Giorgio Stella. Una poesia

La coccarda può essere nera e tarda ma le tende ne nascondono il futuro della medaglia – al sicuro – la betoniera è una ceramica nel museo delle cere, un camice di cocco nei punti della miralanza… Per il quarzo del marmo il peso dell’arco di macello nel poligono del golf. Chi diresse il faro nella rosa dei venti? Il calco rosa di vento giù di allora, io sono la corazza nell’elmo della conchiglia. ———————————————–*

Intervista ad Andrea Tosi

 

Screenshot

di Luca Pizzolitto

1) Se dovessi riassumere in poche frasi come è nata e perché è nata questa tua raccolta poetica, come lo faresti?

Direi che è nata con mio figlio, nel senso che è stato lui a fare da spartiacque fra la vita di prima e la mia nuova sedentarietà. Sono passati circa dodici anni dalla pubblicazione della raccolta precedente, e durante questo tempo mi sono allontanato dalla letteratura, ultimo periodo a parte. Devo dire che neanche pensavo di tornare a scrivere, ma il tempo ha creato nuove circostanze e stimoli. Continua a leggere

Tre poesie e due haiku per Emily Dickinson, di Floriana Porta

Versi tratti dal libro di Floriana Porta in uscita a settembre dal titolo Nel giardino dei tuoi passi (Pecore Nere Editorial)

È da molto tempo
che manca il tuo pane ancora caldo
sul tavolo della cucina.

Sono assenti
le tue vesti bianche,
le tue mani ignote
e i tuoi occhi beati.

Ma la tua poesia
miracolosamente resta,
si ripete.

Si riapre
come una ferita di luce.

E ribolle tuttora
come il magma
di un vulcano spento
che torna a ruggire
a schiumare, ad accendersi. Continua a leggere

Giorgio Stella. Una poesia

(Cocchiere) – cocchiere, quale è strada per la betoniera? Nel museo delle cere, ovviamente. E la ceramica? La veste antica è un’ombra di riflesso della corazza nell’armatura stata elmo di razza pura… Chi ha vinto il labirinto? Gli angeli che portano alle madri preghiere dei figli assenti dai padri. —————————————————–

La luce nella stanza, di Luca Benassi. Intervista a Massimiliano Bardotti

FARE LUCE CON LA POESIA – intervista a Massimiliano Bardotti

Per Massimiliano Bardotti la poesia deve saper gettare uno sguardo nuovo sul mondo. Non si tratta di donare luce, ma di levare “le travi dagli occhi” per poter osservare la bellezza che circonda gli esseri umani. Dunque, la poesia è modo per abitare l’esistenza, una vocazione di bellezza alla quale affidarsi con speranza.

Nel pensiero greco la luce è principio generatore di vita e di conoscenza. Finché si vede la luce si vive. Si tratta di una luce non solo fisica, ma interiore ed emotiva che si contrappone al buio della morte, un buio che il Novecento ha spesso cantato ed esaltato. La poesia può (ancora) donare questa luce? Può (o deve) cantare la vita? Continua a leggere

Allen Ginsberg

a cura di Giorgio Stella

Flash back

In macchina fumo Grigio sopra Elmira
La grande fabbrica di mattoni riformatorio maschile
Nella valle sotto colline nebbiose 25 anni fa
Stavo in visita con Joe Army e mormoravo Erba verde.
Jack non è più qui, ceneri di Neal
La solitudine fa gemere i vecchi, solitudine di Dio,
O donne tacete, urlanti per altra carne di bimbo.

10 Novembre 1969

Niente facili “promenades” con Rita! (2)

di Kika Bohr

Ecco il seguito dell’intervista con Rita Vitali Rosati (la cui prima parte potete vedere qui)

Kika: – Ricordo ” Per fortuna ci sono anch’io ” una performance…
Rita: – Ricordo concretamente anch’io e non è solo un ricordo proustiano, così com’è indicato nella domanda, ma il tempo di questa performance si connota come una realtà che oggi è essenziale nella storia del mio curriculum. Per fortuna ci sono anch’io , ha visualizzato in uno slogan il progetto di accelerare l’urgenza di riconsegnare alla memoria un passaggio fondamentale che è stato quello del futurismo di Marinetti e del dadaismo del giovane Evola. Facendo della provocazione un segno che come quello di Zorro, indica che dove c’è sfida, c’è anche una belligeranza perché partendo dalla constatazione che da sempre “c’est l’argent qui fait la guerre” le grandi mostre istituzionalizzate si fanno con i grandi forzieri di Stato. Si è trattato di riformulare un evento avendo come obiettivo quello di duplicare, clonare la mega-mostra “Gentile da Fabriano” e company e l’altro Rinascimento, affrontando un improbabile braccio di ferro con l’ignaro Francesco Merloni. Utilizzando il linguaggio e la struttura di una campagna pubblicitaria virtuale, con poster, locandine, comunicati stampa, volantini, intervallati e accompagnati da una serie di azioni diversificate, occupando spazi non usuali dell’arte (per esempio l’aereo che vola trascinando il mio slogan preferito “Per fortuna ci sono anch’io” vero tormentone come ogni carosello che si rispetti).

