ma proprio il suo enigma demonico). È con questo doppio che fanno i conti i personaggi del libro: Ernesto, un figlio (il giornalista che al principio è in Italia, e guarda caso a Milano), e suo padre Juan, che lo prega di tornare in Brasile perché deve svelargli segreti che li riguardano. Continua a leggere
Corrispondenze
Nel giardino dell’amore
di Costanza Lunardi

Enrico Salfi, Cantico dei Cantici, 1900-30 ca
[La mia cara amica d’infanzia Costanza Lunardi, da tempo pubblicava sull’edizione bresciana del Corriere dei deliziosi quadretti letterari attorno al mondo delle piante, adesso quella rubrica è stata chiusa per ragioni economiche; io sono felice di averla convinta a passarmene qualcuno di nuovo da pubblicare qui. a.s.]
“Io sono un fior di campo/ sono il giglio delle convalli….Come un giglio tra i rovi,/ così l’amica mia tra le fanciulle./”
Cantico dei cantici (2, 1-2). Il canto altissimo. Il canto del giardino. Dove l’amore chiamando a raccolta il creato, definisce, grazie al dialogo continuato tra i due amanti, un confine intorno alla bellezza, che la tensione travalica con la pienezza del desiderio, oltre colline e deserti. Le analogie del canto biblico, attribuito al IV secolo a.C., variando nel ritmo della natura, fioriture e frutti, sapori e profumi, addensano una sensuale polifonia cosmica intorno alle figure dei due amanti. Giardino nel giardino, forse richiamo all’Eden perduto quello cui viene paragonata l’amata, “sei un orto conchiuso/ bella mia/ una sorgente sigillata, occulta..” (4, 12), che nutre melograni, nardo, croco, aloe, e “tentanti balsami”. Luogo sacro da proteggere e da cui l’amante teme di essere escluso. Il giardino dell’amore è un richiamo al bisogno di nutrimento, tra linfe che scorrono nella natura, baciati sorrisi tra labbra e guance di melagrana, albe a scoprire se fioriscono i meli, notti per fuggire come cervi “sui monti profumati” (2, 17).
[la traduzione del Cantino dei Cantici è quella di Cesare Angelini, che appare nell’edizione Einaudi, Torino 1973.]
Tesoro
Poesia italiana del XXI secolo

Annamaria Ferramosca è nata in Salento e vive a Roma, dove ha lavorato come biologa ricercatrice e docente, al contempo coltivando lettura e scrittura poetiche. É stata per molti anni redattrice del portale poesia2punto0, dove ha ideato e curato la rubrica Poesia Condivisa, che ha diffuso in rete i testi di grandi poeti da tutto il mondo. Interessata alle sinestesie di poesia con varie arti, ha curato progetti sinestetici di poesia e danza in aree naturali protette. É ambasciatrice per Italia e Puglia di Poetry Sound Library, mappa mondiale sonora delle voci poetiche.
Ha pubblicato 11 libri di poesia, tra cui il recente Per segni accesi, Giuliano Ladolfi Editore, Premio Voci Città di Roma, selezionato al Premio Camaiore, finalista al Premio Lorenzo Montano; Curve di livello, Marsilio, Premio Astrolabio, finalista al Premio Camaiore; Other Signs, Other Circles—Selected Poems1990-2008, libro antologico di percorso edito per Chelsea Editions di New York nella collana Poeti Italiani Contemporanei Tradotti (traduzioni di Anamaría Crowe Serrano e Riccardo Duranti), Premio Città di Cattolica; Andare per salti, Premio Speciale ”Una vita in Poesia”al Lorenzo Montano, rosa del Premio Elio Pagliarani, finalista al Premio Guido Gozzano; Ciclica, La Vita Felice, secondo classificato al Premio InediTo-Colline di Torino; Paso Doble, Empiria, volume bilingue di poesie a quattro mani, coautrice la poetessa irlandese Anamaría Crowe Serrano, che ha tradotto anche Porte/Doors, Edizioni del Leone, Premio Internazionale Forum-Den Haag. E’ presente con testi poetici in numerosi volumi collettanei e in antologie e su riviste italiane e straniere anche con recensioni e saggi critici. Sue poesie sono state tradotte e pubblicate, oltre che in inglese, in rumeno, greco, spagnolo, albanese, turco, arabo.
Sua è la cura della versione poetica italiana del libro antologico del poeta rumeno Gheorghe Vidican 3D-Poesie 2003-2013, CFR, che ha ricevuto il Premio Accademia di Romania per la traduzione.
Un ampio materiale bibliografico è disponibile nel sito personale www.annamariaferramosca.it
Quale
Lirico terapia. Giovanni Giudici
Con tutta semplicità devo dire
che un tempo sembrava lontano
il tempo in cui morire.
Ora non è piú un pensiero strano.
Ora è sempre lontano (almeno spero) ma
posso già prefigurarmelo. Ho l’età
in cui dovrei fare ciò che volevo
fare da grande e ancora non l’ho deciso.
Faccio quello che faccio, altra scelta non ci sarà:
leggo di miei coetanei che muoiono all’improvviso.
Il tema è scottante, ma la poesia lo trasfigura: Giovanni Giudici è un maestro nel procedere su un crinale da cui ognuno può osservare il suo paesaggio.
Eco

Lo so che sei lì dietro: quando avverto
un rumore indecifrabile, un sussurro
di vento nel deserto, un’eco strana
che non entra nelle orecchie, ma nel vetro dell’anima,
lo so, lo so che sei lì dentro, oltre l’ombra
del tempo, in quello spazio in cui è possibile toccarsi solo nel centro dei sentimenti veri.
Mi aspetti in paradiso, ma sai anche
che il cielo non è un luogo, ma uno stato
del cuore: da quell’angolo di luce
si trasforma in bellezza il mio dolore.













