
Don Mario era entrato. E quando entrava lui, la scena cambiava, il vento della fede riportava vita, riaccendeva i colori, ridava respiro alla speranza. Il suo dono, a ben vedere, era sempre lo stesso: un’esistenza aperta, disponibile a Dio. Anche questa volta ci lasciava in dote un’intenzione profonda, in antitesi all’azione demoniaca, ribelle, maledetta: il terribile non serviam, il no di satana al Progetto di Dio, l’odio per l’opera da compiere, allora come ora. In fondo, lo spirito impuro comunica sempre quel rifiuto, la sfida titanica al disegno di bene del Signore. La situazione storica in corso rifletteva questo sentimento, la trasgressione come principio generale, l’ignoranza del limite, l’anarchia dei valori, ridotti a gusto personale. La Chiesa rischiava, a volte, di accrescere la confusione, cancellando i pochi punti fermi di un’etica allo sbando. Tutto questo discendeva dalla presa di posizione del Nemico, formulata nella notte dei tempi: non serviam, non servirò, non voglio piegarmi al volere del Creatore. Ma ecco che don Mario ci veniva in soccorso, a bordo della sedia sferragliante, comunicava il suo intenso desiderio di obbedire al piano divino-umano del Figlio Crocifisso e Risorto. Così sentimmo, nel profondo del cuore, la stessa ispirazione; le stesse parole salivano alle labbra col medesimo slancio: voglio servire te, Signore. I residui di negatività si bruciavano in questo voto di ubbidienza, l’energia buona del cosmo rifluiva nei polmoni e dava ossigeno al nostro ideale appena nato. Servirò, servirò Te solo, Signore, perché la tua bellezza salvi il mondo.