Rita Vitali Rosati, 2006

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Lucerne nella luce, di Lucio Brandodoro

La traccia

(M. Rothko)

In quel tempo, un certo Lazzaro di Betània, il villaggio di Maria e di Marta sua sorella, era malato. Maria era quella che cosparse di profumo il Signore e gli asciugò i piedi con i suoi capelli; suo fratello Lazzaro era malato. Le sorelle mandarono dunque a dire a Gesù: «Signore, ecco, colui che tu ami è malato». Continua a leggere

13

Andrea Inglese

Il bello

Se per caso, in questo
catrame, a naso fiutando
in questa pece calda
che appiccica e non coagula
raso tra i piedi un topazio,
come dire: il bello che spunta
imprevisto, il bello antico
eterno che fa capolino:
una frase solida, lustra
di razionalista seicentesco
o il pugnale col manico d’osso
cesellato dove i cani
divorano il cinghiale
o i festoni anomali, l’intreccio
di fronde, conchiglie, satiri
di qualche grottesca di palazzo

se dunque salta fuori
ancora come nuovo il bello
aperto da ambo i lati
disteso di fronte
in misurata simmetria
non lesinare martello
tacco, nocche, cranio,
saliva. Schiaccia
il bubbone, pesta
rintuzza a fondo
nel fondo la magra
chimera, il placebo.

(da Prove d’inconsistenza)

Diario del disarmo. In direzione del sacro, di Michele Caccamo. 5

 

Quinta pronuncia

L’identità spezzata

L’uomo non ha più il volto dato dalla natura.
Ogni giorno interviene con un’aggiunta, una correzione. Lo compone, lo assembla con materiali instabili. Effettua piccole manutenzioni.
Il risultato finale non è una persona ma una compatibilità con le attese del mondo esterno.
L’uomo, da sempre, è stato una contraddizione vivente, proprio a causa della sua inquietudine: ha sempre portato in sé scarti, parti non coincidenti.
Oggi ritiene che mascherandosi possa avere una completezza, una diversa identità.
Ma c’è nella sua vita un respiro per nulla corrispondente con quanto mostra. C’è un adattamento tenuto insieme con adesivi provvisori, una necessità di essere immediatamente riconoscibile.
L’uomo non sceglie più in base al bene ma in base alla coerenza dell’immagine.
È così che si arriva a quello che possiamo definire un nuovo peccato: l’abbandono della propria interiorità.
Anche la coscienza, per chi ne ha ancora consapevolezza, viene trattata come qualcosa da normalizzare. Da allineare al nuovo credo della società contemporanea, ovvero l’estetica.
In questa situazione la responsabilità umana diventa una rarità e un qualsiasi pentimento improbabile. Perché pentirsi significherebbe dire non sono ciò che ho mostrato; significherebbe incrinare il personaggio che si è costruiti; significherebbe rischiare di perdere l’approvazione.
L’uomo preferisce restare integro davanti agli altri, anche se continua a frantumarsi dentro; preferisce essere credibile e avere coerenza visibile, anche se nulla di ciò che mostra corrisponde al vero.
Tu lo sai, mio Dio, che senza pentimento non c’è ritorno. Senza ritorno non c’è conversione. Purtroppo, stiamo navigando verso una deriva collettiva e sembra che nessuno sia più capace di accorgersene.
Ti prego, mio Dio, fa’ che l’uomo non sia più un funzionamento, fa’ che torni capace di perdere.

Giorgio Stella. Una poesia

Trittico nel putto di misericordia – avevi detto che il nulla è di nessun niente & lo avevi giurato nel picco della ceramica nella betoniera – nel museo delle cere – ora il diritto di quella fiamma non ha nucleo flessione rivoluzione! Quanti erano? Vallanzasca Licio Gelli Renato Curcio… Il carbonaro di de Andrè Fabrizio! Ogni rosa ha una mediocre spina come a Natale la rotonda sul mare. Ma dilla tutta? La spina dell’Eden i frutti maturi di cocco, la ragione nel torto l’ortica di Pasqua ti basta!?. ———————